- Le mele
avatar - bund - n7 centre for Lunar Interchange
2:10 am, 13 April
2106
7 on the Bund - Centre for Lunar Interchanges & Communications

«搞航天工程不是要达成升空之旅,
而是要让人可以正常在太空中工作,
为将来探索火星、土星等作好准备.
Carrying out space programs is not aimed at sending human into space per se,
but instead at enabling humans to work in space normally,
also preparing for the future exploration of Mars and Saturn.»

(02:35:04) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Sto canticchiando. So che magari non è educato, ma quando sono con Aida mi viene naturale canticchiare, cosa ci posso fare?
"Lune
Qui là-haut s'allume
Sur
Les toits de Paris
Vois
Comme un homme
Peut souffrir d'amour
Bel
Astre solitaire
Qui meurt
Quand revient le jour
Entends
Monter vers toi
La chant de la terre..."

La luna sembra enorme, vista da qui. Tutto il grande vetro della torretta sembra una lente convessa, fatta apposta per mostrare ogni poro e ogni echimosi sulla faccia della luna come uno di quegli orribili specchi ingranditori che sembrano messi lì, nel bagno, apposta per esaltare tutti i difetti della pelle e farti sentire uno schifo. Mi passo il dorso della mano sulle guance e mi sembra che attraverso il guanto la mia mano stia spingendo per intervenire e togliere quelle piccole imperfezioni, farmi la pelle bianca come la neve e le labbra rosse come il sangue, come la principessa delle favole. Oddio, ma a me piace la mia pelle: non voglio una pelle diversa. Abbasso la mano. Il tecnico alla plancia di comando si gira e mi guarda. Sono stata brusca? Forse sono stata brusca... Vorrei essere capace di dissimulare, come fanno le signore, di fingere che vada tutto bene e che non sia successo niente e che se anche fosse successo qualcosa è tutto perfettamente normale, invece riesco sempre e solo a sembrare nervosa come se stesse succedendo qualcosa di molto più grave di quello che è successo. Ecco. Come adesso. Mi stavo solo preoccupando delle mie guance, ma il tecnico delle comunicazioni adesso è sicuramente convinto che si stia per scatenare l'apocalisse. E questa situazione naturalmente mi rende ancora più nervosa. Perché non se ne va? Gli ho detto quello di cui ho bisogno: quanto tempo ci vuole? Questi tecnici sono tutti uguali. Se ci fosse qui mio nonno, sono sicura che lui sarebbe capace di attaccarsi al sistema con un cacciavite e un orologio da polso. E a dire il vero mio nonno è qui, ho dovuto scoprirlo per caso da Candy che l'ha saputo da Echo. Possibile? Ci avevo appena fatto la pace ed è riuscito ad accumulare di nuovo così tante cose, per farmi arrabbiare, che non so da dove cominciare. Mio padre, dico. George è partito senza preavviso, e sono sicura che ci sia dietro il suo zampino: sarà stato un regalo di compleanno più grosso del solito, non lo so, ma comunque è riuscito a rovinare il mio, che non potrò più dargli perché come glielo spedisco fino a Honolulu? Con un razzo missile e circuiti di mille valvole? Ma è stata solo una cosa. Non bastava questo e dover sapere che mio nonno è a Shanghai solo parlando con la cameriera. Oddio. So che nei confronti di Candy questo è un pensiero poco carino, ma in fondo non è così? Insomma, ho dovuto saperlo da lei, non poteva dirmelo? Cos'è questo grande segreto? Si tratta di mio nonno. E poi, e poi la ciliegina sulla torta: devo partire anch'io. Oggi. Quando pensava di dirmelo? Poteva aspettare ancora un po', no? Prendermi mentre stavo dormendo e mandarmi sulla luna in pigiama. Lo so anch'io che ho sempre desiderato andare sulla luna, ma insomma questo è troppo. E ha sempre quel modo di mettere giù le cose per cui uno non si sente di dirgli di no. Come se fosse l'unica o l'ultima possibilità di fare qualcosa che hai sempre desiderato, e come se un rifiuto potesse davvero risultare nell'Apocalisse.
"谢谢."
Finalmente ha deciso di andarsene. Finalmente. Tolgo il telefono dalla tasca e lo appoggio sulla plancia. Scivola. Lo prendo prima che cada e lo riappoggio. Scivola di nuovo. "Insomma..." Lo appoggio in alto, sopra due grossi pulsanti trasparenti con gli ideogrammi 现在 e 以后, e finalmente rimane lì. Da quando Aida non è più nella bottiglietta, ho sempre timore che non ci sia più. Strano, perché nemmeno nella boccetta riuscivo a vederla, ma... non so, mi dava una sensazione di sicurezza. Ora è su un orecchino, dentro ad una gabbietta di filo di ferro: mi sembra un involucro così tanto fragile, che... "Aida, dovresti vedere la luna da qui: è enorme." Non le ho ancora detto dove stiamo andando: mi ha solo visto fare la valigia e chissà quante domande si sarà fatta. Come si spiega a un fantasma che stiamo andando nello spazio? "Penso che dalla luna nera si vedrà ancora più grande: sono molto curiosa. E dallo shuttle si potrà anche vedere la terra, forse." Mi domando come siano fatte le schermature antisolari... deve averne, no? Forse sarebbe il caso di chiedere... In ogni caso, "Ci sono delle amiche, sulla luna, che vorrei presentarti: una era qui fino a poco fa, ma non c'è stata occasione di farvi incontrare." Non c'è stata occasione significa che mio padre l'ha tenuta chiusa in una stanza per tutto il tempo prima di rimandarla chiusa sulla luna. Oddio. Forse ha intenzione di fare la stessa cosa anche con me. Dev'essere per forza così: si è stancato di me e mi sta mandando sulla luna. Fa sempre così, ultimamente: Orlando ci aveva perso il senno, lui ci manda le donne che non vuole vedersi intorno. Ero quasi contenta, prima: ora... ora, mi viene da vomitare.

(04:23:55) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Faith sta canticchiando. Che bello! Questa canzone mi piace tantissimo!
Anche se... è diversa da quella che conosco (No, pensandoci conosco anche questa. Ma mi è sempre piaciuta di più l'altra.).
Ma non capisco perchè. Sono diversi i fonemi usati dalla voce, ma non ne capisco il motivo. La musica è la stessa. E il significato anche. Non capisco.
Però se Faith preferisce questa posso cantare questa.
(Di solito è maleducato cantare quando sta cantando qualcun'altro. Ma non penso che adesso sia sbagliato. A Faith piace quando io canto. E a me piace davvero tanto questa canzone).

Faith mi parla. Della luna. Percepisco tutto attorno. Si vede la luna. Ma non so valutare se è grande o no. Non l'ho mai vista da così. Non so quanto è grande di solito. Forse l'avevo vista, prima del prima. Ma è tutto diverso, da così.
Faith parla ancora. Di persone che vuole farmi conoscere. Che bello! Mi piace conoscere altre persone.
Sarà un problema il fatto che io sia un fantasma? Però Faith conosce anche Clarissa. E Clarissa è un fantasma. Quindi non dovrebbe essere un problema.
Però Faith ha detto che le sue amiche sono sulla luna. Come può presentarmele, se sono sulla luna?

(17:37:52) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Una volta contavo ogni scalino mentre salivo, contando con ogni scalino qualcosa che avevo concluso allo stesso modo in cui, ogni sera, si strapperebbe la pagina del vecchio giorno dal calendario, facendone una stretta palla vendicativa. Il tempo ha avuto la meglio, nel tempo: ora salgo, al massimo, come una vecchia lavandaia che arranca gradino per gradino su una scala ripida e senza fine. La posizione insolita e fuori contesto di questo faro, che si bagna i piedi sul lungofiume coloniale di Shanghai, mi è sempre sembrata romanticamente insolita, come un manoscritto di Compiuta Donzella abbandonato sul tavolino di una taverna nella Città Vecchia, ma ora che sto salendo mi lascio alle spalle, un grano d'oro su ogni scalino, il timore della discesa. Come se la salita stesse costruendo per me una catabasi gradino per gradino, a rovescio, nel pozzo, nelle acque profonde, negli abissi delle tenebre e della follia. Il fiume ha un aspetto minaccioso, oggi, e straordinariamente quieto. Il parco sembra aver approfittato della tranquillità inaspettata per far spuntare nuovi fiori e foglie: da una finestra tonda posta sul mio percorso, vedo gli sciami di persone muoversi in quella direzione, e danzare nel giardino alla luce di un falò.
Alla stagion che il mondo foglia e fiora
Accresce gioia a tutti i fini amanti:
Vanno insïeme alli giardini allora
Che gli augelletti fanno nuovi canti

La voglia di una festa, a quanto pare, non si è ancora sopita nonostante lo strenuo tentativo di metterla a tacere, dopo l'ultimo tentativo: una festa che faccia scivolare nell'oblio ogni discorso di vecchiaia, morte, necrologi e tempo, e che mi faccia dimenticare per un momento anche il giornale. Una festa che ricopra la realtà con una nebbia di polvere d'oro e di champagne, che mi consenta di passeggiare danzando per i corridoi della casa, parlando da sola senza averne timore, come facevo in Farrington Road.
Forse, in fondo, il tempo non ha vinto, ed in fondo sono rimasta una snob da salotti pieni di luci, cui basta un gruppo qualunque di persone ben vestite e socialmente sfavillanti per vedere quello zampillo di polvere d'oro e diamanti, che obnubila la realtà dei fatti quel tanto che basta per disciogliere una goccia di benessere nel mio essere. Un tempo quelle persone dovevano necessariamente essere sconosciute: ora posso contare, in punta delle unghie su una mano, persone la cui compagnia riesce a soffiare la stessa sensazione nelle mie orecchie, sovrastando per un breve istante le voci. Sto raggiungendo una di quelle persone, mi ripeto, per soffocare l'angoscia claustrofobica della salita.
La musica scende dalla cima della torre come l'ombra triangolare gettata, sull'ultimo gradino, da una persona rimasta a sostare accanto all'ingresso: sento il corpo della mia ospite inchiodarsi sui gradini, raggelato. Lo specchio s'incrinò da parte a parte.
"Il fato ha già deciso la mia sorte!"
la signora di Shalott singhiozzò.

Sembra ricordare, sentendo l'avvicinarsi del fantasma che accompagna Faith, l'avvicinarsi del mio. E ritrarsi. Ma era consenziente, mi ripeto, aveva acconsentito. La sospingo su di un nuovo gradino, e poi un altro. Ogni scalino conta qualcosa, o almeno è così che provo a contarli, come facevo un tempo, e la mente distratta porta via, nella sua distrazione, anche il barlume di ribellione del mio corpo: ogni scalino, è una scala che ho visto. Adoro, in particolare, le scale scozzesi di Alexander Burnett di Leys: quella segreta di Muchalls, che veniva usata solo dai servi e mi ricorda tanto la scala segreta scavata tra la camera di Candystripes e il 333° piano; quella così bella di Crathes, nell'ala della regina Anna, persa nella spirale della memoria dietro all'incendio del 1966. Due gradini, e sono ancora bloccata. Ma sono quasi arrivata e un qualunque movimento, da sopra, sono sicura sarebbe sufficiente a sbloccare le giunture di queste gambe riluttanti. Un qualunque movimento dall'interno, un cenno.
"Faith?"

(01:23:09) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Aida mi risponde facendomi da eco con la stessa canzone che stavo cantando io. Oddio, è un sì: vuole venire sulla luna con me. Per un momento ho sperato che mi dicesse di no, in qualche modo che conosce lei, per poter dire a mio padre che no, in fondo non ci posso andare, perché la mia amica non vuole. Ho lo stomaco un po' aggrovigliato, adesso. Mi sforzo di sorridere. La plancia di comando è davanti a me che mi guarda e non so bene cosa farci: e pensare che fino a poco fa mi era così chiaro...
Aiuto!
La voce che mi chiama mi fa sobbalzare e letteralmente cadere dalla sedia girevole. Queste dannate sedie gìrevoli sembrano essere fattee apposta per farti cadere e per non collaborare quando tenti di aggrapparti allo schienale per rialzarti. Se solo la smettesse di girare... Chi mi ha chiamato? Dev'essere Clarissa: le ho chiesto di raggiungermi qui, magari ha qualche desìderio particolare riguardo alla mia visita sulla luna ma di sicuro dovrei prima trovare il coraggio e il modo di dirle che ci sto andando. E se anche lei ne deducesse che mio padre sta tentando di sbarazzarsi di me? Come farei a contraddirla? Ok, una cosa per volta. Parlo a bassa voce: "Ehm... Aida... Puoi continuare a cantare? Qualcos'altro che riguardi la luna." Restando in argomento e mantenendo questa atmosfera romantica magari sarà tutto più facile... anche se, ora che la guardo bene, l'immagine enorme della luna mi sembra una proiezione finta sul vetro, e questo sarebbe molto poco romantico. "Ehm... sì, Clarissa, sono qui in cima! La porta è aperta?"

(02:30:40) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Percepisco qualcuno che si avvicina. Qualcuno di strano. Ma non capisco ancora bene come. Poi parla. La riconosco. Clarissa.
Saluto.

Poi ci ripenso. Spero di non aver spaventato Clarissa come è successo quando l'ho conosciuta. Non sono mai sicura se a Clarissa piace sentirmi cantare.
Nessuna risposta.
Faith mi parla. Puoi continuare a cantare? Sì, certo! Mi piace stare con Faith, mi fa sempre cantare. E Faith conosce Clarissa. Quindi se Faith mi chiede di cantare quando c'è Clarissa, vuol dire che a Clarissa non dispiace se io canto. Bene. Mi dispiace dar fastidio a Clarissa. Ma mi dispiace anche non poter cantare.
Qualcos'altro che riguardi la luna. Penso. C'è tanta musica bellissima che riguarda la luna. Ma non è troppo difficile scegliere.

Questa è veramente tanto bella.

(17:22:14) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: È una notte meravigliosa, illuminata dalle stelle. Mentre salgo le scale, sento risuonare le onde e, arrivando sulla cima del pianerottolo, rimango sorpresa dalla luna, enorme, pallida. "Non c'è alcuna porta, Faith." E sorrido. Sì, la sua voce ha portato la tranquillità nel tessuto teso del mio corpo e anche il dolce cantare del fantasma, su una splendida aria di Bellini, arriva a cullare amorevolmente nei miei occhi il paesaggio che si gode dalla cima del faro. In questo periodo dell'anno, chi scende a passeggiare lungo il Bund per chiedere al fiume di quale messaggio sia portatore, solitamente riceve in risposta i pegni consueti della dolce stagione: il tramonto e il pallore dell'alba, per chi può goderne, il levarsi della luna e la sua luce che bacia i pescherecci, e i bambini che scagliano zolle d'erba nell'acqua dal parco. Questa notte qualcosa stona con tanta gioconda serenità. La silenziosa apparizione di un'ombra cinerea a pelo d'acqua, o una macchia purpurea sulla dolce superficie del fiume, come se qualcosa d'invisibile, giù nel profondo, ribollendo avesse versato sangue, viene inghiottita immediatamente dopo nei vortici della mia immaginazione e nel suono di queste parole già dette, già scritte, già sentite. Mi sento aggrovigliata in un sapore stantio, accorgendomi che nel pensiero le mie frasi ricalcano frasi da me già usate, e la consueta angoscia, il senso di soffocamento, accompagna la vista del grande Huangpu e dello spazio aperto attorno a noi. Mi aggrappo con la mano al guscio di vetro delle finestre, come per salvarle dall'impulso con cui io stessa potrei mandarle in frantumi.
Casta diva che inargenti
Queste sacre antiche piante,
A noi volgi il bel sembiante.

Aspetto che lo spirito nel suo telefono abbia terminato di tessere la sua aria: la respiro, in onore al significato originale del suo nome, e trovo conforto in questa sospensione statica e intimista che la musica ci regala, galleggianti insieme a Norma e alle sue sacerdotesse nel Bosco Sacro dei nostri pensieri. Solo il silenzio, una volta ritrovato, permette al mio pensiero dominante di emergere come la lingua della fiamma nel Bosco Sacro di Böcklin. "Come mai qui?" Posso credere Faith sia voluta salire per ammirare il fiume, sì, ma non mi avrebbe pregata di raggiungerla in quel caso. Di che cosa si tratta, quindi?

(19:38:21) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Essere preparati a una domanda dovrebbe aiutare a rispondere, no? Sapevo che me l'avrebbe chiesto. Eppure ecco che mi assale quel tipico panico da Ci parli del suo argomento a piacere, quel panico caratteristico che ti fa anche sentire idiota. Come dice TJ, Clarissa è capace di farmi sentire una studentessa impreparata.
"Sto..."
Respiro fino a farmi male. Chissà se i morti possono morire per iperventilazione...
"...stosistemandoleultimecoseperandaresullaluna."
Ecco. Non si è capito niente, vero? Oh, spero che Aida ricominci a cantare... forse avrei dovuo specificarle di non smettere... oh, su, Faith, per la miseria, puoi farcela. Prendo un altro profondo respiro, senza aver buttato fuori il primo, butto fuori tutto e ricomincio. "Sai, mio padre ha finalmente accettato di mandarmi sulla luna, però dovrei partire tra poco..." In fondo non è una vera e propria bugia: è vero che vorrei andare sulla luna da tanto tempo, anche se non è esatto dire che abbia finalmente acconsentito... ma no, non voglio discutere con Clarissa e sentirmi ribadire gli stessi dubbi che sto cercando di mettere a tacere. "Mi dispiace tanto perdere il Trovatore di domani." Avevamo detto che ci saremmo andate insieme, se a Lady Erodiade davvero non interessava andarci, e adesso non potremo più farlo. Magari anche ad Aida sarebbe interessato... anche se non credo mio padre avrebbe acconsentito che io la portassi. Mi giro verso Clarissa, e spero di non trovarci qualcosa come uno sguardo deluso. O forse... Sì, se Clarissa insistesse per andare all'opera con me potrei effettivamente dire a mio padre che no, proprio non posso andare sulla luna, oggi.

(20:51:38) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Clarissa ci raggiunge. Si ferma ad ascoltare la mia aria. Non sembra agitata. Sembra che la musica le piaccia. Bene. Sono contenta.
Quando finisco, Clarissa parla con Faith. Faith si agita (più del solito. ma non tanto da essere preoccupante. Faith si agita sempre). Dice qualcosa che non capisco. Ma neanche Clarissa sembra aver capito. Faith si ferma e poi parla di nuovo. Mandarmi sulla luna Faith sta andando sulla luna! Quindi anch'io sto andando sulla luna. Non avevo mai pensato di andare sulla luna. Chissà se c'è davvero lo 月の兎, e se lo si può incontrare. E Faith può presentarmi le sue amiche. E' una cosa bella. Però Faith non sembre felice. Chissà perchè?
Mi dispiace tanto perdere il Trovatore di domani. Ecco perchè. Capisco. E' brutto perdersi una bella rappresentazione. Però andare sulla luna è una cosa rara. Mentre rappresentazioni ce ne sono tante. E l'ultima non era per nulla una bella rappresentazione, anche prima della catastrofe. Se questo "Trovatore" è come quella "Aida" è meglio andare sulla luna. Non c'è la scena, però il Trovatore posso cantartelo meglio io.

(23:08:21) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa:
"Oh..."
Di nuovo mi risucchia, la notizia, nel vortice del già visto, del già sentito.
You must wake and call me early, call me early, mother dear;
Tomorrow 'ill be the happiest time of all the glad New-year.

Il suono beffardo prodotto dal fremito magnetico del fantasma nell'aria sembra ironizzare sulla eco soffocata della mia infantile delusione. È come rileggere un libro, conoscendo la fine della storia, ma non un bel libro in cui vi sia sigillata e ancora da scoprire, come un lago dentro le sue sponde, una vita che qui sgorga a cascate per finire Dio sa dove. No. Rileggere un libro sempre uguale e sempre diverso come sempre uguale e sempre diversi devono sembrare al gigante Sisifo la sua roccia e il suo dirupo.

« καὶ μὴν Σίσυφον εἰσεῖδον κρατέρ' ἄλγε' ἔχοντα,
λᾶαν βαστάζοντα πελώριον ἀμφοτέρῃσιν.
ἀλλ' ὅτε μέλλοι
ἄκρον ὑπερβαλέειν, τότ' ἀποστρέψασκε Κραταιΐς·
αὖτις ἔπειτα πέδονδε κυλίνδετο λᾶας ἀναιδής. »


« Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva
una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia.
Ma quando già stava
per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta
di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna. »


Come ho sempre odiato questa traduzione, priva di grazia e di eleganza, fuori luogo in un modo subdolo come un grembiule da macellaio abbandonato sul cavalletto di un pittore: con le sue macchie inizialmente riesce a trarre in inganno, almeno fino a quando non la si osserva da vicino. E l'ho osservata da vicino, a lungo, tentando di farne una migliore se non di convincere Ross a farne una sua versione, ma nella sua versione i dannati all'Erebo sarebbero i festanti ospiti di un banchetto epicureo, e Odisseo il personaggio buffo di un romanzo picaresco. Sospiro. Il mio corpo è stanco, vorrebbe una sedia su cui abbandonarsi come la bella di Sußmann-Hellborn, come se davvero dovessi diventare, domani, la regina del futuro maggio. Strano. Il poema di Tennyson sfugge dalla mente e riaffiora quello di Al. Se solo riuscissi a convincerlo a scrivere ancora... ma Faith sta aspettando una risposta, con lo sguardo di chi attende un conforto o una rassicurazione. Tuo padre manovra la tua vita come una marionetta. È così ironico che la parola stessa, in francese, trovi la sua origine nell'espressione piccola Mary, non trovi?
"Faith..."
Sei la riproduzione in miniatura.png di un giocattolo che ha rotto tempo fa. Non potrò mai dirtelo.
"...non preoccuparti, non ha importanza. Io stessa non fremo dal desiderio di vedere la divina nei panni di Azucena."

(01:20:14) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Oh sì. Aida ricomincia a cantare, è una bella aria che ci metterà tutte in uno stato d'animo migliore, ne sono sicura. Cos'è? Ascolto.
Tacea la notte placida
e bella in ciel sereno...

Oh no. È il Trovatore. Cosa sta cercando di dirmi? Che preferirebbe andare a vedere il Trovatore? La risposta che pensavo di ottenere da Clarissa, l'ho ottenuta da Aida, ma ora come faccio? Non posso dire a mio padre che non voglio andare sulla luna perché voglio andare all'opera con Aida, mi direbbe:
a) che mi scordo di portare Aida a teatro;
b) che sulla luna ci devo andare lo stesso, mi piaccia o no.
No, no, no, non voglio eliminare i miei sospetti trasformandoli in certezze. Ora come faccio?
...la luna il viso argenteo
mostrava lieto e pieno.

Ehi, un momento... forse ha solo colto l'occasione del Trovatore per parlare ancora della luna, forse sta solo dicendo di nuovo che le piacrebbe poter andare sulla luna. Oh, è così difficile alle volte capire cosa mi vuole dire la gente, che stia parlando, cantando o anche solo rimanendo in silenzio. Posso solo aspettare la risposta di Clarissa, sperare che ce ne possa essere una, o forse potrei provare a innamorarmi dell'idea di andare sulla luna. Un tempo mi piaceva, ma ora la sola vista dell'enorme faccia tonda mi sta innervosendo. È troppo grande, manca solo il bambino in bicicletta con l'alieno nel cestino, insomma, e ora che la guardo bene mi sembra finta. Non c'era solo una falce, quando siamo uscite? Ecco, lo sapevo. Questa città è sempre così: una non fa in tempo ad affezionarsi a qualcosa ed ecco che si scopre che era finta. Oddio. Che brutto pensiero. Spero che nessuno abbia sentito. E io intanto non ho sentito Clarissa, che mi ha chiamato. Aveva detto qualcos'altro? "Non preoccuparti." Già. No. Non mi preoccupo. Anzi. Mi sforzo di ridere. In fondo quella sulla contralto era una battuta, no? Dunque, vediamo... "C'è qualcosa che vuoi io guardi, sulla luna nera? Qualche storia in particolare che ti interessa, magari..."

(19:30:15) shelidon:
avatar - PNG - Al

Al: La mano appoggiata sulla tasca interna del soprabito, mi domando cosa sia questa strana sensazione che mi ha lasciato addosso il breve colloquio con lady Erodiade. Il suo sguardo serio, quasi accorato, ha liquefatto la maglia protettiva che gli anni mi hanno tessuto addosso, lasciandomi inerme quasi fosse stata la prima volta, come un capretto senza corna. Ora, legato mani e piedi dalla promessa, vorrei aver trovato il modo di porre anche solo una di quelle domande che la proiezione della nostra castellana mi invitava a non formulare. Occuparmi della cosa con particolare attenzione. È per questo che ho evitato portali di qualunque tipo, ho tolto dall'armadio un cappotto che non indossavo da anni e mi sono avviato a piedi? Come se, dopo tanti anni di uso sconsiderato, improvvisamente avessi il timore che l'uso di un portale potesse farmi perdere nella stretta trama della realtà, e con me il mio incarico. Ridicolo.
Il pendolino ha mostrato, sulla mappa, una posizione lungo il Bund che la mia sensazione conferma: c'è una peculiare concentrazione di energia, sulla cima del centro per le comunicazioni lunari, e una concentrazione di energia familiare. Premo la mano contro le costole, a sinistra, per controllare che il biglietto sia ancora al suo posto, e mi trovo a tenercela come se avessi timore potesse scivolarmi tra la fodera e la giacca, improvvisamente sfuggita ad una tasca interna non più esistente. Doppiamente ridicolo. Ma come mai Clarissa si trova nell'unico punto della città ufficialmente autorizzato a comunicare con la colonia di Chang'è? E se il biglietto che porto riguardasse in qualche modo questa comunicazione? Potrei essere in ritardo. Per precauzione, blocco le comunicazioni sulla cima della torretta, prima di iniziare la discussione con le guardie all'ingresso.

(23:23:54) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Una storia sulla luna? Se ci fosse, ti chiederei di parlare ancora con Hope e terminare il tuo romanzo su di lei, la cui bozza mi aveva tanto affascinato: . Ma non esiste storia sulla luna, perché tutto quello che è sulla luna è stato mandato sulla luna perché non parlasse agli abitanti della terra. Respiro. Improvvisamente vorrei essere nella mia camera, vorrei che il mio scialle di seta fosse già appeso allo schienale della sedia e che l'abito nero fosse sul pavimento, che il reggicalze fosse slacciato e le scarpe allineate al bordo del letto, come due soldatini. La collana di perle in un mucchio ingarbugliato sulla toelette insieme alle forcine. Vorrei stendermi sul letto, addormentarmi e dimenticare tutto. Ma non esiste sonno, per me: solo uno stato di estrema astrazione, talmente estrema da sembrare la concentrazione ostinata su di un solo pensiero, su di un singolo granello di infinito, ed indugiare in un tale stato mi farebbe probabilmente scivolare tra le dita le redini di questo corpo. Forse è questo pensiero, forse un residuo di quello precedente, ma mi sembra ora che la stanza mi si stia chiudendo attorno, come un guscio invisibile di uovo, un querchet dell'armageddon. Mi manca il respiro. Così si sente, forse, il fantasma di Faith? Siamo esseri in fuga dal nostro mondo verso un altro dove non possiamo o non vogliamo radicarci. E forse, penso guardando il sorriso limpido di Faith, nemmeno noi meritiamo tanta grazia. "Avevo adorato la tua bozza di romanzo ispirato a Hope, lo sai." L'argomento, mai più affrontato, era rimasto sulla mia fronte come una falena entrata da una finestra dimenticata aperta: ora che ho levato il capo dal cuscino, ora che l'ho fatta levare in volo, posso sentirne la mancanza dove era rimasta per così tanto tempo posata. Perché l'ho fatto?

(23:54:30) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: "Davvero?" A me sembrava così spoglio, così vecchio, avrei voluto fare qualcosa di meglio e di più moderno e poi chi crede più nei romanzi? L'avevo abbandonato in un cassetto virtuale del mio computer. "Cioè... davvero ti piaceva? Forse potrei riprenderlo. Magari farne qualcosa di meno piatto." Gli occhi mi scivolano involontariamente sulla piccola gabbietta in cui dondola Aida, appesa all'orecchino, e ho come una folgorazione. Mi è sempre piaciuta tanto l'idea fare qualcosa con personaggi diversi, storie parallele che si intrecciano magari solo alla fine, come... come The Hours di Cunningham o The Waves di Virginia Woolf. Ho sempre adorato quei due romanzi, piango sempre quando li leggo. "E se..." Oddio, mi sento stupida anche solo a proporlo, ma... "...magari potrei ampliarlo. Non centrarlo solo su di lei, ma intrecciare la sua storia con quella di altre figure." Oddio oddio oddio, come faccio a metterla giù? "Magari... non so, Aida, ti piacerebbe essere raccontata in un libro?" Ecco, l'ho detto. Non so ancora come farò: Jacob sostiene che non si debba insistere troppo sul suo passato, che non la si deve far agitare, ma magari lasciandola cantare liberamente e facendo domande indirette... in fondo Clarissa non dice sempre che concentrarsi troppo sugli eventi fa perdere di vista la storia? Potrei non concentrarmi affatto sugli eventi, alternare i fraseggi di Aida alle storie di Hope e vedere in che modo può snodarsi un romanzo a più voci. Quasi rido. A più voci davvero. Oh, sì. Forse ho trovato la mia idea. Sono così contenta che vorrei cantare.

(05:41:42) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Faith e Clarissa stanno parlando. Ma non le sto ascoltando. Sta succedendo qualcosa. Lo spazio intorno al qui, dove sono Faith e Clarissa, è cambiato. Si è chiuso. Sembra come quando Jacob ha messo me nel qui. Però io sono già nel qui, e intorno adesso c'è una altro qui, più grosso ma comunque chiuso. E' una sensazione strana.
Intanto qualcuno si sta avvicinando. Qualcuno che conosco. Jacob, appunto. Chissà perchè tutte le volte che arriva chiude lo spazio? Magari odia gli spazi aperti?
Sento Faith che mi parla, e torno ad ascoltare. Ti piacerebbe essere raccontata in un libro?
E' un'idea strana. Non riesco a capire se mi piace o no. So che essere raccontata in un libro è una cosa bella. Ma c'è qualcosa che non voglio raccontare. Che non voglio ricordare. (l'orecchino vibra)
E non so cosa si possa raccontare. E come? Però questo lo sa Faith. Se me l'ha chiesto vuol dire che sa come farlo.
Continuo a non essere sicura che sia una buona idea. Però Faith sembra tanto felice adesso. Era triste, prima. Anche se stiamo andando sulla luna. Non posso deluderla.

(18:19:49) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Oh, Faith... come un masala chai, o la cioccolata alla maniera degli antichi mesoamericani: una bizzarra miscela di prodigiosa ed inconsapevole erudizione, e di timidezza, di ingenuità e di un genio guizzante come la creatura che chiamiamo nello stesso modo, un jinn non meno rinchiuso in bottiglia di questa tua nuova compagnia. Trattengo lo slancio d'affetto come un fiore tra due dita del mio corpo e le nascondo sotto lo scialle, quasi la tua innata timidezza mi avesse contagiata. Mi è sempre piaciuta la parola affetto, nel suo indicare qualcosa di abituale, di quotidiano, anche se in questo caso la quotidianità è forse solo una menzogna. Se non fosse una falsità, parteciperei più attivamente alla tessitura della tua storia, non sarei controparte notturna di Penelope disfacendo con il mio accurato silenzio quello che tu hai tentato di costruire durante il giorno. Lascio che la mia ospite prenda fiato, e con lei prendo coraggio. "Il me semble parfois qu'écrire empêche de vivre." Sostengo su di me il suo sguardo sorpreso con un pallido sorriso. "Vai sulla luna e divertiti: sarai contenta di rivedere Hope dopo tanto tempo, solo..." ...vorrei metterti in guardia contro i pericoli del viaggio, come la maga Melissa, ma quello che ho da dirti forse ti turberebbe: la luna nera è un posto dove persone come me, e come la tua compagna chanteuse, vengono rinchiuse. "...fai attenzione a non trattenerti troppo: ricordati che il 15 sveliamo la Gioconda." Un pretesto, a nessuno importa, in fondo chi non l'ha vista? Ma un buon pretesto che ti trattenga dalla tentazione di fermarti fino alla luna piena, o fino al compleanno di Matsu.

(19:01:14) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Aida mi risponde in italiano, è un altro pezzo da Notre Dame e c'è in tante lingue. Mi ricordo quando Candy ha tanto insistito perché andassimo a vederlo in russo con Echo... Candy ha sempre delle idee strane, ma alla fine è stata una bella serata, anche se il mio russo zoppicava dietro al musical come ora il mio italiano zoppica dietro ad Aida. Sarà un sì? Forse è un sì. Ma se fosse un no? Beh, C'est une histoire qui a pour lieu Paris la belle en l'an de Dieu, parla di una storia, quindi forse è un sì. Ma perché ha scelto l'italiano? Oddio, magari in italiano è stata tradotta diversamente e c'è una sfumatura di significato diversa che non sto cogliendo e Aida sta cercando di dirmi qualcosa e io non la sto capendo. Come facciamo a farmi raccontare la sua storia se non riesco neanche a capire se vuole raccontarmela o no? Lo sapevo, è stata una pessima idea... ma Clarissa sta sorridendo e dice qualcosa sul divertirmi sulla luna, quindi forse andrà tutto bene. "Sì, lo so... la festa del quindici..." Anche se mi sarebbe tanto piaciuto fermarmi fino alla luna piena, dicono che da Chang'è, senza il riflesso del sole sulla luna, le stelle siano luminosissime, mi sarebbe tanto piaciuto vederle. E poi Talia mi ha detto che Hope voleva organizzare una festa: quante occasioni avrò ancora di partecipare a un ballo sulla luna? Però... però forse posso convincerla a lasciare che la aiuti, e che deve anticiparla. "So che ci sarà un ballo, sul Chang'è, Hope voleva organizzarlo per la luna nuova... cioè, per la luna piena... nel senso, per la luna piena che sulla terra è... no, per la luna nuova che sulla terra è la luna piena." Sta a vedere che m'imbroglio... "Potremmo aiutarla con la musica, se la anticipa. Aida, che musica metteresti ad un ballo sulla luna?" E sono così entusiasmata dall'idea, all'improvviso, da mettere in secondo piano questo rumore come di passi che sento alle mie spalle: neanche mi domando se sia qualcuno che sale o Clarissa che per qualche motivo sta scendendo, lasciandomi a parlare da sola.

(05:56:06) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Faith sembra intristirsi. Non capisco perchè. Era felice. E le ho detto che la sua idea va bene. E l'ho detto perchè rimanesse felice. Perchè non lo è?
Faith continua a parlare con Clarissa. Poi ha un'altra idea. Una festa, sulla luna. Ed è di nuovo felice (sono contenta). Parla con me. Che musica metteresti ad un ballo sulla luna? Un ballo. Sulla luna. Non so cosa rispondere. Non sono mai stata ad un ballo sulla luna. Quindi non so che musica sia. E la musica del ballo e la musica della luna sono tanto diverse. Però non voglio deludere Faith. E' appena tornata felice.
Penso. Penso ancora. Sto per rinunciare alla luna e scegliere una musica del ballo. Poi ricordo qualcosa. Conosco una musica che si chiama danza della luna. Anche se non è proprio una musica del ballo, e non è proprio una musica della luna. Però io non sono mai stata sulla luna. Magari là anche la musica è diversa. E quindi magari questa musica va bene. Provo. Spero tanto che a Faith piaccia.

Sto cercando di capire se la musica piace a Faith. Poi mi distraggo. Jacob è arrivato da Faith e Clarissa. Ha qualcosa di strano addosso. Qualcosa di molto luminoso. Chissà cos'è?
Guardando l'oggetto stavo dimenticando l'educazione. Male. Bisogna sempre salutare quando arriva qualcuno.

(20:57:27) shelidon:
avatar - PNG - Al

Al: L'ultimo tratto a spirale della scala mi risucchia verso l'alto, attirato dalla festosa musica gitana. L'effetto che ha su di me è quasi anticlimatico, liberatorio: mi insinua sotto la pelle una voglia di sabba che non sentivo da un po' e mi solleva dal petto parte della preoccupazione assorbita attraverso gli occhi di lady Erodiade. Come se veramente una danza avesse il potere di intrattenere davvero chiunque, nella sua spirale, anche la muta regina armata di falce. È la musica del fantasma, naturalmente, e sembra avere lo stesso effetto anche sugli occhi sognanti di Faith, che incrocio per primi quando entro nella stanza. Clarissa mi è di spalle. Aida mi saluta nel suo solito modo, ma neanche questo è sufficiente a farla voltare: deve essere persa in chissà quale pensiero o in chissà quale vortice di immagini. "Buonasera." Anche il mio italiano, questa sera, suona meglio: improvvisamente non mi importa più se quegli stronzi mi hanno cacciato dal paese come se io fossi l'Anticristo. Hey, non c'era bisogno di prendermi così sul serio. In ogni caso, in questo momento sembra non importare. Solo quello che ho in tasca, e questo improvviso desiderio di controllare i fii dell'ordito che mi legano, nel,a trama, agli altri personaggi del nostro microcosmo. Forse ho lasciato che si allentassero. "Clarissa, posso rubarti un minuto?" Magari due parole sul tempo, un convenevole introduttivo avrebbe giovato, ma continuo ad avere questa sgradevole sensazione, come se il tempo in questo momento non mi fosse amico.

(21:21:42) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Rimango immobile eppure ogni cosa dentro a questo corpo sembra essersi mesa in movimento. Sento la musica. La musica mi sveglia. La musica fa vedere quello che è nascosto, ricongiunge ciò che è spezzato. Guardo e ascolto. Guardo i palazzi e le loro luci scintillanti di vita. E gli alberi con le loro mille lingue piene di sillabe, le foglie, ci incalzano e ci trascinano e ci ordinano, come a storni, di stare vicini, stare uniti, di chiacchierare in allegria mentre la musica danza per noi. Devo solo riuscire a non rivolgere lo sguardo verso il fiume, e tutto rimarrà così com'è, cristallizzato in questo momento d'essere, in questa fugace improvvisa completezza. Non conosco questa melodia e mi trovo a domandarmi se sia una melodia originale tessuta dal fantasma: la donna che compone musica si trova più o meno al punto in cui si trovava l'attrice ai tempi di Shakespeare, ancora oggi, dopo tanti anni. Lo chiederò, quando sarà arrivata al termine, e se scoprissi che è una melodia originale potrei... ma un altro fraseggio mi precede, spezza l'incanto, mi ricorda che non tutta la musica è uguale, come non lo sono le poesie. Alcune sono in grado di smuovere l'animo, altre sono solo un suono, appoggiato sull'aria come un brutto libro sulla mensola del caminetto. Chissà, forse quello che ho scritto io, come una pagina dimenticata di opera, giace sulle mensole dei caminetti come qualcosa che nessuno comprende e che a nessuno importa comprendere. Rabbrividisco. O è solo il mio corpo a rabbrividire, forse, nell'aria della sera. Poi una voce mi chiama, e mi risveglio. "Jacob?" E' elegante, questa sera, come se si fosse vestito apposta per uscire: è una cosa che non fa quasi mai. E forse è il soffio più buio del mio spirito a sospingermi verso una riva su cui si accalcano, come anime del purgatorio, le ombre di cattivi presagi. "E' successo qualcosa?"

(22:04:21) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Questa musica è così bella... è proprio il tipo di musica che piacerebbe a Hope, come ha fatto Aida a indovinarla così facilmente? Io la conosco bene eppure non avrei potuto pensare a qualcosa che le piacesse di più: sarà una bellissima sorpresa se porterò Aida sulla luna e lei suonerà questa musica alla festa, la renderà veramente felice, ne sono sicura. E magari anche TJ sarebbe meno contraria all'idea della festa. Cosa c'è di male in una festa? Certo, a Talia piace il jazz... magari Aida conosce anche del jazz: in fondo non avrei mai pensato che conoscesse tanti tipi di musica, e invece le conosce. Aida si interrompe e poi ricomincia, senza lasciarmi tempo per chiedere niente, ma questa non mi sembra tanto adatta a una festa sulla luna: magari a qualcuno piacerebbe stare tutti seduti a vedere della gente che canta, ma stare seduti ad ascoltare qualcuno che non puoi vedere che si canta e si risponde... oh, Aida, non lo so, e non so come dirtelo.
"Buonasera."
Chi ha parlato? Metto a fuoco di nuovo la stanza. Jacob? Sta chiamando Clarissa ed è molto elegante, così sta proprio bene: di solito è sempre vestito come... non lo so, come se si fosse scoperchiato l'inferno e lui avesse dovuto correre fuori a sistemarlo vestito così com'era. Sto per fargli i complimenti ma quello che piace a me ha preoccupato Clarissa. Oddio, ha ragione lei: lui non si veste quasi mai così, deve essere successo qualcosa, per forza. Qualcosa di brutto? Non sembra felice, ma neanche preoccupato. Jacob è sempre così difficile da decifrare. E però sembra che sia una cosa tra lui e Clarissa, non vorrei intromettermi. Mi sento sempre di troppo, quando succedono queste cose. Per fortuna c'è Aida. "Era una musica bellissima, a Hope sarebbe piaciuta proprio, sarà una bellissima festa. Magari se tu avessi del jazz per fare felice anche un'altra persona..." Con la coda dell'occhio continuo a guardare Jacob e Clarissa, anche se cerco di non farlo: le sta parlando a bassa voce, lui ha tolto di tasca una busta e gliela sta porgendo. Clarissa la prende. La apre. E mi sembra molto, molto turbata. C'è qualcosa. E si dev'essere anche alzato del vento, perché la vetrata sta vibrando.

(04:25:41) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Jacob ha risposto, e sta parlando con Clarissa. Le porge l'oggetto luminoso. Clarissa prende l'oggetto. E l'oggetto si spegne. Chissà perchè?
Faith ha guardato un po' Jacob e Clarissa parlare. Poi parla di nuovo con me. Che bello! La musica le è piaciuta! Sono davvero felice! Quindi quella musica è una musica che va bene per una festa sulla luna. E piacerebbe a qualcuno che non conosco. Magari una delle amiche che Faith vuole presentarmi. Bene. Cercherò di ricordarmelo.
Clarissa ha aperto l'oggetto che era luminoso e adesso è spento. Non capisco bene cos'è. Ma deve essere qualcosa di brutto. Clarissa si è agitata. Tanto agitata che sta facendo vibrare i vetri. Come me quando... (l'orecchino vibra debolmente) ...no!| Non pensare!
Faith parla ancora. Jazz Non conosco bene il jazz. Solo qualche pezzo sparso. Però c'è una canzone che mi piace tanto che dovrebbe essere jazz. E' una canzone molto bella. E rassicurante.

Potrebbe forse calmare Clarissa. Lo spero. Non è bello avere intorno uno 妖怪 agitato. E Clarissa è uno 妖怪 potente.

(16:18:56) shelidon:
avatar - PNG - Al

Al: Mi faccio un istante da parte: qualunque tipo di messaggio fosse quello che mi è stato affidato, si deve trattare di una questione privata di una certa importanza e sta profondamente turbando Clarissa. Ma la conosco da troppo tempo, ormai, per pensare che una mano sulla spalla o una parola di conforto possano servire a calmarla: fingo di non aver notato niente, che tutto vada bene. In fondo, al numero 3 sul Bund sembriamo essere maestri in questo.
Lungo il fiume, qualche famiglia cinese e alcuni turisti si stanno godendo la passeggiata e un tempo decisamente migliore rispetto a quello di ieri sera: una ragazza con un cesto sta vendendo mele candite e mi ricorda qualcuno che ho già visto. Con naturalezza, senza pensarci, dispensa per due fen una versione caramellata e lucida, imbellettata, del frutto di Eva. Come se le moderne consorti di Adamo, troppo sofisticate per giocarsi l'eternità con una posta così bassa, avessero bisogno anche delle arti di Mammon per essere convinte. Probabilmente è così. E personalmente non mi dispiacerebbe prendere una di quelle mele, farmela incartare in plastica trasparente e carta di riso, portarla a casa al mio djinn e raccontargli cosa ho fatto questa notte. Magari omettendo il biglietto di lady Erodiade, di cui non mi è consentito parlare. E il fantasma di Faith, di cui preferisco non parlare. E il turbamento di Clarissa, di cui non posso parlare se ora fingo di non notarlo. Certo. Come no. Potrei tornare da lui e parlare del tempo. Straordinariamente sereno, oggi, vero? Lasciamo perdere. Guardo la luna e mi domando come mai Gabriel abbia deciso solo ora di mandarci Faith. "Contenta, quindi?" È sempre stato un suo sogno, in fondo. Personalmente, quando ci sono stato... Beh, meglio non parlare nemmeno di questo. "La luna è un luogo... particolare. Soprattutto per creature... speciali come Aida." Quello che sto cercando di dirti, e non so esattamente perché ma sto cercando di dirtelo, e di non perderla mai di vista e di non lasciarla per nessun motivo in mano alla tua amica dottoressa. "Credo che non ci siano creature come Aida, anzi, sulla luna." Capisci quello che sto cercando di dirti? No, non lo capisci.

(17:24:29) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: L'inconfondibile grafia di lady Erodiade, unita al suo sigillo privato, manda un soffio d'anticipazione e allarme sulle mie tempie. Come mai questo messaggio? Il sigillo color avorio è saldamente aggrappato alla carta di riso con le sue unghie di ceralacca e, aprendolo, lo spezzo all'altezza di zampe e becco, separando il monogramma dal quetzal stilizzato. Rompere un sigillo è sempre un atto così estremo, così violento che mi costringe a rabbrividire, mi mette di fronte al desiderio impossibile di tornare indietro nel tempo, ad a carezzare con le dita la figura del sigillo quando ancora era intatto. Cosa ho fatto? Nessun nome sulla busta e poche righe all'interno, su un foglio che avvolge una seconda busta. Quando incomincio a leggere, la prima parola mi colpisce come il primo respiro d'acqua. Virginia. Poi tutto scorre, esattamente come l'acqua, e mi sopraffà.

Virginia, ti prego di voler mettere da parte qualsiasi domanda e ti prego di non indugiare troppo nel voler trovare una spiegazione, solo di lasciare questo messaggio al suo legittimo destinatario trascorsi sette giorni, da oggi, nel caso in cui lui stesso non sia venuto a reclamarlo prima o che le mie richieste non sia mutate.
E.

Ah, la nostra partita a carte...
"Lo strano della vita è che, sebbene la natura di essa sia stata chiara a ognuno per centinaia d'anni, nessuno ne ha steso un adeguato resoconto. Mentre le strade di Londra hanno una loro carta, le nostre passioni rimangono non descritte. Chi mai incontreremo se voltiamo quest'angolo?"
Virginia, puoi perdonarmi?


Rabbrividisco, e con me la stanza. Cosa significa, milady? Vorrei lasciare l'involto libero di cadere e correre fuori, fuggire, forse solo per raggiungere l'Etemenanki ed arrampicarmi lungo l'interminabile scalinata. Perché, perché? Qualcosa sotto le mie dita accenna a perdere la forma, come i petali di un fiore quasi appassito. È la seconda lettera, priva di alcun sigillo, il messaggio di cui parla: sembra vibrare e fremere tra le mie dita. Brucia, come doveva bruciare sotto le dita di Psiche lo scrigno affidatole da Venere: so che non mi renderà più bella, ma forse non porterà sventure sul mondo, se dovessi cedere alla tentazione ed aprirla. È come se potessi sentire lo spirito sul fondo chiamarmi, la speranza, e sussurrarmi di prendere coraggio, sciogliere la piega della carta e disciogliere al sole il gelo di un segreto tanto profondamente radicato nelle nostre vite. Quel libro chiuso, custodito nel profondo animo della nostra Signora, è ora tra le mie mani e forse ne sto leggendo il titolo, a inchiostro nero sulla carta bianca. Gabriel. È tutto confuso, la stanza si è lasciata scivolare in una danza languida e gira, gira. Cosa sto mai pensando? Lady Erodiade si è affidata a me e il pensiero di tradirla deve essere così lontano, dalla mia mente, da non trovare nemmeno le lettere necessarie a formare la parola. Ma si tratterebbe veramente di un tradimento? Forse desidera che io la legga, e per questo è priva di sigillo: desidera che io sappia ed è il suo particolare modo di confidarsi che la spinge a farlo in questo modo, con gli strumenti del dubbio e della tentazione. Non sto respirando. La mia ospite non sta respirando. Jacob si è allontanato, grazie al cielo, e in questa piccola dimensione domestica che mi viene lasciata ho tempo e modo di premere la mano alla bocca dello stomaco, e con essa la lettera. Più la tengo tra le mani, più assume una dimensione familiare, come un anello ridotto alle dimensioni del mio dito, che sussurri per essere indossato e tenti a cambiare il mondo con esso. No. Non posso farlo. E improvvisamente il dilemma, questa strana tentazione, è stata soffiata via sulle note della musica come le nuvole da un orizzonte conosciuto. Faith sorride. Jacob sta tentando di dirle qualcosa che non vorrà rendere esplicito, e intanto sta guardando qualcosa o qualcuno sul lungofiume. Seguo il suo sguardo. Una giovane cinese vende mele candite e da questa altezza sembrano dolci e invitanti, ma a guardarle mi assale al contempo un senso di repulsione. You silly girl! What are you afraid of? Do you think it is poisoned? Come! do you eat one part, and I will eat the other. Ma la tentazione si è spogliata del suo manto, Lamia è tornata un serpente ai miei occhi, e il pomo della conoscenza non detiene più su di me lo strano potere di poco fa. Ripongo la lettera facendola scivolare tra due pieghe del bustier, tra il sottocorpetto e il raso nero dell'abito, come a chetare lo spasmo contratto allo stomaco della mia ospite. "Grazie, Jacob."

(00:15:20) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Sorrido. "Non era proprio il tipo di jazz che avevo in mente, ma..." ...possiamo lavorarci mentre andiamo sulla luna, in fondo c'è tempo, no? E se anche non riusciamo a trovare niente, TJ ha il suo ipod da cui ascoltare la musica: è la povera Hope che non può e se posso portarle un po' di musica sarò solo contenta. Contenta? No, di più. Sono elettrizzata, al diavolo tutte le paure e le titubanze: sto andando sulla luna, come in una fiaba. Se qualcuno me l'avesse detto anni fa, non gli avrei creduto, ma del resto non ci avrei creduto nemmeno se qualcuno mi avesse detto che Henry sarebbe diventato un licantropo e io un vampiro. Oh, non vedo l'ora di dirlo a Henry. Chissà se hanno il wireless, sulla Chang'è.
Jacob mi si avvicina, ma mi sta dicendo delle frasi di circostanza che riguardano il viaggio e non so proprio cosa rispondergli. "Sì, certo." Ma non lo sto davvero ascoltando: la mia mente è già sulla luna, oltre la luna, nel cono d'ombra perenne dove nessuno potrà vederci ballare. Saremo come quella ragazza scalza che sta vendendo mele sul lungofiume. Mi alzo e sto sorridendo: raccolgo Aida, e il mio telefono. Stiamo andando sulla luna, il nostro shuttle parte tra quindici minuti, ho tutto il tempo di scendere a comprare una mela da quella ragazza e mi rovisto nelle tasche cercando qualche fen in contanti. Sto ancora cercando, quando dal lungofiume viene uno sparo. Mi guardo attorno. La ragazza ha tolto una semiautomatica dal cestino, e l'ha usata per freddare un passante: Jacob è già partito, di corsa, all'inseguimento dell'assassina. Clarissa si sta strofinando la fronte con due dita. Ma.. ma.. oh, cazzo, non è giusto: avevo davvero voglia di una mela candita, perché ogni volta che ho voglia di una mela candita deve rivelarsi bacata?

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