Tra i palazzi più alti del Bund, almeno fino alla costruzione della piramide di cristallo sopra l’Etemenanki al n.3, il palazzo della dogana marittima cinese venne costruito nel 1927 dall’architetto irlandese Robert Hart.
Gabriel: Le righe verticali, nere, delle finestre sulla facciata di pietra sembrano quelle di una signora che si sia sfatta il trucco sotto la pioggia, e la torre dell'orologio in cima è una sorta di stravagante tantour. La campana ha battuto la mezza a martelletto un quarto d'ora fa, e dovrebbe starsene tranquilla un altro quarto d'ora senza rompere i coglioni. Mi fermo sulle scale, di fronte ai cancelli, dove una mendicante che lavora per Sugar sta cercando di convincere un occidentale a spendere due centesimi di fen perché i suoi figli possano dar da mangiare ai pipistrelli della torre. Ho già visto questa scena: dove ho già visto questa scena? Il vento è immobile, e non mi piace: non avrei voluto uscire, non sarei dovuto uscire. In fin dei conti chi se ne frega della Gioconda? Ha il doppio mento e si mette sempre lo stesso vestito, ed ecco che improvvisamente suono come George. Infilo una mano in tasca e... Mary Poppins, ecco dove ho già visto quella scena. Certo, il palazzo della dogana non è proprio la cattedrale di Saint Paul e forse dovrei offendermi a veder paragonare i miei pipistrelli a dei piccioni, ma pazienza. Sono le 8:45 della sera, sono uscito in anticipo per il mio appuntamento delle nove mentre Ero ancora dormiva, e dovrei avere il tempo di fare una seconda telefonata, prima di entrare. I bilanci del Cembalo Borghese e del Palazzo Elagin non sono riusciti a fornirmi nessun indizio, nessun oggetto strano è stato acquisito, nessun personaggio particolare è stato invitato tra marzo e maggio dell'anno scorso: niente che avrebbe potuto disturbare Ero al punto tale da originare quel nodo elettromagnetico nel suo cervello, ma voglio andare fino in fondo prima di concludere che, di qualunque cosa si tratti, è qui a Shanghai. Ci sono dei punti in bianco, nel bilancio di San Pietroburgo, e meritano una telefonata al russo. Per male che possa andare, scoprirò semplicemente che mi ha tenuto nascosto un contrabbando di Nepukalka vzplývající. Tolgo di tasca venti fen, li appoggio nello jobawi della mendicante e le faccio cenno che è ora di smontare la baracca e tornare a casa, mentre infilo l'auricolare ed evoco il numero del russo a voce alta. Primo squillo, e superiamo Tihwa, con le montagne celesti di Tiān Shān. Secondo squillo, sulle teste dei tre jüz che una volta formavano il Kazakhstan. Terzo squillo, tra le cupole vetrate di Samara e quelle colorate di Собор Покрова пресвятой Богородицы что на Рву (il trucco sta nel dirlo senza prendere fiato). Alla fine il Павианы risponde. O meglio, risponde la sua segretaria. Una gran bella figluola, se ricordo bene, ma ho passato la giornata a spulciare una pila di carta alta come la torre Shukhov e non ho decisamente voglia di fare conversazione. "Sasha, sono Gabriel: Andrej ha dimenticato di nuovo il suo telefono in mezzo allo Shashlik?" Non mi si fraintenda: il russo è una persona affidabile e fidata, altrimenti non avrebbe l'incarico di amministrare ls corte di San Pietroburgo in assenza di Erodiade. È una persona affidabile e fidata. Me lo ripeto un paio di volte, mentre Sasha si scusa tanto dell'attesa e mi assicura che lo sta già cercando. Il russo è una persona affidabile e fidata e, anche considerando quello che c'è stato tra loro, non arrecherebbe mai danno ad Ero volontariamente. Su questo potrei scommettere la mano... ok, magari una terza mano che non sia né la destra né la sinistra, ma comunque una mano. Rimane da vdere se possa averle arrecato danno involontariamente, lasciandole avvicinare un oggetto o una persona che siano state origine di un potente disturbo elettromagnetico. È una cosa di cui io stesso potrei essere responsabile, e non ho ancora iniziato ad affrontare questa ipotesi. "Ivanovic. La tua segretaria ha una voce incantevole, ma se davvero volessi parlare con lei la inviterei a cena, non telefonerei al tuo numero privato." O meglio, la inviterei a cena un'altra volta. Sì, caro, anche per me è sempre un piacere parlare con te.
Talia: Sono seduta sulla panchina come su una panchina alla stazione e la borsa accanto ai miei piedi è come la borsa di chi stia aspettando un treno, ma la verità è che questa non è una stazione e non sto aspettando un treno per portarmi via. Gli auricolari sono così piccoli che da fuori è difficile vederli e non hanno nessun filo che li collega all'iPod. Nessun iPod, del resto. Suona tutto negli auricolari e dagli auricolari, e quella che suona adesso è una canzone che ricordo di aver sentito in un film. Hansel and Gretel are alive and well And they're living in Berlin She is a cocktail waitress He had a part in a Fassbinder film And they sit around at night now drinking schnapps and gin. Risuona lenta, con la nota continua dell'organo in sottofondo e la voce leggera di Laurie Anderson sopra, e dimentico di avere gli auricolari mentre la immagino risuonare nel salone vuoto, dalla mia panchina, dove sono seduta come ad aspettare un treno. I've wasted my life on our stupid legend When my one and only love was the wicked witch. Già, è proprio nel suo stile farmi partire dal palazzo della Dogana, come un oggetto, anziché dallo Spazioporto come un passeggero, e io sono qui ad aspettarlo, sarebbe dovuto arrivare alle otto e mezza ma è in ritardo, e per uscire prima non ho nemmeno detto a Faith che stavo partendo.
History is a pile of debris And the angel wants to go back and fix things To repair the things that have been broken But there is a storm blowing from Paradise And the storm keeps blowing the angel backwards into the future And this storm, this storm is called - Progress -.
Certo, avrei potuto dirlo prima, a lei, ma la verità è che non ne ho avuto il coraggio. Non ho avuto il coraggio di dirglielo oggi, durante il giorno, o ieri sera, perché avrei dovuto spiegarle che partivo dopo che suo padre aveva fatto saltare in aria una persona deliziosa solo perché mi aveva parlato. Mi avrebbe guardato con i suoi occhi enormi, sempre spalancati eppure mai veramente aperti, e non ne ho avuto il coraggio. L'eco si spegne, nell'auricolare, ricordo di averlo e mi picchietto con un dito sul lobo, per passare al brano successivo. The day the devil comes to getcha you know him by the way he smiles. Spero che Gabriel si senta evocato e si presenti. Mi strofino le braccia. La panchina è scomoda, e ormai conosco a memoria il mosaico sul soffitto, con la sua storia del commercio marittimo a Shanghai.
Yin: Cazzo non mi sembra vero di vedere i gradini in fondo al canale. C'era della seria merda, nel fiume, questa notte, e non ho neanche visto bene quello cui ho spezzato il collo, non saprei nemmeno dire se fosse animale, vegetale o minerale. Ora dovrebbe essere più simile a un minerale che ad altro, e vaffanculo. Mi abbasso sotto il pelo dell'acqua e cammino sul fondo, striscio sui gradini, faccio emergere dall'acqua prima le orecchie e rimango in ascolto. Ci sono due natanti distinti, attraccati: attorno al primo è raccolto un gruppetto di stronzi in uniforme militare europea, con un ridicolo cappellino bianco che sembra un vaso da notte di ceramica. Sono una decina, parlano in francese, e sembra stiano aspettando qualcuno o guardando delle casse o entrambe le cose. L'altro natante è meno strano, ma è comunque strano vederlo qui: è la scialuppa a uovo di uno shuttle, con il pilota accanto, e tutti e due dovrebbero essere allo spazioporto. Scivolo su dai gradini, mi rannicchio nell'ombra e aspetto di essermi asciugata fino all'interno delle orecchie. Significa aspettare molto, di più, e non mi piace. Sono stata allo spazioporto, ma nessuna traccia di Balthazarovic: solo un convoglio che puzzava di esca lontano un miglio ed ecco perché sembrava che anche l'ultimo degli stronzi sapesse dove come e quando avrebbero scaricato il carico del Louvre. Per fortuna una nave francese puzza sempre di camembert e chanel: non è stato difficile seguire la traccia fino a qui. Ma per entrare dalla grata elettromagnetica in fondo al tunnel ho dovuto lasciarmi tagliare una gamba e ora sono un coniglio troppo piccolo perché le fasce di plastica mi stiano tutte addosso. Non ho perso la pillola da dare allo stronzo, e non ho perso la pistola: l'una dovrebbe infilarsi bene nella canna dell'altra, e poi posso cacciargli entrambe in un occhio. Figlio di puttana. Ma sono asciutta. Lo stronzo non arriva. E qui non succede niente. Non posso nemmeno origliare, parlano in francese e il francese mi fa schifo. Zampetto nell'ombra, guadagno la scala per salire, poi un corridoio, e un'altra scala. Ora sono in superficie. Non c'è anima che si muova, un paio di guardie giurate dormono in fondo al corridoio, vicino ai cancelli d'ingresso, e una cretina è seduta con aria derelitta sulla panchina di una stanza ottagonale. Non c'è traccia del bastardo. Ma aspetta aspetta aspetta. Io ho già visto quella troia.
Andrej: Il passo di Sasha si fa più minaccioso man mano che il rumore dei suoi tacchi, sul tappeto, apprestano la sua persona alla mia. Sì, lo so, ho ignorato volutamente il telefono ed anche se mi minacci con il dito, non riuscirai a farmi cambiare idea, poiché so perfettamente chi c'è dall'altro capo della linea. Il tuo indice si alza e si abbassa e lo sto odiando: il tuo smalto è rosso, l'ho visto. E quindi? Guarda, ti dirò, se la tua dolce mano mi stesse offrendo un biglietto di sola andata per l'impatto con una spranga d'acciaio, amore, sono sicuro che accetterei, ma ora, ripeto: non cederò solo perché... достаточно: "Ok, va bene", donne, saranno la mia rovina. "Ah, Sasha, visto che ci sei: sono arrivati i plichi da Colonia, con i dati che ti servivano e, tanto per completare, conferma la trasferta a Mosca per l'inizio della prossima settimana e... " questo ronzio fastidioso, in realtà, è la tua voce che sottolinea qualcosa di molto poco piacevole. Invitala pure, tanto, alla fine, per te sono tutte uguali e non ho voglia di perdere tempo dietro alle tue provocazioni. Purtroppo... ? Anche con tutta la buona volontà del mondo - che per inciso, non ho la minima intenzione di applicare a questo caso specifico - non riesco proprio ad ignorare il senso di vertigine che mi attanaglia lo stomaco. Se volevo rovinarmi la giornata, ci sei riuscito. "Balthazarovic, stavi dicendo qualcosa per caso?", cazzo quanto non ti sopporto.
Gabriel: Tolgo la mano dalla tasca e allungo il braccio per far scorrere il polsino della camicia a liberare l'orologio. Ci sono modi più pratici di farlo, per uno come me, e ho un orlogio gigantesco sopra la testa, sulla torre della dogana, ma sono affezionato a questo gesto e a questo orologio, almeno quanto Ero è affezionata a palazzo Yelagin ed a questo imbecille: non mi invento quindi nessun trucco per guardare l'ora, e non ricorro all'altro telefono per chiedere a Marlowe di ordinare un air strike su San Pietroburgo, in nome dei bei vecchi tempi. Sì, stavo parlando di tua sorella. "Nooooo, io? Quando mai. Ho ritrovato un vecchio cellulare e ho pensato di chiamare te per vedere se funziona ancora." Testa di cazzo. "Ma già che siamo al telefono... ieri sera leggevo il vostro bilancio, ma non avevo una matita per unire i puntini e colorare negli spazi: ti dispiacerebbe inviarmene uno serio, dettagliando spostamenti di persone e oggetti tra fine febbraio e il 28 aprile?"
So che esiste un oggetto a recuperato il 18 marzo 2105, e sospetto l'esistenza di un oggetto c non registrato. La presenza di persone non registrate, lo confesso, sta a metà tra l'ipotesi e la bassa insinuazione. Con la dovuta eccezione di lady Erodiade, chiaramente. Certo, già che stiamo parlando, forse dovrei investigare su cosa intendesse Ero quando ha detto che in aprile è stata male ma non sei stato d'aiuto, o domandarti come ti sia venuto in mente di non chiamarmi quando ti sei reso conto che la Signora non era in salute. Ma queste sono scelte che possono esserti state imposte direttamente da lei, e ti conosco da troppo tempo per poterti veramente rimproverare di non avere spina dorsale come se fosse una novità. "Posso aspettarmi di ricevere tutto in, diciamo, trenta minuti?" Devo prendere l'aereo e venire lì?
Un'auto passa lungo il Bund, due turisti stanno gettando mangime nel fiume e un vecchio cinese li aggredisce con l'aria di chi sta loro dicendo che cazzo quelle non sono carpe e non è proprio il caso di dar loro da mangiare. Sorrido. Il vento prova a rispondere a me e alla sua furia, con la prima frase musicale di un violino che sembra descrivere il saltellare del vecchietto. Mussorgsky. Quadri da un'esposizione, primo movimento. Gnomus. Saltella e si agita, e tu sembri prenderlo in giro. Che strano. Ho pensato di suonare per te il secondo movimento, ieri sera, ma eri già addormentata, e questa sera quando sono uscito ancora dormivi. Strano che tu abbia pensato di sgranchirti le dita proprio con questo pezzo ora che ti sei svegliata, da sola. Rispondi a te stessa con un secondo fraseggio di violino, e i due turisti abbandonano le minacce del vecchietto per guardarsi alle spalle e poi verso l'alto. Cercano l'origine della musica, senza trovarla, mentre alle loro spalle i pescatori in una barca semplicemente spengono la caldaia, si fermano in mezzo al fiume e rimangono sul pontile ad ascoltare. Solo lui sembra non essersi accorto di un cazzo, e continua a saltellare. Mi sembra quasi di potergli sentire l'arteria interventricolare anteriore batterti il tempo, e mi preparo ad attraversare la strada. Quattro. Tre. Due. Uno. Ero, non so se puoi sentirmi, ma al tuo gnomo sta per venire un infarto miocardico acuto. Intervengo?
Talia: Non ho voglia di ascoltare Babydoll, è troppo allegra, e mi tolgo gli auricolari. Mi alzo dalla panchina e disegno l'elica del dna con i passi sul mosaico. Non vedo l'ora di arrivare sulla luna e togliermi le scarpe, per il resto dei miei giorni. Dalla mia mano continua a sentirsi Laurie Anderson, non importa quanto io tenti di soffocarla stringendo il pugno. Taci, taci, taci. Li lascio sul davanzale della vetrata, come una coppia di ciliegine opalescenti, e mi strofino le tempie. C'è il fiume davanti a me, e le barche sono ferme, chissà perché. Dall'altra parte della strada c'è una coppia di innamorati, un tizio steso a terra e... oh, Gabriel, che cosa stai facendo? Per forza è lui, non può essere nessun altro. Ha un ginocchio sul marciapiede e una mano dentro il torace del tizio a terra: sarà stato male prima o dopo averlo incontrato? E me lo domando anche? Chi lo sa, magari aveva guardato storto il lampione preferito di Faith, o aveva detto che i punti di sutura non donano ad una ragazza costringendolo a vendicare l'onore di Candystripes. C'è sempre una scusa per ammazzare qualcuno, e se non c'è se la inventa. E allora perché rimango qui a guardarlo sperando che si giri e che alzi gli occhi e che si ricordi di avermi promesso che ci saremmo salutati?
Poi il miracolo. Lazzaro si alza e cammina, i due turisti ti applaudono e tu ti alzi con un gesto fluido, togli di tasca un fazzoletto e ti pulisci la mano, lo butti nel fiume. Guardi a destra e a sinistra per attraversare la strada e tornare verso di me, poi cambi idea e rimani vicino al parapetto del fiume. Ti accendi una sigaretta. Stai parlando e gesticolando con calma come fai solo quando sei al telefono. Non lo stavi uccidendo, lo stavi salvando, e io mi sento così stupida. Do le spalle alla vetrata e mi nascondo nell'ombra di un pilastro. Non voglio che mi veda ora che mi sento così in difetto. Mi serve un momento, e magari uno specchio, e poi sarò pronta a vederlo. Ma davanti a me anziché lo specchio c'è una strana ragazzina giapponese con una minigonna di pvc lurido e il viso tondo come la luna. Ha il torace nudo e un seno piccolissimo, come il petto di una bambina. "Cosa... chi cerchi?" Noto la pistola solo in un secondo momento.
Yin: "Cerco un secondo buco del culo, stronza, ne hai visto uno libero da queste parti?"
Ora mi dirai tutto, oh sì, nessun cinese volante verrà a salvarti: mi dirai da dove vieni e per chi lavori e come mai frequenti sia l'Etemenanki che l'Emerald, mi dirai cosa cerchi e con chi te la fai. "E togliti da quella cazzo di finestra, muoviti, muoviti!" Obbediente. Con lo sguardo un po' vuoto, ma obbediente. Ha una faccia conosciuta, a parte l'averla già vista sulla terrazza di madame Wuxia, e quando viene sotto la luce ha quella faccia a metà tra nonspararminonspararmi e tunonsaichisonoio, a conferma che probabilmente è qualcuno, magari addirittura qualcuno che ho già visto o che dovrei ricordare. Ha addosso un profumo costoso, francese anche quello, e spero proprio non sia venuta a trattare con i francesi dello scantinato, perché mi aspetto un'altra persona. Una persona cui preferisco sparare. Certo, non c'è niente di male nell'ingannare il tempo con questa stronza.
Andrej: Studio tutti gli arabeschi del soffitto, tentando di resistere alla tentazione di risponderti un sincero: Vai a fanculo, non compriamo niente, e sbatterti il telefono in faccia. Intendo: fisicamente. Mi trattiene l'espressione di Sasha ferma sulla porta e la presenza di troppe persone (senza ignorare il microscopico dettaglio della lontananza spaziale, ovvio). Sono le quattro del pomeriggio, toglietevi di mezzo, forza. Sì, anche tu. "Avresti potuto, non so, temperarti un dito" o il cervello, già che c'eri. "Se il bilancio è stato compilato in quel modo, c'è un motivo e dovresti chiederlo alla Signora", o soffri ancora di problemi di comunicazione verbale? Magari puoi mandarle un e-mail. In ogni caso, non posso negarti le informazioni che richiedi, purtroppo. Sarebbe una soddisfazione personale enorme poter ribattere con un: Fottiti. Ma il tuo codice di accesso e riservatezza è lo stesso della mia Signora e ciò fa sì che la tua domanda sia un suo volere specifico, assoluto ed incontestabile. Godo anche io dello stesso privilegio, già, due gradini più in basso, però. Non ho mai visto il satellite di Rennes-le-Château, mi sono negate le informazioni riguardanti il Flatiron previa autorizzazione dal 1951 e non ho mai avuto accesso ai dati relativi l'Etemenanki. E non posso neanche maledirti, sarebbe come maledire Erodiade e, in linea generale, è fuori discussione. "Oscar è già davanti la tua porta, cod..." le corde trasparenti del violino sembrano dilatarsi, allungarsi, fino a trapassare direttamente la linea telefonica, per compiere un giro intorno alla trachea e tirare, bloccandomi le parole tra i denti. Dannazione. Erodiade, stai cercando di ricordarmi dove e come ho sbagliato? Vuoi farlo attraverso la voce di Gabriel che si mescola alla tua con un potente: Vai al diavolo? Ok, era un periodo di merda, e adesso? "Codice... Codice 7", il resto decifratelo da solo, idiota.
Gabriel: Sorrido, perché sì, tecnicamente avrei potuto temperarmi un dito: mi accontento di strofinare medio e pollice tra loro e sprigionare dal palmo della mano una fiammella che accende la sigaretta. Lo gnomo finisce di saltellare sulle corde del tuo violino e il fiume riprende a scorrere, i pescatori a pescare, i turisti a... beh, spero non riprendano a buttare sangue in polve nell'acqua, perché non posso davvero resuscitare tutti i vecchietti della Città Vecchia: ho altro da fare e ho fretta di rientrare. Soprassiedo volentieri sull'insinuazione del казак: non sto telefonando di certo per tutelare gli interessi del Grande Puffo, tu cosa dici? Ma una cosa è ovvia, dalla punta acida nella voce del russo: sa che io ed Erodiade non abbiamo parlato molto, ultimamente, e pensa che le cose stiano ancora così. Sembra quasi sperarlo. Ma per quale assurdo motivo? Il tuo violino riprende a suonare, più triste e in sol diesis minore. 6/8. Dipinge un vecchio castello, nella nebbia, e anche il tempo sembra assecondarti facendo sorgere una delicata foschia dall'acqua. Scusa, Ero, so che non dovrei mettere in dubbio la sua buona fede. Oscar... chi cazzo è Oscar? Oscar, Oscar, Oscar... Ah, sì, Oscar. Va benissimo. "Lo so." E mi riferisco al fatto che tu non abbia omesso i dati di tua iniziativa, Andrej: lo so. "Ma la prossima volta segnala un omissis: è più pratico." E no, non posso garantire che non ci sarà una prossima volta: come hai detto l'altra sera, Ero, non abbiamo un accordo scritto che ci impone di confidarci qualsiasi cosa, è sempre stato fatto con naturalezza. Ma non l'anno scorso. "Per tua informazione, puoi dormire sonni tranquilli: è stata lei a informarmi." Forse ne dubitavi, piccolo Иванушка-дурачок?
Mi giro a guardare di nuovo la dogana, butto la sigaretta ai... beh, diciamo ai pesci e attraverso la strada con l'intenzione di entrare. Per quanto mi riguarda, questa telefonata è finita.
Talia: Sembra pericolosa. E sembra psicopatica. E forse l'ho anche già vista da qualche parte, non sono sicura. "N-non vuoi farlo davvero. Sto aspettando una persona: sarebbe molto irritata di vederti puntarmi contro quella pistola." Se chiude la telefonata e si degna di presentarsi al nostro appuntamento. E se non è in una di quelle sue serate per cui vedermi sotto tiro di una psicopatica può risultare divertente. Cominciano a esserci troppe variabili nell'equazione. Prima di togliermi dalla finestra, lentamente come mi ordina, recupero uno degli auricolari e lo tengo nella mano, lasciando l'altro sul davanzale. Non mi posso girare per non farmi scoprire, ma non dovrebbe essersi accorta di quello che ho fatto: magari Gabriel potrà notare l'auricolare e cercare l'altro. Hanno una funzione apposta. Per fortuna perché altrimenti li perderei di continuo.
La ragazzina non sembra reagire come vorrei, al mio avvertimento, e se Gabriel non rientra in cinque minuti le cose potrebbero davvero mettersi male. Eccomi qui, come al solito, ad aspettare che qualcuno mi salvi. Ma cosa vuole da me? Non può avermi riconosciuta, come può avermi riconosciuta? Forse... no, non può essere. L'unico a poter associare il mio vero nome con questo aspetto è stato ridotto in poltiglia nella Città Vecchia.
Yin: Cazzo dev'essere Natale. Natale, Yule, Hanukkah e Dōngzhì messi in un solo pacchetto, legati con un fiocco e poi spediti in regalo alla mia speciale attenzione. Sta aspettando lo stronzo, me lo sento, è una delle sue troie, e ora posso lasciargliela con una bella pallottola in fronte e un bel ringraziamento inciso sulle chiappe. Non mi sembra vero. Faccio mezzo giro attorno a lei e ci troviamo in una condizione opposta a quella di prima: sono io che do le spalle alla finestra, adesso, e lei è vicina alla porta. Ce la spingo, avanzando, e lei arretra come un bravo cagnolino. Voglio portarla di sopra, in un posto dove ammazzarla sarà più divertente e dove la si possa vedere da lontano. Potrei infilarla nella campana e aspettare che suoni le nove: sarebbe un cazzo di bel suono, per una volta. "Su per le scale, stronza, e tieni le mani in vista. Dici che conosce il tuo odore a sufficienza per seguirti? Lo scopriamo?"
Andrej: ”Balthazarovic… Potresti fermarti a riflettere un momento, che dici?” non ti chiedo apertamente se tu mi stia prendendo per il culo, perché sono sicuro di non essere il tuo ‘tipo’ e in ogni caso la sola idea mi fa ribrezzo e raccapriccio e fortunatamente la cosa è reciproca, spero. Ora, tolta questa premessa, mi sorge forte il sospetto che tu non abbia pensato prima di dare aria alla bocca ed onestamente è una cosa di cui ancora riesco a meravigliarmi. Se vogliamo proprio essere generosi, togliamo anche il fatto che l’ultima precisazione sia arrivata come un cazzotto nello stomaco, va bene, va bene, ma se sei così sicuro di ciò che affermi, perché mi fai un appunto tanto idiota sul bilancio? Puttanate, ecco cosa. Grandi, incommensurabili e pretestuose puttanate. ” Sai che quegli spazi contengono degli omissis perché sai come leggere il mucchio di carte che hai sottomano, ma se vuoi la prossima volta ci metto un riferimento specifico, anzi, un link: per questa omissione controllare il faldone 13 dell’archivio omissioni oppure cliccare qui. Che ne pensi, eh?”, la tua spocchiosa, giustificata presunzione, Dio se mi fa incazzare! ”Oppure eliminiamo direttamente qualsiasi tipo di censura? Facciamo prima. Eliminiamo anche i codici di sicurezza, superflui, no? Ed i crittogrammi, inutili, non trovi?” oppure diciamo le cose come stanno e cioè che c’è un motivo per cui hai chiamato, che forse trascende ampiamente il semplice chiedere informazioni. Se non vuoi parlare apertamente, non puoi sperare che io mi metta volontariamente spalle al muro, visto che, tra l’altro, non sono cazzi tuoi. ”Probabilmente, da quelle parti, siete in una botte di ferro - con la Signora nei dintorni - mentre qui, solo qualche giorno fa, abbiamo dovuto modificare gli accessi. Di nuovo.” com’è possibile che tu non sia stato messo al corrente di tutto? Forse perché non è assolutamente vero che vi siete parlati, molto più probabile ti abbia mandato uno di quei telegrammi esp che non sai come decifrare. ”Non te l’ha detto? Possibile si sia dimenticata di informarti per tempo? Per favore, Balthazarovic”, evitiamo questo inutile spreco di tempo. “Vorrà dire che la prossima volta te la rimando indietro prima, così come fai di solito, puoi invitarla a cena, per ‘parlarle’ e magari regalarle un fermaglio” e peggiorare le cose ”E andare a farti…”
« Хватит! Прекратите это. »
Миледи… Lascio cadere il telefono, interrompendo la conversazione. La sua proiezione mi osserva, severa e distante, sebbene l’immagine sia sbiadita e poco definita. Persino il suo kimono bianco sembra essere alterato ed instabile e tutta la sua figura sembra dover sparire da un momento all’altro. ”Mиледи… “
« Послушай меня, потому что я собираюсь сказать это один раз и никогда, никогда больше: я никогда не простит вас за этy. »
Non faccio neanche in tempo a formulare un pensiero vagamente sensato. Quelle due parole che avevo in mente sono scivolate via, insieme a lei, perse. Мне жаль.
Gabriel: Prendo l'auricolare, lentamente, lo sfilo dall'orecchio e lo guardo, nel palmo della mano, mentre il russo parla. E parla. E parla. E parla così forte che riesco a sentirlo lo stesso, anche così. Posso quasi indovinare come saltellerà di cazzata in cazzata, è come prevedere il rimbalzo di una pallina da flipper. Quante stronzate, Andrej, adesso ho capito perché avete perso la guerra fredda. Nel cervello hai le uova Fabergé, te lo dico io. Siamo in una botte di ferro? Certo, come Marco Attilio Regolo. Mi rimetto l'auricolare quando attacca un'altra volta con la solfa degli accessi modificati, e apro la bocca per fermarlo, prima che gli parta un embolo. È a questo punto che il fiume di parole rompe gli argini e diventa un fiume di fango, che dal Neva si riversa nello Huangpu e da qui tenta la scalata dell'Etemenanki con l'obiettivo apparente di raggiungere la tua camera da letto. E dal russo, proprio da lui, quest'insulto arriva tanto inaspettato da farmi salire letteralmente il sangue agli occhi. Andrej, Jak se opovažuješ malý...
Il violino di Ero si ferma su una nota lunga, tirata, e sembra non sia un'impressione quella di vedere il tempo fermarsi. Le luci dell'intero isolato tremano insieme alla nota del violino, e insieme al mio respiro, e per un momento non riesco a capire se la tua voce venga da questa parte o dall'altra dell'auricolare.
« Хватит! Прекратите это. »
Le luci del Bund cadono tutte insieme, come se prima fossero aggrappate al tuo respiro, e vorrei poterti fermare. Lascia, davvero, non dovresti stancarti in questo modo... Qualcuno ha urlato, da uno dei palazzi rimasti al buio. Poi la luce torna, la linea cade e ricomincio a respirare. Andrej, ty špinavá hajzle. Se avessi qualcosa tra le mani, qualunque cosa, l'avrei già trasformata in una piccola bestiola il cui unico desiderio fosse aprirti la testa per vedere cosa cazzo c'è dentro. Per la prima volta in vita mia, giuro, la prima, vorrei essere un esper solo per saltare dall'altra parte dello spazio-tempo, agguantarti per il collo e farti uscire le corde vocali dal... eppure no, non ci riesco, non ho uno scatto di genuina rabbia come mi capiterebbe in condizioni normali, perché quello che farei in condizioni normali sarebbe ammazzare te, ammazzare tutta la tua famiglia, fare una visita ai tuoi amici, riportarti in vita per mostrarti il risultato e poi ammazzarti di nuovo. Ma sono talmente incredulo che riesco solo a pensare è jdi do prdele, věci nejsou tak. Mi strofino la fronte. Ero è distante, e le luci dell'isolato sono tornate grazie alla centrale termica di supporto: lo sbuffo di vapore, oltre il parco, è visibile fin da qui. L'ultima cosa di cui aveva bisogno era proprio questa, grandissimo figlio di puttana, e proprio da uno tra i suoi più vecchi amici... Udělám ti to moc líto.
Mi raddrizzo e impartisco un nuovo ordine all'auricolare. Primo squillo. Secondo squillo. "Jacob. Devi fare una cosa per me: ho bisogno che tu vada a San Pietroburgo, immediatamente, e intendo immediatamente." Bravo. "Preleva Sasha, e portamela. Poi applica un 抽出物 sugli altri. Andrej non deve vederti. Hai tre minuti e mezzo." Giusto il tempo per fare un'altra telefonata. O meglio, per dare un'istruzione telefonica. "Balthazarovic. MWG01021851. Voglio un lock-down completo su palazzo Yelagin, 200 secondi da ora."
Sì, sì, lo so che ci sono venticinque persone all'interno: ce ne sarà una sola, quando avremo finito di parlare. Attendo di ricevere le impronte biometriche e individuo quella dello stronzo, nello studio.
"Impostare un loop attorno alla camera numero venticinque." E ora chiama Sasha, stronzo, cercala per scoprire che non c'è più nessuno, e apri la porta dello studio per ritrovarti sempre nella stessa stanza. Znovu a znovu a znovu. Penserò dopo a cosa fare con te, perché francamente adesso non ne ho tempo, e non ne ho voglia, e ho cose più importanti da fare. Mi dispiace Ero, mi dispiace che tu abbia dovuto assistere a una cosa del genere... ma so che non mi stai più ascoltando. E questa A.I. del cazzo ancora vuole sapere se sono sicuro. Sì, cazzo, sono sicuro, so benissimo che Ivanovic Andrej è ancora all'interno: secondo te?
- Lockdown, complete -
Bene.
E ora che il violino non suona più, e che ho un mal di testa della madonna, vado a dare fuoco alla Gioconda e torno a casa.
Do prdele.
Scusa, Ero, non volevo.
Bože, to je špatný večer.
Talia: Perché perché perché non c'è nessuno in questi uffici? Sono solo le nove meno un quarto, pensavo che in Cina lavorassero di più, pensavo che avessero degli orari notturni per la popolazione notturna, pensavo che adesso pagassero gli straordinari. Invece attraversiamo corridoi deserti e spettrali come possono essere spettrali i corridoi di un palazzo governativo a quest'ora. Ho cominciato facendo le notti da sola nei laboratori del Rockfeller Centre e finirò con una pallottola in testa nella dogana marittima di Shanghai. E nessuno riconoscerà il mio cadavere, perché sono già morta. Bellissimo risultato per una vita di ricerca, no? Fanculo. "Senti..."
"Zitta, stronza."
Bene.
Sai cosa ti dico? Mi risparmi la fatica di tornare sulla luna e morire d'inedia o di vecchiaia, va benissimo. Salgo con lei, la precedo su per una scala di pietra che starebbe benissimo in un film dell'orrore e la prima cosa che vedo quando apro una piccola porticina sul terrazzo è la luna. Mi fermo a guardarla. Sottile, come la lama di un bisturi, e dietro so di non poterla davvero vedere ma mi sembra di individuare il profilo tondo della mia luna. Non sarei mai dovuta venire via. Mi spinge a fare il giro del balconcino con la pistola tra le costole e alla fine capisco che siamo davanti alla torre campanaria, sopra il grande orologio che ammiravo da lontano prima di entrare, e che mi segnava di essere leggermente in anticipo. Se allungassi una mano, potrei accarezzare il metallo della campana e mi ricordo di quando Gabriel mi ha raccontato della leggenda legata a questa campana. La ragazza si domanderà perché sto sorridendo. Solitamente non sorride la gente che sta per ricevere una pallottola in mezzo agli occhi. Vero? Mi giro e sono tranquilla. "Se vuoi spararmi, fallo. Non mi interessa, davvero."
Yin:
Bang.
Se la pallottola avesse mancato il bersaglio, avrebbe potuto colpire la campana, rimbalzare e andare a infilarsi nelle chiappe di non si sa bene chi, dal pescatore di cadaveri in fondo al fiume all'astronauta idiota che sta cambiando le bocchette di scarico del suo shuttle. Ma no, la pallottola non manca il bersaglio, perché il gigantesco stronzo non manca mai il bersaglio.
"Porca troia, vaffanculo vaffanculo!" Mi caccio la mano sotto l'ascella e saltello sul posto, mentre la pistola cade di sotto e il sangue mi cola lungo il fianco. Lo sento che sputa il punteggio, secco, il figlio di puttana, e non so perché è la stronza che sta urlando: sono io ad essermi beccata una pallottola nella fottuta mano. Mi giro e mi aspetto la battuta sarcastica sul mio completino di pvc o un riferimento alla festa o qualunque cosa, invece viene verso di me con la faccia di chi ha deciso di fermare da solo la fame nel mondo, mi prende per una spalla e mi spinge di sotto.
Cazzo che male.
Il terrazzino è due piani più sotto, ma fa male lo stesso. Lo sento che dice alla stronza di aspettarlo di sotto e guardo in alto. Provo ad alzarmi. Ho una spalla mezza fuori e mezza dentro e vaffanculo. Vieni giù, stronzo, non vuoi davvero lasciarmi qui così, lo sai che vuoi continuare il discorso. E cadendo qui ho ritrovato la mia pistola.
Gabriel: "Talia!" Muovi il culo, facciamo questo cazzo di scambio e torno all'Etemenanki.
Silenzio.
"Talia, Já jsem ve spěchu."
Giuro, se non vieni fuori, entri i prossimi cinque secondi e mezzo...
"Talia, spěchej."
Niente. Che cazzo succede? Non è da lei fare così la preziosa. No, non è da lei fare la preziosa affatto: dove cazzo si è infilata? Possibile che si sia addormentata o abbia la musica troppo alta? Inspiro la scia di Midnight Poison nouvelle édition fino alla sala ottagonale e, ai piedi della panchina, riconosco la macchia nera della sua borsa. Ma lei non c'è. Sul davanzale c'è uno solo dei suoi auricolari, da cui esce una delicata scia di Laurie Anderson, ma nella stanza c'è un altro odore, di sottofondo, sopra il profumo francese: odore di fogna e di coniglio. Ma porca puttana, come cazzo è possibile, di tutti i giorni, proprio oggi quella mi deve venire a rompere i coglioni? Cos'ha, il radar? E' il fiuto da coniglio? C'è qualcuno che le dà dei suggerimenti? Non può andarsene per una volta a fare in culo da sola? Ha sempre bisogno che ce la porti io? Destra, corridoio, scale. Non qui. Non qui. Non qui. Eccola, la piccola stronza. "Trentanove a diciassette." Punto alla mano, senza troppe cerimonie: Talia le è troppo vicina e ha la tipica espressione che ha quando tira fuori di voler morire. Molto strano, perché me la ricordo a Seattle con lo stomaco rivoltato all'esterno e due metri di intestino srotolato sul braccio, e non mi stringeva la mano esattamente come una che vuole morire. Ciononostante urla, come se avessi sparato a lei, e in questo momento sono molto tentato di farlo. Faccio accomodare Yin sul balconcino di sotto e mi giro a guardare la dottoressa con il miglior sorriso che riesco a formulare, e spero sia abbastanza per suggerirle gentilmente che non mi deve rompere i coglioni. "Talia, miláček, aspettami di sotto, ti dispiace? Ci metto dieci minuti." Magari quindici, dipende. Tu intanto muovi il culo, portati avanti, mentre io scendo di un piano e mi occupo di chiarire che ci sono momenti per giocare e momenti in cui è più sano fingere di vivere in una società civile. Il cielo è immobile e il fiume non sembra essersi mosso di un pollice da quando rientro nella scala, dalla torre campanaria, e quando esco nuovamente sulla balconata dove Yin sta facendo un sonnellino. La raggiungo e mi chino in avanti, appoggiandomi su un ginocchio. "O magari quaranta, non so: vuoi contare anche il Qingming Festival?"
Talia:
miláček
La parola mi va al cervello e trasforma tutta l'adrenalina in un brivido diverso. Ignoro il suo sguardo minaccioso, lo assorbo solo quel tanto che basta per alimentare il brivido, perché lo so che non mi sta chiamando davvero tesoro, ma... Sì. Ti aspetto di sotto. E tu lo sai. Maledizione, non sarà mai troppo presto quando ti sarò lontana, con la faccia bianca della luna tra noi. Ora l'unica faccia bianca è quella della ragazzina mezza nuda che voleva spararmi. Preferisco non rivederla. Farmi sparare? Che pensiero stupido. È venuto a salvarmi, in fondo, non è così?
Scendo con il cuore leggero e prendo la borsa, pesante. Vado giù, ti aspetto di sotto, e all'ingresso del sotterraneo non mi preoccupo troppo di quello che vedo: uno sarà il mio convoglio, e il cinese da solo starà scortando il quadro. Ma quando entro nell'attracco sotterraneo il gruppo di militari si gira, estrae le armi e me le punta contro. Insomma, basta! "Basta, ne ho abbastanza, c'è un premio per chi spara a più medici, oggi?" Sì, sono isterica, ma non sembrano capirmi. O sentirmi. O preoccuparsi di quello che dico. Cazzo, perché nessuno sembra preoccuparsi di quello che dico?
Yin: Mi infilo la mano sanguinante sotto al culo, agguanto la pistola, allargo le gambe e tiro il grilletto con il dito che mi fa meno male, anchebse è il mignolo e ora, vaffanculo, mi fa male come gli altri. Gli sparo attraverso la gonna di pvc.
"Facciamo diciotto."
Stronzo.
Lo prendo sulla destra, tra un paio delle ultime costole, e per un bellissimo momento gli tolgo quel cazzo di sorrisetto dalla faccia, ma non faccio nemmeno in tempo a sputargli addosso il fatto che quello al Qingming è stato solo un basso trucco per potermi vedere le chiappe, né a sputargli addosso letteralmente, perché il figlio di una grandissima puttana si mette a ridere. Cazzo hai da ridere, stronzo? Mi tiro a sedere e scrollo la mano di lato. splash - sploch
Il sangue disegna sulla balaustra dei crisantemi come quelli dell'imperatrice cinese, e... "A proposito, non era a Lady Erodiade che volevo sparare." Si fa serio. Merda: ho nominato il nome di dio invano?
Gabriel: "Stai tranquilla, tesoro, che se io avessi avuto anche solo il vago sospetto che tu stessi cercando di sparare a lei... beh, non saremmo qui a conversare amabilmente." Questo vorrei fosse chiaro, oltre al fatto che mi fa incazza questa nuovissima tendenza che sembrate avere, tutti, a riempirvi la bocca con il suo nome. Lascio la pallottola lì a lamentarsi, nel polmone sinistro, e passo una mano sul fianco per chiudere il buco. Sei fortunata che non tengo particolarmente alla fodera di questa giacca e che non avevo niente di particolarmente importante in tasca.
Faccio un passo indietro e lo so che teoricamente dovrei offrirti la mano per aiutarti a rialzarti, ma non so se potrei resistere alla tentazione di farti fare un altro paio di piani in caduta libera, scendere alla balconata panoramica e ricominciare tutto da capo. E ho fretta di tornare a casa: giocheremo, magari, un'altra volta, quando la mia Signora non mi starà aspettando all'Etemenanki con un mal di testa che mi sembra di poter sentire da qui. Ma a questo no, non posso resistere. "Che deliziosa gonnellina. Non hai trovato un top che le si abbinasse? Ora viene l'estate, ma vedrai che spasso con la stagione fredda."
Talia: "Mi devi togliere quella pistola dalla faccia, hai capito?" Avanzo verso il militare e adesso sono veramente infastidita, e non mi interessa quello che mi sta dicendo né la lingua in cui me lo sta dicendo, anche se una vocina nel mio orecchio sta suggerendo che non è cinese e che forse è francese e che il so il francese e che con il viso di una diva del cinema potrei avere tutte le carte a posto per convincere un francese ad abbassare la pistola se sololo facessi in un altro modo. Ma sono stanca e nervosa e su questo pianeta nessuno fa le cose che voglio io nemmeno a chiederle per favore.
* bang *
Non è una pallottola, sembra più un flash di luce, ma fa male lo stesso. Proprio il ginocchio. Adesso l'idea di farmi sparare non mi sembra più così una buona idea, adesso che è successo mi ricordo che fa schifo e fa ancora più schifo se non c'è nessuno a mettermi le dita sulle labbra per farmi smettere di urlare e a dirmi che sarà tutto a posto in un attimo. C'è confusione e non sono solo io che urlo: qualcuno sta dando del cretino a qualcun altro, in cinese e poi in francese, ci sono tante voci e io sanguino sul molo di pietra. Seguo la scia continua del mio sangue che va verso l'acqua del fiume e... oh no, no, no, no....
Yin: Spiritoso, spiritoso come un porcospino nel culo. "Va' a farti fottere." Con l'affidabilità delle stagioni a Shanghai, poi....
Mi tiro in piedi cercando di non mollare la presa alla pistola e infilo la mano sana dietro alla schiena. E mi fa incazzare più di qualunque altra cosa che il bastardo non si scomponga, non si preoccupi, non si muova a vedermi cercare quella che potrebbe essere un'altra pistola perché in fondo chi se ne frega, una pallottola in più o in meno non fa davvero differenza. Trovo la pastiglia rossa e gliela allungo nel palmo aperto. "In realtà avevo un messaggio per te, dalla signora Lee." Sì, la Signora Lee, bastardo, perché sei anche riuscito a mettermi contro madame Wuxia e ancora non so cosa farò di preciso. Non glielo nascondo, tanto che cazzo glielo nascondo a fare? E poi voglio che lo sappia. "Seh, mi sto cercando nuove prospettive di lavoro, e grazie tante. Non ti offro mia madre da scannare solo perché non so dove cazzo sia." Né chi sia, tra l'altro.
Gabriel: La mia prima reazione dovrebbe essere no, grazie: controllerò un'altra volta quant'è profonda la tana del Bianconiglio, ma è una frase che potrebbe venire orrendamente equivocata ed è un tipo di equivoco in cui francamente non voglio addentrarmi con Yin. Dio, odio questo tipo di messaggi: perché la gente non può limitarsi a scrivere due righe e legarle a un pipistrello? Perché bisogna scegliere metodi così complicati. Prendo la pillola con due dita e il glicole polietilenico del film di rivestimento non reagisce come se fosse contento di vedermi. Dovrò davvero ingerirla per ascoltare il messaggio? Magari non qui e non ora. Alzandola verso la luce distinguo, sulla capsula, la scritta ornata mangiami come se mi avesse letto nel pensiero: un'ironia che mi stupirebbe se il messaggio venisse da Wuxia, ma che trovo più adatta allo stile di Jean. Ciò che trovo molto meno adatto al suo stile è che si serva di un rinoceronte alla carica come Yin, per mandarmi un messaggio. Possiedo una discreta percentuale del programma spaziale e, anche se non mi piace curarmi dei miei affari mentre sto sbrigando una commissione per Erodiade, forse è il caso di mettere un freno alla faccenda, prima che decidano di montare un mitragliatore a protoni su ogni shuttle e io mi ritrovi azionista di un esercito avversario di quello in cui sono arruolato. "Oh, non provare a prendertela con me per quello, dolcezza: non è colpa mia se Wuxia non ti coinvolge nei suoi affari più delicati." Cazzo, persino io, che non mi classificherei tra i sani di mente non riesco a trovare neppure un buon motivo per cui qualcuno dovrebbe affidare a Yin qualunque cosa che non sia, appunto, una carica a testa bassa nell'aperta prateria. "Cos'altro avrebbe dovuto fare? Sei tu ad averla messa in quella situazione, non viceversa." Un attimo. Ma sto avendo davvero una conversazione seria con Yin? "Avresti dovuto fare come Flopsy, Mopsy e Cotton-tail, e andare a raccogliere blackberry per la mamma nel negozio di telefonia all'angolo con Shang-ming Lu. Ma hai voluto fare come Peter, e non puoi lamentarti troppo se sei finita nei pasticci di Mrs McGregor." Bene, mi odia, siamo tornati alla normalità. "Non fare cazzate e torna da Wuxia. O al massimo va' da Sugar." Insomma, chiunque, purché io non abbia una quota della sua attività. È chiedere troppo?
Talia: Spalmo il sangue sulla pietra con la mano aperta, ne spando la traccia come uno sciamano invasato di Lascaux, e di sicuro gli uomini attorno a me non hanno idea che io lo stia facendo non per avere la visione, come lo sciamano, ma per non averla. Troppo tardi. Mi arriva alla mano ed è la solita scossa elettrica o la sensazione che qualcuno stia infilando un elettrobisturi nel naso, al posto dell'ossigeno, stia bucando la guaina del nervo alveolare superiore e stia scavando nel cervello per infilarci immagini e odori. Ah, se solo avessi finito gli esperimenti su Hope, invece di correre sulla terra. Il primo odore è quello di marcio, del fiume, da cui mi sembra che i pesci stiano sciamando per uscire, e c'è qualcos'altro al di sotto, qualcosa che striscia e che perfino le altre mostruose creature guardano con sospetto. Una danza macabra di grandi denti e unghie rotte, e andando indietro il ricordo terribile di qualcosa che è caduto dal cielo, una pioggia fitta e battente che non può essere vista, con una scia di pezzi più grandi, pezzi metallici e di vetro che vanno a fondo nella carne delle mie braccia come nel fiume. Ma forse sono solo le mie unghie, o forse le unghie delle creature. Si stringono attorno a me fino a riempire ogni angolo della mia visione, poi si dividono e fuggono come fuggono solo i pesci di fronte a un grande predatore. È un natante affusolato, con una turbina alle spalle, che si allontana in gran fretta. Anche io mi scanso, ma di poco, e forse posso toccare con le mani l'oblò di fronte. È qualcuno che conosco, qualcuno che conosco è alla guida e sta andando verso il mare, veloce e carico di emozioni. Lo conosco. So che lo conosco.
Yin: Cazzo lo sa. Come cazzo fa a saperlo? Merda, merda, merda! Avevo sempre pensato... no, fanculo, avevo sempre sperato che per qualche fottuto miracolo almeno lo stronzo non lo sapesse. Non sa tutto, negli anni l'ho capito che il bastardo non sa tutto, ci sono delle cose che non sa, che lei non gli dice, e lei lo sa, non mi illudo che non lo sappia, ma il grandissimo bastardo non aveva mai fatto battute a riguardo. Avevo sempre pensato che, se avesse saputo, il grandissimo figlio di una troia avrebbe fatto prima o poi qualcuna delle sue battute del cazzo come quella di adesso del fottutissimo Peter Coniglio. Ma anche adesso non c'è ironia. Torna da Wuxia o va' da Sugar. È come una cazzo di voce nella mia testa o la stretta di un laccio attorno al collo, mi dice che magari è stato divertente pascolarmene in giro con il cane e il canadese, o giocare con la segretaria di miss Lee, ma ora basta. Questa cazzo di vocina è come un prurito sulla scapola dove arrivo a grattarmi solo in forma di coniglio e che mi costringe a trasformarmi in coniglio, sempre e solo in un coniglio anche se provo altre forme. Ringhio a Balthazarovic, letteralmente. Lo odio, perché ha ragione. "Fatti i cazzi tuoi, stronzo, e la prossima volta..." C'è un odore, nell'aria, come quando sta per piovere, e mi interrompe il lampo di un fulmine sullo sprawl, alle mie spalle, e la voce del tuono alta come una bestemmia di dio in persona. A quel suono che mi ha reso sorda, ora non vedo più quello che sta succedendo.
Gabriel: No, to byl jen přátelskou radu.
La prendo per le orecchie, letteralmente, e me la trascino dietro che si agita e scalcia, perché dalla cima dell'Etemenanki Erodiade ha cominciato a rovesciare sulle nostre teste tutto il suo disappunto e la sua ira. Un muro d'acqua che mi si rivescia addosso inzuppandomi fino all'ultima sinapsi del cervello e rendendomi istantaneamente di pessimo umore. Mi trascino Yin giù per le scale, saranno in tutto non più di settanta libbre di coniglio, quindi dovrei cavarmela con quattordici tazze di farina, sessantanove cucchiaini di burro, ventitré tazze di sedano a dadini, una sessantina di cipolle e tredici pinte di vino rosso. Ma siccome non ho una pentola adatta, la lascio saltellare giù per gli ultimi due gradini e di lì nell'atrio. Ritorna umana e mi guarda da sotto le sopracciglia aggrottate. Devo averle perso la gonnella, che peccato: dovrei togliermi la giacca e offrirgliela, ma ho come l'impressione che non accetterebbe. "Io ti ho avvertita." E non provare mai più a spararmi mentre sono nei pressi di opere d'arte uniche o della mia signora: spero il messaggio sia passato in modo sufficientemente chiaro. "Fa' la brava e magari per Natale ti rimetto a posto. Fammi incazzare di nuovo e, per El-ahrairah, mi vedrai trasformarmi nel coniglio nero di Inlé." E fuori, la furia degli elementi sembra ricordarmi che ho da fare, che il mio tempo è scaduto, e sopra ogni cosa che, anche questa volta, l'acquazzone che sta lavando Shanghai è in buona parte colpa mia. Vattene, Kaisentlaia, saltella via, non ho più tempo per te. Devo scaricare una signora da uno shuttle e caricarne un'altra su un altro.
Talia: Oh mio dio, sì, lo conosco, e anche se lo chiamo continua la sua fuga senza rallentare o voltarsi indietro, perché sto vedendo una scena di giorni fa, chissà quanti. Non importa, lo chiamo ancora, a voce alta, per nome. Ma è andato via. Se n'è andato da solo, magari non l'ha fatto di sua sponte, magari ci è stato costretto, sembrava malinconico e triste e un po' arrabbiato ma comunque le cose non sono andate come pensavo, non è stato Gabriel a ucciderlo, e... No, no, l'ho fatto nuovamente, come per l'uomo sul marciapiede questa sera. Sono stata veloce ad accusarlo e non ho voluto vedere che gli eventi potevano essere stati in un altro modo. Eppure dovrei sapere, ormai, dovrei conoscerlo e ricordare che lui non si discolpa mai, nemmeno quando lo si accusa di una cosa che non ha fatto. Come quella volta che Faith pensava lui avesse ucciso Henry. O quando io credevo che avesse ammazzato Hope. O quell'altra volta, con quel bambino. Gabriel, mi dispiace, mi dispiace così tanto... il suono delle eliche si spegne, il fragore della mia visione si è trasformato nel semplice suono dell'acqua, che odio. Non so se sia il fiume o una pioggia, passata o presente, che batte le dita sulla superficie del fiume ma la odio, la odio. Sembra dare colpi leggeri sulle mie guance, bagnate, e apro gli occhi. C'è lui che mi guarda, e un po' mi sorride. Provo a parlare, a dirgli che mi dispiace, ma parla prima lui. Naturale. Tranquillo. Dà un altro schiaffo, ma questo è solo al mio spirito. "Chi cazzo è Tao?"
Gabriel: Va bene, non sarò ipocrita: può capitare che una donna pronunci il nome di un altro nel bel mezzo del discorso. Succede, è successo e sono sicuro che mi succederà di nuovo. Il trucco è... beh, solitamente lei se n'è già accorta, mezzo secondo dopo averlo detto, e il rischio di smontare il discorso avviato, a quel punto, è veramente altissimo: è decisamente da ipocriti sorprendersi o fare gli offesi, a meno che non si stia cercando una scusa per abbandonare la nave o non si voglia correre il rischio e vedere se e come la signora proverà a farsi perdonare. Quest'ultima variante è quella che preferisco, ma sto passando in rassegna l'intero portfolio delle casistiche e non riesco a trovare nessun precedente utile a capire come comportarsi quando la signora in questione pronuncia il nome di un altro mentre è in uno stato di semi-catalessi da psicometria incontrollata e con una pallottola nel ginocchio. Così, quando si sveglia, proprio non riesco a trattenermi. "Chi cazzo è Tao?" Il nome non mi è nuovo, do per scontato che sia un nome e che la dottoressa non si sia improvvisamente convertita alle religioni orientali, ma in fondo chi se ne frega. Le blocco la risposta con due dita sulle labbra e la lascio andare anche con l'altra mano, abbastanza gradualmente da evitare che mi cada all'indietro come un sacco di patate. "Shhh... stai buona, ti rimetto a posto in un attimo." E voi teste di cazzo alle mie spalle, légion d'honneur, mais bien sûr: quanti punti sono? Vale di più come donna o come medico? Imbecilli. C'è un coniglio, di sopra, se proprio volete tirare a qualcosa. Le tolgo la pallottola dal ginocchio, risistemo il menisco laterale e accarezzo verticalmente il legamento fibulare prima di ricomporre la pelle e, al di sopra, dal retro del ginocchio lungo il polpaccio fino alla caviglia mi faccio seguire dalla trama cinquanta denari delle calze nere. Raccolgo la scarpa, e noto con piacere che non bisogna tagliar via né pezzi di tallone né alluci prominenti, per farla calzare. Et voilà, come nuova. Ma per l'amor del cielo, non posso vederti quell'espressione sulla faccia, quindi con la pallottola nella mano mi giro. "Mesdames et Messieurs, qui est le propriétaire? Bon allez, ne soyez pas timide..."
Al: Gabriel. Cristo Santissimo. La prossima volta che mi chiedi di portarti qualcuno qui potresti anche essere così gentile da dirmi di quale qui stiamo parlando. Va bene che i salti spaziali mi riescono relativamente facili, ma c'è un limite per tutto e devo avere qualcuno a farmi l'uscita dall'altra parte. Va benissimo fino a che devo spostarmi in una corte: ho un protocollo d'accesso che mi consente di richiedere un aggancio in qualunque momento e senza dover fornire spiegazioni. Ma non ho un tale aggancio alla Dogana Marittima di Shanghai, non posso telefonare al call center notturno e chiedere alla signorina di disegnarmi un pentacolo in terra, cosa dici? Per fortuna all'Etemenanki sapevano dov'eri, per una volta, e per fortuna non siamo molto distanti da palazzo. E, a dirla tutta, con la tempesta che si è scatenata non credo riuscirei ad aprire un portale neanche se fosse per andare dal mio studio alla mia camera da letto. Dove, per inciso, sospetto che ormai il mio djinn sia ben oltre la soglia dell'incazzato.
Ulteriore nota negativa: per venire qui dall'Etemenanki mi sono inzuppato come la Χίμαιρα che arrivò all'imbarco sull'arca a diluvio già iniziato. D'altronde non posso creare un guscio troppo grande, con questo vento infernale, e mi è sembrato meglio preservare la bionda Sasha. Già non sembra di buon umore. Non lo sarei neanch'io. Ma va benissimo, va tutto benissimo: non sono una persona socievole e non ho nessuna voglia di fare della conversazione. E poi non saprei come rispondere se il discorso vertesse sul cosa sia successo a San Pietroburgo e perché. A me hanno solo detto di estrarre la corte e riservare a te un trattamento di favore, e un ordine del genere dato in quel modo è come se arrivasse da Erodiade in persona. Sia chiaro che sono sempre a disposizione, quando è necessario. Ma il perché fosse necessario... siamo onesti, non ne ho idea. Su un punto però potrei garantire: qualunque cosa sia successo, è stata seria. Non si assisteva allo scioglimento di una corte da quello di Shanghai del 2036, e anche in quel caso, era solo l'allontanamento per qualche mese di chiunque non si chiamasse Gabriel. Questa è una chiusura a tempo indeterminato. Ad Andrej deve essere successo qualcosa di serio, serio e contagioso o pericoloso per il prossimo. Ma in fondo non sono affari miei.
Scendo le scale della dogana, seguito dalla russa, e mi trovo di fronte un molo sotterraneo, un drappello di stranieri in divisa militare, un natante di superficie, una capsula a uovo con un orientale in uniforme. Una donna che ha il viso di Ava Gardner. E Gabriel che parla in francese, con molta tranquillità e una pallottola nel palmo della mano aperta. "Siamo in ritardo: pioveva."
Talia: Aspetta, no! Ho tante cose cose da dirti, ma ti sei girato di spalle, stai parlando con i soldati, e... non è importante la pallottola, si è trattato solo di un incidente. "Gabriel..." Ti voglio dire che mi ero sbagliata, e che mi dispiace, e che non voglio più partire. Ma entra un uomo che penso di avere già visto, anni fa, alla corte di New York. Parlava con Faith e sembrava importante, ma quando cerco di ricordare il suo nome mi scivola via come un foglio di carta che non riesco ad afferrare o la formula di un amminoacido che non riesco a ricordare come facevo un tempo. La mia mente si è fatta debole. Sono invecchiata, anche se non nel corpo. E forse è per questo che non mi vuoi guardare: tu sopra tutti sai quali sono i trucchi che mi tengono insieme l'involucro e lo fanno sembrare quello di una diva degli anni '50. Sotto Ava Gardner, sai che c'è Margherita Hack, in fondo sei stato tu, tu hai messo l'una a coprire l'altra. Non posso illudermi di vederti cadere nel tuo stesso trucco. Però ti appoggio ugualmente una mano sul braccio. "Dai... è stato un incidente." Hai la giacca bagnata e per un istante barcollo mentre ti rivedo parlare al telefono e mi scorre addosso un altro brivido, diverso. Sei arrabbiato. O lo sei stato, molto, molto di recente. Ti lascio andare. Ora non sembri arrabbiato, sembri abbastanza tranquillo, e la pioggia che cade sta spingendo l'acqua del canale sotterraneo in onde sempre più alte che mi sembrano minacciare. No, non voglio vedere altro, non voglio vedere più. Se fossimo soli ti domanderei davvero: vuoi proprio che parta?
Ma non siamo soli.
L'uomo di cui non ricordo il nome ti parla, del tempo, e ogni volta che qualcuno parla del tempo io ho l'impressione che voglia dire altro. Lo dici sempre tu, no? Ed è vero: ho l'impressione voglia dirmi è ora di partire e che la donna bionda abbia a che fare con me.
Gabriel: Se devo scegliere tra una signora immobile e sorridente e una che mi guarda come se volesse ammazzarmi, non so come mai, alle volte mi ritrovo a scegliere quella incazzata. Così ignoro per un momento i francesi con la loro Monna Lisa e provo a rivolgermi verso Sasha prima che abbia il tempo di parlare. Ma arrivo alla base mezzo secondo troppo tardi.
"Balthazarovic non puoi farlo... non puoi farlo davvero..."
Dev'essere una tendenza russa quella di usare il mio patronimico nel tentativo di farlo suonare una specie di insulto. Andiamo, la stupida troia era mia madre: mio padre è in fondo una brava persona, quando non gli parte la sindrome dell'angelo vendicatore. Non posso farlo davvero... tu dici che non posso? Tendo un mezzo sorriso e mi faccio risalire la pallottola di Yin attraverso il polmone sinistro lungo la trachea e l'esofago, fino a farla rotolare tra lingua e palato, come una caramella. Non so se sia il mio sguardo, ma credo che la russa sia sufficientemente intelligente da aver capito da sola che sì, posso, tant'è vero che lo sto facendo. Continua, cara, avevo un'idea su cosa fare di te, ma posso sempre rivedere il programma. Chiede di parlare con lady Erodiade (ha usato seriamente l'espressione "voglio"?), e confido sia abbastanza esplicativo il fragore del tuono che ci raggiunge dall'esterno, insieme ad una raffica di vento quasi orizzontale dalla bocca del canale. Giro appena il collo, come se volessi voltarmi a guardare il fulmine oltre la parete di pietra, e sorrido a Sasha. Hai finito? "Al momento la cosa non è possibile, temo." L'ironia della faccenda è che non indossa il pettine che le ho regalato, ma porta ancora i capelli allo stesso modo. Il rovescio della medaglia è che non me ne frega un cazzo. "Теперь слушай меня очень внимательно..."
La bionda ascolta in silenzio quello che ho da dirle, rispondendo solo sì di tanto in tanto. Sapevo che saresti stata entusiasta del tuo nuovo incarico, cara. "Fai pure un elenco di ciò che vorresti ti fosse portato sul Chang'è: i rifornimenti partono ogni... mercoledì? Talia ti presento Sasha Olimpiyevna Raskol'nikova." Sì, come quello di Delitto e Castigo. No, non è colpa mia. "Ti prego di metterle a disposizione un appartamento su Chang'è: ha un incarico da svolgere per mio conto. Sasha, la dottoressa Talia Wagner: dirige la base lunare." Ho come l'impressione che, viziato dalle circostanze, questo non sia esattamente l'inizio di una splendida amicizia. E vorrei sapere cosa stia passando per la testa dei francesi, ma ripensandoci forse no.
Al: Prego. Figurati. È stato un piacere.
Fanculo.
Non pensavo che le bionde ti mandassero in cortocircuito i chakra in questo modo. Sbuffo e mi unisco al gruppetto dei militari, che invece sembrano essere attratti dalla scena e dalla bionda, e contemporaneamente non capire una parola di quello che viene detto. Esamino le casse e tutto mi è chiaro leggendo i colori della bandiera stampigliata sul sigillo elettronico. Francesi. Se appena appena parli con l'accento corso, non ti capiscono. Poi Gabriel comincia a vaticinare in russo e anch'io smetto di capire qualunque cosa stia accadendo. E pensare che una volta lo parlavo, ai tempi della Guerra Fredda: dev'essere nel doppiofondo del mio grimorio a fare la muffa insieme al mio italiano. Non so come cazzo faccia il ceco: scommetto che se uno di questi tizi se ne uscisse con un insulto in urdu, Gabriel sarebbe in grado di rispondergli a tono, citando di striscio qualche opera minore del loro poeta nazionale. Torno a guardare le casse e i tre voluminosi imballi a forma di quadro. Musée du Louvre. Musée d'Orsay. Indovina a chi toccherà aprire un portale tra qui e l'Etemenanki per riportare a casa questa roba senza che si bagni? Come glielo spiego che con questa tempesta rischio di trovarmi a vendere la Monna Lisa su un banchetto al mercato di Canicattì per comprarmi un biglietto aereo di ritorno? Sono uno stregone, tu hai bisogno di un fattorino.
Talia: Sorrido alla ragazza bionda e nessuna delle due fa un passo per stringere la mano all'altra. Non so cosa stia pensando lei. Io sto solo pensando che non voglio partire e che, in ogni caso, progettavo di salire sullo shuttle e togliermi le scarpe, e ora non potrò più farlo. Quando il pilota interviene nel discorso e dice che la torre di controllo sta revocando tutti i permessi al decollo, mi sembra di sognare. Ma poi aggiunge che se vogliamo partire dobbiamo farlo immediatamente. No, non vogliamo. Oh, come vorrei essere un'esper e poter convincere tutti che non vogliamo partire. Ma ormai è tardi. Gabriel mi prende il borsone e lo consegna al pilota. La ragazza bionda parte senza bagaglio: non ha nemmeno la borsetta. Cosa le sarà successo? Scuoto la testa, meglio non curarmene. Gabriel la accompagna a salire e non ne sembra compiaciuta. Poi si gira verso di me. "Allora... vado?" Forse è meglio così: ho tante cose da fare e magari, prima di decompormi completamente, riuscirò a finire anche lo studio sui fantasmi. Sarà la mia eredità. Postuma. Ammesso che io riesca finalmente a mettere le mani su un esemplare.
Gabriel: Apprezzo molto che il pilota non mi faccia storie per il passeggero in più, davvero: sarebbe stato il secondo che freddo in due settimane e l'addestramento di questa gente non è esattamente una faccenda rapida ed economica. Dopo aver visto da vicino la plancia di comando di uno di quegli affari, ho ben chiaro il perché.
Accompagno Sasha a superare la striscia d'acqua tra il molo e la soglia della capsula che le porterà allo shuttle, e ho l'impressione che tentare un baciamano di buon viaggio mi farebbe guadagnare solo l'impronta delle cinque dita sulla guancia sinistra. Su, Aleksandra, non fare così: non l'ho mica ammazzato, non ancora, anche se francamente è quello che si meriterebbe. Non provo nemmeno a spiegarle che sta ricevendo un trattamento di favore, che l'incarico sulla luna è in fondo un lavoro interessante e che nei mesi a venire le farà bene tenere impegnato il cervello in altro modo che non sia girare intorno a palazzo Yelagin cercando l'ingresso e domandarsi in che tipo di recipiente sia stato rinchiuso Andrej. Я обещаю вам, вы будете любить его.
Fuori piove come se il mondo non avesse mai conosciuto altro e come se non dovesse mai smettere. Prendo la mano che mi porge Talia e la accompagno verso l'oblò che ha già inghiottito la russa.
Sì.
Vai.
Per l'amore del cielo.
Ma prima aspetta.
Le appoggio la mano a lato del viso e la distraggo con un bacio, mentre le riporto il viso alle fattezze con cui la conoscono sulla luna. Già che ci sono, le cedo anche la pallottola di Yin tra lingua e palato. "Magari faccio un salto a trovarti per San Giorgio, com Faith, o per il compleanno di Matsu. Forse sono riuscito a procurarti un fantasma." E continuo a ritardare il momento in cui dovrò affrontare l'ipotesi che l'origine del disturbo nella mente della mia signora sia qui, a Shanghai, in casa nostra: mi conforta solo il pensiero che no, non può trattarsi dello spirito da compagnia di mia figlia, perché è arrivata in casa nostra quasi un anno dopo il sopraggiungere dei primi sintomi. Si seulement je l'avais remarqué avant... Ma un nuovo scroscio di pioggia mi ricorda che no, non l'ho fatto: Talia è entrata nella capsula, il pilota ha chiuso i boccaporti, e alle mie spalle i francesi mi attendono per fare lo scambio, con Al che aspetta solo di farmi notare che non gli ho ancra detto bravo. Večer ještě nekončí.
Talia: Nenávidím tě, nenávidím tě tak moc...
Alzo la mano, mentre mi baci ma le mie dita rimangono a mezz'aria incerte nel gesto di andare a intrecciare un gioco tra i tuoi capelli, e quando ti stacchi non indugi vicino a me che il tempo per lasciarmi dire "Gabriel...". Questo sarebbe stato l'addio perfetto, se solo tu non ti fossi sentito in dovere di illudermi. San Giorgio è il 23 aprile, cinque giorni dopo Pasqua. Ci sarà ancora la luna piena, sulla terra, e appena una falce di luna su Lilith. Il compleanno di Matsu è tre giorni più tardi, e avremo una luna più bella. Hope avrebbe voluto organizzare un ballo: potrebbe essere una buona occasione, e un fantasma su cui sperimentare sarebbe un regalo così romantico. Cosa dici? Non dici nulla. Te ne sei già andato, se non con il corpo è chiaro che per te sono praticamente già partita. Meglio partire davvero. Salgo sulla capsula, preceduta dal pilota, e mi rannicchio nell'altro sedile passeggero, accanto alla ragazza russa che fissa rigida di fronte a sé. Non so il russo. E non ho voglia di parlare. Mi rigiro solo nella bocca la sfera metallica che lui mi ha fatto scivolare tra le labbra e guardo fuori dall'oblò. So cos'è. È il proiettile che mi ha tolto dal ginocchio. Sul vetro dell'oblò riconosco il mio vecchio viso e potrei dare un'altra spiegazione al formicolio che ho sulla pelle, ma no. Tolgo dalla borsa la piccola trousse della cipria e mi rifaccio il trucco, tendo con le dita il contorno degli occhi dove dovrebbero comparire le rughe, ricompongo lo sbaffo di rossetto. Mi chiamo Talia Wagner, ho trentacinque anni, vivo sulla luna nera, e sono innamorata perdutamente di uno stronzo.
Al: La cassa più grande è etichettata RF 2006-21 e sto cercando di leggere il resto quando Gabriel finisce di prendere in giro la dottoressa Wagner e ci raggiunge. Mi ringrazia. Prego. Stronzo. "Cos'è, vuoi baciare anche me?" Come se non fosse mai successo.
Il capo dei francesi è un individuo con i gradi da maggiore, vagamente somigliante a François Mitterrand che stringe la mano a Gabriel con un sorriso ammiccante. Francesi. Fai lo stronzo con le donne e ti adorano. Come se mi avesse letto nel pensiero precedente, il militare aziona il comando che rende trasparente la cassa RF 2006-21. Cazzo spero proprio non sia perché mi ha letto nel pensiero. È un dipinto di media grandezza, almeno un metro di altezza per due di larghezza, con una cornice attorno con la scritta corsiva John Martin: Le Pandemonium, 1841. Direi che è un soggetto insolito per lady Erodiade: un individuo di spalle, che potrebbe essere la dea Minerva, osserva a braccia alzate un fiume di lava che lo o la separa da un argine e un'architettura che mi ricorda terribilmente il palazzo di Westminster illuminato da una luce rossa e sotto una pioggia di cenere e fuoco. Sulla destra è disegnata la linea sottile di un lampo, come quello che stampa le nostre ombre cadendo poco all'esterno, sul fiume. Guardo Gabriel. "Questo non è per l'Etemenanki." Ne sono sicuro. Perché se fosse per l'Etemenanki chiederei di averlo nel mio sotterraneo. Mi appoggia una mano sulla spalla e mi chiede, come volevasi dimostrare, se posso portare alla sua mansarda il Pandemonium e la cassa che proviene dal Musée d'Orsay, dopo essermi occupato della Monna Lisa. Ce la stanno mostrando ora e devo ammettere che, per quanto io possa snobbarla come tutti e considerare il suo soggiorno da noi semplicemente come una mossa demagogica, il sorriso di quella signora è troppo simile a quello di lady Erodiade per riuscire a non ammirarlo. Se solo smettesse di piovere, potrei fare tutto in un attimo, ma non mi va di ammettere che dovrò organizzare il trasporto con metodi tradizionali. "Non preoccuparti." Perché mi sembri preoccupato, ma non domanderò che cosa stia succedendo, con l'aria che tira. Letteralmente.
Gabriel: Non preoccuparmi? Al, mi stai prendendo per il culo? Není se čeho bát... Gli appoggio una mano sulla spalla con l'intento di scardinargliela, ma in fondo è un bravo ragazzo e mi serve. Firmo quello che devo firmare per l'acquisizione del Pandemonium e del regalo di compleanno per Ero, che devo istantaneamente dimenticarmi se non voglio tradirmi. Poi sbrigo le carte per la presa in consegna della Gioconda, e passo ad Al il comando delle operazioni tornando infine a rivedere le stelle. Molto metaforicamente parlando.
Dall'androne della dogana, si vede la pioggia cadere sul Bund come grandine, alzando fitti schizzi dall'unica grande pozzanghera sulla scalinata e creando una barriera così fitta che mi è impossibile vedere da qui al fiume. Mi infilo l'auricolare per quella che spero essere l'ultima volta, questa sera, e tento nuovamente all'Oriental Pearl Tower, ma questa volta mio padre è sveglio, e ha tolto il non disturbare dall'interno. Risponde. Non mi devo incazzare, non mi ci devo incazzare: in fondo è stata una rispettabilissima scelta di Erodiade quella di raccontarmi tutto solo ora. Mio padre non c'entra un cazzo. "Otec ... řekla mi. Co budeme dělat?"
Pioggia. Un fulmine sullo sprawl. La comunicazione sembra essersi interrotta per un momento. Quando torno a sentire la voce di mio padre, non mi dice quello che avrei sperato: ha consigliato a Ero di aprire un nuovo wormhole per avere dati più precisi circa il suo malessere ma ora, dopo il loro ultimo colloquio, non sembra più molto certo della propria stessa idea. Vorrebbe aspettare almeno sei settimane. Come posso spiegargli che dobbiamo fare tutto il possibile per scoprire ora cosa la sta affliggendo, prima che ci si rovesci addosso il consueto tracollo di maggio? Non posso. Questo è un segreto troppo delicato per poterlo condividere con chiunque, anche con mio padre. Mi schiarisco la voce. Una raffica di vento fa volare di fronte a me nell'ordine un ombrello a brandelli, un cappello, un bambino e due turisti. "Sto raccogliendo in un unico plico tutti gli oggetti che ha recuperato tramite viaggi temporali nell'arco di tempo tra febbraio e maggio scorso, quando sono sopraggiunti i primi sintomi: potrebbe essere un modo alternativo di individuare la causa?" La risposta mi colpisce come un pugno allo stomaco: non sto pensando quadrimensionalmente. "Trattandosi di viaggi temporali, la causa potrebbe essere filtrata in un wormhole da qualunque punto dello spazio-tempo, passato presente o futuro. Potrebbe essere ovunque, in qualunque momento, qualunque cosa e chiunque." Se solo la scalinata non fosse così bagnata, mi siederei sull'ultimo gradino. "Lo so. Ma devo almeno tentare." Prima di costringerla, nello stato in cui è, ad aprire un nuovo portale. "Promluvme si zase zítra."
L'usciere mi ha visto esitare di fronte all'ingresso, con aria probabilmente affranta, e mi ha raggiunto. Mi chiede "主席先生,你想一把傘?". Lo guardo, con la tentazione di trasformare lui in un ombrello, ma alla fine mi limito a sorridergli. "Una canoa, forse." Potrei farmi venire a prendere dalla Lamborghini, ma ci vorrebbe troppo tempo e in fondo la pioggia è quello che mi merito. Non avrei mai dovuto telefonare a quell'idiota di Andrej, è tutta colpa mia.
Infilo le mani nelle tasche dei pantaloni, mi stringo nelle spalle, mi faccio crescere addosso un soprabito che so non servirà a nulla e muovo un primo passo sotto la pioggia. Nesnáším déšť, Bože, jak moc nenávidím déšť. Nel tempo di arrivare all'Etemenanki, l'acqua sembra aver conquistato ogni molecola dei miei abiti e quando perdo consistenza, nell'androne, lascio a terra il lago di Bassenthwaite. Mi riaggrego asciutto e di pessimo umore, la pallottola che ho tolto a Talia rimbalza sul pavimento insieme all'auricolare, ai gemelli, alla mia pistola, al fermacravatte, al caricatore di riserva. Mi tolgo anche il soprabito e lo lascio cadere. Qualcuno raccoglierà tutto, prima o poi, o forse no. Non m'interessa. E normalmente non salirei da lei, vedendo attorno a me i sintomi del suo umore, ma questa sera devo almeno tentare. L'intero Etemenanki sembra essere con il naso appiccicato ai vetri, a guardare lo scatenarsi della tempesta. Nessuno mi nota, nessuno mi ferma. Nemmeno Faith, che probabilmente non è in casa. Nemmeno Candy, chiusa in camera sua. La scala che apro tra camera mia e il 334º entra nel buio come Euridice e il silenzio che risponde alla mia domanda mi invita quasi a non salire. Ma alla fine entro anch'io. "Ero."
C'è un forte vento che proviene da uno dei vetri, aperti, e ho appena adattato gli occhi al buio quando un improvviso lampo mi lascia per un momento disorientato, come un procione investito dai fari di un'auto prima e dall'auto stessa poi. "Madame...?" Sbatto le palpebre. E poi la vedo, seduta sul pavimento che le ho portato da Granada, con il kimono bianco che quasi la fonde al palazzo come una gargouille di Notre-Dame: la pioggia è entrata attraverso il vetro aperto e ha allargato una pozza sul pavimento, grondando dalle sue spalle e disfacendole la pettinatura. I capelli neri spezzano la sua figura rannicchiata, facendola sembrare per un momento un fantasma decapitato. Comme un visage en pleurs que les brises essuient, l'air est plein du frisson des choses qui s'enfuient, et l'homme est las d'écrire et la femme d'aimer. Reprimo il brivido che si è impossessato di me ed entro nel cono di pioggia, inginocchiandomi alle sue spalle, anche se non oso portare a termine il gesto che mi porta la mano quasi tra i suoi capelli fradici. "Madame... Madame, je vous en prie, abritez vous."
