- L'ancella
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4:00 am, 13 April
2106
Sprawl - Oriental Pearl Tower
L'Oriental Pearl Tower (东方明珠塔), a lungo edificio simbolo dello skylight di Shanghai, nasce come torre televisiva nel 1991 e la sua costruzione termina nel 1995 regalando alla Cina quella che all'epoca era la torre più alta dell'Asia e la terza nel mondo.
(19:11:05) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Mentre apro la porta, cedo il passo alla mia Signora e la accompagno attraverso la gigantesca centrifuga per insalate all'ingresso dell'Oriental Pearl Tower, sto tentando di pensare a tutto tranne che ad una cosa: l'ultima volta che sono stato qui indossando uno dei miei volti ufficiali, io e la sicurezza abbiamo messo in scena una piccolissima rievocazione di Matrix, scena 29, minuti 01.37.10 - 01.39.50. D'altronde, trovo terribilmente seccante il loro metaldetector, e a volte posso essere troppo di fretta per spiegare chi, come, dove e quando, ma nonabbastanza di fretta per rinunciare ad intavolare una discussione filosofica sulla probabilità che ha un proiettile di colpire inavvertitamente il puntale fucsia dell'albero di Natale firmato Hilton.
Bon sang.
Non c'è niente come cercare di non pensare ad una cosa, vero?
Eppure giurerei che, raddrizzandosi a molla dalla sua posizione semi-reclinata sul banco della reception come un diable en boîte, il responsabile della sicurezza stia rievocando con lo stesso calore ed affetto il medesimo episodio. Pardonnez-moi si je tourne le dos à vous, madame. Con due passi mi metto davanti alla mia signora, slaccio il bottone della giacca all'altezza del fermacravatta, infilo la mano sotto e... mi fermo al "我剛剛完成了最後琺瑯外衣給!" della receptionist, pronunciato a mani distese come a volerlo dimostrare. Va bene, va bene. Tolgo le dita dalla pistola, mi sistemo il nodo della cravatta e stringo la mano alla guardia giurata. Meglio così. "Lady Erodiade 希望看到 Balthazar 博士 Konstantinovic. 他正等待著我們." In realtà eravamo attesi quattro ore fa e da mio padre so di potermi almeno una mezza domanda, quando saremo di sopra, almeno a giudicare dal tono che aveva al telefono quando l'ho chiamato per avvertire del ritardo. Ma non devo pensarci, e faccio strada oltre il portale d'ingresso verso la colonna centrale di questa... Ero, hai presente 'Le Petit Prince'? Quando il narratore da bambino disegna quello che tutti credono un cappello laddove in realtà è un serpente che ha ingoiato un elefante? Ecco, a me l'Oriental Pearl Tower ha sempre ricordato un po'... Ok, come metterla giù cercando di scacciare dalla mente la prima volgarissima immagine che ha tentato di prendere forma? Non lo so. È come se la Tour Eiffel avesse tentato di ingoiare un bilanciere di ハローキティ. Con ハローキティ attaccata. La trovo un'immagine abbastanza disturbante. Tour Eiffel. Parigi. Cazzo. E la voce che ha tentato di infilarsi nella mia mente per tutto il viaggio ora si sente libera di aprire la porta e irrompere, come un fraseggio malefico. As little joy enjoys the queen thereof; for I am she, and altogether joyless.
Scuoto la testa: la tua debole risata esorcizza il fantasma della Regina Margaret. per il momento, e il ragazzo dell'ascensore sta dondolando avanti e indietro nella sua blusa a doppiopetto amaranto: non guarda verso di noi, e fischietta un'aria di Verdi. Oh, mi ricordo di te, piccolo stronzo.
Stride la vampa! - la folla indomita
Corre a quel fuoco - lieta in sembianza;

Seriamente? Scosto la giacca ancora sbottonata, con la mano destra, sfioro il telefono che vibra nella tasca interna e raggiungo la pistola. Tolgo la sicura, armo il cane e gliela punto alla tempia sul Nǎge di 哪個房間?. "滾出去。" E ringrazia il mal di testa della mia signora se non ti sparo, cretino. Rimetto a posto la pistola rivolgendo ad Ero un mezzo sorriso di scuse, attraverso lo specchio incarnato prugna delle porte che si chiudono: il colore del vetro, come una mano di cipria sulle guance di una statua greca, sembra voler ridare alla tua pelle quel colore che è fuggito, in qualche momento tra il mattino e la sera, e che sembra aver abbandonato anche i tuoi occhi. E, mentre premo il pulsante per l'ultimo piano, cerco di ricacciare nel profondo dei miei pensieri il gracchiare di quella voce malaugurante che sfida Which of you trembles not that looks on me? Cerco di ricacciarla indietro, di distrarmi, prima che tu la senta. S'il vous plaît, s'il vous plaît se taire, Marguerite d'Anjou...
Distendo il braccio per sollevare il polsino della giacca dall'orlogio e piego il gomito per guardare l'ora. Le quattro e cinque, in ritardo sul ritardo. Solo un'ora e ventiquattro minuti al sorgere del sole. Forse sarebbe saggio cominciare a pensare di passare il giorno in Meihua Road. "Sono riuscito a concludere la transazione per il John Martin, te l'avevo detto? Il Pandemonium." La prima e unica volta che mi hai fatto visita nella mia mansarda, lo so, non è stato in circostanze che ad entrambi vada di rispolverare. Lo so. Ma magari potremmo spazzare via i brutti ricordi con un bicchiere di Μονεμβασία. Ho una bottiglia che viene da Malta. E poi vorrei davvero mostrarti il quadro.
Il telefono vibra ancora, rimproverandomi di non avergli dato retta poco fa, e rivolgo ad Ero un altro debole cenno di scuse cercando di soffocare sotto una doppia coltre di pensieri caldi il soffio freddo di Margaret Lancaster che sibila This sorrow that I have, by right is yours. Sfilo il piccolo seccatore di tasca, con due dita, e lo giro per sbirciare cosa mi dice il display. "Kit." Che poi è strano, perché lo chiamo così davvero solo con Ero. O quando ne parlo con terzi fingendo che sia morto nel '93. 1593.
Leggo il messaggio. Aggrotto le sopracciglia. Lo decripto. La vispa Teresa... No. Lo decripto di nuovo, e... Oh, Chris, seriamente, un SMS in pentametri giambici? "Il suo shuttle arriva alle nove e trentacinque." Deve aver trovato interessante la pista che gli ho passato, se ha voglia di venire personalmente fino a Shanghai solo per acciuffare un AWOL. O forse è solo perché non passa di qui dal Natale del 2104. Ero si appoggia al mio braccio e metto l'altra mano sulla sua, mentre il suo peso leggero si appende alla mia spalla: voulez-vous que j'organise un dîner à trois, madame?

(01:15:27) Isabelle:
avatar - PG - Erodiade

Erodiade: Questo maledetto torpore sembra voler conquistare il resto del mondo, trapelarmi dalle mani, con la stessa vischiosità tipica del sangue – scorso non più di un’ora tra le mie dita – ed aggrapparsi alle pareti rosate di questo strambo abitacolo. Invece sono io, mi appoggio al tuo braccio e sostituisco le brutte sensazioni con la percezione del tessuto liscio della tua giacca sotto la carezza della mia guancia. E’ stato un risveglio difficile, ed ancora adesso mi sembra quasi che una parte della mia mente sia placidamente assopita da qualche parte, tra i segreti e i misteri che costituiscono la fibra della mia dimora, l’Etemenanki. Alcuni volontariamente creati, modificati e nascosti, altri cresciuti nell’ombra di un armadio o di una mansarda che nessuno vorrebbe mai dover aprire, per non venire schiacciati dal peso della consapevolezza. Perché quando si viene a conoscenza di una cosa, di una cosa che mi appartiene, allora non si ha neanche più il diritto di pensare liberamente a quella determinata, infausta, consapevolezza. A volte è semplicemente necessario che questo accada e come è stato complicato dover aprire gli occhi, ancor più complicato è stato trovare la formula giusta, le parole, che ho dovuto lasciare in custodia a Clarissa. Un biglietto, rinchiuso in una lettera, rinchiuso in una busta, rinchiuso in una necessità: Virginia, ti prego di voler mettere da parte qualsiasi domanda e ti prego di non indugiare troppo nel voler trovare una spiegazione, solo di lasciare questo messaggio al suo legittimo destinatario trascorsi sette giorni, da oggi, nel caso in cui lui stesso non sia venuto a reclamarlo prima.
E non è a cuore più leggero che ora mi accingo ad affrontare le sfere luminose color caramella che si illuminano davanti al mio sguardo assonnato. A volte è semplicemente un dovere: ciò che deve essere.
« Il Pandemonium, hai detto? », quand’è stato l’ultima volta che l’abbiamo osservato insieme, per la prima volta? Fu uno strano invito alla Tate Gallery, nel 1853. Eravamo ancora tutti a Londra, dinamiche e schieramenti erano molto diversi da quelli che sono attualmente. Non c’era la tua graziosa Faith, tanto per cominciare. Che forse, senza neanche accorgersene, con il suo peculiare carattere, ti ha distratto ieri sera, sollevando un peso oltremodo spiacevole dalle spalle di entrambi. « Finalmente. Oh, certo, mi rendo conto che i francesi siano naturalmente portati ad essere così… Raffinatamente difficili nelle loro trattative. Ma conosco un olandese molto meno avaro che potrebbe esserti simpatico. Per future acquisizioni, intedo… ». L’apocalittico scenario del dipinto, in ogni caso, potrebbe tornarmi utile per un’idea che ho in mente per il prossimo Halloween, a cui spero tu vorrai prendere parte. Un racconto di Poe che fa al caso nostro, perché no… « Vorrei chiedertelo in prestito e… ». Ma lo stesso pendolo silenzioso, che fendeva l’aria, qualche notte fa, quando la storia di MaryAnne si è frantumata sul suolo dell’Alhambra, mandando in pezzi il giro di carte previsto, sembra aver ripreso il suo macabro vortice ed ora non so, non so bene come ricacciare il brivido che mi nasconde dietro al tuo braccio.
« … Le poète, certo », sull’onda dei tuoi buoni propositi, da cui tento di essere contagiata, riprendo la mia posizione, davanti a te, lasciando andare la tua mano – ed è questo gesto, proprio questo, che sembra voler racchiudere l’essenza della serata, un momento prima dell’apertura delle porte – sì, mi farebbe estremamente piacere incontrarlo.

(19:42:42) shelidon:
avatar - PNG - Balthazar

Balthazar: Šroub čtyřicet, šroub čtyřicet jedna, šroub čtyřicet dva...
E in basso, dal piano a specchio del tavolo, il telefono di cortesia continua a suonare, da qualche minuto, con un'insistenza che decisamente non gli vale il suo titolo. Gli lancio contro il cacciavite Robertson a punta quadrata, che non mi serve più da un po' e sto tenendo tra i denti più per [simpatia] che per altro, ma invece di esserne dissuasa, la malefica progenie di... no, non voglio neanche addentrarmi nella questione di chi abbia inventato il telefono, ma chiunque sia stato non può dire di godere della mia stima. L'infernale oggetto, invece di reagire come farebbe qualunque cosa se colta in fronte da un cacciavite a punta quadrata, decide di prenderlo come un invito a conversare. Se questo fosse davvero un costume cinese, mio figlio sarebbe probabilmente l'uomo più ricercato di Shanghai. Questo spiegherebbe molte cose.
Il telefono continua a gracchiare lontano, ma non sufficientemente lontano da non poterlo sentire dalla cima dei quattro metri di soffitto. Particolarmente fastidioso tanto più che è uno degli oggetti che non sono riuscito a sostituire/coprire/nascondere/far ridipingere/bonificare. Quindi è un telefono di colore discutibile.
"Dobře, dobře, vzdávám se..."
Riacquisto una conformazione corporea presentabile, torno a livelli ergonomici confrontabili con il telefono e batto la minor superficie possibile del dito meno importante che ho sul tasto vivavoce del telefono. E mentre contemplo la tastiera ornata di pizzo, domandandomi perché, non sento veramente quello che la reception mi sta dicendo. Solo una luce lampeggiante nel mio lobo temporale sinistro e un lontano cicaleccio provano ad avvertirmi che è vagamente importante e che potrei volerlo ascoltare. "Come, scusi?" Non è possibile: aveva detto le quattro. Guardo l'orologio digitale proiettato nello specchio e segna le 50:h0. Cosa diavolo... Gli giro attorno. Le 04:02. Dannazione. Sapevo che non avrei dovuto smontarla completamente: sopra il cerchio sgombro del pavimento, la rete di fili di rame ha un aspetto perfettamente efficiente, ora, ma io so che solo quarantadue delle cinquantasei viti sono riposizionate e strette a dovere, e che il trasformatore deve ancora essere ricalibrato. Tolgo il cacciavite dal telefono e lo butto in un cassetto, insieme a quello che ho in mano, ai due sul tavolo e ai tre che ho nella tasca del camice: ho tessuto le preparazioni fino all'ultima fibra per poi buttarmi in una revisone generale appena ho saputo di avere qualche ora in più. Forse ho frequentato troppo i miei ingegneri. O, più probabilmente, avevo necessità di lasciare i miei pensieri a macerare ancora un po'. Mio figlio suonava provato, al telefono, almeno quanto la Signora ieri sera, e per quanto avrei preferito attendere qualche mese la loro urgenza, pur giungendo non accompagnata da una qualche spiegazione concreta, è riuscita a convincermi. E non sono mai stato un uomo da presentimenti: l'oscuro reame di intuizioni ed istinto è sotto il dominio incontrastato di Gabriel e tento sempre di non addentrarmici.
I když jsem mohl použít tušení, teď...
Uno dei due ragazzi di guardia fuori dalla mia suite apre la porta e tolgo la polvere dai miei pensieri mentre spengo la televisione, muta, da cui una ragazzina in 3d stava lanciando scarpe rosse nel fiume. Lady Erodiade ha il viso straordinariamente pallido e la mano che mi porge da baciare è ghiacciata, le pulsazioni sono lente. "Mi scuso per la scarsa sobrietà dell'ambiente." Avreste dovuto vedere il colore della moquette, o le lampade che c'erano prima. "Prego, sedete." C'è un'altra sedia, lontana dal terminale, o due poltrone ai capi del tavolo. Le finestre proiettano una luce di colore curioso nell'ambiente, e la scodella delle ciliege sul tavolo ne sembra trasformata in pietra dura. "Gabriel, nell'altra stanza c'è una scatoletta olografica sotto carica: vuoi cortesemente recuperarmela?" Allontano il telefono dalla Signora, mentre prende posto in una delle poltrone, e comincio lo shut down di tutte le apparecchiature elettroniche non necessarie. La inviterei a servirsi delle ciliege, ma non ora. Vi prego di rimettervi, per quanto possibile, nell'ordine di pensieri e nello stato d'animo cheu, avevate alla festa: è fondamentale che io abbia risultati confrontabili con i primi, se vogliamo circoscrivere con esattezza il luogo e il momento in cui ha avuto origine la scintilla del disturbo. Eravate a stomaco vuoto? Avevate bevuto champagne? Ma mi trovo ad attendere la risposta un po' troppo a lungo, mentre la Signora scivola con le dita sulla superficie di specchio del tavolo. "Milady, avevate bevuto champagne alla festa, poco prima di aprire il wormhole?"

(02:40:01) Isabelle:
avatar - PG - Erodiade

Erodiade: Lo specchio su cui faccio scorrere le dita sembra serbare dei ricordi, quasi avesse una sua personale, piacevole, memoria privata in cui indugiare. Riflette la realtà, a rovescio, sulla sua superficie ed una sensazione sgradevole sui miei nervi. Non posso, e non voglio, analizzare questo momento. Scomporre il tempo nelle immagini vissute, perché non sono padrona di questo tempo e perché, io stessa, non sento di averne molto a mia disposizione. Non ho bisogno di indossa il vestito di Roxanne, e neanche la stanza su cui faccio scivolare una nuova veste illusoria: azzurra, come l’aria che si respira nel giardino segreto e come il suono leggero dello stagno alle sue spalle. Lascio lo scrigno dorato di Pandora a racchiudere il rosso delle ciliegie, sebbene l’ultimo nocciolo di divinità sia stato lasciato fuggire, attraverso i cespugli, nella sala accanto.
« Ho sentito… », ma la vostra domanda, Professore, mi inchioda, come le streghe di Populonia, al suolo di un limbo privo di risposte. E mi chiedete di pormi nella stessa predisposizione d’animo, ma è impossibile, è « Impossibile. E’ come pretendere di avere un responso pulito da un pendolino. Ma la richiesta è contaminata dalla consapevolezza, Professore. » e non è possibile, sia che si creda, oppure no, impedire ai pensieri di turbinare su questi maledetti presagi, per quanto io desideri non dargli credito: esistono e non possono essere ignorati. Così come non posso ignorare il paradosso che annoda le parole che non riesco a pronunciare, ammettendo che esistano da qualche parte nella mia mente: « Io ti ho portato sulla luna, Gabriel », sulla luna. La sua figura è di nuovo alle mie spalle ma ho quasi timore di distogliere lo sguardo dal tavolo di legno. « Io ti ho portato sulla luna, Gabriel, ma… » non posso trattenermi dal sorridere. « Ma di che cosa stiamo parlando? Non c’era nessuna festa, il ventisette di marzo, quando ho aperto l’ultimo wormhole, Professore ». Porto i miei occhi dritti in quelli di ametista di Gabriel ed in quell’espressione incredula, lascio affiorare il dubbio dalle acque dello sconforto: « Di che cosa stiamo parlando? »

(17:49:28) shelidon:
avatar - PNG - Balthazar

Balthazar: Come un dilettante, incapace a dominare un pensiero incredulo, guardo la scia di mio figlio che rientra e della Signora che ammette con naturalezza di non ricordare, in questo nuovo scenario con cui ha deciso di ricoprire la confezione rosa della camera: uno scenario con il soffitto scoperchiato e le ciliegie racchiuse in uno scrigno, al di sotto del quale posso ancora avvertire, al loro posto, gli oggetti come li abbiamo lasciati. Tutti, compresa la mia paziente che di nuovo non ricorda, come durante la nostra ultima conversazione, di aver aperto un wormhole il cinque di aprile, sulla terrazza di quello che ora si chiama Emerald Hotel, diretta sulla luna nera. Mio figlio annega la preoccupazione in quel peculiare colore dello sguardo e si inginocchia, prende per mano lady Erodiade, letteralmente, e lo vedo accompagnarla attraverso il ricordo della serata con il tono che ha quando dice che va tutto bene senza rendersi conto di mentire. E mi faccio da parte fino a quando non mi sembra che abbia finito, o che sia giunto ad un punto oltre il quale non è desiderio di nessuno dei due continuare. Ora la Signora forse ricorda, ma per quanto ancora? Avevano ragione: non è più possibile rimandare. "Mi rendo conto che sia difficile, ma è necessario cercare di riprodurre il più possibile le condizioni del test di riferimento." Gabriel ha riportato la scatola olografica come gli avevo chiesto, anche se l'ha appoggiata sul tavolo accanto al nuovo scrigno delle ciliegie come un oggetto di nessuna importanza: è quello che mi serviva. La prendo, la accendo, e la porgo a lady Erodiade. "Siete andata sulla luna per recuperare un quadro: vorreste ritornare in un altro punto del passato per recuperare quello stesso quadro?" La lista di opzioni è a Vostra disposizione, una su ogni faccia del tetraedro, con le rispettive coordinate spazio-temporali per la bocca del wormhole, esistente e documentato, cui potrebbe essere possibile agganciarsi. Lo hřeben H22 è pronto, e messo a punto, e lo tolgo dalla tasca del camice. Ho dovuto costruire qualcosa di più elaborato della precedente vlasenka, per essere più preciso: dovreste sostituire il vostro fermaglio con questo, il più vicino possibile all'amigdala sinistra, e... temo non sia tutto. "Devo chiedere di togliervi ogni oggetto metallico e, se ne avete, di disattivare ogni vostro apparecchio elettronico prima di disfarvene. Le interferenze esterne devono essere ridotte al minimo, ed a questo scopo devo chiedervi di liberarvi dei gioielli, delle scarpe e del trucco. Nell'altra stanza troverete un nuovo abito, con cui Vi prego di sostituire ogni Vostro indumento..." ...a Vostra discrezione e nei limiti del possibile. Non Vi nascondo che la più piccola fibra metallica, la minore eco, potrebbe falsare i risultati.
Ignoro l'occhiata incredula ed assassina che Gabriel mi sta rivolgendo. Mi rendo perfettamente conto delle implicazioni e Vi prego di non spingervi ad esaudire la mia richiesta oltre quelli che riterrete essere i margini della ragionevolezza. Allontano mio figlio dalla Signora, passando tra loro per raggiungere con le dita il telefono che non vedo ma che so essere sul piano del tavolo. "Se gradite, chiamerò una cameriera per assisterVi."

(00:42:43) Isabelle:
avatar - PG - Erodiade

Erodiade: Il moto oscillatorio del Briolette, seguendo il ritmo delle parole di Gabriel, disegna un ricordo in quattro dimensioni, incidendo i contorni di un’immagine neanche lontanamente accennata nella mia mente. E per quanto mi sforzi di visualizzare l’episodio, tutto quello che rimane è solamente un corridoio buio privo di odori e rumori, privo di sensazioni. Non come il profumo del tamarindo, il colore della luna riflessa timidamente sullo specchio del fiume ed il suono della sua risata, subito dopo la festa. Persino i passi della danza macabra intrapresi da scheletri inesistenti, sull’Alhambra che adorna il suolo del 334°, sul ritmo del pianoforte e del mio violino, sono più reali di questo sterile vuoto riempito. Ogni tentativo di scendere in profondità, mi porta semplicemente in questo ostinato presente ricolmo di pensieri e immagini. E l’onda della dimenticanza trascina via qualsiasi tentativo di capire cosa sia successo quel cinque aprile, in un lasso di tempo tanto definito quanto fugace mentre la stanza di questo maledetto albergo sembra custodire il passato meglio di quanto non riesca a fare io, quindi ora dimmi: che importa sapere di un’altra, tanto non cambia i miei giorni vissuti ad un passo da te. Non è questo il momento. E forse, per questo, non è mai il momento.
Lo strano senso di vertigine che mi pervade, quando il professore mi discosta da Gabriel, sembra volermi prendere per mano nel tentativo di direzionarmi verso la strada di un tempo corretto, ma i miei nervi corrono in direzione opposta mentre rivolto, tra le dita, il tetraedro di opzioni e date che mi vengono proposte.
« Gabriel, per favore… » non ho bisogno di nessuna cameriera dell’Oriental Pearl Tower, veramente. E nel breve istante di privata riflessione in cui cado, mentre fermi tuo padre dall’inoltrare la chiamata, ho chiara la scelta che, per coerenza storica, devo accettare di affrontare: 7 maggio 1945, ed inizio a trovare decisamente irritante l’ironia della sorte. Un mese infestato da brutte memorie e fantasmi, a braccetto, come due cari amici, con l’incendio che ha distrutto il castello di Schloss Immendorf.
La mano di Gabriel arriva a sorreggere la scatola nell’esatto momento in cui sembra sfuggire alla mia presa, mentre mi alzo. Ma va bene, « Tenterò, nei limiti del possibile, di esaudire le Vostre richieste, Professore… E chissà se il non ricordare l’accaduto, non possa tornare addirittura utile ». Ma toglietemi una curiosità: state utilizzando il solito “voi” di cortesia o mi state invitando ad andare da sola?

(00:13:06) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Zig et zig et zag, la mort en cadence
Frappant une tombe avec son talon,
La mort à minuit joue un air de danse,
Zig et zig et zag, sur son violon.
E poi ti ho riaccompagnata a casa, siamo saliti in camera tua, hai raccolto il violino e...
Il tetraedro che sfugge dalle tue mani va a cadere nelle mie come una frase lasciata a metà, e completata da un pensiero spontaneo. Non farmi continuare, combattuto tra il desiderio di non parlarne e il timore che nella tua memoria il colpo di spugna sia stato più esteso. Il gesto con cui ho bloccato mio padre è ancora nell'aria, come sospeso insieme alle sue parole e alle tue, e la risonanza creata è un'eco, nel mio cervello, che tento di far tacere. Rigiro il tetraedro tra le mani: i sei bastoncini di Einstein formano ventiquattro simmetrie in cui sono racchiuse ipotetiche finestre nello spazio-tempo, tra noi ed un quadro che già possiedi. Un quadro che, come il tuo Wynfield, sto rapidamente imparando a detestare per una ragione uguale ed opposta.
13 marzo 1901, Vienna, palazzo della secessione.
25 aprile 1911, Vienna, residenza di Koloman Moser.
10 maggio 1943, Vienna, appartamento dei Mié.
7 maggio 1945, castello di Schloss Immendorf, Austria meridionale.
Se non sapessi che non è possibile, potrei quasi pensare che mio padre lo stia facendo di proposito, cazzo: escludendo le ultime due date, le opzioni reali mi sembrano, veramente, solo due. Ed il gesto con cui raccolgo la tua mano nella mia, per aiutarti ad alzarti, prova ad intrappolare il ritorno di quell'eco, nel mio cervello, che tenta di dirmi qualcosa. Ma no. Forse è solo l'eco dell'imbarazzo, e il tentativo di scacciare dal presente la trivialità dei ricordi legati a questa stanza: sembra così dannatamente fuori luogo essere qui, attorno a questo tavolo, ad impostare un'equazione che sciolga il nodo nella tua mente, mentre su questo stesso tavolo sono stati sciolti nodi di tutt'altra natura. E tu sembri saperlo, nel tuo rivestire la stanza delle vesti di un giardino incantato senza rose. Ma devo aprirti la porta della camera da letto, e disperdere i riflessi di quella piacevole illusione. Deve essere fatto, nonostante la luce curiosa delle finestre colorate, la scatola delle ciliegie sul tavolo e il pettine di mio padre, e mentre entri nella stanza mi concedo, sulla soglia, un attimo di esitazione. Dovrei lasciarti sola, lo so, dovrei lasciarti concentrare nella tranqullità dei tuoi pensieri, anziché rimanere ad infastidirti con il chiasso delle mie assurdità, ma sii paziente e lascia che ti prepari la stanza. E nella mia testa, per quanto io provi a soffocarlo, l'eco del sospetto continua ad avvolgersi attorno al fuso di un pensiero chiarissimo, che mi ostino a voler ignorare almeno fino a che non diventerà troppo forte per essere messo a tacere. Mi guardi. Sì, hai ragione, perdonami. Nascondo il pensiero dietro ad un mezzo sorriso e ti aggiro, per aiutarti a slacciare il doppio giro d'oro attorno al collo che, come un nœud de pendu, sembra ben intenzionato a soffocare i ricordi irrilevanti di questa stanza dietro alla meccanica di un confortante gesto quotidiano. "Vous permettez, madame?" Il ciondolo d'avorio mi segue, oscillando come il pendolino di cui parlavi poco fa, e mi trattengo dal ricorrervi per domandargli perché, perché di tutte le date proposte, la migliore debba anche essere la peggiore. Sciolgo il nodo di Iside che ti rilascia lo شال e, nell'inginocchiarmi per raccoglierlo, gli oggetti nell'altra stanza e in questa si ricompongono a tradimento, come i ghiaccioli nel palazzo della Sneedronningen, a formare il pensiero che sto cercando di evitare. Mio padre ha chiesto solo a te di toglierti ogni oggetto metallico, non è così? Ma no, non rispondermi. Alle tue spalle torno in ginocchio, mentre ti allento i lacci dell'abito, e con un passo avanti mi fai ritrovare nel punto in cui lo sgradevole pensiero mi è sfuggito, come se mi stessi chiedendo di raccoglierlo: il pavimento è freddo, e mentre ti sorreggo le caviglie per aiutarti a sfilare le scarpe, ricopro il marmo con una mano di tappeto morbido. Non ti posso regalare un angolo di giardino, mia signora: questa stanza è arida, ho poco materiale con cui lavorare ed i miei talenti sono limitati, qui. Posso appena sentire i tuoi movimenti mentre sparisci dietro al paravento e prendi, dalla mia mano protesa senza guardare, la tunica che mio padre ha preparato. E questo sentirti già lontana, al di là di una barriera che non posso attraversare, lascia cadere un'altra goccia d'acido sui miei nervi scoperti. Tutto ciò è ridicolo: è solo un wormhole di test, e durerà l'attimo di un respiro. Perché mi preoccupo tanto?

(01:26:30) Isabelle:
avatar - PG - Erodiade

Erodiade: … And prayed to have my sins forgiven, with such a fervent zeal, an earnest grief – a strange desire that now I cannot feel. Mi sto concedendo del tempo, come suggerito dal Professore: tre giri di viti, per finire il suo strano meccanismo, a cui si uniscono confusi i miei pensieri mentre svesto il mio corpo, quasi fosse estraneo, vestendo le tue preoccupazioni adagiate sul pavimento, accanto ai miei piedi nudi. Una strana mescolanza, una danza macabra di sensazioni presenti e passate, da cui la mia mente non riesce a spogliarsi. Cambiare il mio abito in favore di un altro… L’ho già fatto, non più di qualche ora fa, porto dalla tua stessa mano, su cui ho lasciato impresso un tocco leggero – lo stesso di adesso – usuale, come mi avessi offerto un mazzo di carte ordinatamente disordinate. E sebbene tenti, con quanta più determinazione possibile, di pormi nello stato d’animo migliore per l’apertura del wormhole, no, non riesco a bloccare il flusso di preghiere che salgono, da uno ieri che dovrebbe essere morto, alle mie labbra mute, a scandire un maggio che sembra contemporaneamente non dover mai arrivare ed essere già arrivato, nell’intento di non abbandonarmi mai. Sometimes a curse sometimes a payer would quiver on my parched tongue, but both without a murmur there died in the breast from whence they sprung. Nascosta dietro questo muro di seta rosa, mentre un brivido scende ad accompagnare la stoffa grigio perla che tuo padre ha scelto per me, vorrei chiederti di suonare la fantasia di Chopin, a copertura del silenzioso suono dei nostri respiri distanti e di tutte le cose che vorrei ancora dirti. Ma non esiste un pianoforte, qui, come non esiste la possibilità di ignorare determinati argomenti che la tua mente rifugge, come la mia.
Ma non ha più importanza, ora è tempo di uscire allo scoperto e « Sai Gabriel… » “Beauty is truth, truth beauty, – that is all ye know on earth, and all ye need to know.” … Pensavo di chiederti di accompagnarmi ma evidentemente il Professore ha dato altre disposizioni e… « Hai visto per caso Biancaneve di recente? Forse dovrei riunirmi al gruppo dei nani… La ragazza tende ad impazzire se non sono tutti presenti ed in orario per l'appello della colazione. »

(22:20:25) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: La mia espressione confusa (Bianca chi?) muta in una involontaria risata e vado a raccogliere la tua mano nella mia, quando esci da dietro il paravento. Oh, suvvia... Certo la gonna è troppo lunga, ora che sei senza scarpe: la stai tenendo alzata di un palmo con l'altra mano, ma sembra possa rimanere appesa anche solo all'arco perplesso del tuo sopracciglio sinistro. Dai, mi sembra esagerato. Madame... vous êtes charmant comme toujours.
Mi congedo con un baciamano dal tuo sorriso di clemente rimprovero e mi abbasso sull'orlo della tunica, ad accorciarla. Non ha nulla che non va, in fondo: mio padre ha azzeccato la taglia con quella che definirei una preoccupante e sorprendente precisione, ma ha esagerato con l'abbondanza della gonna... Come ha esagerato con le precauzioni, e per reprimere la nota acida in questo pensiero giocherello con le dita attorno all'orlo della tunica. Avrei tanto desiderato accompagnarti, ma... "Sì..." ...lo so, è questo che ha in mente, però... "...la principessa è in vacanza, in questi giorni: è andata a Honolulu per la settimana della moda." Il filo trasparente del broccato mi si scioglie tra le mani e risale sotto l'orlo fino al punto segnato dalle mie dita, ma pur tentando di rimanere serio non posso impedire ad un motivetto idiota di saltarmi in testa. We can do it. We can do it, we can do it, we can help our Cinderelly, we can make her dress so pretty there's nothing to it, really: we'll tie a sash around it, put a ribbon through it. When dancing at the ball, she'll be more beautiful than all, in the lovely dress we'll make for Cinderelly. E la striscia di stoffa in più, la stronza, si è davvero arrampicata di sua volontà lungo i tuoi fianchi stringendoti la tunica in vita, il corpetto si è plissettato e le maniche, leggermente accorciate, mostrano ora l'attaccatura delle mani. Cazzo. Se Jeanne lo scopre, sono un uomo morto. Non glielo dirai, vero?Non vuoi che io venga soffocato nel sonno da una stilista francese, giusto? Sarebbe una fine ignobile.
Risalgo alle spalle della tua risata, che mi rischiara l'orizzonte, per sistemare con le dita l'andamento di due plissé, e ti scosto i capelli con il pettine di mio padre. Ci vorrà un po' più di questo, per accoglierli tutti, ma prometto che farò del mio meglio. "...in fondo, è secoli che va in giro con quelle maniche a sbuffo blu e rosse, con quella gonnella gialla poi... è ora di rinfrescare un po' il look. Deve averglielo consigliato Ross.".  E, mentre ti pettino con lo hřeben stranamente decorato di ingranaggi, mi sembra di essere l'anziana signora che conosceva la magia: la vecchia pettinava i capelli di Gerda con un pettine d'oro, in modo che si plasmassero in boccoli e scintillassero come un metallo prezioso attorno al suo visino, aggraziato e dolce come una rosa. E mentre pettinava i suoi capelli, Gerda dimenticava ogni cosa, perché l'anziana signora conosceva la magia. Fermo il pettine sulla cima del tuo capo, in una rosa di capelli neri, e due ciocche alla volta seppellisco il ricordo di quel fiore sotto l'acconciatura della regina Himiko. E il tuo appoggiarti a me sembra voler suggerire che, se anche non ti posso sollevare dalle spalle preoccupazioni più serie, ti possa far piacere che io mi occupi almeno di queste. Accompagnando un respiro, passo le dita lungo le tue clavicole fino a raggiungere il punto giusto in cui creare un alamaro, che chiuda il colletto coreano e celi, nell'abbraccio del damasco, il segno della tua cicatrice. Andrà tutto bene: tra mezz'ora sapremo cosa, o chi, ha lasciato cadere sulla tua fronte una goccia dell'ameles potamos. Andrà tutto bene. Ti sfioro con le dita sul segno di Ajna, dove avrei quasi la tentazione di appoggiare le labbra, e sostituisco, sulle tue palpebre e attorno ai tuoi occhi, le linee di colore che hai dovuto lavare via. Rimane solo il bracciale d'oro, come dimenticato sul tuo polso sinistro, e alzandoti la mano con la mia mi trovo indotto dalle circostanze a cingerti con il braccio destro, per sfilarti anche quell'ultima fascia di metallo. Mais vous êtes tout à fait parfaite, q'avant.

(02:41:20) Isabelle:
avatar - PG - Erodiade

Erodiade: Il tempo scorre come onde sull’acqua del fiume, increspando la placida facciata del momento. Quello stesso fiume che trascina lontano le scarpette rosse di Gerda. Un passo più distanti dal mondo, che non è il mondo di Gerda è il mondo del fiume: più vicino a Gerda e più lontano dal mondo. A portata di mano, come Avalon dalle coste della Britannia, ma senza la possibilità reale di raggiungerlo. E’ così che Gerda approda sulla riva-giardino della vecchia che sapeva usare la magia: sola e scalza, senza Kay e senza scarpette rosse, con una rosa ingannevole nascosta e stagioni infinite in cui correre senza riposo. E’ questo a cui penso, mentre la tua spalla sostiene il mio capo e la tua mano sfila dal mio polso tremante il bracciale, che sembra essere l’ultima ancora al presente. E probabilmente è solo la mia immaginazione, ma il tuo respiro quasi illumina l’iscrizione dorata al suo interno, passata: Singapore, 9 Settembre 1948. Vorrei tu stessi solo prendendo distrattamente le misure per un altro regalo, come quell’anno.
« Pioveva a New York il 7 maggio del 1945 ». Ed è tutto finito, assopito e assorbito dal bacio che lasci sulla mia fronte per non dover rispondere ad un’affermazione che, sappiamo bene entrambi, non ha bisogno di alcuna replica.
Adesso puoi lasciarmi, se vuoi, Gabriel. Crediamo pure che tutto andrà bene, nel migliore dei modi, come sempre. E se tutto andrà come previsto, « Dopo, potremmo andare a vedere Il Pandemonium, con il Poeta, e ricominciare… – davvero – la giornata in Meihua Road » eh, Gabriel?
Il velo di tappeto che riscalda il pavimento, come il tuo pallido sorriso, si spengono non appena tornati in presenza di tuo padre che con una strana richiesta: ” Gabriel, in reception hanno un commutatore trifase: vorresti cortesemente scendere a prendermelo?" ti impone, gentilmente... Di lasciarmi sola? Proprio ora che devo tornare in un passato che non voglio vedere. Dicevano che una Regina d’Inghilterra sarebbe stata bruciata… E sola, con la mia rosa celata fra i capelli, dov’è ora la mia vecchia che sapeva usare la magia?

(02:42:03) shelidon:
avatar - PNG - Balthazar

Balthazar: Sapete, milady? Devo confessare che avevo un sospetto, ma ho tentato fino all'ultimo di sperare che ci fosse un'altra spiegazione, una spiegazione più semplice e meno scomoda. Ma i numeri non sbagliano, anche se sono solo i risultati parziali che ricevo dal vostro gesto d'apertura e dal vostro attraversare il portale. Scomodo che non si possa trasmettere alcun dato attraverso i wormhole, vero? Scomodo almeno quanto il fatto che all'interno di un wormhole tutto il tempo di questo mondo sia contemporaneo, e l'influenza di un evento non ancora accaduto possa aggrapparsi al viaggiatore del tempo, ignaro di star subendo gli effetti di un'azione non ancora compiuta. Qualcuno lo definirebbe un segno che il futuro è scritto e non si può cambiare. Io preferisco pensare, piuttosto, che le conseguenze delle nostre azioni siano completamente imprevedibili e distendano le loro dita in ciascuna delle quattro direzioni. Come si spiegherebbe altrimenti quello che leggo? 5 aprile 2106, ore 23.59. Il problema che Vi affligge ha avuto origine da un disturbo elettromagnetico a Voi spazialmente e temporalmente vicino nel momento in cui avete aperto proprio quel wormhole che non ricordate, il wormhole che in teoria avrebbe dovuto aiutare me a capire quale fosse l'origine del problema che Vi affligge. Potrebbe trattarsi di qualunque cosa. Potrebbe trattarsi di Vostro figlio, o della ragazza bionda che lo accompagnava. Potrebbe trattarsi di uno degli ospiti nell'altra stanza, o della padrona di casa. Potrebbe trattarsi persino di me. O forse qualcosa di più vicino? Qualcosa che Vi ha seguita nel wormhole? Per supporre questo avrei bisogno di vedere l'altra metà dei dati, ma non potrei mai trovare il modo di spiegare a mio figlio che l'origine del disturbo potrebbe essere lui, non credete? Io ne sono certo, quando torna dall'inutile commissione con cui l'ho allontanato e si oscura in volto. Guardo il punto del pavimento in cui il wormhole è stato aperto e che, ora, è un punto vuoto e tranquillo nella stanza. Un punto in cui dovreste esserci Voi, dato che Vi sto rivolgendo questi pensieri.
Guardo di nuovo mio figlio.
Mi strofino la fronte con due dita.
E mi ripeto che non potrei mai trovare il modo di spiegarglielo. Come in questo momento proprio non trovo il modo di spiegargli che sì, il wormhole si è richiuso alle Vostre spalle cinque minuti fa, come programmato. Ma Voi non avete fatto ritorno.

(02:43:23) webadmin:
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