Talia: Ho sempre detto che gli apparecchi elettronici interferiscono troppo con la nostra strumentazione, ed è vero. Ho sempre tentato di vietarli. Ma la verità è che a volte non riesco proprio a pensare senza musica. In momenti come quelli, in momenti come questi, tolgo il vecchio mp3 player dal cassetto, gli collego i vecchissimi auricolari con il filo e nascondo tutto sotto il camice, intreccio il filo con i capelli e li lascio davanti alle orecchie a coprirli. Non c'è nessuno qui, ma se qualcuno dovesse passare fuori dalla vetrata del laboratorio non dovrebbe riuscire a vedere che sto facendo quello che ho vietato a tutti di fare. Solitamente la mia musica è una jam session: l'agitatore magnetico con il suo ritmo monotono, gli sbuffi di vapore dall'apparecchio di Viktor Meyer, come dalla tromba di Miles Davis, la danza dell'estrattore Soxhlet. Oggi, il quartetto d'archi nella mia cuffia sta coprendo parzialmente il suono della centrifuga. Poi si unisce il pianoforte e la voce della pianista di cui non ricordo il nome, e tutto sfuma in un'altra dimensione. That is not my blood on the bedroom floor, that is not the glass that I threw before. Il sangue di Francesca nella capsula Petri si è ossidato, dovrò prelevarne dell'altro, ma non ho intenzione di farle uscire fino a quando non sarò sicura che non tenteranno qualche altro esperimento non autorizzato come quello condotto in mia assenza. Stiamo ancora cercando il fuggitivo, e sto pensando che si sia infilato in un cargo per Shanghai e non sia più qui. Poi la registrazione live nelle mie cuffie scivola bruscamente su Scarborough Fair e sobbalzo. Per un momento mi sembra che la voce di Hope, che canta nella sua cella, abbia trovato il modo di infiltrarsi nelle cuffie. Detesto sentirla cantare e detesto sentirle cantare questa canzone, è una canzone malinconica e romantica, ma a me ricorda quando Gabriel mi baciava e mi spiegava che prezzemolo, salvia, rosmarino e timo formano una tisana abortiva. Da allora mi ripeto che non trovo più come possa essere romantica questa canzone. In realtà la odio perché è solo l'ennesima cosa che mi fa pensare a lui e in questo momento non voglio pensare a lui: sto analizzando delle cellule e devo concentrarmi, la musica avrebbe dovuto aiutarmi a questo. Mi graffio con le unghie il trago dell'orecchio e faccio cadere gli auricolari sul colletto in pvc bianco del camice. Rimane il silenzio, sporcato dal suono dell'agitatore magnetico che prova a cullarmi e dall'eco lontano della musica che viene dalla superficie lucida, orlata di stoffa, su cui scintilla il mio chip identificativo. Direttrice Talia Wagner.
"Dottoressa Wagner?"
Ecco. Come dicevo. Tolgo i guanti trasparenti e li appoggio, ripiegati, sulla testa di Cleisen in rame. "Sì, cosa c'è?" L'interfono è disturbato da un fruscio, che si estingue quando spengo l'iPod.
"Lo shuttle è arrivato."
Già arrivato? Ma non può essere: io ho un aspetto orribile. Riattacco la linea Schlenk, mi tolgo di dosso la mascherina e colpisco il lettore all'ingresso con il polso dove tengo l'altro chip. Nell'hangar lo shuttle è già atterrato, è vero, quando riesco a raggiungerlo: non ho neanche il tempo di mollare a qualcuno la mia cartellina elettronica o di farmi togliere il camice: due hostess in rosso scendono dalla rampa, i miei tecnici che facevano capannello accanto alla macchinetta del caffè lasciano la loro brodaglia e ci raggiungono, quasi schierati e... ho già visto una scena del genere. Il mio respiro è pesante, forse è la corsa, ma... sento che dovrei inginocchiarmi. La morte nera sarà completata nei tempi previsti, mio signore. Sto per mettermi a ridere, la verità è che sono contenta e incredula che abbia mantenuto la sua promessa così presto. Ho il cuore in gola. Poi qualcuno scende dalla rampa e... è solo Faith. Da sola. Lo sapevo: quel grandissimo bastardo non è venuto.
Hope: "Due."
Contare gli shuttle è un passatempo ancora più noioso del solito, in questi giorni: è da una settimana che ne passano pochissimi e temo che sia a causa del nostro piccolo exploit in compagnia dell'arabo con la faccia da cinese. È stata un'azione molto stupida, ma se ci penso non riesco a trattenere una piccola risata eccitata: non avevo mai aperto un wormhole, è stato spaventoso e gli occhi grigi di quella donna, dall'altra parte, sembravano in grado di trapassarti la carne, ma... ma è stato anche così eccitante. Erano anni che non conducevamo un vero esperimento, per colpa della dottoressa e di questa sua assurda fissazione che io non debba farmi male. Perché? Mi sono sempre fatta male e scommetto che ne può trovare altre come me: meglio provare a fare qualcosa e farsi male che stare qui a contare gli shuttle. Anche se a volte... accarezzo la copertina dello Zámek, tenendo le dita sufficientemente lontane da non toccarlo davvero. A volte ci si fa più male, è vero. Il mio cervello si è spento cinquantasette anni per un piccolo errore, per una sciocchezza, e quando mi sono svegliata... sì, alle volte ci si fa proprio male. Ma gli shuttle hanno smesso di passare e non sono ancora riuscìta a capire chi sia la nuova presenza che circola qui intorno: sembrava interessante, all'inizio, ha fatto un sacco di telefonate, e io non posso fare telefonate, il mio codice non funziona più. Ora però è nella sua stanza e sta leggendo, da ore. Mi domando se ci sia un modo per raggiungerla.
Faith: Non ne posso più, sto per dare di matto. Ho finito di leggere il romanzo che mi ero portata nel bagaglio a mano, ho ascoltato Aida cantare e provato a buttare giù qualche appunto per il mio libro, ma poi? Le hostess parlavano solo cinese e il mio cinese in conversazione è buono, ma non si può fare conversazione per dodici ore! Avevano una piccola rivista con dei giochi, ma ho finito il cruciverba in inglese e quello in francese mi ha dato un po' di filo da torcere, ma poi rimanevano solo quelli in cinese e... andiamo, non posso riuscirci. Incrociare gli ideogrammi, un ideogramma per casella, con ogni parola che si scrive in almeno dodici modi diversi? Secondo me neanche loro ci riescono. Eppure quando scendo mi tengo la rivista: non voglio che la sfoglino e scoprano che non sono riuscita a risolverne neanche mezzo. "Grazie, non li ho ancora finiti tutti." Oddio. Dodici ore per sei cruciverba? Ora sì che penseranno io sia una mentecatta: brava, Faith.
Cerco di non pensarci, mentre scendo dalla rampa dello shuttle. Ho deciso di vestirmi con il sari, perché è la cosa più comoda quando non sai che temperatura farà, si può aggiustare in tanti modi e me lo sonoptuto tirare sulla testa fingendo di dormire, quando abbiamo preso quota oltre l'atmosfera e ci siamo trovate di fronte il sole. Poi ho scoperto che i vetri dello shuttle sono schermati uv e che anche una delle hostess è infetta (nella parte in cui ancora facevamo conversazione). La cosa più brutta, a parte l'atterraggio che è stato orrendo, è stata quando... ehi, ho detto atterraggio. No, no, allunaggio. Ma nemmeno. Però allilithaggio è bruttissimo. Provo a comporre la frase nella mia testa, come su un giornale di bordo.
We've Lilithed at 5:15 pm.
No.
Davvero, no.
in ogni caso... "Talia!" ...in ogni caso è stato brutto quando mi hanno chiesto di spegnere la musica. Povera Aida, spero l'abbia presa bene. Quando scendo c'è Talia ad aspettarmi, e altre persone in camice di pvc bianco o in tuta arancione. L'hangar è una grande bolla gommosa sul cui tetto siamo rimbalzati, prima di entrarci (lo dicevo, è stato orrendo, ho lo stomaco appiccicato contro il palato e... oddio, spero di non avercelo letteralmente). "Scusami se non ti ho avvertita con più anticipo, ma sai com'è fatto Gabriel..." Che strano, Talia non ha voglia di parlare. Questo posto è fantastico, e ci sovrasta un incredibile tetto di stelle. È così strano vederle da un'angolazione diversa: vorrei descriverle ad Aida, ma Talia sembra arrabbiata e non mi pare il caso di presentarle subito, si arrabbierebbe ancora di più se sapesse che non l'ho avvertita della mia ospite. Forse è meglio lasciare Aida muta ancora per un po', fino a quando non arriviamo alla mia stanza?
Aida: "Una volta c'era un re,
che a star solo, che a star solo s'annoiò"
Mi annoio.
Faith ha zittito l'oggetto per cantare. E cantare solo nella mente non è abbastanza interessante. E ho una strana sensazione da quando ci stiamo muovendo per andare sulla luna. Come quando Jacob mi ha chiusa nel mio qui, ma al rovescio. E' una cosa decisamente fastidiosa.
Il posto dove siamo smette di muoversi. La sensazione fastidiosa si attenua un po'. Io e Faith ci muoviamo e usciamo. Siamo arrivate sulla luna! Finalmente! Adesso Faith potrà farmi incontrare le sue amiche. E io potrò cantare per loro, e rendere felici loro e Faith.
Una persona viene verso di noi. Talia. Sarà una delle amiche che Faith vuole farmi conoscere? Vorrei salutare. Ma l'oggetto per cantare è ancora silenzioso. Chissà perchè Faith non l'ha riacceso? Ma Faith è una persona educata e le piace sentirmi cantare. Quindi se non l'ha riacceso ci sarà un motivo. Magari sulla luna l'educazione è diversa (come la musica del ballo?) e salutare come faccio di solito non andrebbe bene.
Per qualche motivo la persona, Talia, non sembra felice. E Faith adesso sembra nervosa. Ma Faith è sempre nervosa.
Ci muoviamo in un altro posto. Un posto lungo e stretto. Intorno sento tante persone. Non vengono a salutarci. Sembrano chiuse, come me nel mio qui. Tutte sole nel loro spazio. Ma io sto bene nel mio qui. Loro invece non sono felici. Non capisco bene cosa sia questo posto. Ma non mi piace. No, la luna non mi piace per niente.
Ci fermiamo. Una porta si apre. La attraversiamo. La porta si chiude. Spero non ci chiudano come gli altri. Siamo rimaste da sole io e Faith. Per favore, adesso ridammi la voce.
Sasha: Ho bisogno di riuscire a distrarmi. O meglio: vorrei riuscire a distrarmi per le vie della mia San Pietroburgo, invece di stare in una stanza dalla personalità di plastica da far invidia ad una Barbie. O alla peggio, farmi scuotere dallo stesso morbo della Iena Ridens che ha colpito il delegato, del segretario delegato del segretario prestanome del governo cinese in risposta alle mie richieste, prima di impallidire e passarmi un Segretario Delegato degno di questo nome, senza prestito. Fa sempre un certo effetto, c’è da ammetterlo, studiare le reazioni dei “potenti” nel sentirti presentare come abitante di Babilonia. Ha borbottato qualcosa riguardo a Pechino e alla Città Proibita prima di assumere una parvenza di serietà, che è divenuta tale solo nel momento in cui ho tirato fuori un paio di cifre. Questa è stata l’unica cosa che sembra aver fatto sorridere Gabriel, per telefono. Non so cosa significa ed onestamente non mi interessa saperlo. In ogni caso non posso lanciarmi in un affare del genere senza le dovute specifiche e mi spiazza l’ipotesi di dover avviare delle pratiche per poter iniziare la coltivazione di barbabietole da zucchero qui, su Lilith. Vuoi ottenere una concessione agricola? Dai, sul serio… Ma non posso concentrarmi. Ho bisogno di dormire, ma non riesco neanche a dormire e cara Hope Sandoval, devo contraddirti sulla sfortuna di poter mettersi comodi ad ignorare l’arrivo di una tempesta semplicemente voltandoci per dare le spalle al cataclisma. Se non lo vedi arrivare, magari, puoi evitare di farti prendere dal terrore. In effetti può anche essere piacevole cadere alle avances del diavolo, in determinate occasioni, ma non è affatto piacevole, questa volta, essere stretti nella sua morsa perché qualcosa o qualcuno l’ha offeso. Andrej, amore, in che inferno ci hai cacciati? Il satellite russo della corte è stato trasferito a Ю́жно-Сахали́нск. Ho dovuto fare una ricerca per capire dove diamine si trovi questo posto dimenticato da Dio. Tu non hai lasciato la città dello Zar, come me, come gli altri. I tuoi codici di accesso sono stati annullati e le tue autorizzazioni revocate in favore della francese che ha assunto temporaneamente il tuo ruolo. Sì, lo confesso, ho osato chiedere la registrazione della tua conversazione con Gabriel, perché è partito tutto da quella maledetta telefonata, vero? Ma essendo i tuoi privilegi decaduti non ho ottenuto niente, soprattutto perché nessuno dei Tecnomanti contattati (o potenziali tali) possono, o meglio vogliono fare qualcosa per lo Shut-Down di Elagin. Per non parlare di quelli di Shanghai. Sembra addirittura impossibile parlare con la Signora, non è un buon momento. Già, non lo è da giorni e il mio istinto femminile mi dice che, forse, oltre a far incazzare il Diavolo, hai arrecato offesa a Lady Erodiade. E se è questo il caso, prego per te che non abbia già chiesto la tua testa su un piatto d’argento come quella di Giovanni Battista. Ma non posso averne la certezza perché io sono sulla Luna e tu… Basta, basta.
Ho bisogno di riuscire a distrarmi. Vanno bene anche i corridoi di questa maledetta base, con le porte tutte uguali, che questo odioso silenzio.
Talia: Faith è venuta da sola, ma in fondo non posso fargliene una colpa. Che sia venuta solo a curiosare o a fare qualche ricerca per un qualche articolo, so che devo concederle tutto quello che mi chiede. Lo so anche meglio di lei, anzi, io lo so mentre lei non lo sa affatto. A volte la odio, anche se ci conosciamo da così tanto tempo che mi è difficile contarlo. Tutti i privilegi di cui gode, le libertà, la felicità che le viene dispensata a piene mani, e non se ne rende conto. Più sorprendente è stato scoprire di dover concedere gli stessi privilegi anche a questa nuova ragazza, questa russa. Chi sia non lo so. E non mi interessa. Non voglio saperlo. Non voglio proprio saperlo. È molto bella e... e non mi interessa.
Nel corridoio fa freddo e sotto il camice mi sento nuda, forse potrei esserlo. Controllo sulla mia cartella. Prelevare un campione di sangue da Hope, un altro, e ignorare le sue richieste di uscire o di organizzare una festa. Una festa. Non c'è davvero nulla da festeggiare, dopo la sua bravata. Poi, depositato il campione, andrò a far valere i miei privilegi e sottrarrò qualche litro d'acqua alla riserva. Un bagno con i sali, prima della cena, e a cena con Faith potrò essere come se nulla fosse accaduto e come se mi facesse piacere davvero che mi sia venuta a trovare. Tutti i direttori di ricerche mediche segrete sono lieti che una giornalista li venga a trovare.
Sbrighiamoci.
Raggiungo la porta di Hope, sollevo il badge e il ticchettio del nastro di plastica contro il camice diventa il ticchettio di tacchi, di passi che si avvicinano. La bionda. Cosa cerca? "Buonasera, miss..."
Miss?
Qualcosaova?
Mi sta guardando. Lascio la frase in sospeso, così come l'ho persa nell'aria. Non so come completarla.
"Si è forse persa? Ha bisogno di qualcosa? Se è per le Sue richieste dalla terra..."
Può sapere dell'arrivo di Faith? Può aver visto lo shuttle dalla volta della sua camera.
"...dovrà avere ancora un po' di pazienza."
Non quanta ne sto avendo io, nel guardare i suoi boccoli biondi così morbidi e sensuali e pensare che forse...
Hope: Sto provando un fouetté en tournant, tanto altri shuttle non ne passano e in fondo non ho niente da fare. Senza musica è difficile, ma anche immaginandola è possibile provare. Il pavimento è freddo, mi pungono le caviglie per essere stata tanto seduta a contare gli shuttle e ad origliare le stanze accanto alla mia, ma questo movimento mi fa bene e mi fa bene vedere la stanza che gira, e gira, e gira, sospinta dal movimento delle mie braccia che si allargano e poi si richiudono come se stessi portando un cesto di frutta, e poi si allargano di nuovo. Davanti ai miei occhi, il punto fisso del quadretto sulla parete forma una linea sinusoide, come quella dei miei grafici. È perché quando allargo le braccia mi lascio andare dalla punta alla pianta del piede sinistro. Peccato che la stessa scusa non funzioni anche per i grafici del mio sangue, mhm?
Dei passi ticchettano lungo il corridoio, a metà della piroetta, e quasi cado. Qualcuno? Si sta davvero avvicinando qualcuno? Corro alla porta, bassa per non mostrarmi nello spioncino elettronico all'esterno, e mi appoggio con le mani aperte, con l'orecchio sinistro. Sì? La dottoressa Wagner ha cominciato a parlare da sola o sta parlando con qualcuno: in ogni caso la notizia è interessante. Più interessante del fouetté en tournant, di sicuro, o di stare con il naso alzato ad aspettare che passi uno shuttle da chiamare "Tre". La dottoressa sta parlando di qualcosa che deve venire dalla terra, ci sono sicuramente due persone fuori dalla porta e l'altra persona assomiglia terribilmente alla ragazza che era in camera a leggere. Deve essere uscita mentre io giravo su un piede solo. Ehi. Un momento. Uscita? Questo significa che è una persona di riguardo. Potrebbe essere un nuovo membro del personale, ma la dottoressa non le chiederebbe se si è persa, vero? Forse sì. O forse questa sera sarò fortunata, se mi sbrigo. Mi raddrizzo, metto i piedi in quinta posizione e faccio una riverenza verso la porta chiusa: vedi che ora ti frego, dottoressa Wagner. "Dottoressa Wagner?" Sì, proprio tu. "Stavo giusto per chiamarLa: sembra che io abbia dimenticato il mio codice... di nuovo. Mi apre, per favore?"
Faith: Come la porta si chiude, salto fuori dalle scarpe e le calcio di lato. Ahi, è freddo il pavimento. Saltello fino alla poltrona e mi ci rannicchio sopra, appoggio il mento sulle ginocchia e riporto l'audio al telefono. "Scusa scusascusascusa." Sto morendo dalla voglia di farmi un bagno, ma prima devo dire ad Aida perché non l'ho riattivata subito, e poi muoio ancora di più dalla voglia di sapere cosa ne pensa di questo posto. Io mi sento un po' spersa, in questi corridoi metallici e queste stanze tutte bianche e gommose, ma... "Talia è... non volevo dirle subito che sei con me, voglio farle una sorpresa." È una versione, anche se in realtà avevo solo una paura matta che si arrabbiasse, ombrosa com'era. Le parlerò dopo, a cena. "Cosa te ne pare della luna nera? È strana, e poi c'è pochissima gente in giro, non trovi?" A dire la verità non ho visto nessuno, a parte la gente nell'hangar, e più ci penso più la cosa mi inquieta e preoccupa. Non devo darlo a vedere, anche per Aida. Non voglio rovinare la vacanza ad entrambe con la mia solita paranoia: siamo sulla luna ed è un'esperienza magica, alla gente normale non è consentito ancora venire sulla luna, anche se dicono che la apriranno al turismo tra qualche anno. Guardandomi attorno mi domando... C'è il bellissimo cielo stellato sopra di noi e la parete della stanza di fronte alla porta, trasparente, mostra una passeggiata lunare solcata da piccoli arabeschi, come quelli di un giardino zen. Sembra la pelle di un qualche animale, di una balena o di una foca. Chissà cosa c'è oltre le altre pareti, dietro alle porte chiuse che si affacciavano sul corridoio. Non posso veder loro attraverso, ma magari Aida percepisce qualcosa, al di là... o magari no... magari troverebbe stupida la domanda, ma in fondo se non è corporea vedrà le cose in modo almeno un po' diverso, no? Io ci provo. "Sono sicura che tu vedi un sacco di cose intessanti che io non vedo."
Aida: Faith si siede. E restituisce la voce all'oggetto per cantare. Evviva! Non mi piace quando lo zittisce. Non mi piace essere senza voce. Mi sento chiusa. Sola. Prigioniera.
Un pensiero fugace. Mi percepisco di nuovo intorno. Sì, è come mi è sembrato. Quella sensazione, quella orribile sensazione è la stessa che arriva dalle altre persone che sento intorno. Perchè le hanno chiuse? Quando Faith zittisce l'oggetto per cantare lo fa sempre per un motivo. E sempre per poco tempo. Mentre loro sembrano rassegnati. Come se stessero chiusi da tanto tempo. Perchè qualcuno (Talia?) dovrebbe tenere tante persone chiuse per tanto tempo?
Faith sta parlando, ma non ho seguito cosa dice. Poi parla ancora, e questa volta la ascolto. Cosa te ne pare della luna nera?
- brano mancante -
Mi dispiace rovinare l'entusiasmo di Faith. Era così contenta di venire sulla luna. Ma la luna proprio non mi piace.
Sasha: Con “odioso silenzio”, cara la mia casualità, non intendevo certo dire che mi sarebbe tanto piaciuto incappare in un meeting a sorpresa, mentre sto ancora tentando di sgranchirmi le idee con la mia passeggiata improvvisata. Ma tant’è: ”Solo Sasha, dottoressa Wagner” e no, non mi sono persa, ho fatto veramente solo due passi. C’è qualcosa di freddo e sterile nel modo di fare di questa donna, non mi meraviglia che la base sia strutturata in questo modo, onestamente. E’ tutto molto lontano dalla perfezione di casa mia e la cosa mi mette una certa malinconia anche se sono qui da appena tre giorni. Se penso che solo l’anno scorso, di questi tempi, eravamo tutti in fremito per la presenza di Lady Erodiade a corte, impegnati ad occultare cose che non sarebbero dovute essere dove sono ora o a sbrogliare cavilli burocratici, legali, e Dio solo sa cosa, per mantenere questa parvenza di segreto. Ti fa sentire come se stessi partecipando ad un piano misterioso di conquista del mondo e nella sua onnipotenza, ti senti invincibile e potente anche tu. Invece ora sono un prigioniero politico che intimidisce il governo cinese per la pianificazione di campi di agricoltura biologica in un… ”Mi apre, per favore?” … Un ospedale psichiatrico di lusso. Cos’è che fate qui, esattamente? Stabulari umani per persone speciali? La porta, al momento, ha assunto un’interessante sfumatura magnetica che mi induce ad osservarla attentamente, quasi fosse stata la porta stessa a parlare. ”Ah, grazie, non fa niente in realtà. Effettivamente è passato troppo poco tempo dalla mia ultima telefonata con Gabriel, non potevo sperare di ricevere a breve ciò di cui ho bisogno e che non posso reperire qui e...”, ma Miss Talia acconsente, apparentemente contro voglia, di far scorrere il coperchio di questa cripta di plastica e lo scrigno contiene molto più di una semplice voce. Oh, mi sento come se avessi fatto bingo e non posso non sorridere: ”… e quindi ora mi chiedo, Dottoressa, cos’è che studiate esattamente su Lilith?”
Talia: Sasha. No, non ho intenzione di chiamarti Sasha. Neanche un nome, le cameriere da fast food hanno diritto solo a un nome ma almeno a quello: un diminutivo. Un diminutivo sia maschile che femminile come quei camici unisex che ti fanno sembrare un paralume incrociato con un matraccio. Posso dirglielo? No. Naturalmente, no. Mi ha ricordato con così tanta cortesia di avere un filo diretto con Gabriel. Forse possiamo andare d'accordo. Sicuramente. Come l'acido nitrico e il glicerolo. Non credo sia difficile immaginare chi sia l'acido, delle due, e chi la sostanza dolce: me lo ricorda la voce di Hope, la sciagurata serpe, dall'altra parte della porta. Cosa posso rispondere? Le bambine cattive, le bambine che aspettano solo la governante se ne vada, le bambine che usano la casa per wormhole non autorizzati, rimangono in castigo. Acido nitrico. Incolore. Irritante all'odore. Fumante in soluzione concentrata.
”… e quindi ora mi chiedo, Dottoressa, cos’è che studiate esattamente su Lilith?”
Glicerolo. Denso, viscoso e dolciastro. Usato nei cosmetici.
Ho dovuto aprire la porta: lei doveva proprio fare quella domanda di fronte a Hope? So già che non vede l'ora di rispondere, dovrei essere più rapida di lei, ma i miei nervi sono diventati lenti. Mi precede con un bel sorriso sul viso punteggiato di lentiggini, da irlandese, e la sua risposta è veramente banale. Ma vera.
"Me!"
E ride.
Riderai meno tra poco, se la russa torna da dove è venuta (e per il momento mi accontento della sua stanza, ma non mi dispiacerebbe se...) "...sì, osserviamo fenomeni naturali miracolosi, come la nostra Hope." Il vero miracolo è che non ti sia ancora accaduto nessun incidente e come mi dispiace, ora, che non possa leggermi nel pensiero. Forse è abbastanza leggermi nello sguardo.
Hope: Ha! Lo sapevo che era interessante. E non parlo solo dell'aspetto: una Dana Katherine Scully bionda incrociata con Elisabeth Röhm di Law & Order. Parlo della domandina ironica con cui sta punzecchiando la dottoressa proprio mentre io esco dal mio uovo e mi scrollo le penne. Decisamente non mi sento Elena di Troia appena uscita dall'uovo, mi sento piuttosto un gran brutto anatroccolo, ma vedi che mi bastano cinque minuti all'aria aperta e mi trasformo nel più bel cigno che ti abbia mai rivelato tutto quello che avresti voluto sapere sulla base ma nessuno ha mai osato dirti. E cominciamo rispondendo alla domanda, una domanda tanto cortese... sì, forse non è cortese rispondere anche se non è stata posta a me, ma la dottoressa sembra in imbarazzo e io sono solo contenta se posso toglierla d'impiccio. Cosa studiano qui? Presentazione e riverenza. "Me." E tanti altri poveri bastardi dimenticati dal mondo come me.
Oh-oh... mi sa che la dottoressa si è incazzata. Quello, oppure è solo per caso che mi sta guardando come se stesse immaginando tutti i possibili modi di dissezionarmi. Ho l'impressione che se questa tizia si gira e se ne va per me si mette male. Meglio alzare i talloni e svolazzare da... oh sì, ho un'ottima amica che è appena arrivata sulla base. "Beh, dottoressa, troppo gentile. Vado a salutare Faith: ci vediamo a cena!" Già. A cena. E se non vuole che io sia l'unica paziente presente, magari Le conviene liberare anche gli altri, no? Altrimenti sarebbe strano. Oh, come mi piace quando su Lilith arriva gente nuova.
Faith: "Oh, Aida, lo so, mi dispiace così tanto..." Mi dispiace, mi dispiace, ma ho la sensazione che non mi creda. In fondo come può credermi? Io vorrei lasciarle sempre la voce e non capisco perché debba stare nel telefono e non possa essere libera, eppure sono io che ce la tengo. Oddio, pensa che sia io a volercela tenere? Questo è quello che sembra, immagino, in fondo se davvero volessi liberarla lo farei, o mi informerei sul come fare, o insisterei con mio padre, o chiederei a Jacob. Forse è vero. Non voglio liberarla abbastanza da mettermi a discutere con mio padre: sono solo un'ipocrita che finge di essere gentile ma cui in realtà non importa. Eppure non è vero. "Ti prometto che sarà ancora per poco." Ecco. Perfetto. Ora che ho promesso, meglio che incominci a farmi venire una qualunque idea su come mantenere questa promessa. Mi strofino la fronte. Perché, perché doveva capitare a me? Un pensiero orrendo, lo so: in fondo sono contenta di avere Aida come compagna. Mi domando se vorrà ancora rimanere con me anche quando sarà libera e rabbrividisco al pensiero che io la possa star tenendo prigioniera, inconsciamente, per costringerla a non privarmi della sua compagnia. No. Io non sono così. Provo a rincuorarmi con il pensiero che tra poco rivedrò Hope, e potrò presentarla ad Aida. Credo che si piaceranno: Hope è sempre curiosa nei confronti di gente nuova e ama la musica. Adorerà quella di Aida, se canterà la danza di ieri. Sfioro con le dita la gabbietta di Aida e sforzo un sorriso. "Riesci a non pensarci, ancora per qualche giorno? In fondo siamo qui per organizzare una festa a sorpresa." Clarissa ha sempre ragione, e lei sostiene che una festa sia quello che ci vuole per colmare un vuoto.
Aida: Ho sconvolto Faith. Mi dispiace tanto. Era così contenta. E Faith è tanto gentile con me. E' così brutto averla fatta diventare triste. In fondo, io non so perchè le altre persone sono qui, perchè sono chiuse. Se c'è un motivo quando Faith zittisce l'oggetto per cantare, di sicuro c'è anche un motivo se tutte le altre persone sono qui e se sono chiuse. Perchè proprio non riesco a farmi piacere la luna?
Faith parla di nuovo. In fondo siamo qui per organizzare una festa a sorpresa. Avevo dimenticato l'idea della festa. E' una splendida idea! Di sicuro non terranno le persone chiuse e prigioniere durante una festa. Saremo tutti insieme in un bel salone. E io potrò cantare qualcosa di allegro. E Faith tornerà ad essere felice. E anche tutti gli altri saranno felici. E forse allora la luna mi piacerà.
-- brano mancante --
Sasha: Mi sento davvero come se avessi fatto bingo? No. E mi trovo costretta dalle circostanze a rettificare: seguendo la scia dell’ombra di Hope, che scompare a breve una volta girato l’angolo, ho come la piacevole sensazione che questa versione rossa della Principessa Odette sia, in realtà, la mia personale versione della gallina dalle uova d’oro, con rispetto parlando. Quando inciampo nell’espressione tirata della Dottoressa, lascio sfuggire il sorriso dalle labbra, perché, siamo onesti, non ho bisogno né motivo di continuare ad essere gentile, o più semplicemente educata, con una persona accomodante e simpatica quanto una spinta giù per le scale. Tralasciamo pure il fatto che per un istante ho l’impressione che la mia fredda interlocutrice voglia aprire, letteralmente, la sua paziente (?) per studiarne l’interno e capire la provenienza dell’oro, ma la storia ci insegna che non troverebbe niente di più o niente di meno di quello che troverei io aprendo lei: un sacco di sangue ed organi interni inutili, una volta morti. Con questo caldo, poi. A meno che anche lei non nasconda delle mirabolanti qualità nascoste. E invece no, faremo come dico io che è sempre la soluzione migliore per tutti: la delicata, stanca e reclusa Hope, continuerà a partorire lo speciale mattonato che ricopre la mia strada gialla dritta dritta verso casa; Lei continuerà ad avere la sua opinabilissima scopa nel culo; Io continuerò le mie ricerche e prima che qualcuno possa dire *inserire cosa random qui* sarò di nuovo a Corte sotto la speciale luce della mia Divinità personale per chiedere la grazia al suo demonio. E non sto parlando di quel dannato Jacob.
”Fenomeno… Miracoloso?”, ok, sto ridacchiato e mi sto sforzando, davvero. Quindi: tralasciamo pure quanto sia scorretto definire un essere umano un fenomeno, in fondo inserire la parola naturale subito dopo è un buon tentativo, certo. Le darò un’altra possibilità, d’altra parte il tizio che ho tirato fuori dal braccio della morte nel Texas (oh, non aboliranno mai quel tipo di pena capitale in quel particolare stato) si è fatto condannare altre cinque volte, prima di essere definitivamente assolto. Vedrai, cara, qualcosa mi invento anche per te, non è il caso di disperare. Sfilo il palmare dalla tasca del pantalone e prendo qualche appunto, spero non le dispiaccia troppo:
From: LGN PLC – RSK2406L2040NKV
To: YZN-SKLNSK PLC - STR2709V2097NSK;
Cc: TMNNK PLC - BLT2106Z1872RVC;
Object: PRVT RQST Cod. 13042106;
Ключевые слова: Китайской космической программы – Лилит 2012 – Цель – Спонсоры.
”Perdoni la curiosità, ma cosa intende per fenomeni naturali miracolosi? Ne avete molti su Chang’è?” e quasi quasi cedo alla tentazione di farmene un’idea dalla sfilza di porte chiuse che abitano il corridoio, ma dal momento che una delle porte appartiene alla mia stanza e considerando che probabilmente una appartiene anche alla Gabrielyévna, non posso fare una stima accurata. ”Siete sotto giurisdizione del governo Cinese, giusto?”
Talia: "Oh, la curiosità..." Ma forse non mi sta ascoltando? Come odio chi manda messaggi elettronici mentre sta parlando. Aspetto che abbia finito. Sono abituata a vedermi guardare negli occhi, quando mi si parla, e quando qualcuno abbassa gli occhi di solito non è perché sta facendo altro. "La Sua è una curiosità professionale o semplice curiosità? Perché sa, nella fretta della partenza Gabriel non ha menzionato quale sia esattamente il suo compito qui, e nella mia ingenuità non pensavo avesse a che vedere con la mia base." Quel bastardo, non posso credere che abbia davvero mandato qualcuno a controllarmi, dopo tutti gli anni in cui gli sono stata completamente e ciecamente devota: cosa spera di scoprire? Ho sempre fatto tutto quello che mi ha chiesto, e anche di più, ho sopportato in silenzio la presenza dell'insolente rossa e chiunque, dovendomi giudicare, dovrebbe accordarmi che avrei meritato di più che un biglietto per Natale, quando capitava, e un regalo per il 25 gennaio, ma io me ne sono rimasta buona e fedele e adesso che cosa succede, Gabriel? Sto diventando vecchia e stai già pensando di rimpiazzarmi? Potrei stupirti e ho sicuramente i mezzi per infettarmi definitivamente, da sola: a quel punto, quando sarò immortale quanto te, che cosa farai? Guardo la stanza vuota di Hope e la richiudo con pazienza, e con il codice che dà l'allarme agli infermieri perché rincorrano quella piccola insolente e la riportino nella sua gabbietta prima che raggiunga la porta di Faith, e mi rivolgo ancora alla russa di cui ho ancora dimenticato anche il nome. "Sì, questo è un progetto del governo cinese, a partecipazione privata. I componenti del personale medico e gli elementi sotto osservazione sono entrambi volontari selezionati da una commissione: al momento abbiamo quindici pazienti, cui recentemente si sono aggiunti altri s.. altri cinque soggetti. Se crede..." Non posso pensare mentre lo dico veramente, ma in fondo non c'è motivo di opporsi quando Gabriel ha deciso qualcosa. E io, continuo a ripetermi, non ho nulla da nascondere ai suoi occhi. "...posso mostrarle qualcos'altro della base. Abbiamo ancora qualche istante, prima della cena." Cena alla quale la piccola Hope non si illuda di partecipare: in questo momento l'avranno sicuramente già presa, e anche per questo voglio allontanare la russa da questa porta.
Hope: Oh, lo so che non ho molto tempo: se conosco bene la dottoressa, mi avrà sguinzagliato dietro qualcuno per spararmi una pisotolettata di bromuro e rimettermi nella mia stanzetta, a dormire come un orso. Ma se riesco ad arrivare alla porta che mi interessa prima che i passi dietro di me diventino troppo vicini... Dio, perché quando non sono seduta a fissare nel vuoto, e a contare gli shuttle, c'è sempre qualcuno che mi insegue? Sembra la storia della mia vita.
Svolazzo fino alla grande porta bianca con il numero 009, picchio forte le nocche della mano destra e con la sinistra alzo il dito medio agli infermieri che sono comparsi in fondo al corridoio. "Faith? Sono Hope, sono così contenta di vederti." Anche se in realtà non ci stiamo ancora vedendo e non sono sicura che quei due idioti non deciderebbero di agguantarmi lo stesso e di lasciarla a guardare il corridoio vuoto. Deve muoversi ad aprire la porta, e mi domando come sarà vestita. Con la solita blusa strana sopra i jeans o con uno di quei sari che ha incominciato a mettersi quando si sono trasferiti a Shanghai? Sarò contenta davvero di vederla, e non solo perché non ho voglia di farmi fare un'altra dose di bromuro e tornare in gabbia: in fondo, se non fosse per lei, sarei ancora la bella addormenta di Staré Město. No, quello lo dovrei in teoria alla dottoressa, anche se proprio non riesco ad esserle troppo grata. Beh, se non fosse per lei, quantomeno, sarei a marcire in una qualche prigione inglese per crimini di guerra. Ah, no, quello in teoria lo devo a suo padre e al suo capo, anche se penso di aver saldato in natura quel piccolo debito. Insomma, cosa devo a Faith? Oh beh, niente magari, ma sarò contenta di vederla lo stesso.
Faith: Aida sembra tornata felice, meno male. Non so per quanto ancora, ma dammi tempo, dammi tempo e prometto che prima o poi parlerò di te con mio padre, un giorno che sarà di buon umore. Andremo al cinema, o a vedere il circo, o magari un altro spettacolo di quel ragaZo che resuscita gli animali, e poi gliene parlerò. Magari non mi dirà di no, ci sono dei giorni in cui non lo fa, non importa quanto stramba o malformulata possa essere la richiesta: sono giorni stranissimi, devo stare sempre attentissima a quello che chiedo perché lo fa davvero.
Comunque, sono felice che Aida non sia più triste. Al suono del suo canto, sulle note della Traviata, trovo il coraggio di saltare a piedi nudi sul pavimento freddo, in punta di piedi salto fino a quello che dovrebbe essere il bagno e... non c'è la vasca. Oddio. Come, perché non c'è la vasca? Forse sono abituata troppo bene, adesso, mi ricordo vagamente che quando giravo con Henry, e Henry ancora stava bene (oddio, mio padre mi ammazzerebbe di nuovo se mi sentisse usare questa espressione, anche se, trattandosi di Henry... Sto divagando. Mi fermo in bilico sulla punta di un piede solo (fa troppo troppo freddo) e provo a richiudere tutte le parentesi che mi si erano aperte in testa. Ce n'è ancora una, credo. " ) " Così. Una parentesi lasciata aperta, in testa, ti lascia un senso di incertezza per tutta la giornata, come dice mio padre. Comunque, stavo pensando che sì, mi ricordo di qualche brutto e squallido Ibis Hotel in cui arrivavi e non c'era la vasca, ma andiamo, era secoli fa (letteralmente). Sono delusissima. Provo ad aprire l'acqua nel lavandino per darmi appena una sciacquata e mi compare un messaggio in cinese che dice di girare una leva, ruotare la manopola, schiacciare il pulsante e poi tirare una cordicella che non vedo per avere acqua per quindici secondi. "Aida, non posso crederci, in questo posto non c'è acqua!" Torno di là. "Ma come fanno a viverci?" Magari è così solo in camera. Sto proprio pensando che devo chiedere a Talia, o a Hope, se ci sono delle terme comuni o qualcosa del genere per darsi una lavata come si deve dopo dodici ore di shuttle, ed ecco che Hope bussa alla mia porta. Saltello fino alle scarpe, me le infilo... Ahio. Salto fuori di nuovo, infilo la destra al piede destro, la sinistra al piede sinistro, mi tiro indietro i capelli e bisbiglio ad Aida nel cellulare: "Oh, è una delle persone che volevo presentarti! Vuoi cantare qualcosa che potrebbe piacerle? È..." Oddio, come faccio a raccontarle la storia di Hope in tre secondi mentre lei è fuori dalla porta? Raccolgo i pensieri: zitta zitta, sottovoce, posso riuscire a darle almeno una vaga idea, no? "È di Praga, la stessa città di mio padre: quando l'ho incontrata la prima volta era in un sonno profondo e nessuno riusciva a svegliarla: ci è riuscita Talia, poi ti racconterò come, o magari lo farà lei." Bussano ancora. Deve avere molta fretta di vedermi. "Arrivo!" Vado alla porta, la apro e...
Aida: Faith è tornata felice. Bene. Odio renderla triste. E' come... il finale della Traviata. Ah! io ritorno a vivere!...Oh gioia!... E poi muore. E' proprio una brutta sensazione. Quindi cercherò di far rimanere felice Faith. E quindi cercherò di essere felice anch'io. O almeno di sembrare felice.
C'è un rumore forte che arriva dalla porta, poi qualcuno da fuori parla. Cerco di percepirlo. Sembra una delle persone che percepivo prima, chiuse e tristi. Ma non ne sono sicura. Di sicuro adesso non è triste. Anche se sembra agitata.
Faith è ancora più contenta. Sarà una delle sue amiche? è una delle persone che volevo presentarti! Che bello! Sono contenta di poterla conoscere. Vuoi cantare qualcosa che potrebbe piacerle? Cosa potrebbe piacerle? Forse quella musica che è la musica del ballo sulla luna. Faith ha detto che poteva piacere a una sua amica sulla luna, quindi dovrebbe andare bene.
-- brano mancante --
Faith apre la porta. Dall'altra parte c'è una ragazza. Ha qualcosa di strano, ma non riesco a capire precisamente cosa. Entra in camera di corsa appena si apre la porta. E sembra felice.
Magari la musica le piace. Ne sono contenta.
C'è qualcun'altro fuori dalla porta. Arrivano di corsa, poi si fermano davanti alla porta aperta. E guardano dentro. Non sembrano felici. Sembrano arrabbiati. E perplessi. Chissà perchè?
Sasha: No, non siamo partite col piede giusto (e non biasimo nessuna delle due per questo, o al massimo se proprio devo: biasimo lei) ed in più, evidentemente, non ci stiamo capendo. Io sono curiosa, più o meno, lei sospetta. Io parlo di Governo, lei di camici e provette. Ma non stiamo arrivando al nocciolo della questione, è come se ad una mia domanda sull'esistenza di ghiacciai su Europa, lei mi avesse risposto: I don't speak german, but i can if you like: isch liben haus tubeicleir, euskurpai madre monsteir, alsich be auschke mit flaggen, bigon biuske bupeir. E con il senno e le conoscenze di poi, a parte un clamoroso: Eh?! mi viene solo in mente che, Dio, quando è uscita questa canzone mia sorella Irene è impazzita continuando a farneticare di poter parlare Tedesco. Ma comunque, non è importante. Analizzando le poche carte a disposizione nella mia mano, posso anche pensare che sarebbe una buona mossa scoprirne qualcuna. Non mi piace, ma devo ammettere che la Dottoressa non ha tutti i torti nel farmi notare la stranezza dei toni e delle richieste. Le presentazioni sono state tanto frettolose, quanto improvvisa la partenza e silenzioso il viaggio verso l'isolamento. Perché è di questo che si tratta, considerando tutto, ed ora che la porta di Hope è chiusa e il fascino della rossa opacizzato, non riesco a trattenere un sospiro e prima di muoverci, mi preme di chiarire alcune cose quindi: "Un attimo, un attimo. Ricominciamo da capo, va bene?" e non aspetto una risposta solo perché ci sto mettendo veramente del mio, ma cerchiamo di venirci incontro in due. Ignoro persino il suono di notifica del palmare. "Aleksandra Raskol'nikova, o solo Sasha" e due "Il mio ruolo è quello di consulente legale. Ufficialmente lavoro per la corte di Erodiade di istanza a San Pietroburgo" e non solo "Ma il compito che Gabriel mi ha assegnato sembra essere più una richiesta di tipo "personale". Non posso dirle molto, perché in realtà sto ancora solamente raccogliendo le informazioni necessaire a capire come meglio muovermi… " ed è questa la cosa fondamentale. Non posso dirle quello che non so, mi sembra chiaro. "La base lunare di Cang'è, purtroppo, è l'unico centro popolato e finanziato, forse controllato? Dal governo cinese che, attualmente, è anche l'unico interlocutore che ho per portare avanti la trattativa." E può credermi, oppure no, non mi interessa. "E dato che non posso nasconderle che sto portando avanti delle ricerche, le dico anche, in tutta onestà, che vorrei proprio evitare di dire cose - o per essere più precisi: di ricattare il governo cinese con elementi - sconvenienti. Per lei, per me, per Gabriel, per la Mia Signora o per qualsiasi cosa facciate qui." E giuro di dire la verità e nient'altro che la verità, anche se mi viene da ridere. Giuro che no, "Non sto progettando un attacco missilistico e mi creda, avrei preferito che mi avesse commissionato l'acquisto della Kamchatka. Sarebbe stato più semplice… " piuttosto che l'acquisizione di un pezzo di terreno lunare. Oh, ma giuro, giuro e spergiuro: quanto mi piacerebbe fosse invece un attacco missilistico ai danni delle idee di merda di Andrej. Dannazione. "Ed effettivamente quella sui 'fenomeni miracolosi' era una curiosità - quasi - strettamente personale."
Talia: "Oh..." Mi sfugge una risatina. "Abbiamo un sistema contraereo, per quei casi: siamo pur sempre un progetto finanziato da Gabriel." Magari non dovrei chiamarlo così, o suonare così familiare, ma sarebbe ridicolo essere troppo formali dopo che la ragazza - Raskol'nikova, Raskol'nikova, Raskol'nikova... - ha visto il saluto alla dogana. Capisco cosa mi sta dicendo e anche se non si affievolisce il sospetto, quasi certezza sul motivo per cui è qui, sono d'accordo che non ha senso farsi la guerra. Potrebbe perdere lei la prima battaglia, perché in fondo qui comando ancora io, ma se è qui per conto di Gabriel alla fine sarei io a perdere la guerra. "Lady Erodiade... dove si trova adesso?" L'ho incontrata pochissime volte e il mio soggiorno a Shanghai è stato troppo breve, e troppo recluso, per poterle chiedere un'udienza, ma in fondo ho smesso di sperare di poterla ospitare qui alla base. Non importa quanto siano importanti o inediti i risultati raggiunti, Gabriel riesce sempre a farmi sentire come se siano poca cosa, a convincermene, e questa base dev'essere poca cosa per la Sua Signora. Anche la ragazza russa l'ha chiamata così: la sua signora. Ma, strano, detto da lei non mi provoca lo stesso sciocco accartocciamento dei nervi che mi provoca quando lo dice lui. In fondo so in che accezione lo intende, ed è lo stesso della russa: perché mi disturba tanto? "Si tratta di un argomento delicato, ma non tanto per me. In passato abbiamo... aiutato alcune persone ad allontanarsi dal pianeta, ma il governo cinese negherebbe ogni responsabilità se ci trovassimo di fronte ad uno scandalo. Se lavora per Gabriel, dovrebbe sapere che la nostra piccola Hope, ad esempio..." Mi fermo. Che cosa sto facendo? Se lavora per Gabriel, sa già benissimo cosa sto per dirle. E se invece mi ha riempita di cazzate, lui non potrà accusarmi di averlo tradito, anche se quella rossa insolente sarebbe, se fosse per me, dove dovrebbe essere, nella Glasshouse di Colchester a scontare i suoi crimini di guerra. "...non ha un passato proprio lindo." Chi di noi ne ha uno, in fondo? E, a proposito, tento di allontanarla dal corridoio in cui spero che la rossa in questione faccia presto la sua comparsa, ridotta a più miti consigli. "Forse potrebbe interessarle vedere la serra, miss Raskol'nikova?" Ce l'ho fatta. "Lì abbiamo una riproduzione in scala del satellite e della base, potrebbe forse esserle utile per farsi un'idea di dove siamo." E abbiamo ottime lampade ad ultravioletti che possono essere dalla mia parte, nel caso sia necessario. Non essere completamente infettati ha i suoi vantaggi e io sono curiosa di sapere se invece lei lo è.
Hope: Non sono una ragazza sportiva, non lo ero prima e ora davvero l'unico sport che potrei fare nello spazio che ho è hopscotch, ma mi verrebbe tanto da dire che ho rubato la base, quando entro nella camera di Faith giusto in tempo per mostrare le piume del didietro agli infermieri che mi inseguivano. Prendete il pickoff e mettetevelo nel... "Faith!" La guardo che li guarda sorpresa e anch'io faccio la sorpresa. Toh, due infermieri, chissà che cosa ci fanno qui... Vi serve qualcosa? Da come si guardano, sembra quasi che abbiano l'idea di fare qualcosa. No, non potete essere così stupidi: cosa vorreste fare? Sedare anche la Gabrielyevna, cacciarla in un sacco di plastica e sperare che suo padre non si accorga se non torna? Su, un po' di buon senso è tutto quello che ci vuole. E infatti, con il buon senso, se ne vanno. Senza la buona creanza di rispondere, ma almeno con il buon senso. Torno a guardare Faith: anche adesso sono contenta di vederla, senza la minaccia dell'eliminazione alle mie spalle, e cerco il coraggio di toccarla per ricambiare il suo abbraccio. Ok. Uno... due... cazzo. Ogni volta è sempre la solita storia, come se mi sparassero nel cervello un film ad alta velocità, e nel caso di Faith è un film di Tarantino, incrociato con una sit-com sulla famiglia Addams e con colonna sonora delle T.A.T.U. Cosa me le ha fatte tornare in mente? Forse la russa. Era tanto che non avevamo un russo, da queste parti. Così, Hope, distogli la mente e staccati. Prendo un respiro e scrollo la testa. Faith sa perfettamente che ho visto qualcosa, ma a giudicare da come arrossisce ha anche in mente qualcosa di ben preciso su cosa dovrei aver visto. Uhm... ora sono quasi pentita di non aver guardato con maggiore attenzione. "Sono contenta di vederti." Sta ascoltando della bella musica. Quanto tempo che non sentivo della bella musica... saranno i privilegi che vengono dall'essere lei, e non mi trattengo dal danzarle intorno mentre curioso nella stanza per vedere se ha qualche buon libro o se mi ha portato qualcosa. "Ti ho sentita arrivare, come mai sei qui?" Sì, mi sento un po' come se non avessi mangiato per una settimana e adesso mi avessero messo davanti un'intera anatra ripiena. Con tutto il rispetto.
Faith: Oh, andiamo Faith, non puoi fare così ogni volta... eppure ogni volta toccare Hope e ricambiare il suo abbraccio è sempre un momento d'imbarazzo. Lo so che io non sentirò quasi niente, forse solo una piccola scossa o come se qualcuno mi stesse succhiando il cervello fuori dal naso con una cannuccia come il succo di frutta da un tetra pak, ma è lei quella che avrà la sensazione più fastidiosa quindi non dovrei essere io a ritrarmi. Forse la verità è che ci sono certe cose che non voglio farle vedere. Vorrei tanto essere come mio padre, cui non sembra importare davvero se lady Erodiade sente tutti i suoi pensieri quando è in casa, vede tutto quello che sogna e sa tutto quello che fa. Io ringrazio di non essere abbastanza interessante, perché morirei di imbarazzo, non ci riuscirei proprio. Però per Hope sono interessante, questo è quello che sembra sempre, quindi mi avvicino e mi stacco con molto molto imbarazzo, mentre nel mezzo chissà cosa ha visto. Provo a pensare a tutto quello che ho fatto da quando l'ho vista l'ultima volta, ma... "Hope, è passata un'eternità." Come faccio a dirle che non lo so perché sono venuta? O, ancora peggio, che sono venuta perché mi ci ha spedita mio padre? Sta danzando alla musica di Aida e riesco a trattenermi a stento: le piace, le sta piacendo, lo sapevo. "Sono venuta a trovarti. Ho... una sorpresa." E chiudo la porta della stanza perché non mi va che altri infermieri come quelli di prima passino e si fermino a fissarci come se fossimo... non lo so... due galline nella stia. Sono fatti miei se oggi ho fatto l'uovo o no. Quindi, chiudo la porta. Hope mi sta guardando aspettando che io le dica di che cosa si tratta, dopo che ha volteggiato per la mia stanza un paio di volte senza riuscire a scovare la sorpresa tra i pochi oggetti che ho avuto tempo di disseminare per la stanza. Prendo un profondo respiro. Come faccio? Non posso indicare il telefono e dire: "Aida, ti presento Hope. Hope, questa è Aida." O forse sì? Non credo che Hope si spaventerebbe: ha visto un mucchio di cose spaventose e Aida non è decisamente spaventosa, se non pensi che è un fantasma. Sorrido nervosamente. Come fare? C'è un solo modo. Penso ad Aida, ci penso cercando di non pensare a nient'altro, e penso a come l'ho trovata sulla scrivania di mio padre, alla storia triste che mi ha raccontato Jacob, a tutto quanto il resto. Poi metto la mano su quella di Hope e lascio che tutto faccia il suo corso. Quando tolgo la mano, Hope sbatte gli occhi e mi guarda, guarda prima me e poi il telefono. " Aida, ti presento Hope. Hope, questa è Aida." Spero proprio che abbia funzionato...
Aida: Quelli fuori dalla porta se ne vanno. Bene. Non mi piacevano. Torno a guardare la ragazza. E' vicino a Faith e si stanno abbracciando. E Faith sta come tremolando, come un'interferenza su un'immagine. Cosa succede? Devo preoccuparmi? Ma Faith non sembra preoccupata. Quindi non dovrebbe essere niente di preoccupante. Sarà la ragazza? Faith si stacca dalla ragazza e smette di tremolare. Quindi è probabile che sia la ragazza.
La ragazza si sta muovendo per la stanza, ballando. Quindi la musica le piace davvero. Sono così contenta. Non ero per niente sicura che questa musica fosse quella giusta. Ma Faith aveva ragione. E adesso Faith è felice e la ragazza è felice e quindi sono felice anch'io.
Faith ha parlato con la ragazza. Si avvicina e le prende la mano. E ricomincia a tremolare. Quindi è decisamente la ragazza. Faith lascia la ragazza e parla di nuovo. Aida, ti presento Hope. Hope, questa è Aida. HopeChe bello, una presentazione formale. Da quando sono così nessuno mi aveva ancora presentato a nessuno. Saluto.
-- brano mancante --
Hope mi guarda (no, non guarda me. dovrei avere un corpo, perchè possa guardare me. però guarda l'oggetto per cantare. con attacato il mio qui. quindi è come se guardasse me. penso) Spero di non averla spaventata. Clarissa si era spaventata. E anche Faith, la prima volta che le ho parlato.
Sasha: Oddio. Questa donna mi farà venire il mal di testa. Ha di nuovo quello sguardo, quello che ha tutte le volte che pronuncia il suo nome (quello contrario a quando sono io a pronunciare il suo nome), quello che aveva davanti alla scaletta dello shuttle, quello che ti racconta tutti i suoi desideri in due secondi netti: per avere novantaquattro anni, c’è da dire che la liceale innamorata le viene benissimo. Quasi preferivo lo sguardo che ti chiedeva: chi cazzo sei, maledetta bionda? Tralascio anche di fare un appunto su quanto suoni strana l’ipotesi di un’azione autodistruttiva di Gabriel di questo tipo, intendo l’attacco missilistico, perché pur essendo un progetto finanziato da lui, credo che gli basti poco per infiltrarsi nel sistema di protezione della base e farlo saltare in aria. Ma preferirei essere da qualche altra parte, nel caso decidiate di avere questo scontro armate rosse contro armate nere nel tentativo di conquistare la totalità del mondo, satelliti compresi (dopo l’upgrade del gioco in cui i carro armati sono affiancati da aerei, navi e navicelle spaziali). E poi ho sempre odiato quell’obiettivo, giocando a Risiko (eoni fa). Ininfluente e irrilevante. Comunque immagazzino volentieri le informazioni rimanenti mentre tento di ignorare la prima domanda, quella su dove si trovi Lady Erodiade, perché è una domanda senza senso. Voglio dire, non bisogna pensarci. Chi vuole pensarci? Ci è stato insegnato a non farlo, per cui non lo faccio, perché questo è il desiderio della Signora, chiaro? E proprio ad essere onesti: magari lo sapessi, in caso, perché mi sarebbe molto utile. Ma non vedo quale utilità possa avere per lei questa informazione. Non so che relazione c’è tra noi e te e non basta un bacetto dato al suo preferito, perché il suo preferito non è esattamente la persona più casta dell’universo (oh, so bene che questa definizione non dovrebbe suonare così acida solo perché Andrej sembra volergli mangiare la testa tutte le volte che salta fuori l’argomento, poiché, ne sono fermamente convinta, è piuttosto ingiusto), ma forse c’è un qualche aggancio di cui non sono a conoscenza, in fondo tutti abbiamo un codice ed un’esclusività di dati di cui a volte siamo custodi e a volte no (neanche lontanamente). E se questo era un bieco trucco per farmi incagliare con il cervello da qualche parte, complimenti: mi è venuto mal di testa. Quindi scusa se ora ho voglia di accompagnarti verso la serra per raccogliere margherite quanto ho voglia, con il senno di poi, di accompagnare Carrie White al ballo scolastico. ”E’ una proposta interessante, ma preferirei riservarmi l’onore per quando sarò meno stanca, se non le dispiace” e se non le dispiace mi tolgo anche una piccola soddisfazione ed una piccola pulce dall’orecchio: ”E Dottoressa, dove vuole che sia Milady: da qualche parte oltre l’arcobaleno, alla ricerca di qualche meraviglia…” sbatto le ciglia, sorrido e mi pento di non avere gli occhiali con me, per guardarla da sopra di essi aggiungendo: ”… con Gabriel, probabilmente” visto che è così sicuro nel volermela negare al telefono. Via, è una scherzosa innocente insinuazione. Non credo ci sia veramente qualcosa tra loro solo perché Gabriel detiene l’apriti sesamo dei codici di autorizzazione, sarebbe un insulto all’intelligenza della Signora. ”In ogni caso avremo modo, spero, di scambiare qualche altra parola durante la cena, quindi ora se vuole scusarmi, vado a salutare la Gabrielyévna ed a cambiarmi”. E perché, mia Signora, perché sono stata privata del privilegio di potermi fare una doccia che non sia rateizzata in scomode concessioni da quindici secondi di acqua sgorgata dalle purissime e freschissime nevi dell’Everest? Mi sembra una punizione piuttosto orrenda da infliggere alla sanità mentale di chiunque abbia a cuore un po’ la propria igiene personale e il rispetto per gli altri.
Talia: "Molto bene." Sono sincera come non sono mai stata con una risposta di circostanza. Bene. Devo solo dominare il senso di bruciore allo stomaco: quella bassa insinuazione su di lui e lady Erodiade non dovrebbe darmi così fastidio, in fondo va a mio vantaggio. Devo solo trovare il modo giusto per far sapere alla Terra quanto bene la russa parla della sua Signora, stare calma, non fare passi affrettati: è un argomento pericoloso come il virus dell'ebola, a maneggiarlo con poca cautela la gente muore. La lascio camminare lungo il corridoio con la testa alta e il passo di chi è soddisfatto di se stesso. Lei è un avvocato e io sono un medico: nessuno di noi si domanda mai se vuole davvero togliere di mezzo qualcuno, quindi non è un dubbio, il bruciore nel mio stomaco. Mi strofino le tempie. Il pensiero che non mi ha mai sfiorata (lo giuro) sembra che ora sia saldamente aggrappato alla mia mente e si stai espandendo come un cancro. Vattene. La Signora non si concederebbe mai a lui. E darei quanto ho di più caro per vedermi riservata anche solo una piccola parte delle attenzioni che lui riserva al lady Erodiade, ma so che non mi basterebbe e che soffrirei allo stesso modo sapendo che in realtà mi è distante quanto lui lo è da lei. Preferisco essere una sciocca ma continuare a essere la sciocca che non è troppo in alto per essere baciata, anche in pubblico, anche solo per scherzo.
Torno in camera, mi siedo sul pavimento freddo del bagno e apro l'acqua. Con il mento sul bordo della vasca, la guardo riempirsi. Piano piano mentre sale il livello ritiro il braccio. Oddio, non so se avrò il coraggio anche solo di riferire l'insinuazione, e ora che provo a ripetere nella mente la frase così come era formulata, sciacquata dallo sguardo con cui era stata proferita, non riesco più a trovarla oltraggiosa come poco fa. Avrei dovuto annotarmi le parole esatte: stanno scivolando via come la mia voglia di farmi un bagno. Allungo due dita verso l'acqua. Mi aggredisce l'immagine di cosa abbia fatto l'inserviente nella mia vasca, questa mattina. Cazzo. Mi alzo e picchio il pugno sul pulsante che rilascia l'acqua nello scarico. Prendo il telefono e compongo a memoria il suo numero. Ma al primo squillo riaggancio. Domani. Lo richiamerò domani.
Hope: "Oh grandissimo cazzo." Scrollo la testa e se per ogni ricciolo rosso avessi un nargillo ora saremmo pieni di simpatiche bestioline che saltellano sul pavimento. Ma in fondo potrebbe anche essere successo: chi li vede i nargilli? Io no di sicuro, ma in fondo non vedo neanche il fantasma. Ho sempre pensato che i fantasmi fossero delle cosine semitrasparenti azzurre con le catene attorno ai piedi, gli abiti impolverati e orribili segni di come sono morti, ma ora che ci penso nemmeno io ho canini di quindici centimetri. E poi se ho capito bene tutto quello che Faith mi ha mostrato, in dodici nanosecondi lordi, credo che l'assenza di corpo di questo fantasma possa tranquillamente essere un segno visibile del modo orrendo in cui è morta. Non sono mai saltata in aria (escludendo qualche grand jeté venuto male) ma non dev'essere gran che. "Non ci posso credere." Letteralmente. Ho visto tante cose curiose, anche se io sono forse la cosa più curiosa che ha visto chi mi ha incontrato, ma non avevo mai visto un fantasma: mi appoggio con le mani sulle cosce e abbasso gli occhi all'altezza del cellulare sul tavolo. Ha attaccato un piccolo charme a forma di gabbietta: forse il fantasma è lì dentro? Avevo sentito che i cinesi si portavano indietro piccoli grilli portafortuna: non avevo mai sentito di fantasmi usati nello stesso modo. "Intendi che questa musica è lei che canta? Posso sentire qualcos'altro?" Aggrotto la fronte. " Ma l'hai portata qui per lasciarcela?" Certo sarebbe un elemento interessante aggiunto al nostro piccolo serraglio, ma già so che la porterebbero in qualche stanza isolata senza lasciarmi il tempo di familiarizzare con lei. Va sempre così.
Il suono del citofono alla porta di Faith mi copre la sua risposta e mi fa fare un salto indietro. Si accende il monitor sulla porta. La russa. Di nuovo. Uh, ragazza, mi segui? Va bene, ti trovo interessante, ma ora devi metterti in coda dietro alla cosa interessante numero due. Di sicuro ho aspettato per anni che le cose si smuovessero un po', su questo sasso orbitante, ma adesso che sta succedendo tutto insieme non mi sembra quasi vero. Bastava provare ad aprire un portale dimensionale? Perché non l'hanno detto prima?
Faith: "No!" Raggiungo il telefono e nella fretta di toglierlo dal tavolo, di prenderlo in mano, lo faccio strisciare contro il piano. "Certo che no, no." Che idea: perché mai dovrei voler lasciare Aida qui? Semmai è mio padre che vuole lasciare qui entrambe, ma questo continua a essere un brutto insensato tarlo di cui so che mi vergognerò come una ladra una volta ritornate a casa. È come se Hope non mi conoscesse: non sa che se potessi... "Se potessi farei uscire anche te, lo sai." Oddio. Non posso far tornare Hope sulla terra perché c'è qualcuno che non vuole, qualcuno che preferisce tenerla qui per continuare a studiarla e questo lo so. Oddio oddio. E se quel qualcuno volesse tenere qui anche Aida per lo stesso motivo? Non penso che Talia potrebbe impedirlo, visto che non riesce ad impedir loro di trattenere qui Hope. Non ci avevo pensato, come ho fatto a non pensarci? "Ma hai ragione, c'è il rischio: è meglio se siamo discrete, Aida." Essere discrete. Non è proprio il mio forte, mai stato: sono una giornalista e il mio forte è spifferare i segreti, magari rendendoli credibili, non nasconderli. Devo concentrarmi e cercare di non pensarci: si tratta solo di una parola, non di tutto il dizionario. Posso provare a togliermi dalla testa tutta la lettera corrispondente: devo solo evitare di pensare ai giardini, e all'aglio, ma tanto evito comunque di pensarci per via di quella strana faccenda dell'aglio e dei vampiri, che non ho mai capito se sia vera. Posso evitare di pensare a mio padre per nome. E all'oro, non sono avida di natura e non penso mai all'oro. Posso riuscirci. Magari dovrei eliminare anche la lettera A. Cancellare la parola abbandono dal mio dizionario potrebbe essere una cosa giusta, potrebbe aiutarmi a smettere di pensare che Gab... no... che mio padre abbia intenzione di abband... cazzo... di lasciarmi qui sulla luna. No, non ce la farò mai. Mi riporta indietro il suono importuno e improvviso del citofono: chi è la ragazza bionda fuori dalla porta? Ha un'aria familiare, sono abbastanza sicura di conoscerla... oddio, dove l'ho già vista? A nord. La corte di Colonia? No, no. La corte di Copenaghen? No, nemmeno. Vado ad aprire e... Sasha Raskol'nikova, San Pietroburgo. Mi sembra di ricordare che fosse una ragazza cortese, a mio padre piaceva. Che cosa ci fa sulla luna nera? Credo che aprirò la porta e glielo chiederò. Carina a venirmi a salutare, in ogni caso: chissà chi le ha detto che sono arrivata.
Aida: Hope non si è spaventata. Ne sono felice. Non mi piace spaventare le persone. Sembra stupita, e incuriosita. Forse persino contenta. Bene. Anch'io sono contenta di conoscerla. E sono contenta che sia contenta di conoscere me. Non conosco tante persone. E di quelle che conosco non tutte so se sono contente di conoscermi. E a Hope piace sentirmi cantare. Posso sentire qualcos'altro? Che bello. Mi piace se mi chiedono di cantare. Penso ad una musica che le piaccia, qualcosa di simile alla musica del ballo sulla luna. Ho trova...
Ma l'hai portata qui per lasciarcela?
No, no, no, no! No! Io non voglio rimanere sulla luna. Non mi piace la luna. Non mi piacciono le persone che sento lontane, prigioniere. Non mi piace essere chiusa, senza voce, prigioniera. No, no, no, no, no, no, no... Non voglio restare sulla luna. (l'orecchino vibra violentemente)
Certo che no, no. Calma. Faith non mi vuole lasciare sulla luna. Calma. Faith è contenta di stare con me. Non mi lascierà sulla luna. E non vuole rimanere sulla luna. Quindi non rimarremo. Calma.
Ma hai ragione, c'è il rischio: è meglio se siamo discrete, Aida. Quindi qualcuno potrebbe volermi tenere sulla luna. Io non voglio rimanere sulla luna. No, no, no, no... Calma.
Se nessuno sa che ci sono non possono decidere di tenermi sulla luna. Quindi io non ci sono.
Ma zitte... piano... per carità
non deve dirsi, non si dirà. (Elisir d'amore - atto II scena IV)
E' arrivato qualcuno alla porta. Faith apre. E' una ragazza che non conosco. Mi presen... No! Nessuno deve sapere che ci sono. Quindi non ci sono. Zitte, zitte, non deve dirsi, non si dirà.
