- Not a Second Time
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7:49 pm, 10 May
2106
Chang'è
Fondata in corrispondenza del primo punto di atterraggio sul secondo satellite, Chang'è è la base cinese su Lilith e costituisce l'unico insediamento umano permanente al di fuori del globo terrestre insieme alla base scientifica indiana sulla prima luna. Tra il 2047 e il 2060, la base è costituita semplicemente da un piccolo punto di rifornimento e riparazione delle sonde: la prima squadra di personale - principalmente ingegneri aerospaziali - viene trasferita sul satellite nel 2053 e viene raggiunta dalle famiglie per il capodanno cinese del 2055.
(03:16:05) Florence:
faith002

Faith: Oh santo cielo, questa procedura di atterragg... di allunagg... di quellocheè non sarà mai abbastanza corta. Almeno fino a quando eravamo nello spazio ho potuto tenere acceso il mio minipod per la musica. Certo, la hostess avrà pensato che io fossi molto strana, quando ho detto di no alla possibilità di avere delle cuffie da attaccare al mio minipod. Molto molto strana. Avrà anche pensato che io sia tipo ossessionata da George Michael, visto che avrò ascoltato in loop il suo album Listen Without Prejudice almeno venti volte, con particolare accento su Freedom, ma posso spiegare a una hostess francese che sono partita in fretta e che era tanto tempo che non avevo bisogno di portarmi dietro della musica sottoforma di registrazione? No. Poi, essendo francese, non è una hostess, è una hôtesse de l'air e mi correggerebbe. Oh, essendo francese avrà pensato che io semplicemente non abbia capito quello che mi ha detto riguardo agli auricolari: di che cosa mi preoccupo? Oh, lo so di che cosa mi preoccupo. Mi preoccupo che mio padre si accorga che gli ho rubato l'album. Come si fa a rubare un album nell'era della musica digitale? Si fa, facendo sposta invece che copia. Si arrabbierà tantissimo, quando lo scoprirà, lo so, ma non l'ho mica fatto cadere come quel vinile di... di... chi era? Bessie Tucker? Lisa Tucker? Oddio non mi ricordo. Una Tucker, comunque. E come si era incazzato... ma l'album di George Michael è al sicuro, è qui, nel mio minipod, a patto che io la smetta di farlo cadere. "Oui, oui, je comprends..." Lo sto spegnendo, non vedi? Uff... appoggio la mano sulla cupola della gabbia, coperta da un telo, come se avessi paura che il telo scivoli via anche se è annodato ed effettivamente... ecco, fino a che c'è stata la musica la creatura è stata tranquilla, ma ora ricomincia la stessa sceneggiata che ha messo in piedi a Pechino quando ci siamo imbarcati sull'aereo per Parigi. Andiamo, stai cercando di attirare l'attenzione? Lo so che ti piaceva George Michael. Piace anche a me. O no, in realtà non mi piace. E mi mette un po' i brividi che questo sia lo stesso disco che suonava alla radio sulla macchina di mio padre quando ha deciso che sarebbe stato divertente uccidermi. Era lassù, nell'elenco dei dischi preferiti della libreria di mio padre, insieme a Thriller, una roba degli Eurythmics e non so più quale album di Madonna. Io non pensavo gli piacesse davvero: pensavo lo stesse ascoltando solo perché era appena uscito. Ma non lo so davvero: è così difficile sentire mio padre ascoltare musica all'interno del palazzo mentre ne ascolta di continuo in mansarda, chissà come mai. "Voilà." Vedi, è spento. Tutto spento ma per l'amor del cielo vogliamo arrivare a destinazione? Forse questa bestia dovrà anche mangiare... oh, ma che cosa sto facendo? Mi strofino la fronte con una mano e chiudo gli occhi. Sarei dovuta andare da mio padre a raccontargli la verità, anziché inventarmi quella storia che volevo sparire perché avevo paura che qualcuno venisse a fare domande. Devo essere risultata convincente solo perché... convincente? L'avrò davvero convinto oppure mi sta solo lasciando fare quello che voglio, per una volta? Non lo so. Non sembrava convinto, ma di sicuro sembrava stanco ed è il motivo per cui ho deciso di non dirgli niente. Uno dei motivi. L'altro è che avevo paura non mi lasciasse fare quello che voglio. Ci stiamo avvicinando alla superficie buia della luna nera e la gabbia trema. "Su, su, andiamo..." Che lingua parlerà? Chissà se mi capisce. Devo farlo calmare, o masticherà le stanghette metalliche della gabbietta fino a romperle e allora non saprei proprio che fare. Devo tenerlo calmo fino a quando non saremo arrivati da TJ: lei saprà di sicuro come maneggiare questa bestiola. Ma non se mi sbrana prima. Mi schiarisco la voce, mi abbasso sulla gabbietta e incomincio a cantare piano. Tanto la host... la hôtesse de l'air pensa già che io sia eccentrica, no? "Everybody wants to be a cat, because a cat's the only cat who knows where it's at. Everybody's pickin' up on that feline beat, 'cause everything else is obsolete..."

(04:35:34) Caterina:
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Talia: La vista di queste persone che vanno e vengono, salgono e scendono come scoiattoli è davvero deprimente. È ormai giorni che mi costringono all'umiliazione di dover accettare le loro patetiche scuse e ipotesi su dove vada a finire tutta l'acqua che è scomparsa dalle nostre taniche in questi giorni. Prima mi sembrava ragionevole l'ipotesi del nostro ingegnere: che la perdita d'acqua e l'aumento nella consumazione di energia termica fossero collegate e quindi ci fosse una perdita di acqua calda. Ora che lo vedo emergere dal tombino, con occhiali enormi e un casco che sembra una testuggine appollaiata sulla sua testa già calva, devo con disappunto ripensare a tutta questa mia fiducia. Sembra piuttosto quella talpa di Winnie the Pooh che Gabriel mi ha inviato in risposta via e-mail quando gli ho mostrato il suo curriculum. Avrei dovuto dargli retta come al solito anche se come al solito non è stato molto chiaro nel darmi la sua opinione. "Devo dedurre che anche questa volta abbiate..." Sì, stavo davvero per dire fatto un buco nell'acqua. "Che non abbiate trovato niente." Questa storia deve finire: l'acqua è costosa e preziosa, non c'è acqua sulla luna né su Lilith e in realtà credo che sia ancora un privilegio limitato alla cara vecchia terra, se vogliamo escludere quell'insignificante laghetto di Marte che ci aveva fatto sperare tanto bene quando ero ancora al Rockfeller. "Tutto questo è ridicolo." Non balbettare mentre mi parli vestito come la talpa di Winnie the Pooh, per cortesia, questo rende la cosa ancora più ridicola. "Non voglio continuare a innaffiare la nostra luna ancora a lungo." E in tutto questo non posso fare a meno di pensare che la misteriosa visita di Faith giunga in un momento sconveniente e inappropriato. E non potremo negarle di usare la doccia, è corretto?

(01:29:18) Florence:
faith002

Faith: "A square with that horn, makes you wish you weren't born, ever'time he plays..." Non posso credere di ricordarla davvero ancora tutta. Ero troppo piccola quando il film è uscito, ma ricordo che lo guardavo sulla nostra televisione a colori in salotto, seduta sul tappeto. Sembra così lontano. Quando ne parlo, mi sento sempre come Marty McFly, solo al contrario. Oh, ti sta prendendo in giro, tesoro: nessuno ha due televisori!" Nel mio caso, riesco a sentirmi contemporaneamente un alieno venuto dal futuro o venuto dal passato quando parlo di unico televisore a colori, di tappeto della cucina perché tutte le persone intorno a me, o quasi, hanno vissuto così tanto a lungo sotto il tetto di lady Erodiade, e da così tanto tempo, da non aver mai avuto un unico secondo televisore o un televisore da definire il televisore a colori. Ecco, lo sapevo. Mi sono distratta e la gabbia sta tremando molto più dello shuttle. "Shhh... shhh... and with a square in the act, he's gonna set this music back to the Stone Age days..." È come avere un bambino, solo più peloso e che puzza più di pesce, e più pronto a sbranarti appena ha fame. Per fortuna siamo arrivati. Ora devo solo riuscire a tenerlo calmo fino a quando non saremo scesi e... oh accidenti... a giudicare dall'aspetto delle cose sarò io ad aver bisogno di essere calmata. Detesto che Talia faccia schierare gente all'arrivo dello shuttle, sembra sempre che stia per arrivare Darth Vader o il malvagio imperatore e io sono solo una tizia qualunque con un gremlin nella valigia. Ma cerco di farmi forza e mi alzo e prendo la mia gabbietta con me. Controllo che il telo non caschi. Se lo facesse mi sentirei davvero come se qualcuno mi avesse strappato il vestito fino alle mutande, là, sulla rampa di accesso. Poi mi faccio forza e scendo come se Talia fosse la soluzione a tutti i miei problemi e poi vedo come guarda la gabbia che ho tra le mani e mi dico che forse davvero è così.

(22:52:26) Caterina:
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Talia: Mi ero ripromessa di essere discreta, almeno nel pensiero. Nessuno di questi tecnici dovrebbe essere in grado di leggere nel pensiero e il disturbatore nel mio orologio dovrebbe essere in grado di disturbarli a sufficienza anche se fosse e in ogni caso io dovrei essere la prima a saperlo se così non fosse, ma ci sono decisamente troppi condizionali in questa frase. In fondo non riusciamo ad individuare una semplice perdita nella rete idrica e non sono dell'umore per potermi concedere pensieri troppo rassicuranti rispetto a quanto possiamo essere in grado di individuare una variante A dormiente.
Mi ero ripromessa di essere discreta, almeno nel pensiero.
Oh grande giove, ma è enorme.
Mi ero ripromessa.
Mi ero anche immaginata qualcosa di più piccolo, delle dimensioni di una boccia per pesce rosso da cartone animato, quando Faith mi ha detto di volermi portare un...
No.
Mi ero ripromessa di essere discreta, almeno nel pensiero.
Aspetto Faith a bordo della rampa e sono quasi abbastanza atrofizzata nei rapporti umani da poter anche negare di riconoscere che si è fermata così tanto vicina nell'intenzione di scambiare con me un bacio di circostanza. Quasi. Appoggio le mani sulle sue spalle e mi protendo per toccare le sue guance con le mie. Destra, sinistra e poi destra. La gabbia che tiene sollevata tra le mani, coperta da un telo bianco, le arriva alle ginocchia e se la appoggiasse credo raggiungerebbe i miei fianchi. Sta tremando e da sotto il telo proviene un suono come di centrifuga sottoalimentata. Sono fusa?

(00:05:40) Florence:
faith002

Faith: Scendiamo dallo shuttle e al momento di salutare Talia ecco che l'orsacchiotto d'acqua dolce decide di acquietarsi e dalla gabbia incominciano a venire come delle fusa di un gatto. O forse è il motore dello shuttle? Oddio. Mi sento come il bambinetto gobbo di quel vecchio cartone di Tim Burton: forse il mio pesce invisibile è scomparso e non vincerò mai il concorso scientifico. Vinceranno il giapponese oppure quel bambino orribile che assomiglia a [...]. O forse sono io la bambina orribile, quella con il gatto che ha le premonizioni, e ho già risvegliato il mostro. Oh, qualunque cosa, anche le scimmie di mare, ma spero intensamente che la bestiola sia ancora dove l'ho lasciata e abbia solo deciso che Talia gli piace un sacco, perché morirei di imbarazzo se davvero dovessi sollevare il telo e ritrovarmi, come un prestigiatore fallito, a guardare una gabbietta vuota. Quando Talia mi accompagna fuori dall'hangar sono molto indecisa se sperare che il laboratorio sia vicino, per scoprire subito cosa sta succedendo o eventualmente per riuscire a intervenire, nel caso in cui la creatura stia scomparendo pian piano come Marty McFly, o viceversa se pregare che sia il più lontano possibile per posticipare il momento in cui dovrò convincerla che no, la creatura c'era davvero. Avrei dovuto parlare con Jacob e convincerlo a lasciarmi la fotografia. E anche Aida: avrei dovuto convincerlo a incontrarmi alla stazione per darmi Aida. Cos'è questa storia che non gli piace uscire di casa con un fantasma? Non mi è sembrata molto convincente, ora che ci penso. Ma di che cosa mi preoccupo? Ho i nastri con le registrazioni della ragazza con i capelli bianchi, quella povera ragazza con i capelli bianchi: se la creatura è scomparsa potrò mostrare quelli a TJ. Ma poi perché mai avrebbe dovuto scomparire? Su, Faith, non dire assurdità. Vedrai che è ancora tutto a posto. Tutto a posto. Tutto a posto. Talia mi guarda come per domandarmi cosa mi prende e le sorrido. Cosa? Ah, il pass da visitatore. Sì. Grazie.

(23:45:01) Caterina:
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Talia: Forse Faith vorrebbe rimanere per essere certa che i suoi bagagli vengano scaricati correttamente: è sempre piena di preoccupazioni. Dovrei domandarle se desidera andare a farsi un bagno, ma ho fretta di vedere la creatura e stiamo già consumando abbastanza acqua, allo stato attuale delle cose. Odio l'acqua, sia quando c'è che quando non c'è.
In ogni caso, non domando nulla di ciò e mi congratulo con me stessa per avere scelto di stabilire questo nuovo esperimento in uno dei laboratori nell'ala più vicina all'hangar, anche se quando ho preso questa decisione non avevo chiaro che sarei stata così incuriosita dalla questione.
"Qui nessuno ci disturberà" o almeno lo spero vivamente. "Metti pure la gabbia su quel banco". Infilo il badge nel lettore all'ingresso per accendere le lampade e segnalare la mia presenza nel locale e l'impianto di ventilazione si accende, con il suo ronzio familiare e rassicurante come una ninna nanna. Trasforma il vuoto all'esterno in aria per l'interno. Tolgo un fazzolettino umido dalla scatola dei cleenex e mi pulisco le mani in fretta. Infilo il camice. Passo sulle tempie il dorso del polso per controllare che i capelli non siano sfuggiti alla crocchia. Intanto le apparecchiature di diagnostica si stanno riscaldando, pronte per la creatura. Incominceremo con una scansione del DNA e una serie di radiografie e risonanze, immagino, e una mappatura del campo magnetico circostante, giusto per essere sicure. A seconda dei risultati, poi, potremmo applicare qualche sonda più invasiva. Potrei dover essere costretta ad allontanare Faith con qualche pretesto, perché immagino che si opporrebbe ad analisi troppo approfondite, a prescindere. Ma non prima di essere riuscita a fare un prelievo anche a lei: ne ho bisogno. E poi, naturalmente, devo occuparmi dello shuttle in arrivo da New Orleans e della spedizione scientifica per la signora Lee. Il tempo di premere un pulsante. Non dovrebbe impegnarmi troppo tempo, dopotutto, o distogliermi eccessivamente da Faith e dalla sua creatura. "Puoi scoprirlo, per favore?" Forse dovrei fare conversazione. "Come sta Henry, a proposito?" A proposito. Non avrei dovuto dire a proposito mentre ci apprestiamo ad esaminare una qualche stranezza di natura. Dire qualcosa di ulteriore potrebbe forse cancellare questa ultima parola. "Ho letto la sua intervista su..." Coraggio, cerca di ricordare. "Scientific American?" The Times Science Review. Certo. E ovviamente vorrei domandarle come sta suo padre, ma mi sento troppo stupida a farlo. "E tuo padre, come sta?" Ecco, fatto.

(21:19:08) Florence:
faith002

Faith: Cerco di rimanere limpida in viso e sorridente perché sono sicura che TJ non intendesse offendermi. Perché avrebbe dovuto? Lei è stata la prima a cercare di aiutare Henry con il suo problema. "The Times Science Review. Era una bellissima intervista, vero?" Vorrei tanto andare a Londra. Quando le acque si saranno calmate, magari dopo il compleanno di mio padre, lo farò e non mi interessa quello che mio padre avrà da dire. Magari porterò anche Aida: sono sicura che le piacerebbe vedere la nuova Royal Opera House in Covent Garden. Ma mio padre, mio padre... "Bene!" Mi era rimasta addosso la mia maschera luminosa ma TJ la fa sciogliere girandosi a guardarmi. Ho fatto la figura della bugiarda e glielo leggo in faccia. Non sono capace di mentire. Perché mi ci metto non lo so. Anche mio padre si sarà accorto che gli stavo mentendo: è stato solo più gentile di Josephine a non farmelo notare. "A dire il vero mi sembra molto stanco, in questo periodo..." Tanto vale che io vuoti il sacco. "E' per questo che ho preferito portare il.. lo... la creatura qui da te: lui ha già tante preoccupazioni e per una volta vorrei arrivare con una risposta o magari con un regalo." Sono stanca di avere sempre bisogno. Sai cosa intendo? Secondo me no.
Prendo un respiro e scopro la creatura. E' il mio momento della verità. Forse potrei fingere di vederlo ancora, se la gabbia si è davvero magicamente svuotata. Meglio passare per pazza che annegare nell'imbarazzo. Sono quasi sicura che Talia non mi contraddirebbe se dovessi mostrarmi abbastanza convinta e andremmo in giro entrambe con il nostro pesce invisibile, straconvinte, almeno fino al primo bambino di turno. Mamma, mamma, l'imperatore è nudo! Ah, e non c'è nessuna orso-carpa nella gabbietta, anche. Ma l'orso-carpa c'è, quando sollevo il telo. Sono così contenta che quasi potrei aprirla solo per abbracciarlo. Sembra così innocuo adesso, mi sembra impossibile che meno di ventiquattr'ore fa questa stessa bestiola insieme a una manciata di suoi simili abbia fatto a brandelli e ingurgitato una ragazza più o meno della mia taglia. Talia sembra molto sorpresa e sbatte tra loro le mani lucide di disinfettante gel. Forse è il suono che spaventa la creatura. Non lo so.

(21:10:44) Caterina:
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Talia: Quello che in gergo viene chiamato arco riflesso è una reazione automatica e involontaria del sistema nervoso a un particolare stimolo. Viene comunemente definito riflesso incondizionato e tra gli umani il tempo tra lo stimolo e la risposta dell'organismo varia fra i 150 e i 300 millesimi di secondo per uno stimolo visivo. Il tempo varia da soggetto a soggetto e per soggetti non umani, e varia ulteriormente per stimoli non visivi. Tempo fa abbiamo condotto una serie di esperimenti e abbiamo dimostrato che il tempo di reazione diminuisce sensibilmente per soggetti infettati dal ceppo mediorientale del virus ed è ancora minore nei casi di infezione del ceppo norreno.
I riflessi nervosi si suddividono in viscerali o somatici. Viscerali sono quelli riguardanti funzioni vegetative, mentre somatici sono quelli che coinvolgono comportamenti sociali. Questi ultimi, come si può facilmente immaginare, sono i riflessi più complessi e possono coinvolgere ricettori dipendenti da un'unica sinapsi, nel qual caso si parla di riflesso propriocettivo o profondo, oppure coinvolgere ricettori dipendenti da una moltitudine di sinapsi, detti esterocettori, e in questo caso si parla di riflessi esterocettivi o superficiali. Una corretta comprensione di un arco riflesso consente una più profonda comprensione del sistema nervoso e del suo comportamento e non mi sto riferendo al riflesso di natura conservativa che ha portato Faith a fare un salto indietro al primo movimento della creatura. Non mi sto nemmeno riferendo naturalmente al riflesso che ha portato me a battere le mani tra di loro una volta posati gli occhi su questo scherzo di natura. Sto parlando piuttosto della curiosa reazione della creatura. Potrebbe essere stata l'improvvisa esposizione ad una fonte luminosa dopo svariate ore passate sotto ad un telo o potrebbe trattarsi di una reazione di ostilità alla vista di una persona estranea. Potrebbe. Ho una sensazione però, un'intuizione, che collega questo strano movimento della creatura al suono delle mie mani. "Computer, inizializza registrazione. Talia Wagner, dieci maggio ventuno zerosei, diciotto e zerosette, ora di Shanghai. Alla presenza di ospite autorizzato, codice quindici tre venticinque. Il soggetto analizzato si trova all'interno di una gabbia in legno per uccelli di forma cilindrica cupolata, alta ventisette pollici e mezzo e con base di diametro approssimativo venti pollici dove ha trascorso le ultime cinquantacinque ore. Il soggetto, d'ora in avanti denominato creatura, è approssimativamente tra i venti e i quindici pollici di altezza. Ha pelliccia folta, fitta e fina, di colore bruno uniforme affine a quella riscontrabile nella famiglia dei mustelidi e una cresta ossea con raggi spinosi dalla zona cervicale fino alla sommità del cranio in corrispondenza della sutura sfeno-squamosa. Rimanda a: tomografia assiale computerizzata, radiografia digitale, tomografia a risonanza magnetica, tomografia ottica a coerenza di fase." Per cominciare. "E' in disputa l'appartenenza della creatura al raggruppamento filogenetico degli gnatostomi. Pausa." Strofino tra di loro le mani ancora umide. Mentre parlavo, la creatura ha abbandonato la posizione innaturale che aveva precedentemente assunto e Faith ha ricominciato a respirare. Questo è il momento di verificare se la mia intuizione era corretta e ho un solo modo di dimostrarlo: battendo nuovamente le mani.

(23:15:57) Florence:
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Faith: Scusa, ma non parla del naso da koala? Delle orecchie da orsacchiotto? Dei piedi da pinguino? Delle pinne? Del fatto che la cresta è di questo colore stranissimo a metà tra il rosa shocking e il verde pastello? Così lo fa sembrare un... una... una semplice lontra con la cresta. Mi sembra ingiusto ma in fondo io sono solo una spettatrice e se dovessi intervenire la mia voce finirebbe nella registrazione. Non credo di volerlo. Anzi, sono sicura di non volerlo. Cerco di non muovermi, di respirare il meno che posso, anche se mi sento in una serie tv dalla parte sbagliata, una di quelle serie tv in cui c'è qualcuno che sta guardando una vecchia registrazione e ad un certo punto ferma su un qualche fotogramma a caso, indicando un riflesso invisibile e dice credo ci fosse una seconda persona, nel laboratorio. E poi, con qualche programma che non esiste, migliora infinitamente la risoluzione del riflesso e rivela marca e taglia delle mie mutande. E tutto questo su una registrazione audio! Dio, non basta essere zitta, con la tecnologia di oggi. Non dovrei proprio essere qui. Ma ora ha messo in pausa, quindi per un momento posso stare tranquilla, giusto? "TJ, non credi che... ARGH!" L'ha fatto ancora! Hai visto che l'ha fatto ancora? Quando Josephine ha battuto le mani, e vorrei proprio sapere perché diavolo deve continuare a farlo, l'orso-carpa è saltato in avanti, sulle quattro zampe, guardando fisso come se stesse aspettando qualcosa. Questa volta mi sono spostata, quindi non sta guardando me. Questo sì che è un sollievo. Ma perché fa così? "E'... è normale?"
TJ mi fa segno di tacere.

(21:42:51) Caterina:
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Talia: Questo è un riflesso pavloviano decisamente interessante. "Hai detto che le creature sono rese mansuete dalla musica?" Ammettendo che stimoli sonori di natura molto diversa possano innescare comportamenti di natura altrettanto diversa, saremmo in presenza di una creatura dal sistema nervoso straordinariamente complesso, almeno al livello inconscio. Come prima, la creatura rimane in posizione prona per una manciata di secondi e poi ritorna nella posizione eretta che a questo punto sento di poter definire essergli consueta. Di certo non mi sembra che questa creatura abbia bisogno di essere resa mansueta. Faith, per essere figlia di chi è figlia e per essere fidanzata con chi è fidanzata, sembra avere una definizione piuttosto generosa di feroce ma non credo sia mio compito farglielo notare. "Prelevo un campione di mucosa: riesci a fargli aprire la bocca pacificamente?" Infilo i guanti di lattice e vado a togliere dal cassettino uno dei tamponi imbustati. La macchina per l'analisi dell'acido nucleico freme e io non commetterò lo stesso errore che ho commesso a Shanghai, questa volta: non farò un pranzo con quello che voglio analizzare e il mio pranzo sarà solo quello che non ho bisogno di analizzare, per così dire. Mia cara Faith. Se tu solo sapessi.

(20:06:23) Florence:
faith002

Faith: Ceeeerto, come, no? Posso fargli aprire la bocca, fargli recitare la vispa Teresa o fargli ballare la rumba e il cha-cha-cha in bilico sul naso. No, oddio, forse potrei riuscire a fargli ballare la rumba e il cha-cha-cha, mettendo la musica giusta: sono le cose semplici che non credo di potergli far fare. L'ultima volta che bestie come queste hanno aperto la bocca, poi, sono successe cose che... no, grazie, preferisco di no. E poi farli ballare in bilico sul naso farebbe succedere altre cose che preferisco non vedere. Il bello è che Josephine mi ha posto la domanda scema ma non ha aspettato la risposta. Probabilmente pensa che io sia troppo scema, e non la sua domanda. Troppo scema per potergli far fare qualcosa di utile come aprire la bocca ma abbastanza scema per potergli far fare tutta una serie di cose inutili. Come ballare la rumba e il cha-cha-cha. Oh, insomma, non sono stata io a scoprire il modo per farlo schierare tipo centometrista sui blocchi di partenza, ma è stata la signora dottoressa. Non se la deve prendere con me.
Incrocio le braccia e mi metto da parte cercando di non sembrare imbronciata come farebbe Candy. Nel frattempo TJ apre la gabbia, infila le mani all'interno e prende con cautela l'orso-carpa. Ho un brivido quando gli vedo aprire la bocca, irta di dentini, e mi metto a cantare, prima che Talia ci rimetta una mano. Agli scienziati di solito le mani servono e credo che a mio padre non farebbe piacere dover venire fin quassù per riattaccare la mano a Talia a causa di un orso-carpa. "Cruella De Vil, Cruella De Vil. If she doesn't scare you, no evil thing will. To see her is to take a sudden..." respiro "...chill. Cruella, Cruella De Vil." Talia si gira a guardarmi con un sopracciglio alzato. Ha una mano nella bocca della carpa e l'altra che ancora gliela tiene aperta. Cosa? Cosa c'è?

(21:33:09) Caterina:
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Talia: Mi giro a guardare Faith principalmente per capire se mi sta prendendo per il culo o se è l'effetto involontario di un'azione compiuta sulla scia di chissà quale pensiero. L'inesplicabilità delle motivazioni che la spingono ad agire è sempre stata una delle caratteristiche primarie del suo temperamento ed è solo un caso che la condivida con quello che si fa chiamare suo padre. La malignità in suddetta azione... quello sarebbe un nuovo tratto in comune, ma l'espressione del suo viso è talmente innocente... voglio semplicemente prelevare un campione di DNA, dalla creatura, non ho di certo intenzione di scuoiarla per farmene una pelliccia, se è questo quello cui stai alludendo con la tua canzoncina. Azione. Reazione. La creatura stessa ha avuto una reazione a questa azione. Ha reagito alla musica, per la precisione, in un modo differente da quello che mi era stato descritto. Non la trovo infatti più mansueta. Semmai più attiva. Con ancora in bocca il mio tampone, come uno spazzolino da denti dimenticato, sta ondeggiando sulle zampe palmate in una sorta di danza che segue il ritmo della musica. Faith riceve il mio sguardo e la smette di canticchiare. La creatura riceve il suo silenzio e la smette di ballare. Recupero il mio tampone e richiudo la gabbia. "Così va meglio." Sai a cosa mi riferisco.
Vado alla macchina e inserisco il tampone nel lettore. Non dovrebbero volerci più di cinque minuti per circoscrivere la natura della creatura.

Deoxyribonucleic acid - mapping analisys in percentage
32% Genus Cyprinus, Species Cyprinus carpio, Subspecies Koi
20% Genus Phascolarctos, Species Phascolarctos cinereus
18% Genus Pygoscelis, Species Pygoscelis antarcticus
15.5% Genus Pygocentrus
4% Genus Enhydra, Species Enhydra lutris
4% Genus Scorpaena, Species Scorpaena scrofa
4% Genus Paradisaea
2.5% unknown

Tolgo gli occhiali dal taschino del camice, li infilo e poi li abbasso sul naso. Oh. Beh. Non avevo torto: non è completamente carpa. "Computer. Carica documentazione fotografica. Affianca finestre."

(03:37:25) Florence:
faith002

Faith: A-ah! Visto? Visto? L'avevo detto, io: quello era chiaramente un naso da koala e non c'era bisogno di nessun sofisticatissimo programma per dircelo. Quello per cui avrei bisogno di un sofisticatissimo programma è... "Riusciamo a farci dire di che colore è la cresta?" La pinna, insomma, dico. Quella lì, dentata, che ha sopra la testa. No? TJ, andiamo, perché mi guardi così? La scienza non dovrebbe servire a dare risposta alle domande per cui non abbiamo una risposta? Di certo non serve a dare conforto nelle situazioni disperate, questo l'abbiamo visto, e le risposte quando arrivano magari non sono quelle che ci si aspettava, ma si può anche imparare a farsene una ragione, non è vero? In fondo l'errore sta nel cercare nella scienza il conforto anziché la risposta soltanto. "Non c'è qualcosa che assomiglia a un database dei colori?" Al giornale avevamo solo quelle disgraziatissime mazzette e sembra che il mondo, oltre che sulla lingua da parlare, non sia proprio riuscito a mettersi d'accordo sul nome da dare ai colori. Nella storiella della Torre di Babele non se ne faceva menzione ma credo che per certi versi sia un flagello ancora peggiore di quello delle lingue, fatta eccezione per le lingue orientali. E l'ungherese. Anche l'ungherese è una lingua terribile. Ma i colori... codici numerici, codici alfanumerici, sequenze binarie di pittogrammi, segnali di fumo, nomi come grigio fumo di Londra, grigio topo scappato e grigio merlo suicida. Che problemi che si sa fare la gente... a me basterebbe una classificazione semplice, in questo caso. Grigio? Marrone? Rosa? Verde? Una risposta semplice per una domanda semplice. Ma già lo so: la scienza non è capace di risposte semplici, sicuramente la scienza di Josephine. In fondo sarebbe bastato dire che questa creatura è un po' carpa e un po' koala: non era poi necessario conoscerne la percentuale, no?

(16:31:48) Caterina:
avatar - PG - talia 002

Talia: Il colore? Che t'importa del colore? Posso analizzare il pigmento e sulla base delle sostanze che lo determinano determinare la natura della creatura, oppure controllare se è un colore permanente o cangiante come quello del camaleonte, o se contiene una sostanza utile al metabolismo come il verde sulla superficie delle foglie, ma in che modo sarebbe rilevante di quale colore si tratta? E poi non lo vedi? È un... una specie di beige. Verde. Insomma, non è un colore uniforme. "Non penso, ma posso lanciare un'interrogazione al sistema quando andiamo a cena." Non ho certamente intenzione di paralizzare i miei strumenti di analisi inseguendo un'indagine talmente ininfluente. Piuttosto, ho intenzione di sfruttare il dna in nostro possesso per scoprire tutto quello che posso su come dovrebbero essere metabolismo e riproduzione, magari con una spettrografia a supporto, prima di andare a cena e lasciare la creatura ad analisi che Faith non vorrebbe vedere. O, peggio, non mi lascerebbe fare. Prendo la gabbia e la sposto sul rullo del macchinario per le TAC. È di legno e non dovrebbe interferire troppo con la strumentazione. Possiamo sempre sedare la bestia più tardi, quando faremo esami più approfonditi. "Computer. Ricostruisci: sistema cardio-circolatorio, proiettore olografico 1. Sistema linfatico: proiettore olografico 2, angola a quindici gradi. Sistema digerente: proiettore olografico 4. Apparato genitale." Nota personale. ricordarsi di scorticare chi non ha ancora riparato il proiettore olografico numero 3. Mi sposto, per non trovarmi stampato in fronte il fegato della bestia, e aspetto. Le luci blu lampeggiano dietro di me: le vedo stamparsi sulla parete bianca che ho di fronte e sul viso perplesso e ansioso di Faith. Oh. Curioso. Il metabolismo e la riproduzione sembrano proprio essere quelli delle carpe. Ma aspetta un momento. Questo significa che... "Hai detto che le hai viste mangiare? Che cosa stavano mangiando?"

(22:03:51) Florence:
faith002

Faith:
Cazzo. Ecco una domanda cui preferirei non rispondere. Strano: solitamente sono io a fare domande cui la gente preferirebbe non rispondere e così cerco di evitare di fare tutte quelle cose che tradiscono la gente che non vuole rispondere alle domande. Tipo giocherellare con i capelli o distogliere lo sguardo o torcermi le mani o cambiare argomento. "Oh, sì, non vedo l'ora che sia ora di cena." Distolgo lo sguardo mentre mi torco le mani e... merda. Ora non solo penserà che io abbia qualcosa da nascondere, ma anche che io abbia un sacco di appetito, che davvero mi è passato la scorsa sera quando ho visto mangiare creature come questa, e non mi è ancora tornato. "Non che io abbia fame." No, eh? È più un alien nella bocca dello stomaco. "Ho voglia di vedere Hope." Cos'è quella faccia? Mi piace poter venire sulla luna un po' spesso, finalmente: non è bello che le persone cui voglio bene siano tutte dalla parte sbagliata del globo o dell'universo e ogni tanto mi domando davvero se non siamo venuti in Cina più che altro per allontanarci dall'Europa e dagli Stati Uniti, ma in fondo non sono affari miei. "C'è ancora quella tizia... quella che lavora per lady Erodiade? L'avvocato di..." Oddio, non mi ricordo più: era di Colonia o di Copenhagen? O... no, non mi ricordo.
Intanto sul muro vicino a Talia stanno uscendo proiezioni di cose schifose che si sovrappongono e poi si semplificano in graziosi disegni color pastello. Saranno le budella della creatura? Avrà anche lui quattro cuori e dodici polmoni come il dottore? O magari dentro è tutto vuoto e vive tutto nella testa, come il tizio della pizzeria in cui lavorava la principessa di Zartha? O forse dentro è mooooolto più grande che fuori, come il T.A.R.D.I.S. o come quella leggenda cui non voleva credere il ragazzino del Giardino Segreto. Tutto può essere, quando si tratta di un orso-carpa che "mangia la gente." Oddio. L'ho davvero detto ad alta voce?

(15:38:18) Caterina:
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Talia: L'avvocato? La russa? Non mi parlare di quella stronza che ha trasformato il mio centro di ricerche nel suo gineceo saffico privato. Arriccio le labbra. È un riflesso involontario ma spero Faith sappia leggerlo come quello che è. E abbandoni l'argomento. "Sì, mangia la gente tanto quanto te e..." ...sono stata sul punto di dire me. "...e qualunque altro vampiro sulla base." Vogliamo davvero definirlo in questo modo? Ormai nessuno si lancia alla gola di qualcun altro sfoderando canini posticci, siamo nel XXII secolo, per l'amor del cielo: queste cose credo succedano ancora solo tra quei barbari del Medio Oriente o della Vecchia Europa, con tutto il rispetto per il dottor Konstantinovic. E sa il cielo che cosa capita nel cuore dell'Africa Nera, se solo riuscissi a trovare i finanziamenti per una spedizione anziché perdere tempo con... ma perché Faith mi guarda in questo modo? "Che cosa c'è?" Ha un'espressione indefinibile e indecifrabile. Ma anche inconfondibile. Ha quella espressione indefinibile e indecifrabile e inconfondibile di Faith quando ci sono dei fraintendimenti di mezzo e quindi la domanda rimane la solita di sempre: chi avrà frainteso chi?
Nel mentre, sulla parete di proiezione stanno cominciando ad apparire i primi risultati schematici della scansione. Il sistema digerente. Interessante. "Sembra esserci un collegamento diretto tra lo sviluppo di questa creatura e la sua alimentazione e, sospetto, in generale le caratteristiche bioclimatiche del suo habitat, proprio come accade per la carpa comune." Ma stavamo dicendo qualcosa a riguardo, prima di deviare l'argomento sulla russa e la sua ancella rossa. "Dicevi che hai visto le creature mangiare...?" Oh. A giudicare dalla sua faccia deve avermi già risposto. Oh. Capisco.

(18:17:28) Florence:
faith002

Faith: "Sì, sì, le ho viste mangiare !"
Oddio, ho urlato proprio così forte? Non volevo urlare così forte, però adesso penso di aver convinto TJ che non è il caso di continuare su questo argomento perché potrebbe passarmi l'appetito e ho proprio voglia di vedere Hope. Ma cosa vuol dire che c'è un collegamento tra l'alimentazione delle creature e il che cosa del suo habitat? "Non ho capito." Oddio, mi ricordo che una mia compagna di scuola (cinque o sei secoli fa, sembra) aveva una carpa e continuava a cambiarle l'acquario perché continuava a crescere e alla fine era diventata enorme e la chiamavamo Ursus, e ora che ci penso questa cosa mi fa anche un po' impressione. Cazzo. Se ci penso proprio bene, mi viene in mente anche che la maestra di biologia ci aveva detto... cosa ci aveva detto? Ci aveva detto che non bisognava cambiarle l'acquario perché cresceva, ma che la carpa cresceva perché le cambiavamo l'acquario. L'insegnante di biologia era una cretina e tutt'ora questa cosa mi sembra una cosa molto cretina: sarebbe come dire che a una non crescono i capelli perché li tiene sempre legati, dai, è una scemenza. "È una scemenza, vero Talia?" Mi guarda malissimo. "Che le carpe crescono di più se sono in un acquario grande." Perché allora sì che siamo nella merda, mi sa. Qui l'acquario è una intera città. "E poi, inquinata com'è l'acqua, come fanno a sopravvivere?" Mi dispiace dirlo, ma moriranno come tutti quelle bestioline che avevano messo contro le zanzare. Non c'è niente che sopravvive nello Huangpu. Neanche i turisti tedeschi.

(18:53:49) Caterina:
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Talia: "Inquinamento? Faith, sono carpe: dell'inquinamento se ne fottono. Non sarebbero tra le prime dieci specie invasive dannose nell'elenco della ISSG." Non sa di che cosa sto parlando. "Computer. Proiettore superficie piana dodici gradi e venticinque. Elenco: 100 delle specie invasive più dannose al mondo."
Sulla parete alla sinistra di Faith, si srotola un elenco illustrato che vede al primo posto la chiocciola africana gigante, in movimento come se stesse davvero cercando di arrampicarsi su per la parete e sgranocchiarmi il soffitto. Anch'io, come te, quando l'ho vista al primo posto dell'elenco ho pensato che il secondo sarebbe stato il koala assassino o la tartaruga ninja, ma questo è stato prima di leggere cosa effettivamente può fare questa chiocciola e quanto può mangiare. Meno sorprendente la zanzara tigre al terzo posto, o che più o meno tutte le altre specie siano insetti o che ci siano un rospo velenoso e un serpente. Gesticolo con il pollice della mano destra e la proiezione dell'apparato digerente si scala di .25%. Gesticolo di nuovo e il sistema linfatico si gira di dodici gradi. Domotica di merda. "Computer. Scorri elenco, voce numero sette." No, la stella marina del pacifico settentrionale. "Voce numero undici." No, la capra domestica. Dove cazzo stavano quelle dannate carpe? Le ricordavo più in alto nell'elenco. Il granchio di scoglio. Bambi. Il pesce gatto d'acqua. Ah, eccola. Posizione ventuno. Convinta? Ma qualcos'altro mi preoccupa. Non tanto che mangi come una carpa o che cresca come una carpa, ma che si riproduca come una carpa. Quante uova erano? Due o trecentomila. Ma in fondo potrebbe anche riprodursi come un koala, con trenta giorni di gestazione all'anno per un singolo cucciolo. Due al massimo. Appunto: indagare l'apparato riproduttivo della bestia. Non prima di cena e non con Faith nella stanza. "Che ore si sono fatte? Vorrai farti una doccia, prima di cena." Immagino, con la scarsità di acqua che abbiamo, che dovrà per forza essere una doccia abbastanza breve.

(23:16:25) Florence:
faith002

Faith: "Sì, non mi dispiacerebbe." Sono un po'... mi sento... beh, puzzo. Puzzo di fogna e di pesce e non m'interessa che sia tutto coperto da dodici strati di deodorante e acqua di colonia: io lo sento lo stesso e penso che se io lo sento allora lo sentiranno anche tutti gli altri come me (ma più dotati di me... e non ci vuole molto a esserlo, ho paura). Quindi sì, non mi dispiacerebbe farmi una doccia. E cambiarmi. Non mi va di presentarmi a cena conciata come sono, con il sari stropicciato dal viaggio, proprio questa volta che mi sono portata qualcosa di meglio da mettere. Quella blusa azzurra è perfetta per la luna: spero solo di aver portato anche qualcosa da mettere sotto. Sarebbe imbarazzante, altrimenti. "A che ora si cena?" E, a proposito, da che parte è la mia camera? I miei bagagli sono già a posto o devo andarli a prendere io? E posso portarmi in camera la carpa? No, vero? Almeno posso lasciare qui un po' di musica accesa? Non vorrei che il bestio si incazzasse mentre non ci siamo e si aprisse il portello a morsi. Sì, Forse dovrei scegliere il più importante di questi dubbi ed esprimerlo ad alta voce. "Hai dell'acetone da prestarmi?" Mi si è sbeccato lo smalto sul pollice mentre trasportavo la gabbietta. Ok, forse non era il dubbio più importante, ma Talia sembra averlo preso come tale e non me la sento di preoccuparla proprio ora che mi sembra rilassata. Sembra avere tutta l'intenzione di lasciare qui la carpa e in fondo lei sa quello che fa: chi sono io per darle consigli, quando si tratta di gestire bestie fuori controllo? Oh no, povero Henry, non intendevo alludere a te. Mi sento veramente uno schifo, adesso. Ho proprio bisogno di una doccia, e magari di lavarmi i capelli. Andiamo?

(00:20:39) shelidon:
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Hope: Camera. Set. E... azione! Nella mia estesa esperienza, quando si sta registrando qualcosa per il circuito delle telecamera è importante tenere a mente che l'attività registrata dev'essere ripetitiva, noiosa, sempre uguale e il più lontana possibile dall'interesse di chi potrebbe essere dietro al monitor della sorveglianza. Per questo, non sarebbe stato efficace registrare altre attività, per quanto possano rientrare tra quelle che necessitano una certa ripetizione, perché i sorveglianti sarebbero stati molto attenti e avrebbero potuto notare, forse, che gli stavamo propinando in loop sempre lo stesso nastro. No? La mia complice sostiene che sto sopravvalutando gli uomini, ma è sempre meglio essere cauti e detto francamente preferisco, se posso, evitare il contatto fisico. Non sono interessata a vedermi passare di fronte di nuovo tutto il codice civile russo.
Comunque.
Sarà anche che sopravvaluto gli uomini, ma credo di aver ragione se penso che nessuno potrà mai trovare interessante questo. Mi ci sto addormentando io e io sono quella che lo sta facendo.
Ho rubato dei guanti di lattice dal laboratorio, l'ultima volta che mi hanno fatto degli esami, in modo da poter evitare, per quanto possibile, il contatto con le mani dell'avvocato. Ho rubato i sali da bagno nella camera della dottoressa Wagner. Ho preso la limetta con cui avevo pensato di abradere i cavi del sistema domotico per causare un cortocircuito. Ho rubato in cucina una spatolina di legno e dell'olio. Per fortuna l'avvocato aveva una sua forbicina e la sua crema idratante anche se contiene così tanta glicerina che forse potrei usarla per fabbricarci dell'esplosivo. Ma di questo parleremo un'altra volta.
Poi c'è lo smalto, ma solo quello trasparente. Magari l'avvocato amerebbe abbinarne uno alle scarpe, ma non posso proprio farmi vedere mentre le stendo uno smalto rosso sangue se poi esce dalla sua stanza con le unghie naturali. Anche in questo caso la mia complice sostiene che io sopravvaluti gli uomini, ma è meglio non correre rischi. Per questo ci siamo sistemate in un'angolazione che le consenta di leggere il giornale senza che il monitor del datapad venga inquadrato dalla telecamera, o la vedrebbero leggere sempre lo stesso giornale. Per questo misuro i movimenti mentre le spolvero le mani con la polvere di sali e limo le imperfezioni della pelle all'attaccatura delle unghie. Per questo l'orologio è voltato in modo che io lo veda ma le telecamere no. Ancora mezz'ora e poi avremo finito.

(17:52:29) Isabelle:
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Sasha: Leggere il giornale, ormai, è come dover affrontare un animale mitologico di cui hai ampiamente appurato l’esistenza. E non importa quanto possa fare paura l’idea di trovare qualche notizia che ti corroderà il fegato e mangerà il cuore, in articoletti non troppo approfonditi che non riescono a soddisfare in alcun modo il tuo improvviso bisogno di saperne di più lasciandoti con l’impellente bisogno di leggere tutto quello che ti capita sott’occhio, dal quotidiano gratuito che distribuiscono in metro a quello cartaceo che trovi distrattamente abbandonato su uno dei tavoli della ‘caffetteria’. In ogni rigo potrebbe nascondersi un indizio importantissimo, anche nell’articolo che parla del nuovo intervento di chirurgia estetica di Miss ‘dovrei essere morta e invece sono ancora viva’ Cher.
Quindi più che un mostro è una droga. La condanna è la stessa.
Mia cara Hope, ci sono giorni che ti odio con tutta me stessa, anche solo per il fatto di essere così britannica o irlandese o quello che sei, e di portare un nome così ipocrita. Non c’è speranza di redenzione quassù. Io l’avrei cambiato fossi in te. Come cambierei il non-colore di smalto che mi stai stendendo sulle unghie da quanto? Venti minuti per una mano? (persino il preludio a Tristano ed Isotta è terminato) E se dicessi: ‘che palle’, qualcuno potrebbe mai biasimarmi?
Tu sopravvaluti gli uomini, anche se posso darti ragione sul non lasciare nulla al…



Mi state tutti prendendo per il culo? Cosa vuol dire che “… dopo novantaquattro anni la Dvorets Feniksa torna ad essere proprietà dello stato a seguito di un esproprio per bancarotta” ? Bancarotta? Oh, andiamo! Quella è casa nostra!
”Lasciami!” e non mi toccare. Riprenditi tutte le tue cose, ecco, così, accatastate in un angolo della scrivania e basta. Fine dei filmati. Fine dei giochi.
Ora devo pensare, poggio il culo sul questo dannato letto di plastica e devo pensare. Devo leggere meglio: ” … torna ad essere proprietà dello stato a seguito di un esproprio per bancarotta”.
” … a seguito di un esproprio per bancarotta”.
Bancarotta. E siamo a quattro. Bancarotta, bancarotta. Se continuo a ripetere questa parola, presto perderà di significato e forse smetterà anche di esistere, forse non sarà più importante.
” … esproprio per bancarotta”.
Chi era il nuovo Ministro? Pavlov… Che di russo ha solo il nome, con quella testa pelata che si ritrova. Pavlov, Pavlov, Pavlov… Balthazarovic. Gesù santo, ecco da chi altri avevo sentito parlare di lui. Gabriel che tu sia dannato tu e tutta la tua stirpe e quella stronza che ti da tanto potere da permetterti di fare quello che vuoi con i componenti della sua inutile corte! Mi sento improvvisamente come se un pianeta più grosso di me si fosse avvicinato alla mia atmosfera rubandomi tutto l’ossigeno e la luce di cui necessito per sopravvivere. Ma io non starò qui ad aspettare senza fare nulla che Melancholia entri nella mia orbita e mi distrugga, questo è poco ma sicuro. Quindi ora mettiamola così: essere un avvocato penalista ti da qualche vantaggio se ti serve un delinquente, che ha un enorme debito (che sia di gratitudine o di altra natura non è importante) a cui chiedere una mano o un contatto e… figurati se non trovo un nerd qualunque che sa accedere alla rete, entrare nel conto di Andrej, capire cosa cazzo sta succedendo. Posso vendere le azioni, chiudere gli scoperti, posso… Ho bisogno di una telefonata (e di un’ora d’aria fresca, solo una).
Ma mi serve il codice di Hope per telefonare..
Hope, cara, dove sei? Non ti sei offesa vero? ”Scusami tesoro, brutte notizie. Brutte notizie davvero… ” .
Ora leggimi nel pensiero e dammi il tuo dannatissimo codice.

(14:22:48) shelidon:
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Hope: Ecco. Tutto andato a puttane. Guardo gli schizzi di smalto trasparente sul pizzo della camicetta e mi domando. Oh, cazzo, non avrei potuto lasciarla aperta? Meglio nella scollatura che sulla camicetta, visto che non ne ho poi tantissime. Io. E che cazzo. Mi impegno seriamente per darti una mano nella speranza, per quanto vaga, che tu possa darmi qualcosa in cambio, mentre tu tra una telefonata in cinese e l'altra leggi dodici milioni di giornali. Ma vuoi sapere una cosa, Aleksandra Olimpiyevna Raskol'nikova? Da oggi si cambia registro e non importa se qualcuno sta ancora osservando dalle telecamere o se non saremo in grado di riutilizzare questa registrazione. Sono in grado di dirti quello che ho da dirti anche facendolo sembrare altro. Che ne dici di una bella scenata? Soppeso nella mano lo smalto trasparente, mi mordo un labbro e poi lancio la boccetta aperta contro alla porta d'ingresso, dove si infrange disegnando un delizioso fuoco d'artificio che non verrà pulito tanto facilmente. In questa base è tutto di plastica e carbonio e se c'è una cosa che non piace alla plastica e al carbonio è l'acetone delicato per unghie. Una volta avevo anche pensato di scioglierla tutta, con l'acetone, ma è stato tanto tempo fa. "Scusarti?"
Mi avvicino e accenno ad accarezzarle i capelli, senza toccarla, perché la cosa è sempre fastidiosa e poi in questo momento non m'interessa vedere cosa sta pensando la sua testolina russa. Tanto lo so già. E sai una cosa? Mi sono rotta i coglioni, principessa. Tu e quell'atteggiamento seccato come se fosse il più terribile degli oltraggi essere qui servita e riverita, con un pass d'accesso che è cinque volte il mio e la dottoressa che ingoia cinque volte prima di rispondere sì o no a una qualunque delle tue pretese. Guardati attorno. Questa non è una spa, non siamo a un salone di bellezza né ad un campus universitario, anche se non ne ho mai visto uno. C'è un sacco di gente, qui, che se la passa molto peggio di te, principessa. Gente che è davvero prigioniera e si è commutata in questo allegro circo di freaks una qualche pena peggiore sulla terra. Gente come me, che poteva scegliere tra questo e il tribunale di Norimberga o la Corte Penale Internazionale, o l'Aia o quello che diavolo era. Ma non sono stupida tanto quanto non sono innocente e sto cominciando a pensare che tu mi stia raccontando un mare di balle per assicurarti il mio aiuto, mia cara. Avvicino la bocca al suo orecchio e sussurro. "E se chiudessimo i rubinetti dell'acqua fino a quando non abbiamo visto qualche risultato?" Aver scoperto che la dottoressa progetta di far saltare in aria uno shuttle pieno di suoi scienziati è stato divertente ma non lo definirei risolutivo e averle messo i bastoni tra le ruote sabotando il tutto è stato gratificante ma non lo definirei utile.
Mi stacco e parlo a voce alta. "Credo di averne bisogno."
Pensino pure tutto quello che vogliono e si immaginino pure tutti gli scenari che credono: sono certa possano farsi delle idee molto colorite e pittoresche su quello di cui avrei bisogno e so che alcuni di loro hanno da anni formulato delle teorie a riguardo, quindi si accomodino. Quello di cui ho bisogno, e te lo dico all'orecchio, non è mai stato un'amica o una compagna di giochi. "Mi dispiace aver dato l'impressione sbagliata, avvocato, ma non sono un'ente di beneficienza". Quei risultati, quindi? Il lavoro per la tua padrona è terminato? Saremo in grado di dire che sono stata utile? Quella buona parola, insomma, sarai in grado di mettercela? Perché sto cominciando a pensare che dovrò essere io a metterne una per te. E cazzo se sarebbe paradossale.

(20:48:32) Isabelle:
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Sasha: Abbandono il pad e mi infilo le scarpe. Ossigeno e spirito zen.
Bisogna stare molto calmi. Molto, molto calmi, soprattutto tu, ragazzina, perché credo tu stia gonfiando un po’ troppo quelle vele consumate, schizzate di smalto, e stia prendendo una rotta che non ci porterà proprio da nessuna parte. Per come vedo io le cose, tu non sarai di certo un’opera di beneficienza, né io la tua ancora di salvezza. Quindi possiamo affermare che siamo pari.
Almeno alzati in piedi, sulle punte, se vuoi fare la voce grossa con me, altrimenti poggerò un piattino su quel tuo bel runner rosso e mangerò sulla tua bella testa da gnomo spaziale.
Che cazzo hai da perdere tu? Non so quanto tempo è che sei rinchiusa su questa base a fare il topo da laboratorio, e neanche mi interessa, se proprio devo dirla tutta. Non mi commuove neanche il pensiero che probabilmente tutti i tuoi amici, conoscenti, o quello che è, siano morti, dispersi o non avranno ormai idea di chi tu sia, e che, in qualsiasi modo tu voglia metterla, siete soli quassù. “Puoi anche tornare nella tua cella a contare le farfalle, se vuoi, ma ti giuro che se io vado a fondo, tu vieni con me, tesoro”, ti avevo pure chiesto scusa, potevi fermarti a quello. Ma no, no, dai, adesso vogliamo delle prove, figuriamoci, è legittimo, ma dimentichi che sono io il fottuto avvocato, io porto avanti la trattativa. “Perché se Gabriel non sarà contento del lavoro che mi ha commissionato per la mia Signora, che per inciso osserva e sa sempre tutto, io posso giurare che di noi non rimarrà che del pulviscolo di molecole di ex-essere umano spazzato sotto al tappeto del fottuto, immenso, infinito universo!” e se conosci abbastanza i soggetti di cui sto parlando, saprai ben considerare da sola che quello che ti sto dicendo è, essenzialmente, molto vero. Ed ora che ci ripenso: le ho dato della stronza meno di un minuto fa, quindi è meglio se non la facciamo arrabbiare ulteriormente, altrimenti non voglio pensare alle conseguenze.
Ossigeno e spirito zen, come dicevo. Manteniamo la calma.
Ma ha ragione, suvvia, vuole delle prove, deve potersi fidare di me, così io potrò avere i miei codici e fare le mie maledette telefonate, prima che si prendano anche il cane, oltre alla casa, se solo ne possedessi uno. “Comunque, manca solo la firma delle parti sui contratti per sigillare il preliminare dell’accordo, il che vuol dire che lui sarà molto contento della notizia e noi avremmo guadagnato un pezzetto di strada – verso casa – il che vuol dire, anche, che ho ancora bisogno di te”. Mi farebbe meglio sapere che abbiamo bisogno vicendevolmente l’una dell’altra ma sono cazzate, un mucchio di bugie per indorare la pillola: tu non hai niente da perdere, sono io quella che ha bisogno di aiuto perché sta perdendo tutto e con poco preavviso. Non amo perdere e voglio tornare a casa. Ruberò una seconda chiamata per aggiustare gli affari di Andrej, ma tu devi dirmi di sì senza che io inizi a pregarti, perché questa cosa non succederà.
Più o meno: “Per favore.”

(21:27:08) shelidon:
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Hope: "Ha!" Incrocio le braccia e butto indietro una ciocca di capelli rossi nell'alzare il mento verso la russa che sembra volermi minacciare, dall'alto di un'altezza che misura troppi piedi e di una corporatura che misura troppe poche libbre per farmi davvero impressione. "Erano shuttle" tanto per cominciare. Le uniche farfalle che ci sono da queste parti sono quelle che ti attaccano alle vene per evitare che il tuo sangue schizzi attraverso il soffitto fino alle fottute stelle. Ah, e poi c'è anche quella di strass che sta su quel paio di mutande che la dottoressa Wagner tiene nell'ultimo cassetto del guardaroba, ma preferisco non pensarci. Quello cui dovrei pensare, invece, è come rivoltare agli occhi elettronici delle telecamere questa conversazione che sta diventando decisamente troppo esplicita. Per l'amor di Kafka, se solo avesse aspettato che fossimo offline... ma è meglio così, che io non possa dire tutto quello che mi sta passando per la mente. Lo lascio solo affiorare con un mezzo sorriso divertito. Balthazarovic contento o anche molto contento non mi aiuta, sai? Non mi aiuta che sia contento o appagato o soddisfatto o i sinonimi che ti possono venire in mente. Contento. Ha! Qualunque commessa del supermercato saprebbe farlo contento e del resto a me era sembrato piuttosto soddisfatto anche quella volta che... sì, insomma, mi è capitato di vederlo soddisfatto anche in passato e la cosa non si è rivelata di aiuto: perché dovrebbe esserlo ora? No, non mi serve contento: mi serve convinto. E in questo momento tu, cara Aleksandra, non saresti in grado di convincere nemmeno Archimede del fatto che la terra è rotonda. Sbuffo e alzo la testa verso le stelle oltre la volta trasparente. Io pensavo che, per quanto potesse andare male, ti sarebbe successo di tornare a casa senza particolare gloria e senza poter parlare dell'aiuto che ti ho fornito. Ma qui si parla di andare a fondo e di polverizzare. "Lo farò, avvocato". Sì? Davvero? No. Quello che farò è tornare nella mia cella. "È quasi ora di cena e mi devo preparare". Mi sollevo dal petto con due dita la camicietta irrimediabilmente macchiata e la agito come per farla asciugare. "Non ho nessuna intenzione di farmi vedere da Faith ridotta in questo stato". Ah, sì, non lo sapevi? Faith è qui: è arrivata poco fa, ho contato il suo shuttle mentre mettevo a mollo le tue manine di principessina russa esiliata. "Riparleremo dopo cena, se ce ne sarà la voglia". In fondo ho ancora un po' di fiducia nel nostro progetto. Ne avrò ancora di più se riuscirò a farmi dire da Faith il vero motivo per cui sei qui.

(22:50:55) Isabelle:
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Sasha: Ah!
Ma guardati, con quella tua espressione poco convinta. Stare qui mi ha fatto perdere forse tutto il miocharme? La verità è che c’è poco da essere convinti. Sarei decisamente più credibile se avessi delle certezze in più, ma non le ho. Sbuffo e torno a sedermi. Lo schermo del pad è tornato ad essere nero, per lo standby da risparmio energetico, ma non per questo meno minaccioso. E’ come se quella notizia fosse rimasta impressa, come lo sfregio di una chiave sulla portiera di una macchina appena uscita dal concessionario. Cosa posso inventarmi? Certo, mi sorprende la notizia dell’arrivo di Faith, cosa ci fa qui? Con la città della Signora tumulata sotto un banco di nebbia da film horror ed il padre che, con tutta probabilità, starà impegnato a fare il difensore delle mura… L’ha mandata qui per proteggerla? Per controllarmi? Non la conosco a sufficienza per sapere come muovermi, con lei, ma so di per certo che è di buon cuore. Potrei provare a convincere, almeno lei, del mio buon operato. Magari la dottoressa la lascerà chiamare il padre, considerando il debole che ha per lui (ha una paresi facciale tutte le volte che lo si nomina). Potrei metterla al corrente del compito che mi è stato affidato, della mia ineccepibile condotta, dell’assurdo trattamento a cui vengo sottoposta. Potrei magari avere uno sconto di pena, sì, forse parlare con lei potrebbe essere il modo giusto per intenerire Balthazarovic. O forse no… ? Bisogna stare attenti, molto attenti. Le cose possono migliorare o prendere uno scivolo che indirizzi dritti, dritti, all’inferno. E no, grazie, mi basta questo posto di merda.
“Se vuoi qualcosa di carino per la serata, puoi aprire il mio armadio e scegliere quello che vuoi, Hope.” Sì, anche le scarpe. Sì, anche Manifesto di Yves Saint Laurent. Guarda, te lo regalo, basta che stai buona. Anche se temo che non sia così semplice corromperti, cara la mia rossa. Non so perché mi dai quella sensazione strana, tipo acqua cheta che distrugge i ponti al suo passaggio se ne ha l’opportunità o la necessità. In fin dei conti potresti essere tu a polverizzarmi.
Maledizione.
Devo assolutamente farti venire voglia di proseguire sui nostri intenti, dopo la cena. Ho bisogno di sistemare gli affari di Andrej e di capire che cazzo sta succedendo. Sarei anche grata di capire da Faith qual è il reale motivo per cui sono qui e per quale motivo qualcuno abbia ordinato per me un fottuto, ingiusto, codice rosso.

(21:10:27) shelidon:
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Hope: Oh, andiamo, questo non sarà abbastanza per comprarmi e spero proprio che tu lo sappia, avvocato. O, nel malaugurato caso contrario, spero che sia sufficiente per assicurartelo il modo in cui mi giro e ti guardo. Ah, via... e adesso? Quel tuo risederti depressa dovrebbe essere un segno di resa? Tsk... Comincio a sentirmi come quella donna che trova uno splendido serpente fuori nella neve e lo porta in casa, lo ravviva con latte caldo e miele e, immancabilmente, finisce male. Scema di una donna, che cosa ti aspettavi? Sapevi benissimo che era un avvocato, quando l'hai presa con te. E poi devo a,mettere che la sua offerta è tentatrice. Chi sono io per oppormi alla saggezza dei nostri padri? Sanno tutti che il giusto paio di scarpe può cambiarti la vita. Dove l'ho sentito? Non era nella fiaba, ne sono certa, anche se sarebbe stato bene in bocca ad una fata madrina che vesta Prada.
Prendo con due dita il polsino del guanto di lattice e me lo tolgo dalla mano destra con uno sbuffo di talco: sembra davvero una nuvola di quella polvere magica in grado di far volare cani e bambini, ma purtroppo (per loro) qui su Chang'è i primi non hanno mai vita troppo lunga, sotto le amorevoli cure della dottoressa Wagner, e i secondi... idem, sospetto.
Tossisco il talco mentolato. La nube si posa e nulla di magico è sorto dalla sua aura, ma probabilmente è meglio così, così mi lancio il guanto alle spalle e lo sento appiccicarsi alla porta d'ingresso, complice l'esplosione di smalto di poco fa. Anche se non mi giro per guardare, credo che incominci a somigliare ad una di quelle opere moderne che ho trovato in rete sotto alla voce arte durante una delle mie prime evasioni cibernetiche. Chissà cosa avrà voluto dire l'artista... io ci vedo una denuncia del sistema sanitario nazionale.
Oltrepasso la bionda seduta nella posa della Venere affranta, mi guadagno l'anta bianca bombata dell'armadio e pronuncio le parole magiche. "打开."
...
No, eh?
Batto le mani.
Cazzo.
Dannatissimo sistema domotico. "Oh, insomma..."
Sbatto con la mano aperta contro l'anta e il sensore si resetta, le ante si aprono sul loro scrigno di meraviglie e ora mi sento davvero come Ali Babà. Quello che voglio, eh? Vediamo un po'... C'è talmente tanta roba, qui dentro, che deve per forza esserci qualcosa che mi vada bene, così mi sbottono la camicetta rovinata e la lancio a coprire la più vicina delle telecamere. Lo show è finito, ragazzi: andate a preparare il salone, anche voi, perché avverto una vibrazione talmente forte nel pavimento da farmi pensare che questa cena stia diventando la fottuta occasione sociale dell'anno. Uhm... Cosa potrebbe andare bene sopra e sotto alla mia svolazzante gonna preferita? È tutto troppo accollato o, al contrario, con scollature che ci si può permettere solo se si ha una spianata come quella della russa, e io... uhm, no. Prendo con due dita la blusa di seta stampata che avevo considerato per un momento ed ecco che ci risiamo, mi si appiccica davanti agli occhi un flash della nostra russa seduta ad una scrivania di legno decoratissimo che mi mette ansia solo a vederla. No, per l'amor del cielo, no. Me la getto alle spalle, sulla gomma bianca della scrivania presente, a coprire il pad e la tastiera del terminale. Blusa fucsia? No, decisamente no, ed ecco l'immagine del ragazzo della lavanderia, come una specie di cannonata nel cervello. E che cosa sta facendo con la biancheria dell'avvocato? Cazzo no, no. Lascio cadere la maglia come se scottasse e mi alzo sulle punte per oltrepassarla verso il lato sinistro dell'armadio. Uhm... questo no, questo no, questo no. Maglia di organza viola? Potrebbe andare, anche se non sono sicura di come starebbe con i miei capelli. Me la appoggio sul braccio e rido nell'ondata di ingenua felicità che mi investe, collegata a quell'immagine di un tizio che le consegna un anello. Mi giro a guardarla. Eh, già, l'anello di diamanti con la pietra azzurra che porta sempre. Quello che non si fida a togliere nemmeno per la manicure, come se potesse piombare dal cielo una gazza ladra siderale solo per portarglielo via. Potrei quasi dire che allora anche gli avvocati hanno un cuore, ma non deve poi essere troppo affezionata al poveraccio, se in questo mese di soggiorno non gli ha fatto neanche uno straccio di telefonata. Bell'uomo, comunque. Devo averlo già visto da qualche parte. Come? Cosa ho da ridere? "Oh, niente, niente... bell'anello!" Ridacchio. E continuo a sfogliare il guardaroba come una ragazzina in cerca della risposta alla domanda fondamentale. M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama. Ricordi, ricordi, ricordi. Principalmente di lavoro, di bellissime case, di ricevimenti e di quel tizio. Trovo anche Balthazarovic, tra le pieghe di una giacca etichettata Vivienne Westwood, e tracce anche di una Sasha in punta di piedi che esce da una cucina con un barattolo di crema al cioccolato tra le mani e un'aria colpevole sul viso. E brava, la nostra Aleksandra. Questa è la giacca delle trasgressioni, quindi? Molto bene. Prenderò questa. Mi libero di tutte le scelte precedenti, gettandole in aria e scansandomi per evitarne la pioggia, mentre l'avvocato mi dice qualcosa sul fatto che dovrei rimettere poi a posto. Ha! Non stavi cercando di comprarmi, cara? Mi infilo la giacca incriminata sulla pelle nuda e allaccio i grandi bottoni d'oro, con un po' di fatica: è un po' stretta sul petto e mostra abbondantemente il fiocco al centro del mio reggiseno di pizzo. Va benissimo. Devo solo evitare di respirare troppo profondamente. E ora le scarpe. Quelle, scarpe. Quelle azzurre con il lato nero e le fibbie d'oro. Mi chin... slaccio la giacca e poi mi chino a prenderle. Trentanove. Ah. Io porto un trentotto scarso: dovrò chiudere bene queste fibbie o il paragone con Cenerentola comincerà a essere un po' troppo esplicito. Mi alzo. Provo a camminare. Non ricordo più nemmeno quanto tempo è che non indosso un paio di vere scarpe. Non ricordo più quanto tempo è che non indosso delle scarpe, vere o finte. Fanno un po' male, ma chi se ne frega. "Beh, non sei ancora pronta?"

(20:23:57) Caterina:
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Talia: Il sorriso dietro a cui mi nascondo, come la camminata sicura, sono come un ombrello che mi protegge fino a quando non arrivo al coperto della mia camera. Faith avrà una brutta sorpresa quando tenterà di fare la doccia, certamente, ma non vedo come altro avrei potuto convincerla a desistere, a lasciare libero il laboratorio, e me, per poter dare istruzioni da qui su quanti e quali test voglio che vengano fatti. È necessario che i miei assistenti si facciano bastare queste due ore che dedicheremo alla cena nella sala grande, per scoprire tutto quello che voglio sapere, e sarà meglio che la creatura non porti segni troppo evidenti dopo al loro passaggio o Faith mi farà una scenata. Sarà semplice. Più semplice che con gli esseri umani, dato che sembra questa creatura almeno non abbia il dono della parola. Scrivo le istruzioni destinate al laboratorio e immagino i miei tecnici lamentarsi per le restrizioni e per il poco tempo. Non dovrebbero essere grati e contenti? Potrebbero essere sullo shuttle che sta per partire, destinato a non arrivare a Shanghai.
Mi siedo sulla poltrona girevole e tolgo le scarpe. Slaccio i pantaloni e li faccio scivolare lungo i fianchi nell'alzarmi, con i piedi sulla piantana di metallo della sedia. Il gesto mi allontana dallo scrittoio e dal monitor su cui scorre il menu di questa sera. Andrà bene. Quando abbiamo ospiti ceniamo tutti insieme e non è solo per fare finta che noi si ceni sempre insieme come una grande famiglia. Chissà se nel palazzo di Shanghai cenano insieme, anche loro, o se anche loro lo fanno solo in presenza di ospiti. Il mio soggiorno è stato breve e travagliato e non posso fare a meno di pensare che sia stato leggermente spiacevole uscire da questo grembo domestico e confortante in cui ho il controllo assoluto di quanto accade. Fatta la dovuta eccezione per i flussi dell'acqua potabile, negli ultimi tempi. Strofino le mani tra di loro. Mi cambierò. I jeans non sono adatti. Metterò la camicia ricamata sul davanti, i pantaloni neri e la giacca. E l'orologio. Non posso andare a cena senza orologio. Dall'orologio potrò anche innescare la bomba a bordo dello shuttle. Sono certa della sua efficienza, anche se in principio il Rocket Raccoon mi ha quasi fatto recapitare uno strano e inquietante ragno cibernetico anti-esper. Per fortuna abbiamo chiarito immediatamente il disguido e continuo a ripetermi che null'altro sia andato storto e nulla andrà storto da qui in poi. Scrivo due righe contemporaneamente ufficiali e ufficiose alla signora Lee per non destare sospetti.

從
- e.d @change.zh.gov
至
- 733.74.73025.38u840 @clep.zh.gov
符合要求
Strofino la mano sotto al metatarso del piede destro. Per questa sera mi concederò le ballerine.

(20:58:09) Florence:
faith002

Faith: Oh, dannazione! Avevo dimenticato che in questo posto non c'è acqua. Ma almeno la volta scorsa, dopo aver girato la leva, premuto il pulsante, sbattuto i tacchi (e imprecato un pochino), si riusciva a ottenere che dal rubinetto uscisse acqua per quindici secondi. Tutto quello che ho ottenuto questa volta è stato un tossicchiare malato e due sputacchi che hanno macchiato di ruggine il lavandino bianco. Così ho dovuto sprecare due cleenex per pulirlo e poi usare tutti i rimanenti per pulire me. Farsi la doccia con i cleenex è lungo, faticoso e poco appagante e ora mi sento la pelle come se mi fossi strofinata con foglie abrasive alla citronella. Almeno, se mi uscirà una reazione allergica, sono in una base piena di personale medico... ammesso che i morti possano avere reazioni allergiche. In fondo c'è chi si riempie di pustole con l'aglio, no? Magari io ho la stessa cosa con la citronella. Oddio. Ma no, no, non può essere: ho sempre usato questa marca di cleenex. Sempre da quanto siamo in Cina, quindi non proprio sempre. E poi si sa che cambiano di continuo la composizione di questi cosi. E poi non è che li avessi mai usati dove li ho usati questa sera. Oddio. Mi riempirò di bolle e non potrò più sedermi, dovrò fare tutto il viaggio di ritorno sullo shuttle stando in piedi, compresi decollo atterraggio, e questo renderà isterica la hostess, e tutto per colpa di un cleenex. Lo so già.
Calma, Faith, calma.
Faccio un respiro profondo e mi guardo allo specchio. Annodo cinque volte il drappo in vita alla blusa prima di trovarne uno che mi piaccia e poi copro tutto con lo scialle che ho preso a Clarissa. Spero proprio che non se ne abbia a male: le ho mandato un messaggio dalla stazione e... oh, spero proprio che le sia arrivato. Di questi tempi le telecomunicazioni fanno veramente schifo e arriva un messaggio su cinque. Aggiusto il guanto sulla mano. So che non sono guanti adatti per la cena, che dovrebbero essere lunghi e alla mousquetaire, con i bottoni sul polso per poter sfilare la mano e non il braccio, che non si cena con i guanti e tutto il resto. Se Clarissa fosse qui, forse non se la prenderebbe per lo scialle. Anzi, sono sicura che me lo presterebbe volentieri. Ma sicuramente se la prenderebbe per i guanti inadatti. Ma per fortuna non è qui, così mi aggiusto il guanto sul polso e poi indosso anche l'altro. Sono in ritardo, sono in ritardo. Lo so, sono in ritardo come il coniglio bianco, ma per fortuna ho trovato i miei guanti senza dover scomodare nessuna tata Marianna. Salto nei sandali e infilo il braccio nella pila di bracciali d'argento. Terranno fermo il guanto, no? O magari cadranno e se lo porteranno dietro, ma non ho tempo di preoccuparmi. Imbocco la porta e... com'era? Destra destra e poi sinistra? O sinistra destra e poi destra? Passo le dita come un pettine tra i capelli raccolti. Faith, puoi esserti già persa appena uscita dalla tua stanza? Sento suoni di passi, di scarpe con il tacco e provengono da quella direzione. Sarà gente che sta andando a cena. Mi affretto e quando giro l'angolo... "Hope! Quella giacca ti sta benissimo!" E con lei c'è anche l'avvocato russo, che quindi è ancora qui, anche se mio padre dice sempre che con gli avvocati e con i russi non si può mai sapere.

(05:26:29) Isabelle:
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Sasha: Avere Hope che ficcanasa nel mio guardaroba mi provoca una sensazione strana e fastidiosissima. Come avere una spia microchip in quella parte del cervello che custodisce i ricordi. Il che mi fa venire in mente quella scena, in Matrix dove l'agente Smith sodomizza l'ombelico del povero inconsapevole Neo con una specie di animale orrendo... Ma sono abbastanza sicura che non mi sia successo niente del genere, in fondo non vedo l'agente Wagner da un po' e non ho una fottuta sanguisuga succhia pensiero mannara nel mio organismo. Grazie. Rabbrividisco solo all'idea. Anche Hope sembra rabbrividire in uno dei suoi brevi momenti di standby in perfetto stile Beans e la cosa mi fa pensare. Non mi sono mai soffermata troppo a lungo sul chiedermi che tipo di vampiro fosse ma ora una domanda dovrei forse pormela, soprattutto perché non amo particolarmente gli esper, o meglio, non amo gli esper che riescono a manipolarti il pensiero o quelli che da un tocco su un cartiglio riescono a mandarti a puttane un intero processo. E’ molto scorretto, se ti piace vincere facile vai a giocare d’azzardo, stronzo. In ogni caso non mi è piaciuto lo sguardo divertito e la "frecciatina" che mi ha lanciato a proposito del mio anello di fidanzamento (anche se la cosa non è molto pubblicizzata).
Concludo che odio avere Hope che ficcanasa nel mio guardaroba, soprattutto perché ora ho un campo minato di vestiti sul pavimento che io dovrò sistemare. Le cose su cui invece sta camminando mi toccherà portarle di nuovo in lavanderia. Non mi piace il ragazzo della lavanderia ha qualcosa di strano e perverso e non so cosa potrebbe fare con la mia biancheria... Basta, basta, non devo pensarci. È meglio che mi concentri sul patteggiamento ben riuscito, anche se momentaneo, e sulla cena con Faith.
"Beh, non sei ancora pronta?"
E un attimo! Che fretta hai ora? E smettila di lanciare i miei capi d'abbigliamento firmati al vento come fossero margherite con la scusa di voler coprire le telecamere! Ok per le camicie ma tirare le scarpe? E poi quelle mi servono.
Mi arrampico sui tacchi e siamo pronte per uscire. Hope, ti manca solo la coda per scodinzolare per il resto sei perfettamente nella parte.
Sospiro. Perché, perché? Che ho fatto di male per meritarmi anche questo?! E non mi metto a frignare come la marmocchia di Look Who's Talking Too solo perché ho ancora una dignità.
"Vai avanti tu, non ci capisco niente con questi corridoi, non vorrei ritrovarmi in luoghi strani come la volta scorsa… " ed ora si mette a correre. Dio, non ce la posso fare, dammi un segno che ci sei da qualche parte.
"Hope! Quella giacca ti sta benissimo!"
Oh, grazie per la considerazione! E sì quella giacca le sta bene come un'orca che tenta di entrare in una scatola di sardine. Le lascio a salutarsi in pace perché non vorrei sembrare troppo ansiosa, in fondo ho giusto due domande da fare, per capire la dinamica degli eventi, tipo: che cosa ci fai qui? Che cosa ci faccio qui? Che cazzo di fine ha fatto quel bastardo di tuo padre? Che razza di programmi ha in mente? Perché fai quella faccia, non ti ho mica ucciso il cane! E portami via con te, dannazione, portami via da questa base lunare e dal suo dispotico e sadico capo.
Respiro e sorrido, sorrido e respiro.
"Miss Gabrielyévna, è un piacere incontrarla - più che piacevole è veramente un miracoloso caso fortuito… spero che non se la prenda se brucio un po' le tappe ma devo approfittare del momento di pseudo solitudine prima che la Dottoressa compaia all'orizzonte come l'alba di una nuova glaciazione - so che forse risulterà un po' strano, considerando che ci 'conosciamo' appena - anche se sarebbe più corretto dire che non ci conosciamo affatto - ma avrei l'urgente necessità di parlarle in privato, una volta finito di cenare o... " quando sarà più riposata, o anche no.

(18:48:24) shelidon:
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Hope: Ooooh sì: era tanto che non vedevo le cose da quassù e per una volta devo dire che non è male non sentirsi un nanerottolo scalzo. In più il suono dei tacchi sul pavimento lucido ha un che di trionfale e mi manda su di giri, mi mette addosso una gran voglia di attaccar briga o, meglio, quella gran voglia di essere la causa di una rissa. Quasi non m'importa che anche la russa si sia arrampicata più in alto di quei tre pollici e quindi la distanza tra noi sia rimasta invariata. Quasi.
Provo i tacchi nello spazio più ampio del corridoio, senza vestiti per terra a ingombrarmi i passi, con due passetti di rincorsa e un pas assemblé en avant, e per fortuna il tacco regge. Non si storta all'indietro, non si spacca, non scricchiola. Bene. Significa che all'occorrenza posso anche correre e questa sera ho così tanta allegra voglia di attaccar briga che probabilmente succederà. Dov'è la dottoressa Wagner? Ho così tanta voglia di salutarla...
Ma ecco che invece arriva Faith e prima che io possa dire qualcosa è lei a salutarmi. Sì, la giacca è bella, almeno fino a quando non respiro, ma mi sta dicendo che le scarpe non si notano? La mia voglia di litigare sta diventando meno allegra, ma accolgo l'abbraccio a distanza di Faith senza ben sapere, come sempre, se azzardarmi ad appoggiarle le mani sulle braccia e rivedere tutta la storia della sua vita come al solito oppure se, come al solito, fermarmi a poca distanza ed appoggiare nell'aria i due baci di saluto. "Faith..." ...ti stavo quasi per dire qualcosa ma no, l'avvocato ti si è metaforicamente lanciata addosso come una gatta su un cespuglio di erba aromatica e forse il paragone mi viene suggerito da... cos'è questo fortissimo profumo di limone? Aleksandra aveva delle caramelle per la tosse nelle tasche della giacca e ora si stanno sciogliendo? In quel breve istante di esitazione necessario a controllare, ho perso definitivamente Faith. Cazzo. L'unico modo che ho per recuperarla è infilarmi tra le due e prenderle entrambe sotto braccio. Dall'avvocato mi arriva un'ondata di concessioni di terreni, un tizio che saltella in tuta spaziale dichiarando che si tratta di un grande passo per la giurisprudenza e un'immagine da cartolina della Città Proibita di Pechino. Dall'altra parte invece mi arriva l'immagine di un peluche, una specie di mostriciattolo con il naso da koala. Sarà una cena interessante. "Su, su, andiamo, faremo tardi." E noi non vogliamo fare tardi, vero? Solo essere le ultime e fare un grande ingresso trionfale, quindi anziché a sinistra giro a destra, con un saltello, portando con me le altre due. Faremo tardi. Era un'affermazione.

(00:13:56) Florence:
faith002

Faith: Oh, no, non di nuovo! Sorrido e mi lascio prendere sottobraccio da Hope. "Ma certo... perché non siede accanto a me a cena?" Tanto so che non c'è modo di sfuggire a qualcuno che ha deciso di dovermi assolutamente parlare. E so anche che, di solito, chi mi deve assolutamente parlare mi deve dire barra chiedere cose che riguardano mio padre, a cui l'immancabile risposta è "Non lo so" oppure "Farò il possibile" oppure un sorriso imbarazzatissimo cui segue la mia ritirata strategica. La gente non sa o non ha ancora capito o non vuole capire che io non conosco gli affari di lady Erodiade e non so cosa stia facendo mio padre e non me lo direbbe neanche se glielo chiedessi (probabilmente qualcosa riguardante i puffi) e soprattutto niente di quello che posso dire o pensare io è in grado di fargli cambiare idea su qualcosa quando ha deciso.
Hope sembra felice, come se stesse per succede qualcosa di eccitante, e la cosa mi rende felice ma anche un po' preoccupata. Spero proprio che Talia non si sia inventata niente di troppo esagerato, per la cena, perché sono un po' stanca e voglio continuare a studiare la creatura con lei e, ammettiamolo, non voglio dare troppo tempo alle richieste o alle preghiere o alle lamentele o ai pettegolezzi dell'avvocato. Ma sono una stronza, magari mi vuole parlare davvero di qualcosa che non riguarda l'Etem... l'Eten... casa. Sorrido. Sì. Certo. Ma è davvero così lontana la sala grande? Tali aveva detto dritto in fondo al corridoio e noi stiamo facendo tutto tranne andare dritte, in questo corridoio. Un po' perché l'allegria di Hope ci ha ondeggiare tutte e tre da destra a sinistra come una banda di ubriache e mi sta venendo mal di mare. "Sì, sì, sono venuta da sola." So che Hope si riferisce ad Aida, anche se ha il tatto di non parlare troppo chiaramente di fronte alla russa. "Ah, non so, qualche giorno magari." Anche se a dire il vero sono molto combattuta tra l'idea di rimanere tutto il tempo necessario a scoprire i segreti della creatura e tornare di corsa a Shanghai e farmi spedire tutto via posta, via posta elettronica, via piccione viaggiatore, via fuochi d'artificio spaziali sparati con l'effetto al di qui della luna. Nonostante il clima a casa non sia esattamente confortevole, con la nebbia e tutto il resto, è sempre meglio del clima nettissimo e asettico che c'è qui.
Svoltiamo l'ultimo di una lunghissima serie di angoli. Ah, se fossi stata Arianna avrei avuto un qualche gomitolo in borsa, da poter srotolare per ritrovare la strada e... oh, cazzo, la borsa! Ho dimenticato la borsa in camera. Guardo le mie due accompagnatrici, Hope alla mia destra e la russa alla sua sinistra, che mi devo sporgere per vedere. Le sorrido quando intercetta il mio sguardo indagatore e sorrido di sincero sollievo: nessuna di loro ha la borsa. Meno male. E siamo arrivate. Ma il salone è già pieno. Un grande tavolone a ferro di cavallo con le ali occupate da entrambi i lati e il blocco centrale imbandito solo dal lato esterno, che guarda gli altri. Non vedevo una tavolata disposta così da... dal matrimonio di mia cugina in India? È antiquato e mette la gente a disagio e mette me a disagio. Talia è al centro del braccio centrale e ha un posto vuoto alla sua destra. Potrei morire. Ci sono anche due posti vuoti nel braccio di destra, in mezzo ad altra gente. Manchiamo davvero solo noi. Cazzo che figura di merda. "Ehm... scusate il ritardo?" Talia sorride. Prendo un profondo respiro. "L'avvocato vorrebbe sedere accanto a me: riusciamo a stringerci un po', vero?" Ecco. Talia non sorride più. E neanche il tizio alla destra del posto vuoto accanto a lei, che si è aggrappato al suo posto tavola come prevedendo quello che sarebbe seguito alla mia richiesta. Oddio non volevo gettare lo scompiglio. Mi interrompe Hope, che si offre di prendere il mio posto per lasciare vicine me e la russa. Mi sembra una bellissima idea!

(21:43:09) Caterina:
avatar - PG - talia 002

Talia: Non posso credere che stia accadendo veramente quello che sta accadendo e mi sforzo di sorridere. Hope. Sono certa che tutto questo stia accadendo per causa tua. E di che cosa vorrà mai parlare l'avvocato con Faith? Il sospetto che sia stata mandata qui per controllare il mio operato torna a farsi strada, anche se ero riuscita a fugare il sospetto già dopo averne controllato le attività e il comportamento per poco meno di una settimana. Vorrà lamentarsi della mancanza di telecomunicazioni? Non ho fatto di certo sorgere io la nebbia a Shanghai e sono certa che quella lamentela non avrebbe gambe troppo lunghe. Mi tranquillizzò in questo pensiero mentre ingoio che la mia tavolata venga scombinata in questo modo ridicolo. Hope seduta alla mia destra. E poi cosa altro, mi domando, piccola insolente. Mi alzo dal bianco della mia sedia e con un leggero movimento della testa cerco di allontanare questo rumore che mi aleggia attorno all'orecchio. Questo ticchettio fuori posto. Di che cosa si tratta? Sono i passi di Hope e non posso fare a meno di abbassare gli occhi ai suoi piedi. Ecco cos'altro. Dove avrai mai preso quelle scarpe, mi domando, senza domandarmelo davvero. Mando uno sguardo verso la nostra gentile ospite russa. La gratitudine è sempre un concetto sconosciuto. Non è riuscita a essere grata che io abbia acconsentito a disporre i posti a sedere per lasciarla accanto alla rossa, come la rossa non è riuscita a essere grata di essere uscita dalla sua camera almeno per questa cena. Sono certa che quando questo soggiorno avrà finalmente fine - parlo della russa, naturalmente, e non della rossa - non riuscirà a essere grata nemmeno dell'ospitalità e che le sia stato accordato qualunque privilegio, da quello di usare la lavanderia mille volte al giorno come se fosse un suo servizio personale destinato solo a lei, fino al diritto di andare e venire in locali normalmente non destinati al personale civile.
Sfioro la tempia con due dita. Non devo perdere la calma. Siedo e scosto l'elastico verde che tiene il coperchio bianco sulla mia bento. Prima cominceremo a mangiare, prima potremo tornare tutti alle nostre attività. Sulla grande tavolata, che sembra formare la lettera C in onore di Chang'è, sono disposti in fila piccoli bicchierini di liquido rosso per i nostri pazienti, da consumarsi prima del pasto, e la giusta dose dei giusti medicinali per ciascuno. Un inserviente sollecito va di fronte a Faith e recupera le pillole di tranquillanti e i sali di litio destinati a Hope. Non pensavi che scegliere un altro posto ti avrebbe consentito di sfuggire alla tua terapia, vero? E smetti di guardarmi in quel modo come se fosse Natale e io una calza piena di dolci.

(18:43:00) shelidon:
avatar - PNG - hope 002

Hope: Saltello fino al mio posto d'onore, faccio un grande sorriso alla dottoressa Wagner, un sorriso che mostra tutti i denti e anche un po' il dito medio, e per prima cosa rispolvero quel trucco, quello che tutti prima o poi imparano e perfezionano, creandone una propria personalissima variante. C'è chi usa le mani, chi si è creato una speciale tasca nel palato, come i criceti e chi usa metodi che non si possono raccontare a tavola. Io, personalmente, sono diventata bravissima nel fingere di mettere la pillola in bocca ma farla cadere nella scollatura. Nessuno se ne accorge mai proprio perché è dove tutti stanno guardando: nascondere le cose in piena vista funziona sempre, come ci insegnava monsieur Auguste Dupin. Anche se in questo momento, in realtà, mi sento più come Enoch j. Drebber di fronte alla scelta tra le due pillole, e le due pillole tra cui devo scegliere, in questo caso sono un sedativo che mi manderebbe in una sonnolenta catalessi oppure una amabile conversazione con la dottoressa Wagner. Ardua scelta davvero. Forse potrei recuperare la pillola, nessuno se ne accorgerebbe. Spero almeno che l'avvocato faccia buon uso di questo tempo che le ho fatto guadagnare con Faith, e confido che più tardi riuscirò comunque a sapere da Faith stessa tutto quello che la russa ha deciso di dirle. Bevo d'un sorso il mio bicchierino di sangue e faccio scorrere gli occhi lungo al tavolo per vedere chi ce l'ha e chi non ce l'ha: una delle poche dichiarazioni schiette, qui a Chang'è, di chi è infetti e chi no tra il personale? Dottoressa Wagner: no. Bugiarda. Dottor Cheng: sì. Bugiardo anche lui. Ah, che fine ha fatto l'onestà? Appoggio le dita sulla mia bento box e ho un'immagine nitida delle cucine, con gente agitata che corre avanti e indietro neanche Natale fosse arrivato con quindici giorni di anticipo. Non che qui si festeggi molto Natale: era per dire. Dunque... oggi è... che giorno è oggi? Ieri c'era il dolce, quindi era domenica. Dopo la domenica, persino sulla luna dovrebbe esserci il lunedì, anche se forse potremmo cominciare a chiamarlo terradì. In ogni caso, lunedì pollo. Puntuale e noioso come... come la dottoressa Wagner. Le sorrido. "Sa, è bello mangiare tutte le settimane la stessa cosa: dà un simpatico senso di sicurezza". E mi mette come un senso di depressione, qui, all'altezza dell'intestino tenue. Le sorrido ancora. Sta fissando l'orologio e io so bene perché, vero dottoressa? Oh, ma quando lo shuttle tenterà di decollare, troverà una bella sorpresa. Spero solo che questa pazza non sia così psicopatica da voler far saltare uno shuttle ancora all'interno della base, o sentiremo un bel botto e ci ritroveremo tutti a fluttuare per l'atmosfera di Lilith come aquiloni morti. Stacco le bacchette l'una dall'altra con un sonoro schiock e le strofino tra i palmi delle mani come per togliere l'immagine di chi le ha fatte, chi le ha portate e chi le ha messe in tavola. Chissà, potrei usarle per ancorarmi al tavolo. O infilarle nel naso alla dottoressa Wagner fino a tirare fuori il cervello, come facevano gli antichi egizi.

(21:14:57) Isabelle:
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Sasha: Oh Dio, odio questa sala da pranzo. Non ha niente di conviviale. E’ assolutamente bianca. Dicono che il bianco faccia impazzire. Molti descriverebbero il paradiso, bianco, ma qui non c’è niente di paradisiaco, solo un limbo di plastica privo di personalità e cultura. Non penso che potrei mai abituarmi a vivere in un posto del genere. Lo penso troppo spesso e qualcuno potrebbe credere che io sia una persona che tende a lamentarsi, ma non è così. Mi torna in mente una targa appesa nell’ufficio dell’avvocato dove ho fatto il mio primo praticantato. Mi metteva a leggerla tutte le volte che mi veniva in mente che quello fosse un mondo troppo duro, per la sottoscritta:
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. – Vero, dottoressa Wagner? – Il secondo invece è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Sorrido a Faith – un po’ meno all’inserviente – e prendo posto.
“Grazie Miss… “ e forse probabilmente avrei dovuto ringraziare anche Hope, sebbene abbia preso subitaneamente il volo sulla sua personale stradina di mattoni gialli (non avevo usato forse la stessa metafora la prima volta che l’ho vista?), con le sue scarpette nuove, per sedersi di fianco al ricco Munchkin di turno, che non sembra felice di vederla. Ma come, cara dottoressa, non è contenta che la malvagia strega dell’est sia stata sconfitta? Suvvia, metta almeno un sorriso di circostanza, dovrà aspettare più o meno la fine del piccolo libro perché si arrivi alla dipartita della malvagia strega dell’ovest.
In ogni caso la felicità di Hope ha lasciato il posto ad un’espressione depressa, la stessa espressione depressa del pollo (lesso?) fumante e contornato da verdure arancioni e verdi che ho davanti… improvvisamente mi sento anch’io così triste, che penso richiuderò il mio porta pranzo (cena) per concentrarmi sulla conversazione. O forse no. Non vorrei mettere a disagio la Gabrielyévna guardandola e facendole domande mentre mangia. Non c’è cosa peggiore che fissare qualcuno mentre mangia. Anzi, dovrei forse cercare di apparire il più naturale possibile, ma con tutta questa gente intorno non è facile intavolare una ‘discussione’ che non dia nell’occhio, soprattutto perché non so quante delle persone presenti abbiano i sensi ultrasonici di Gabriel. Spero sia una delle sue mirabolanti peculiarità da stronzo.
Iniziamo dalle cose semplici, quelle per rompere il ghiaccio: innanzitutto usando le scomodissime posate di plastica al posto delle ancora più scomode bacchette cinesi per questo maledetto pollo, e poi: “Avete delle novità riguardo la nebbia che ha colpito Shanghai? E’ molto difficile mettersi in contatto con la città da quando si è innalzata” e non credo sia un caso, ma questo non penso di poterlo dire con leggerezza.

(21:34:47) Florence:
faith002

Faith: Oddio, mi vuole parlare di questo? Il sorriso di circostanza che ero riuscita a mantenere fino ad adesso mi si spegne, come... come... come il motore della macchina di George al semaforo quando vuole fare troppo lo sbruffone. Forse ho cercato di fare troppo la sbruffona anch'io, facendo finta che questa conversazione fosse ok, ma ormai ci sono e quindi faccio finta che il sorriso mi sia spento per via di quello che ho visto nella mia bento box. Che purtroppo è uguale a quella di tutti gli altri. Non avrei comunque avuto il coraggio di chiedere uno scambio, ma sarebbe stato un po' confortante vedere che altri non erano stati sfortunati quanto me. Sospiro. Mi giro a guardare l'avvocato e scopro nel suo sguardo la mia stessa opinione riguardo a questo cibo che... oh, via, non ci si deve troppo lamentare: questa in fondo è una clinica, più o meno, e penso si mangi come si mangia in clinica. Credo. Ma nessuno si offenderà se non consumo la mia cena, almeno spero. Talia è tutta impegnata a parlare con Hope e spero proprio non badi a me. Richiudo con discrezione la bento e ci appoggio le bacchette in gesto di riposo. Sorrido all'avvocato. Ora che non ho più quella roba sotto agli occhi, mi sento molto meglio. Il mio bicchierino pieno di liquido rosso, che dovrebbe aprirmi lo stomaco immagino, riposa ancora davanti a me. Giocherello con la punta delle dita, sul bordo, come se stessi cercando di farlo suonare. Se deve essere tutta la mia cena, sarà meglio conservarmelo, no? "Ah, no, quando sono partita eravamo ancora a visibilità zero." Se così si può dire. "S'immagini, sono dovuta andare fino a Pechino in treno, da lì prendere un aereo per Parigi e poi lo shuttle." Lo dico sorridendo perché non voglio sembri che mi sto lamentando. In fondo il cattivo tempo non è colpa di nessuno, no? Però è strano: abbiamo una comunicazione via cavo nella stanza di mio padre e quella funziona ancora perfettamente. Magari hanno dei problemi a far partire le comunicazioni da qui, se si appoggiano al ripetitore del CLEP. Sì, dev'essere così. "Se vuole posso portare sulla terra un messaggio o..." Sì, insomma, qualunque cosa voglia comunicare, in fondo non mi costa niente, a meno che non ci sia da trasportare qualcosa che assomiglia a una cassa di lemuri o dodici chili di cocaina lunare macinata, e che non ci sia qualcosa di difficile da tenere a mente.

(23:54:29) Caterina:
avatar - PG - talia 002

Talia: Mi giro a destra, verso la voce della rossa, e sorrido. "Potresti essere ancora più fortunata e mangiare tutti i giorni la stessa cosa." Niente, per esempio. Devo già sopportare che tu sia qui, seduta accanto a me, in una tavolata con cui non hai nulla da spartire. Non credo di poter sopportare anche le tue insulse chiacchiere e le tue sconclusionate assurde lamentele. La gratitudine è un concetto sconosciuto, già.
Stacco l'una dall'altra le mie bacchette personali e rimescolo la purea bianca a lato del mio pesce. Mangiare pesce con la creatura che mi attende nel laboratorio, lo ammetto, non può fare a meno di istillarmi una certa inquietudine, come quando a Shanghai mi sono cibata di una bistecca di coniglio il cui dna non si è rivelato essere puro come mi sarei auspicata. Mi conforto nel pensiero che questo pesce sia stato accuratamente controllato prima di essere accettato dalle cucine e che il contenuto della mia bento non possa in nessun modo provenire da qualcuno dei nostri laboratori. Lo stesso non posso dire delle altre bento su questo tavolo. La verdura è rara, su Lilith, troppo difficile da far crescere e troppo costosa da importare. Tutto ciò di cui i miei pazienti hanno bisogno sono vitamine e sali, con un buon vestito addosso. Nessun buon vestito è al di là di una buona ingegneria, oggi. "Siamo nel XXII secolo, in fondo."
Uno degli inservienti di turno si affaccia, uno degli sfortunati che non stanno condividendo il pasto con noi per via delle molte mansioni che una base come questa necessita vengano svolte costantemente. Sospiro e gli faccio cenno di avvicinarsi. Che cosa c'è, adesso? Mi porge un piccolo display elettronico di quelli in uso per brevi messaggi, con calamita per poter essere applicato, ad esempio, sul frigorifero. Mi fa sentire una studentessa mentre tenta di copiare sui banchi di scuola e la presenza di Hope che sbircia, alla mia destra, non migliora le cose. Di che cosa si tratta?


- 班车配置失败 -
-- 出发中止 --


Poso delicatamente le bacchette accanto alla bento e raccolgo il tovagliolo con cui pulirmi le labbra. "我明白了." Dannazione. Se decidessero di effettuare la partenza con lo shuttle di Faith, le mie contromisure non... non... Dannazione.

(03:16:02) shelidon:
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Hope: L'idea è quella cosa che ti coglie all'improvviso, risvegliata da un trigger invisibile e apparentemente inconsistente, scollegato dall'idea stessa. Può essere una parola, letta su un libro, o un suono lontano. Un sapore, o un profumo. Nel mio caso, il mondo è un assordante pentagramma, sovraccarico di oggetti su cui qualcuno, passando, ha impresso le proprie idee. Il processo è generalmente involontario, anche se in passato persone che viaggiano ad un alto livello di consapevolezza del proprio pensiero hanno usato questo principio per lasciarmi messaggi, e soprattutto non si tratta di un fenomeno indelebile: con il tempo, dovessero volerci secoli, anche la vibrazione più intensa o il turbamento più violento possono essere cancellati dal passaggio di mille mani che, come lumache su un cristallo minerale, hanno tentato di leggerli. E questo serva pure di lezione a Marianna che mi stava leggendo nel pensiero. Marianna, quando prova a leggerti nel pensiero, strizza gli occhi e arriccia il naso, come un maialino da primato: è più ovvia di un travestimento con i baffi incollati agli occhiali.
L'idea, dicevo, mi coglie all'improvviso, tra l'odore delle verdure sintetiche lesse e il colore pallido e smorto del pollo, che ben fa il paio con l'espressione che la dottoressa Wagner ha in viso mentre legge... brutte notizie, dottoressa? Su, su, guardi l'uccellino. E no, per una volta non mi riferisco a quel tipo di uccellino.
Con un rapido gesto di mano, scambio la mia bento con quella della dottoressa, prendendo anche le bacchette che aveva lasciato infilzate nel purè come... ehi, ma non lo sa che le bacchette in questo modo portano sfortuna? Potrebbe accadere ogni tipo di sciagura. Ad esempio, qualche stronza potrebbe fotterti la tua preziosa cena. L'ho letto, di nascosto, su National Geographic.
Quando la dottoressa distoglie l'attenzione dal messaggio e si trova di fronte il mio radioso pollo, io sono già a metà del suo filetto di pesce. Le bacchette sono ancora infilate in verticale nel purè come bacchette d'incenso che portino agli antenati il messaggio sì, stronza, questa è proprio la tua cena. Sorrido. Oh, andiamo, dottoressa, non vorrà fare una scenata e rivelare anche ai tavoli lontani che lei mangia qualcosa di diverso? A giudicare dal fatto che la mia bento non è stata scambiata con quella di Faith quando mi sono state portate le mie magiche pillole, devo dedurre che anche la sua preziosa ospite stia mangiando questa... ops, intendevo quella schifezza. Tsk... vergogna. Non che questo pesce sia meno pallido e meno triste e meno depresso, ma ha il retrogusto della trasgressione, come la giacca dell'avvocato. Ma stava dicendo qualcosa, dottoressa? "Ventiduesimo, sì. Proprio come il girone dell'inferno in cui Dante caccia chi si è appropriato del denaro pubblico per fare i propri interessi. Ha presente, dottoressa?" Su, cogli la mia allusione, dai.

(21:05:44) Isabelle:
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Sasha: Mia cara, non pensare che io non mi sia resa conto che tu non hai risposto alla mia domanda a meno che tu non abbia colto o, sarebbe più corretto affermare, non abbia voluto cogliere la mia allusione alla miriade di impegni che sembrano essere spuntati sull’agenda di tuo padre come i funghi nel bosco dopo una giornata di pioggia tanto da dimenticare che aveva affari in ballo anche qui, su questo maledetto satellite governato da… una tizia che evidentemente vuole avvelenarci tutti con questa… roba. Lasciamo perdere. Ma non posso fare a meno di sorriderti, e non di circostanza, per avermi tolta dall’impaccio di dover far finta di mangiare: “Grazie”, veramente. Ammicco al suo porta vivande e poi al mio, tanto per rispondere al suo sguardo interrogativo, quindi copio il suo gesto educato, con un po’ meno educazione, ed allontano la “cena” quel tanto che basta per evitare che i suoi vapori mi entrino nelle narici.
Per quanto riguarda il messaggio no, davvero, posso cavarmela da sola, almeno finché Hope collabora. “Oh, un solo messaggio non sarebbe sufficiente, quindi mi trovo costretta a rifiutare la gentile offerta… E’ solo che non mi sono mai trovata nella condizione di non poter portare a compimento un incarico affidatomi da Gabriel per conto di Milady, considerando che lui mi ha spedita qui senza alcuna spiegazione e… non poter comunicare con la terra mi preoccupa abbastanza”, nel mentre metto su l’espressione più triste che mi riesca, anche perché diamine! Ho tutte le stramaledette ragioni del mondo per essere un depressa, anche se non rientra propriamente nel mio solito modus operandi. Ma quando la necessità aguzza l’ingegno… “In più la Dottoressa Wagner non sembra essere ben disposta nei miei confronti e non capisco perché, sto solo cercando di fare il mio lavoro, non sono mica una spia e di certo non voglio soppiantarla, figuriamoci!”. E non c’è nulla di falso, in questo: che cazzo me ne faccio di un centro di ricerca senza acqua, parrucchiere e manicure, ristorante e aule d’udienza e per di più sperduta su un sassetto interspaziale?!

(22:21:59) Florence:
faith002

Faith: Oh-oh... è molto peggio di quanto pensassi... non mi vuole parlare della nebbia, ma degli affari di lady Erodiade. Ora tutto all'improvviso ho la gola secca e una gran voglia di bere quel bicchierino che ho davanti, magari trasformato in chupito da un provvidenziale schizzo di maracuja piovuto giù dalle stelle. Stringo il bicchiere forte tra le dita, attraverso i guanti, e devo stare attenta o rischio di fare come la vampira nella leggenda degli uomini straordinari, quel film tamarrissimo. Lei era bella, però, era Peta Wilson, e c'era quel gran fig... ehm... quel bel ragazzo, Stuart Townsend o qualcosa del genere, Dorian Gray, che le rubava il sangue. A me nessuno ruberebbe mai il sangue, scommetto che è insipido persino quello. La cosa mi riporta all'argomento di questa conversazione. È un argomento inopportuno e sgradito e non voglio ascoltare niente che non si vorrebbe io sapessi. "Ah! No, mi deve perdonare." Mi deve perdonare, davvero. "Non sono... addentro agli affari di lady Erodiade. " Sorrido, con un po' di imbarazzo. Spero tanto che non mi chieda altro. "Però una cosa posso dirgliela." Sviamo l'argomento, sì? "Mio padre è sempre molto impegnato in maggio. Sa, si chiude l'anno fiscale cinese, arrivano i bilanci dalle altre sedi e..." ...e poi è la stagione degli amori per i puffi. Cazzo, in cosa mi sono cacciata... Sto sudando? No, Faith, i morti non sudano. "E quest'anno, particolarmente. C'è quella faccenda del maltempo e poi quel problema con la sede russa..." Cosa c'è? Ho detto qualcosa di sbagliato? Oddio, ho detto qualcosa di sbagliato. "Ma naturalmente questo lo sa Lei meglio di me." No?

(14:47:35) Caterina:
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Talia: Cosa stai insinuando, ragazzina? Ruberei denaro alla base per i miei interessi? La base è il mio interesse e tutto ciò che ho mai fatto, tutti i modi in cui ho mai speso le sovvenzioni del governo, sono stati tesi al suo buon funzionamento e al corretto utilizzo di coloro che vi risiedono. Che fosse a budget o meno.
Distendo la mano e afferro le mie bacchette, che sventolano dalla mia bento di fronte a lei come la fasulla bandiera americana sul suolo lunare. Fanno un suono sordo quando le stringo nel palmo. Sembra che io stia maneggiando un pugnale al punto che sfilandole dalla purea vegetale quasi mi aspetto che questa cominci a zampillare sangue da qualche arteria recisa. Sangue. Mi nutrirò a sufficienza quando sarò tornata in camera.
Richiudo la bento non destinata a me e faccio un cenno perché mi venga portata via da davanti. Quando l'inserviente ci ha lasciate, tuttavia, trovo necessario risponderle. No. Non necessario. Piuttosto decido di ricavare soddisfazione nel farlo, dato che questa cena sembra aver deciso di essere avara quanto a soddisfazioni. "Non so nulla del ventiduesimo canto e non ricordo le persone di cui parli, ma ricordo bene dove Dante metta i traditori della patria e degli amici: non sono tra le fauci di Satana a farsi maciullare per l'eternità? Mi devi soccorrere, in questo: la mia letteratura non è sicuramente buona come un tempo." Cosa c'è? Il gatto ti ha mangiato la lingua, adesso? Potrebbe non essere un male. Anzi. Forse l'asportazione chirurgica della stessa potrebbe rivelarsi una soluzione conveniente per tutti. Se solo Faith non ti si fosse così assurdamente affezionata. Come ad un uccellino trovato ferito per la strada. In questo caso, come lo schifoso corvaccio traditore di qualche fiaba, che si sia travestito da uccellino ferito per ingannare la bambina e portare alla rovina tutta la sua casata.

(20:19:16) shelidon:
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Hope: Prendo il cucchiaio di plastica e, impugnandolo per il manico verde come se fosse un pennello, lo uso per cancellare i segni delle bacchette nella purea. "Erano i traditori di Dio e qui non siamo molto religiosi, mi pare". E che cazzo. Sì, lo so, lo so, oltre a Giuda c'erano anche Bruto e Cassio, laggiù. Da ogne bocca dirompea co' denti un peccatore, a guisa di maciulla, sì che tre ne facea così dolenti. Il mio italiano è un po' arrugginito e quindi non so bene che cosa sto dicendo, ma suona comunque esagerato apolicato a me. Oh diamine, non è poi colpa mia se Dante era un fottuto italiano politicamente invasato come tutti gli italiani. Ci sono peccati peggiori e poi è ancora tradimento se quella che tradisci non è nemmeno tecnicamente la tua parte? Io non ho mai firmato niente e poi all'epoca... oh beh. Inutile crucciarsi a riguardo, in fondo, no? Mi stringo nelle spalle e smetto di spatolare il purè sugli avanzi del pesce. È tradimento se chi hai tradito poi vince la guerra e decide che è stato tradimento. Punto.
Sbuffo e mi giro verso Sasha, e nel voltarmi colgo una sua strana espressione.  Quell'espressione che ci si aspetterebbe da un marito la cui mogliettina gli dica tutta raggiante "Caro, è successa una cosa meravigliosa". Quell'espressione che non sa bene se essere preoccupata a morte, terrorizzata o al colmo della felicità. Ora ho una gran curiosità di sapere cosa potrebbe mai averle detto Faith, ma chiunque io abbia a portata di orecchio da loro sembra troppo occupato a ingurgitare l'orrido pollo o troppo intimorito dalla situazione per prestare la dovuta attenzione. Cazzo. Se vuoi una cosa, devi sempre fartela da sola, in questo posto, e mi riferisco proprio a tutto: mi tolgo dalle ginocchia il tovagliolo di carta, asciugo le labbra e lo butto sulla tavola. "Con permesso". Si fa per dire.
Punto le mani sul bordo della tavola, ignoro l'immagine degli inservienti che la apparecchiano e mi alzo.

(03:00:33) Isabelle:
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Sasha: “… e poi quel problema con la sede russa…”
E’ una frazione di secondo, una sola minuscola frazione di secondo in un momento in cui il tempo sembra rallentarsi e scorrere vischioso, come il sangue. Fermate la giostra, sto per vomitare la cena che non ho mangiato e vorrei tanto scendere, se solo fosse possibile. Guardo la signorina che ho seduta di fianco e non so cosa dire. La sua voce mi arriva ovattata, quasi mi fossi trovata inaspettatamente vicina al luogo in cui è esplosa una mina. In fondo l’ho voluto io. Non mi bastava intuire che ci fosse qualcosa che non andava, no, ho dovuto averne la prova, sbatterci la faccia, altrimenti non sarei l’avvocato che sono. Ma, ovviamente, il pugno della realtà è decisamente più duro rispetto a quello della mera supposizione.
“Ma naturalmente lei questo lo sa meglio di me.”
No, no che non lo so. Ma almeno sto ricominciando a vedere normalmente ed ha sentire tutti i suoni della sala. Troppi e fastidiosi, per i miei gusti. Tipo il delicatissimo modo che ha Hope di scansare la sedia dal bordo del tavolo.
Devo stare calma e respirare e sorridere alla signorina che ho seduta di fianco (che mi serve sia propensa a parlare, più che a ritrarsi), la cui unica colpa è quella di avere il padre che è un vero stronzo. Come posso convincerti a dirmi quello che sai? Potrei tentare un approccio alla: Ah, non lo dica a me, ho una di quelle sciatiche!... fulminanti. Ok, sì, è la strada giusta: “Ah, non lo dica a me... Ci sono rimasta molto male, mi creda. E così anche Andrej. O almeno penso, sa... Non sono ancora riuscita a parlargli da quando sono stata malamente prelevata da San Pietroburgo.”
E Felici Hunger Ganes e possa la fortuna sempre essere a vostro favore. Oh, adesso sì che mi sento una vera guerriera. Preparata, pronta a tutto. Cattiva. Sì, peccato che la mia arma sia un fottuto cucchiaino da tè in plastica assolutamente insufficiente e inadatto alle mitiche lampade ad UV della serra. Cazzo. Ora che ripenso a quel vecchio film (e libro), iniziava con il Trattato del Tradimento, che mi impressionò molto all'epoca:
Come punizione per la rivolta ogni distretto offrirà in tributo un ragazzo e una ragazza fra i 12 e i 18 anni in una pubblica "Mietitura".
Quei tributi saranno tutti presi in consegna da Capitol City, quindi trasferiti in una pubblica arena dove si sfideranno in un combattimento mortale finché rimarrà un unico vincitore.
Che assurdità! Pensare però che i distretti sono dodici, come le nostre corti mi mette uno strano senso di inquietudine addosso. Certi collegamenti non sorgono mai per caso, come le idee che ti colgono nel cuore della notte mentre si sta sognando. Ma il trattato parla di tradimento che, nel mio caso, sembra una parola piuttosto azzardata e decisamente pericolosa (per non dire letale). Allora perché non riesco a togliermela dalla testa? Tradimento. Tradimento… no, non è possibile. Anche se fosse, non da noi.
Ci sono stati altri casi del genere? In Turchia, forse? Ah, non ricordo! Quello che posso affermare quasi con assoluta certezza è che, comunque, anche ammettendo il caso che qualcuno dei nostri abbia combinato un gran casino, tutto ciò che ne seguirebbe non avverrebbe in una pubblica mietitura né, tanto meno (signori della giuria) in una pubblica arena. La Signora non ama che le si punti troppo il riflettore addosso. Ma forse, allora, è proprio per questo che siamo stati sparpagliati ai quattro angoli del globo, tralasciando il fatto che io, tecnicamente, non sono neanche sulla terra? Dio. Dio che confusione.
Non c'è della vodka su questa base lunare del cazzo?

(17:53:44) Florence:
faith002

Faith: "Oh..." Mi dispiace, davvero, so cosa significa non riuscire a sentire abbastanza la persona che si ama e so che non è mai abbastanza, quindi... ma che cosa sto pensando? Andrej è solo il responsabile della sede russa, non è sentimentalmente impegnato con questo avvocato, perché mi è venuta da pensare una cosa del genere? Ora mi sento una pettegola intrigante, accidenti, e sono sicura che sto arrossendo in maniera abbastanza imbarazzante e che la mia carnagione non servirà a nasconderlo. Devo assolutamente trovare qualcosa da dire e che questo qualcosa non riguardi Andrej. "A proposito, lui dov'è?" Brava Faith. Ottimo. Mi prenderei a testate se solo fossi una mutaforma abbastanza dotata per farlo, ma sono una mutaforma talmente poco dotata da poter far credere di non esserlo neanche, se non fosse che chiunque conosce mio padre e non perde occasione di ricordarmelo. Cos'è che stava dicendo Baba? Che Simone è in Russia? Parlando di non poter parlare con la persona che si ama... oddio, lo sto pensando di nuovo! Mi sento come in quella vecchia canzone di cui hanno fatto duecento cover: sometimes I feel I've got to run away solo che a me capita sempre. Ho parlato sull'onda di questo pettegolezzo che gira e sull'onda di quello che ha detto la nostra fotografa, anche se non è proprio facile tradurre in qualcosa di concreto quello che dice la nostra fotografa. Sono sicura di star facendo proprio una figura di merd... proprio una brutta figura e naturalmente la sto facendo far fare anche a mio padre e a tutti gli altri. Oh, ci vorrebbe un gin tonic. "Non che io lo conosca, chiaro: ci siamo parlati forse qualche volta a capodanno..." ...una persona gradevole, esteticamente, anche se ho avuto un po' l'impressione che... non so, sarà una cosa tipicamente russa ma mi sembrava un po' con quella faccia da io sono figlio dello zar e tu chi diavolo sei. Però abbiamo chiacchierato un po' lo stesso anche se io veramente non sono un diavolo di nessuno. Il diavolo è mio padre, dicono.
Hope si sta alzando, forse per venire qui a salvarmi e prego con tutte le mie forze che lo faccia davvero perché non so proprio più cosa dire e soprattutto non ho capito di che cosa mi voleva parlare la russa. Non capisco mai di che cosa mi vuol parlare la gente, quando sono affari mescolati a quelli di milady, perché la gente ha sempre paura di arrivare al punto. Ma allora perché incomincia la conversazione, mi chiedo.

(21:00:37) Caterina:
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Talia: Non così in fretta. Prendo Hope per il polso e spero proprio che attraverso il mio tocco le si trasmettano immagini di quanto io disapprovi questo suo comportamento indecoroso. "Non abbiamo ancora finito di mangiare, dove credi di andare?" Ti inculcherò la buona educazione, dovessi farne una soluzione isotonica e introdurtela in corpo per endovena, siamo intesi? Stai trasformando questa opportunità che vi ho dato in un'opportunità che non si ripeterà tanto facilmente e le tue amiche ochette, sempre pronte a imitarti, non sembrano aver molto capito di che cosa stiamo parlando almeno fino a quando non mi avranno ben osservata in volto. "Esistono molte forme di religione e io credo che sia necessario sapere come comportarsi in alcune circostanze." Potrei anche aggiungere che sono nata e cresciuta in una famiglia cattolica e illustrarti l'eresia di Dante nel mettere Giuda all'inferno per il tradimento di Cristo, del quale si era pentito, e non tra i suicidi come avrebbe dovuto essere: ci porterebbe su una strada lastricata di numerosi esempi, seduti al tavolo che Faith ha inconsapevolmente scelto, e sono certa tu non voglia affrontare questo tipo di esempi. Dover accettare che la propria vita appartenga a Dio e dover accettare che la propria vita appartenga al governo non fa molta differenza e produce lo stesso medesimo risultato: il suicidio, qui, non è contemplato come non è contemplato che ci si alzi da tavola prima di avere terminato la propria cena. Specialmente se questa cena non è la propria, ma la mia. L'hai voluta e ora la terminerai, costasse quello che costasse. E poi rientrerai nella tua cella, signorina: hai già causato abbastanza turbolenze per quest'oggi. Sto per aprire bocca, per dare fiato a questi pensieri nel caso non li avesse percepiti chiaramente, quando accade l'impensabile.

(23:55:19) shelidon:
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Hope: Ha, ha, ha, lasciami subito, dottoressa, o ti giuro che mi metto a strillare come un'aquila arrosto durante la cottura e allora dovrai spiegare a Faith che cosa mi ha fatto strillare in questo modo. "Anch'io credo qualcosa". Che tu te ne debba andare a fare un profondo respiro, che è quello che faccio io. Un profondo, profondo, profondo respiro che fa immancabilmente saltare il primo dei bottoni d'oro alla preziosissima giacca vintage Vivienne Westwood dell'avvocato e quanto vorrei poter avere una telecamera per immortalare questo momento. Ma che dico? Qui ci sono tutte le telecamere che voglio: devo solo infilarmi nell'archivio del circuito chiuso e recuperare le angolazioni da cui si veda meglio il bottone che parte e, con precisione da cecchino, finisce a stamparsi in faccia alla dottoressa Wagner. E non si dica che non ho mira, d'ora in avanti, perché a centrare il cestino con una pallina di carta sono capaci tutti (anche se io no) ma questa è roba da professionisti.
Mi divincolo e mi esibisco in due aggraziati saltelli dietro alla sedia del dottor Mullighan, prima di dar via allo scatto che mi porterà attraverso la seconda base fino alla salvezza dove si trova Faith, ma è a quel punto che accade l'impensabile. E non mi riferisco ad un impensabile mistico, come potrebbe essere un'apparizione della Madonna nel centro del salone, o ad un impensabile altrettanto mistico come l'apparizione di lady Erodiade nel bel mezzo del portale che avrebbe dovuto portarci via da questo schifo. No. Quello è già successo il mese scorso, tante grazie, e mi è bastato. Ciò che accade è un impensabile di natura... uhm... come definirla? E' una di quelle cose che potrebbero accadere in quelle weird tales d'inizio secolo scorso, quei romanzacci d'appendice horror (horror sia i romanzacci che l'appendice, intendo) in cui c'è sempre la donzella idiota o il viaggiatore cretino che va immancabilmente ad alloggiare in un ostello costruito sopra un cimitero o in posti che si chiamano darkholme o swamptous swamp e io mi domando sempre, ma alloggiare in posti che si chiamano prato fiorito o collina felice no, eh? Mai? E anche noi, effettivamente, stiamo su un satellite chiamato come una tizia che nella migliore delle versioni è una donna tramutata in schifezza che partorisce demoni e nella peggiore delle versioni... beh, meglio non dirlo: in fondo siamo ancora a tavola, come la dottoressa teneva tanto a precisare. E allora mi dica, dottoressa, sotto che capitolo si classifica quello che sta accadendo in questo momento, nel suo manuale della perfetta finta cena da famigliola felice del cazzo? Perché io non ho mai fatto cene di famiglia: eravamo in dodici e non c'era un cazzo da mangiare, al confronto dei miei, i genitori di Hansel e Gretel erano contenti di averli. Non sono molto pratica, quindi. Cos'è questo? Stacco pubblicitario? Intermezzo? Intervallo? Il contorno? Un dessert? I cartoni animati con il caffè? Ah, per essere animato è animato, anche se forse in questo momento preferirebbe essere di cartone, secondo me. Chi è? E' uno degli infermieri, dovrei conoscerlo, ma conciato in quel modo è davvero difficile dirlo e deve aver strillato talmente tanto, nel venire qui, che nemmeno la voce è molto riconoscibile. Che cazzo ha combinato? Ha sbagliato e si è fatto la barba con una sega elettrica? Nella sala si è sparso il panico: qualcuno è andato a soccorrere il piccolo zombi felice, molti altri stanno scappando verso le altre uscite. La dottoressa urla di stare calmi, ma sui volti di tutti si legge bene la risposta state calmi un cazzo. Raggiungo Faith e l'avvocato, le prendo sottobraccio come siamo arrivate e le tengo insieme, prima che inizino a correre in due direzioni diverse e mi sputtanino i programmi per la serata. "Gin tonic?" Nella mia cella ho la parte tonic e se mi date cinque minuti, con tutta questa confusione riuscirò di sicuro ad infilarmi nelle cucine per la parte gin: l'aiuto cuoca ne tiene una bottiglia nascosta dietro ai detersivi.

(21:18:01) Isabelle:
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Sasha: Non sollevo lo sguardo al cielo solo perché sarebbe una dimostrazione troppo plateale di fastidio. Quindi sorrido. Ma giuro che se qualcun altro, su questa dannata base lunare, mi chiede dove si trovi il chicchessia di turno (sebbene Lady Erodiade e Andrej non siano propriamente delle persone qualunque), potrei avere una crisi di nervi. Possibile tu non abbia ancora capito che sono io che sto cercando di capire da te dove sia scomparso il mio dannato fidanzato dalla lingua troppo lunga e dal cervello troppo corto (solo quando si tratta di parlare con o di Gabriel, amore mio, perché non riesci proprio a trattenerti)? In fondo non sollevo lo sguardo al cielo anche perché tu non hai colpa dei miei malumori o dei miei fastidi (che siano dettati dal momento oppure no, non è rilevante). Hai colpa solo di avere stampata in viso quell’espressione da: perché tutti mi chiedono cose a cui non so rispondere? Andiamo. Siamo buoni tutti a fare i finti tonti, è convenienza o, sarebbe meglio dire, spirito di sopravvivenza, il più delle volte… Ma qui non siamo in pericolo, quindi in questa occasione forse sarebbe meglio toglierci di dosso questo strato di trucco ed andare avanti, genuini e felici (o sei addentro così tanto anche tu al loop dei protocolli di corte?
Siamo onesti e parliamoci chia… che cos’è questo fracasso e perché si sono improvvisamente alzati tutti? E’ finita la cena e non me ne sono resa conto? No, non è possibile. Di solito suona la campanella – come a scuola – poi tutti ci alziamo, poi aspettiamo che l’agente Wagner torni a suoi affari e poi, quando ormai ti verrebbe da correrle dietro e rovesciarle il pollo nella camicetta, poi siamo finalmente tutti degni di tornarcene in cella. In ogni caso, devo assolutamente finire di parlare con la Gabrielyévna, non mi importa se è entrato un tizio a cui sembra che Freddy Krueger abbia affettato la faccia, anzi no: a cui sembra che Freddy Krueger abbia mangiato la faccia. Dio, ma che razza di esperimenti conducono qui? Devo approfittare di questo momento di trambusto, essere sintetica, non ho tempo di spiegarle che della corte russa siamo tutti sani e salvi tranne lui, scomparso nel nulla dopo una misteriosa telefonata con Balthazarovic. “Per la cronaca, non ho paura di arrivare al punto, è che alcune cose sono quanto meno delicate da trattare. Credo che Andrej sia in pericolo e credo, sostanzialmente, che tuo padre ne sia la causa. Ti prego, aiutami”, e no, non sto recitando la parte della povera infelice. Sono sul serio arrivata all’ultima spiaggia per quanto riguarda questo discorso. Che umiliazione… “Gin tonic?”
Hope, sei una santa, non importa che la mia giacca manchi di un bottone e che tu mi sta trascinando con un po’ troppa forza, prendendoti delle confidenze nell’afferrarmi sotto braccio. Sei una santa e ti prego, dammi della vodka.
Liscia, con ghiaccio.

(00:42:41) Florence:
faith002

Faith: Oh no, cazzo, no, no, no! E non parlo solo del fatto che il tizio appena entrato ha in faccia gli stessi morsi che ho visto alla ragazzina con i capelli bianchi e quindi, probabilmente, qualcosa è andato molto storto nel laboratorio dove abbiamo lasciato la carpa, ma talmente storto da sembrare una curvatura alla Star Trek. Parlo di quello che mi sta dicendo la russa. "Oh no..." E mi dispiace davvero così tanto che potrei quasi mettermi piangere per te. Io... non c'è proprio niente che io possa fare per aiutarti. Non mi è neanche un po' di conforto sapere che in fondo dovevo aver visto giusto riguardo a lei e Ivanovic Andrej della sede russa: come dice sempre Henry dovrei proprio imparare a fidarmi del mio istinto ma, parlando proprio di Henry, non ti posso aiutare perché a suo tempo sono riuscita appena appena a salvare il mio fidanzato. E solo appendendomi fisicamente al braccio di mio padre e piangendo tutto quello che avevo da piangere e lasciandomi sfuggire che se l'avesse fatto sarei stata infelice per il resto della mia vita. Una vita che grazie a lui si prospettava essere lunghissima e non so davvero come mai non me l'abbia rinfacciato. Non so, non so in virtù di quale miracolo abbia funzionato allora ma so che questa volta non funzionerebbe. "È... sicura? Perché lo pensa?" Non sarebbe strano, ma... sì, lo considero strano, in realtà. Sto cercando di pensare velocemente e mi gira la testa. Andrej è una persona di fiducia per lady Erodiade e mio padre non agirebbe mai e poi mai contro una persona di fiducia di lady Erodiade, sarebbe come agire contro lady Erodiade ed è un'ipotesi talmente folle e strampalata che non voglio nemmeno avvicinarmi a considerarla. È semplicemente impossibile. È come mettersi a ipotizzare che una mano possa strangolare l'altra. Sarebbe come la ribellione dell'angelo preferito di Dio e avrebbe le stesse devastanti conseguenze. Le nostre vite ne uscirebbero distrutte. Oh, come sono pentita ora di aver paragonato mio padre al diavolo... ma no, non è possibile. Hope ci ha afferrate e ci sta portando via verso una salvezza e un gin tonic. Non ho risposto all'avvocato. Devo risponderle. La gola è secca e starebbe meglio dopo un gin tonic ma voglio dire qualcosa nel momento in cui Hope ci ha lasciate sole nella sua cella per andare a prendere gli alcoolici. Ma non avremmo potuto farceli portare? La stanza di Hope è così spoglia che sembra quasi una cella. "Gli parlerò quando sarò tornata..." Faccio scorrere le dita sul bordo del monitor e lo accendo. Vuole una password... chissà se andrà bene la mia password che uso a casa... hey, va bene! Sono on-line e vado a cercare il giornale. "Oh... můj bože..." E' successo cosa? Devo assolutamente tornare sulla terra.



(18:30:09) Caterina:
avatar - PG - talia 002

Talia: Non si verificava un tale trambusto dal giorno in cui Hope e le altre sciagurate hanno tentato di fuggire insieme all'infiltrato, ma quel giorno non ero presente. Ero in partenza per la terra, dove speravo che avrei trascorso una piacevole settimana e trovato la trabquillità necessaria a prendere una decisione importante per la mia vita. A quanto pare non esiste luogo in cielo o in terra dove si possa ottenere della tranquillità quando ci sono di mezzo persone come Faith e Hope. Sto forse diventando ostile e prevenuta nei confronti degli infetti, come parte del personale medico su questa base? No, io li ho scoperti, ho inventato la terminologia che li definisce. Senza contare che ho creato molti di quelli che si trovano su questa base. Chi ha bisogno di tranquillità? La tranquillità è noiosa, indebolisce le unghie delle mani e certamente non porta fama e riconoscimento mondiale. Nonostante ciò detesto questo trambusto. "State calmi e ritornate ai vostri alloggi." Non avete mai visto del sangue? Massa di ipocriti.
Mi volgo a cercare Faith con lo sguardo e riesco appena a vederla venire trascinata via da Hope insieme alla russa. Spero non stiano pensando di coinvolgerla in una dei loro... delle loro... ah, dovrò intervenire. Gabriel non sarebbe contento di sapere che permetto certe cose su questa base. No, un momento. La cosa mi genera un filo di nausea ma devo essere realista e ammettere che forse Gabriel non sarebbe contento di sapere che permetto certe cose su questa base solo se coinvolgono sua figlia. Sono lieta di non aver cenato, alla resa dei fatti. "Portatelo in ambulatorio e chiamate il dottor Hwang: la sua partenza è stata cancellata." Permanentemente: non si vede che abbiamo un'emergenza? Ne potrei uscire in questo modo: niente spargimenti di sangue ulteriori. Il sangue è cosa preziosa da queste parti. Cosa è quella faccia? So che il dottor Hwang è un veterinario, non sto richiedendo la sua presenza per l'infermiere ma per me. Anche se in fondo... si tratta solo di un infermiere. "Sarò nel laboratorio 12A."
Arrivare al laboratorio è come seguire le croste di pane di quella fiaba, solo che qui si tratta di seguire la scia di sangue lasciata dall'infermiere. Picchietto le dita sul comunicatore. "Un inserviente a pulire i corridoi subito." Mi domando, mentre la scia di sangue si ingrossa: sarà riuscito a chiudersi il laboratorio alle spalle oppure in questo momento abbiamo una carpa assassina che si aggira per la base? Mi fermo a prendere una siringa a pistola. Non ce n'è bisogno. La porta del laboratorio è chiusa, anche se è coperta di sangue e dovrò disinfettare il mio badge prima di appuntarlo al camice. Entro con cautela. La creatura è seduta sul tavolo del laboratorio e sta sgranocchiando qualcosa che tiene tra le zampe posteriori (le uniche zampe che ha). Quando entro, si volge a guardarmi e mi rivolge un grande sorriso rosso. Batto le mani. La creatura abbandona il suo pasto, il sorriso, la postura e salta in avanti, si mette a quattro zampe (anche se ne ha solo due) e lì rimane, aspettando. E Faith mi diceva che ha visto più d'una di queste bestie? Devo assolutamente ritornare sulla terra.

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