Primo giornale a pubblicare un articolo divulgativo sul virus di Trelawney, unico quotidiano cinese a non interrompere la pubblicazione durante la crisi energetica del 2012, definito il più influente giornale straniero in Cina, il North China Daily News ha la sua redazione al numero 17 del Bund in un elegante edificio coloniale. Fu la prima rivista a mandare un inviato sulla luna nera e si dice che i suoi editoriali contengano periodicamente notizie nelle notizie, messaggi destinati alla Shanghai che non dorme.
Faith: Mi sono spostata dalla mansarda perché avevo bisogno di lavorare e di pensare, anche se mi è dispiaciuto perché credo che Aida ce l'abbia con me: da quando Theodor è andato via, non mi ha più parlato e non è servito a nulla scusarmi di non averlo corretto quando l'ha definita una collaboratrice domestica o qualcosa del genere. Già... Theodor... che strano, non riesco a smettere di pensare di essere stata fraintesa nel mio interessamento. Stavo solo cercando di essere gentile con la signora Wu... spero capisca che non ho altri interessi nei suoi confronti dal fatto che io abbia chiesto a Candy di accompagnarlo al mercato. Lo capirà?
Speriamo.
Mi dispiacerebbe che mio padre ammazzasse anche lui, e per un semplice malinteso dopotutto. Però deve sentirsi solo, arrivato da così poco in una grande città come Shanghai, e senza una famiglia. Magari sono io che sto fraintendendo
Davvero speriamo.
Affrontare la breve traversata del fiume attraverso il ponte è stato un po' come attraversare lo Stige oppure avventurarsi sul Night's Bridge descritto da Gaiman, quello che non concede il passaggio se non a prezzo di una vita, ma io non ho più una vita da concedere in pegno e forse è per questo che mi ha lasciata andare.
Di fronte a me, tenuta in piedi da una copia cartacea di Queen Silver-Bell e dal bordo del mio datapad, la piccola fotografia istantanea che Jacob mi ha inviato tramite Molly. Non riesco a capire se si tratta di uno scherzo. Se fosse arrivata alla redazione per canali tradizionali, anche se forse sembra un brutto gioco di parole definirli canali in questo caso, sicuramente l'avremmo cestinata come un brutto fotomontaggio di qualcuno altrettanto montato, una specie di nuovo mostro di Loch Ness. Ma... Jacob che si lascia ingannare da un fotomontaggio? Jacob che mi manda qualcosa di cui non è completamente sicuro? E sembrava molto sicuro che questa roba fosse vera, nel biglietto. Mi strofino le braccia con i palmi delle mani. Cos'è? Sembra lo Stitch della Disney, o lo sembrerebbe se non fosse così peloso, se non avesse le pinne di sopra e i piedi palmati da pinguino di sotto. Se non avesse una cresta spinata di questo colore a metà tra il verde fluorescente e il rosa pastello. Non avrei mai pensato che potesse esistere qualcosa a metà tra quei due colori e sfogliando tutte le mazzette cromatiche del mondo non sono riuscita a trovare un nome per questo colore. Il dipartimento di grafica pubblicitaria del giornale si starà ancora domandando a che cosa mi servissero. Le ho lasciate aperte, sparse sulla scrivania, e adesso sto cercando di raggiungere la tastiera, sepolta chissà dove, per vedere se internet mi dà una mano. Ammesso che funzioni.
La creatura mi guarda dalla fotografia, facendo l'occhiolino, e nell'occhio aperto è rimasto uno scintillio inquietante, un barlume di sguardo assassino da serial killer che rimane inquietante anche se, con il palmo della mano, provo a coprire quel sorriso irto di denti aguzzi. "Cosa sei, cosa sei..." Se solo riuscissi a trovare la tastiera, magari...
Sul datapad rimasto acceso, la pagina 57 del mio libro irraggia una luce bianca segnata dalle righe nere delle parole, ma non riesco a continuare quella frase rimasta in sospeso. Sono troppo tormentata dallo sguardo di quella creatura ibrida mostruosa. Se solo mio padre rispondesse al telefono e se solo miss Clarissa avesse potuto darle un'occhiata... Avrei dovuto avvertirla che sarei passata dalla redazione, ma chi immaginava che avrebbe deciso di andare a fare una passeggiata, con questa nebbia e con questo caldo soffocante?
Bianca: Aspetto di uscire da tutto il giorno, credo di aver consumato il pavimento di legno nel retro del mio negozio a furia di andare avanti e indietro con il pensiero che forse, con questa nebbia così densa, avrei potuto avventurarmi fuori lo stesso. E poi, quando il sole dietro alla foschia si è deciso a tramontare e la nebbia ha cambiato colorazione, mi sono trovata sulla soglia del negozio a domandarmi ok, e ora da chi vado? Ho tentato all'Emerald Hotel, naturalmente, ma madame Wuxia sta riposando e anche Yin era uscita. Quindi ho tentato all'Etemenanki, ma sulla soglia mi sono domandata cretina, cosa stai facendo. Davvero. Sarei entrata e cosa avrei detto? Che ho visto il demonio questa notte? Non vai all'Etemenanki a dire una cosa del genere: c'è il rischio costante che ti rispondano sì, ero io e ti sparino. E poi io non ho esattamente visto il diavolo; l'ho sentito cantare. Così ho deciso di visitare il più vicino giornale per vedere, almeno, se l'hanno sentito anche loro.
Giro il viso verso la facciata di pietra del numero diciassette sul Bund, quando lungo la strada passa una motocicletta con sidecar e tre ragazze scosciate a bordo. Le ragazze di Shu stanno diventando sempre più sfrontate: una volta non osavano passare sul lungofiume sventolando le loro armi soniche, non osavano passare di fronte all'Emerald Hotel e all'Etemenanki, ma con questa nebbia si sono fatte più audaci. Credo stiano scortando un fattorino che consegna la pizza. Un nuovo business, nato da chi ha paura ad addentrarsi da solo in questa foschia densa e appiccicosa da cui fuoriescono... no, non posso dare credito ad ogni voce che sento, ma le voci incominciano ad essere troppe e quello che ho visto ieri sera...
Al: Ci sono delle notti in cui prenderei il mio abracadabra migliore e raderei al suolo con fuoco e zolfo questi moderni templi di Lara figlia di Almone. La redazione di un giornale è piena di... giornalisti, e tanto basta. Questi sono i motivi per cui non esco mai dal mio laboratorio, ma incontrare la figlia di Gabriel sta diventando difficile come far deporre un uovo ad un gallo o convincere il dannato rospo a covarlo, per cui che redazione sia. Posso anche coprire questa breve distanza attraverso la nebbia, anche se la nebbia che respiri in questi giorni pare veramente volerti strappare fuori i polmoni per divinare che tempo farà l'indomani. Posso sopportare il tornello all'ingresso e tutta la gente che mostra badge tatuati o siringati sotto il palmo della mano, posso mettere temporaneamente fuori uso i controlli elettronici, abbastanza per arrivare alla ragazza della receptionist, ma di questa come di quella all'Etemenanki non riesco a sopportare l'odore. Questo odore del sovente nello smalto che si sta dando sulle unghie dei piedi mentre pensa che nessuno guardi, e l'odore del profumo che indossa. Una scadente imtazione di qualcosa. Frogsbreath. I thought you liked frogsbreath, direbbe la nostra cameriera di stracci e carne. "Jacob Cramer per miss Faith Gènevieve Gabrielyevna." Il suo cassettino della posta, all'Etemenanki, era vuoto questa mattina. Quindi o è passata a ritirarla o qualcuno si è premurato di portargliela, e con la posta anche il mio messaggio allegato alla fotografia. Quando l'ho trovata nel gilet della Baba Yaga non potevo non mostrarla a lei. Sono molto curioso di sentire la sua opinione. In fondo mostri e stranezze erano il suo ambito di specializzazione, almeno fino a quando il suo partner non si è trasformato in uno di loro.
Faith: Il datapad! Ecco cosa posso usare per fare qualche ricerca. Almeno fino a che non riesco a dividere le acque della confusione per ritrovare la sagoma della tastiera sul vetro della scrivania. Dunque, vediamo... cosa cerco per primo? Il colore impossibile, la peculiare ibridazione di parti che sembrano venire da animali diversi oppure... oppure cosa? Potrei fare una fotografia alla fotografia e importarla nel sistema che usiamo al giornale per riconoscere le facce delle persone, ma poi cosa farei se scoprissi, non so, che il bestio assomiglia a Michael Jackson prima della cura o ad un arcinemico del dottor Who? Cominciamo dal colore.
Ricerca: |
Già.
Smettila di lampeggiare, sto pensando.
Come glielo spiego? Prima provo con colore impossibile, e quello che mi esce è la faccia di due scienziati, tali Hewitt D. Crane e Thomas P. Piantanida, che sarebbero stati in grado di utilizzare un macchinario per far vedere alla gente nuovi colori che prima non esistevano, come un miscuglio di verde e rosso. Non è molto simile a quello che si vede in questa foto? Avvicino gli occhi alla polaroid come si faceva una volta con quei giochini che ti incrociavano lo sguardo per farti vedere un disegno tridimensionale. Spero tanto che nessuno entri in questo momento, perché dovrei spiegargli che non sto cercando di entrare nella foto come Alice nello specchio. Ma è troppo sgranata. Se avessi l'original... no, Faith, no. Se è una foto istantanea non c'è originale. Questo è l'originale. Cioè... no... l'originale rimane la cosa fotografata, ma... Mamma mia non sono più abituata a lavorare in questo modo e il wireless continua a saltare anche tra le pareti della redazione, quasi ogni tanto la nebbia riuscisse a infilarsi anche qui dentro, tipo spiffero. Scarico la pagina e un diagramma XYZ del 1931: ci sono delle formule che non riesco a capire e che devo far vedere a qualcuno che ne capisce. Io non ne capisco. Posso sempre spedirle a mio nonno a Praga. E aspettare.
Cos'altro posso cercare, nel frattempo? C'è un tutorial che insegna come vedere i colori impossibili ma grazie, io già li sto vedendo e non vorrei, e poi tante pagine interessanti che però in questo momento non c'entrano niente con quello che sto cercando.
Ricerca: |
La ricerca di pesce orso produce una serie di tenerissime immagini di orsi grizzly a pesca di salmoni e mi ci perdo un momento. Mi giro sulla poltrona, a guardare il dipinto di orsi che ballano alle mie spalle. Che cosa sto facendo? Dovrei far vedere questa foto a mio padre: lui saprebbe subito dirmi se è uno scherzo della natura o qualche altro tipo di scherzo, no? Sì. Ma non risponde al telefono. Magari posso aggiungere un altro animale? Tipo pesce orso koala? No. Trovo tanti articoli su quanto siano ghiotti di pesce gli orsi koala, ma lo sanno tutti che il koala non è un orso, dai. Aggiungiamo un pinguino? Sta cominciando a somigliare a quella vecchia canzoncina, solo che qui Old McDonald had a zoo. Oooh oooh oooh.
Bianca: Quando entro nel giornale c'è confusione, più del solito. Cinque tecnici in tuta bianca sono variamente aggrappati al lettore di badge all'ingresso e un addetto alla sicurezza, di fianco, non controlla nessuno e fa entrare tutti, anche me. Meno male. Odio tutta quella trafila che bisogna fare per ottenere il pass visitatore, anche se è una mania che va a periodi alterni, come - non so - la stagione dei funghi o quella dei monsoni. C'è tantissima gente, questa sera, e sento qualcuno lamentarsi di essere dovuto venire al giornale per usare la connessione internet. Anche quella del mio negozio è saltata, il 18 scorso, quando si è alzata la nebbia la prima volta. Per fortuna ho cominciato a fare questo mestiere prima dell'era di internet, quando si lavorava andando a trovare di persona Fāng la bella, Píng lo spaccaossa o Yǒng il guercio e ogni tanto, senza esagerare, posso sempre andare all'Etemenanki o nel Captain's Hostel, dove le connessioni funzionano ancora. Mi domando come facciano a tenere fuori la nebbia.
"Buonasera, è possibile vedere miss Gabrielyevna?"
Oh oh.
"Mi scusi, c'era prima Lei?"
Non avevo neanche visto quest'altro tizio al banco reception, ma... oh oh. Di nuovo. Conosco quest'uomo. Come non riconoscere i tratti strani ed esotici che appartengono allo stregone dell'Etemenanki? Sarà qui anche lui per andare all'ultimo piano? Ha l'aria scontrosa, molto poco amichevole. Forse per questa volta sarebbe una buona idea fare la prima cosa che mi passa per la testa: abbozzare una scusa, far abortire a metà il gesto di abbassare il cappuccio, fare retromarcia, imboccare la porta e correre via. Ma proprio mentre mi sto apprestando a farlo, una voce in cinese annuncia, orgogliosa, che il sistema di riconoscimento all'ingresso è nuovamente funzionante. Merda.
Al: E questa chi è? Mi giro cercando di non somigliare a una massaia cui hanno cercato di fottere l'ultima melanzana scavalcando la fila. Ha l'aura sparpagliata, metà che la segue di corsa e metà che la precede sulla via dell'ascensore. "Va di fretta?" Vorrei quasi poterle entrare nella testa per convincerla che questa non è la giornalista che stai cercando: cosa vuole da lei? Farà meglio ad avere qualcosa di grosso: io ho una carpa con le orecchie e penso che niente e nessuno possano battere la mia notizia. "So dov'è l'ascensore." E non mi piace questa inflessione nella voce della receptionist, che sembrerebbe suggerire di avviarci insieme verso l'ufficio di Faith. Non vede l'ora di tornare a venerarsi le dita dei piedi con un pennellino di vernice, è palese. E poi qualcuno ha avuto da ridire sui miei oggetti di culto. Io neanche ero serio, mentre questa ragazza legherebbe mani e piedi del suo fratellino non ancora svezzato sull'altare della promessa di poter avere unghie viola naturali tutta la vita. Se ci fosse qui il chief potrebbe confermarmelo a partire da qualche dettaglio nel modo in cui si è messa le mollette fra i capelli: sta risparmiando lo stipendio per l'operazione. Cazzo, ma perché a Shanghai dobbiamo avere tutte receptionist così? Devono essere una razza aliena, piazzata tra di noi dal Clep, sotto copertura. "Ultimo piano." Non mi guardare. Non mi toccare. Stammi lontana. Cristo quanto odio la gente oggi.
Faith: Apro le finestre... non apro le finestre... apro le finestre... fa un caldo terribile, l'aria condizionata dev'essersi sovraccaricata un'altra volta, ma ho paura ad aprire la finestra sul mio terrazzino, non sono affatto sicura che fuori faccia meno caldo che dentro. E poi ho paura della nebbia, a dire il vero: sono riuscita ancora a non farmi smagnetizzare il datapad, tenendolo spento quanto mi sposto per la città, e spero proprio di riuscire a continuare ad usarlo. E poi è troppo interessante quello che sto guardando su internet. E poi, in fondo, non ho voglia di alzarmi. Tolgo i guanti e li lascio cadere sulla scrivania, in cima ad una pila di carte. E sfilo dalla testa i due giri di jersey del turbante. Per fortuna ho messo i sandali, ma mi stava bollendo la testa. Posso toglierlo, anche se sono probabilmente pettinata come un carciofo: tanto non attendo ospiti e persino la mia assistente ha smesso di venire, per via della nebbia credo. Non ho avuto il coraggio di chiederne un'altra. Mi sembra sempre di essere una grande seccatura, non avrei nemmeno diritto ad avere un'assistente personale, o ad essere in un ufficio così bello. Non sono importante, sono solo la figlia di qualcuno importante, e vorrei qualcuno sapesse quanto è una sensazione schifosa. Strofino una mano sulla fronte. Anzi. Strofino la mano, sulla fronte, e la ritiro in fretta. Oddio. Forse dovrei liberare un pezzo di piano della scrivania e provare a specchiarmi nel vetro, per vedere se mi sono fatta in faccia qualche segno indelebile come i bambini. Mi scoraggia solo la pila enorme di carte che dovrei spostare. Che cosa sono poi tutte queste carte? Da quando i sistemi elettronici hanno incominciato a fare i capricci, la gente ha rispolverato le vecchie stampanti ed è impazzita, come se stampare le cose dovesse in qualche modo salvarle da un'apocalisse. Mi nascondo dietro al datapad. In effetti anch'io ho avuto il pensiero di ricopiare a mano la bozza del mio libro, mentre ero in mansarda...
E sono stata talmente distratta che scorrevo con gli occhi la pagina senza nemmeno leggere.
Va bene, ricominciamo da capo, ok?
Lista di creature ibride nella mitologia
Sì, fa al caso mio. Dunque... gioco con la collana di perle indiane e piccoli smeraldi rotondi, quella che mi ha regalato Henry, e sono così tentata di chiamarlo per mostrargli la foto e domandargli cosa ne pensa... se solo i telefoni funzionassero bene, e poi prima vorrei sentire Jacob e domandargli il permesso. Per quanto ne so potrebbe essere una cosa segreta del palazzo, anche se forse... senza forse: se si trattasse di un segreto non ne avrebbero messo a parte me, chi voglio prendere in giro? Meglio aspettare e chiedere, comunque: potrò farlo più tardi dalla mansarda, o potrei cogliere l'occasione per passare dal palazzo. Intanto continuo a leggere: è anche un modo per non pensare al gran caldo. Dunque, rispondiamo alle domande del sito e vediamo che cosa esce.
Parte superiore: |
In che senso? No, decisamente non umana. Cosa metto? Superiore da dove in poi? Troppo generico. E non ha davvero niente di umano, è inutile che me lo chiedi. Non è una sirena, dannata inintelligenza artificiale. Forse sarebbe una sirena se gli orsi avessero una mitologia. O i koala. No. Categoria non umanoide.
Animale chiave: |
Ok, provo con orso e quello che mi esce è interessante, è qualcosa di cui se potessi chiederei ad Aida. Sapevo che non avrei dovuto lasciare a casa quel libro sulle creature del folklore giapponese. 獏. Chiedo un piccolo aiuto alla macchina e il traduttore automatico del mio datapad incomincia a recitare: "Il Baku è un essere sovrannaturale della mitologia giapponese, un divoratore di sogni. Il termine nel giapponese moderno ha anche il significato di tapiro."
No. Niente tapiro. Fermati.
"Il divoratore di sogni giapponese ha origine nel folklore cinese ed era conosciuto in Giappone sin dal primo periodo Muromachi (XIV-XV secolo). Secondo Hori Tadao..."
Fermati, ho detto. Non mi interessa.
"...ha descritto le abilità soprannaturali della creatura e..."
"Ho detto basta!"
Oh. Ci voleva tanto? Ho detto che qui non ci sono tapiri. Chissà, magari provando a cercare pesce o pinguino...
Bianca: Me l'avevano detto che lo stregone ha sempre questa faccia. La faccia di chi sta per morderti anche solo per averlo guardato troppo e no, non intendo morderti in senso buono, ammesso che ne esista uno. Avrei dovuto aspettare il prossimo ascensore. Forse avrei dovuto andare a piedi. Questo ascensore senza pulsanti mi innervosisce, è come essere su uno di quei treni automatici lanciati a tutta velocità senza che nessuno davvero si preoccupi di vedere dove stiamo andando.
Sbuffo.
L'ascensore è uno dei posti più imbarazzanti che io conosca e questo è particolarmente imbarazzante: non c'è nessuna scritta che io possa far finta di leggere, nessuna musica che io possa far finta di ascoltare. Posso solo guardare i mattoni attraverso il vetro trasparente della parete, che scorrono mentre saliamo. Alcuni sono chiari, alcuni sono scuri. Alcuni sono numerati, ma non sono in ordine e mi perdo per un momento nella sequenza di numeri come a volerne decifrare l'oscuro codice, ma la verità è che darei qualunque cosa per arrivare e poter correre fuori. Scommetto che posso battere lo stregone in velocità e arrivare per prima all'ufficio di miss Faith: un'altra cosa che odio, che veramente odio è aspettare in un'altra stanza. Soprattutto dopo il piccolo incidente con miss Lee al padiglione del tè. Quanti piani abbiamo superato? Stringo nella tasca la registrazione di quello che ho sentito questo pomeriggio, di quello che hanno visto le telecamere fuori dal mio negozio prima che la nebbia le facesse saltare di nuovo. Spero che l'audio sia venuto bene e che i nastri non si siano smagnetizzati o chissà cosa venendo qui. Li ho messi in una scatola di latta, non so se ho fatto bene o peggio e... "A che piano siamo?"
Al: Questi ascensori a comando vocale non sono abbastanza intelligenti: vorrei potergli dare istruzione di aprirsi sotto ai piedi della ragazza che non sa tacere. Ego te ding. No. Ding è solo il suono del campanello che la salva annunciando l'aprirsi delle porte sull'anticamera dell'ufficio di Faith. Mi sarei aspettato qualcuno, dietro alla grande scrivania di legno nero a banana cinese. Dovrei essere contento di non averci trovato un'altra esemplare di quella sottospecie del genere umano che generalmente sta dietro ad un banco di ricezione. La porta è socchiusa e prima che io riesca ad esercitare un qualunque tipo di contromisura, dalla botta in testa alla pioggia di zolfo con tutte le possibilità intermedie, la ragazza con i capelli bianchi come quelli di un fumetto giapponese si è lanciata attraverso la fessura come un goblin attraverso una spaccatura nella realtà ed è nell'ufficio di Faith. Non ho intenzione di fare anticamera: spiegherò una volta entrato, magari lanciandola fuori dalla finestra, che io e questo fumetto isterico non siamo insieme e non siamo qui per lo stesso motivo.
Faith: Non so bene dove ho già visto la ragazza con i capelli bianchi che ha appena fatto irruzione nel mio ufficio e se non riesco a fare delle presentazioni il prima possibile c'è davvero il rischio che io possa chiamarla davvero solo la ragazza con i capelli bianchi, come la fata dai capelli turchini o la ragazzina dai capelli rossi, perché so per esperienza che fare le presentazioni dopo aver iniziato a parlare è molto molto più imbarazzante che farle prima. Parlando di cose imbarazzanti però, non penso che il nome possa essere il più grande dei miei problemi: non sono riuscita a coprire il datapad con la mano, non ci ho pensato a dire il vero, e la ragazza si è bloccata nel mezzo della stanza come se avesse visto qualcosa di davvero terribile, ha mosso la mano indicando l'immagine con un dito indice teso da inquisitrice e ha urlato come se avesse visto qualcuno cui è appena uscita una mano dallo stomaco. Oddio. Mi controllo. No. Niente mani che mi escono dallo stomaco. Solo un gran rosso che mi si arrampica sulla faccia, un gran imbarazzo, e solo un po' di questa sensazione che vorrebbe io mi offendessi o provassi a difendermi: in fondo sono nel mio ufficio, no? Posso fare quello che voglio, nel mio ufficio, anche guardare bizzarre foto di bizzarri animaletti di fiume. Le cose non possono essere peggio di così. Io sono rossa, la ragazza è bianca ed ecco che entra Jacob, nero. Abbiamo fatto la bandiera della... della? Stavo per dire la Danimarca, ma forse era l'Egitto. "Ehm... sì?" Andiamo, è solo un... un... un... oh, insomma, ho alle mie spalle un quadro con degli orsi che ballano: perché è così strano che io abbia sulla scrivania la fotografia di una carpa travestita da koala?
Bianca: Oh cielo. Oh cielo cielo cielo.
Se fossi cattolica, direi che è come entrare nel confessionale e trovarci un prete con le corna e la coda che sbuca da sotto la gonnella, ma sono shintoista e quei pochi preti che ho visto, i puristi di San Giorgio alla Cattedrale della Trinità, avrebbero anche potuto avere serpenti per coda, come un nue.
Se fossi vegetariana, direi che è come andare a fare le analisi del sangue per un po' di anemia e scoprire che non sei un essere umano ma una melanzana, e in tutti questi anni hai tragicamente sbagliato dieta.
Ma sono un vampiro normale e anche uno con poca fantasia, quindi non posso fare altro che dire questo: è una cosa molto molto sorprendente entrare in una stanza con fumose intenzioni di sondare il terreno riguardo a un argomento e trovarci proprio quell'argomento, che ti guarda da una foto e... cosa fa? È a testa in giù, in bilico su una pinna, con in aria le zampe posteriori palmate, da pinguino, quelle stesse zampe su cui li ho visti danzare in cerchio questo pomeriggio, attraverso le telecamere, alla musca infernale che sembrava sprigionarsi dal grembo della città stessa. Sarebbe già abbastanza mostruoso, senza questa posizione innaturale che... No. Un momento. Smetto di urlare e abbasso il dito. La fotografia era a rovescio. Ma anche così, con la smorfia che diviene un sorriso ed i piedi palmati che poggiano sull'acqua anzichè essere sospesi in aria, rimane orrendo.
Al: Cazzo, ecco che abbiamo fatto la frittata. Una frittata fatta con un uovo di drago vecchio di duecento anni. Credo che, al confronto dell'odore di questa, quella famosa e antica ricetta che hanno qui in Cina potrebbe sembrare nouvelle cusine, qualcosa che al nostro chef potrebbe sembrare adatta per il cenone di Natale o per la festa preferita di lady Erodiade, qualunque essa sia. Ora, o sfondo da dietro il cranio di questa mentecatta mentre ancora sta puntando il ditino e urlando come una suora di clausura che ha scoperto Satana nudo sotto alla doccia oppure... "La smetta, non vede che è un fotomontaggio?" Così forse la smetterà di sbraitare, Baba non scoprirà mai che ho mandato in giro una sua fotografia (o che ho io la sua fotografia, tanto per iniziare) e non dovrò misurarmi con Simone in chi ha lo sguardo più torvo. Perderei.
Se solo Faith non avesse alzato quello sguardo da bambina delusa, sarebbe tutto più facile. Potremmo liberarci in fretta di questa mentecatta, chiunque sia e qualunque cosa voglia, e poi passare ad argomenti più... Ecco, no, ora mi stanno guardando entrambe come due bambine cui io abbia appena sgozzato l'orsacchiotto di peluche sul grande altare di Mammona. Accetterei volentieri un diversivo qualunque, in questo momento. Penso che accoglierei volentieri anche un'ondata dalla finestra di quei mostriciattoli che fanno surf sulle acque dello Huangpu. Certo, poi sarebbe impresa ancora più fottutamente ardua sostenere la mia teoria del fotomontaggio. Dovrei davvero ricorrere al colpo in testa. Che sto comunque pensando di mettere in atto. "Mi scusi, Lei ha mai visto un korrigan squamato e con le pinne di un pesce rosso?" Credo non abbia mai visto un korrigan, che non sappia nemmeno cosa sia. Ci conto. Dopo pochi anni in Cina, e dopo aver subito la loro mitologia assurda e questo loro avere uno spirito o una bestiola adatta per ogni circostanza, ho capito che l'unico modo per battere questa gente è farlo sullo stesso terreno. Ebbene, sì, io ho visto un korrigan, un intero branco di korrigan, vicino alla mia Boleskine House in Scozia, e ne ho anche catturato qualche esemplare. Vediamo se la ragazza ha qualcosa di meglio da offrire.
Faith: Un fotomontaggio? Merda. Jacob, non dovresti illudere la gente in questo modo, sai? E per me è un argomento delicato: non so mai a cosa o a chi credere. Quando ero piccola, qualcuno a scuola mi aveva raccontato dei coccodrilli nelle fogne di New York, e ci avevo creduo. Poi ho scoperto che in realtà sono stupidissimi alligatori e per un bambino è una delusione indimenticabile. Secondo Henry, è stato per quello che alla scuola mi sono buttata così tanto sul progetto di myth buster (anche se il termine è stato inventato molto dopo, da quella trasmissione in tv, e noi non facevamo quasi mai cose così pericolose, o comunque non ci pagavano così tanto per farle e nessuno le regostrava). "Davvero?" Oh, dimmi di no... quando ti occupi di smontare notizie false, davvero, è talmente eccitante trovarne una vera. Della coppia io sono sempre stata Molder, e I want to believe. Se non avessi creduto, forse ora Henry sarebbe morto. O ancora vivo.
Guardo la fotografia della piccola creatura. Ecco, da che pareva qualcosa di mostruoso ora sto scoprendo tantissimi dettagli carini e anche il suo ghigno pare diventato il sorriso triste di un animale sulla copertina di Endangered Wildlife. Dannazione. Sarei prontissima a firmare qualunque cosa per il comitato in difesa delle... delle... delle carpe pelose, adesso che so che non esistono. Perché, perché? Incrocio le braccia e cerco di dominare il broncio. Anche l'altra ragazza, quella bianca, sta guardando Jacob un po' come me. No, non proprio come me. Un po' più incredula, o forse un po' più salda nelle proprie convinzioni che una creatura tanto deliziosa debba per forza esistere. Oh, magari possiamo raccogliere entambe le nostre paia di occhi delusi e andare da mio padre. Il mese scorso, solo perché gli avanzava della materia organica, mi ha fatto una bellissima puffetta, che sta tenendo compagnia alle mie dormite solitarie e sregolate in Meihua Road. Magari, se è di buon umore, mi farà anche un orsacchiotto con le pinne. Potrei portarlo a casa per Aida, così magari mi perdonerà di non averla difesa con Theodor.
Uh.
Theodor.
Forse dovrei cercare di capire se Candy l'ha portato a destinazione e se ha trovato la signora Wu e se il posto è buono e se tutto è andato bene e...
Bianca:
"No che non lo è!"
Dannatissimi scettici: ce n'è sempre uno, e sempre pronto a mettere in ridicolo qualcuno che sta solo cercando di salvare l'umanità. Avevo sperato che dopo il 2012 fossero diminuiti... Ok, il mondo non è finito, ma abbiamo scoperto una seconda luna: non è abbastanza? Non è mai abbastanza. Scommetto che non sarebbe abbastanza nemmeno se sfoderassi i canini come i vampiri dei film e... Un momento. Questo è lo stregone dell'Etemenanki. Come fa lo stregone a essere uno scettico?
"No che non lo è."
Sono molto meno convinta, adesso. E se avesse ragione lui? Se sapesse qualcosa che io non so? O magari c'è un'accezione della parola fotomontaggio che io non conosco, o è uno slang per dire altro. Magari è una cosa così ovvia che sto facendo la figura della scema. Miss Faith in fondo sembra molto propensa a credergli... sarà perché lo conosce meglio? Ma io li ho visti.
"Li ho visti."
Tolgo di tasca la scatola di latta con le registrazioni delle telecamere fuori dal mio negozio, riversate sul nastro di carta elettronica. Ho le prove, e che cazzo, questa volta ho le prove, come quando sostenevo che una delle ragazze di Shu fosse un alieno e nessuno mi voleva credere. Volete vederle? Ecco. Tolgo anche il coperchio. Guardate e poi dite se sono la solita giapponese matta.
Al: Oh cazzo. Dove sono finiti gli orientali di una volta? Quelli vedendoti evocare Satana in un vicolo si sarebbero girati dall'altra parte con molta grazia e cortesia e avrebbero finto o ritenuto che fosse tutto normale. Oggi giorno invece tutti parlano di tutto e di tutti, mettono la loro vita in vetrina e... ok, molto meno da quando quel sito di riconoscimento fotografico combinò quel gran casino con l'interpol e i servizi segreti di Israele, ma comunque non mi stupirebbe se questa cretina avesse filmato le creature con il cellulare e avesse rovesciato tutto su youface o twinkler o facetube o qualunque altra di quelle puttanate di cui parla sempre George. Cazzo. Si scatenerebbe per le strade un panico da pioggia delle rane, una caccia grossa da pioggia delle rane in Francia. Scenderebbe in campo un esercito di vecchiette armate di nunchaku o del suo corrispettivo cinese, come quella volta in cui qualche idiota aveva messo in giro la voce che la Cina faceva immigrare clandestinamente una tribù di alieni scoperti a vivere sulla luna nera. Mai sentita una cazzata più colossale.
"Visto?"
Comincio a riscaldare l'aria. Credo che molto presto avrò bisogno di avere sotto mano una buona quantità di energia, abbastanza almeno per mettere a dormire questa scema e valutare con calma se sia il caso di farle cancellare la memoria da qualcuno a palazzo.
Faith: Sono confusa, adesso sono confusa. "Non lo è?" Guardo nuovamente la creatura: sembrava molto più carina prima... è come una di quelle fotografie tridimensionali che facevano una volta, quelle con la plastichina trasparente zigrinata sopra, oppure come quelle foto che si vedono sui giornali di Harry Potter e che non sono mai riusciti davvero a replicare, solo che invece di salutare con la zampa o muovere la testa passa dall'essere una puccettosa creatura in via d'estinzione ad un terribile mostro marino pronto ad affondarmi i dentini nel cuore. Passo gli occhi da Jacob alla ragazzina con i capelli bianchi, come se nel loro riflesso fosse nascosta la risposta, che probabilmente George mi direbbe essere quarantadue. Sulla mia scrivania la ragazza ha messo una scatola, in bilico su tutta la pila delle altre carte e delle altre cose e... eccola che cade eccola che cade eccola che cade. Mi lancio in avanti e riesco a prenderla con la punta del mignolo nell'angolino di latta, ma non il coperchio, che cade e fa un dannatissimo baccano infernale come se stesse ruzzolando dalle scale l'omino di latta inseguito da tutto l'esercito delle dodici scimmie alate. Ops... ora sono in una posizione talmente scomoda che non riesco a raddrizzarmi, né posso davvero sdraiarmi sulla scrivania o appoggiarmi per darmi la spinta, perché penso che farei cadere tutto quanto il resto e non so bene dove sia esattamente il datapad, che si ostinano a fare con il display di vetro e secondo me lo fanno apposta. Qualcuno mi aiuta, sì o no?
Bianca:
"Ehi!"
Faccio un salto indietro prima che il coperchio della scatola mi caschi sui piedi: che cosa sta cercando di fare? Vuole azzopparmi come le cinesi di una volta? In un equilibrio precario, lunga distesa sulla scrivania, ha preso la scatolina e sembra che me la stia porgendo come si porgerebbe una scatola di cioccolatini ad un'ospite invitandola a servirsi. Io lo so, dirigo un Candy Shop, e sono quasi tentata di dire "Grazie tante" quando mi servo prendendo uno dei miei nastri. I fotogrammi sono stampati molto piccoli e bisognerebbe montare il tutto su un proiettore per vederli in movimento ma sono sicura che anche così renda l'idea: srotolo un pezzo a caso di fronte al naso della giornalista e mi aspetto che veda quello che le telecamere fuori dal mio negozio hanno registrato. Il giro girotondo delle creature infernali. Quello che non ho potuto stampare era la musica, quei gorgheggi che provenivano dalla terra, ma Shazam mi ha detto cos'erano, prima di spegnersi in una pioggia di scintille insieme al mio terzo cellulare in una settimana e mezza. Ballavano al suono della... della... uhm... "Tenga Lei un momento."
Tolgo le immagini da sotto il naso alla giornalista e pianto i nastri in mano allo stregone, mentre mi frugo in tasca. L'avevo scritto... l'avevo scritto da qualche parte... ah, no, ecco, avevo messo il biglietto nella scatola insieme ai nastri. La giornalista mi guarda interdetta ma non si è mossa, mi sta ancora porgendo la scatola come a dire ne prenda ancora, così frugo e mi servo nuovamente: questa volta è un piccolo pezzo di carta su cui ho scritto a matita il responso del mio oracolo elettronico. "Opera cappa seicentoventi, atto secondo, scena terza, aria..." oddio non lo so dire. Credo sia tedesco e io non lo so dire. Detesto i tedeschi, non sarei mai diventata un demone, se non fosse stato per i tedeschi, e l'idea che questi mostri siano in parte tedeschi si è insinuata molto presto nella mia mente, subito dopo aver scoperto come si chiamasse la musica al cui ritmo danzavano con tanto trasporto. Da dove siano venuti non so, ma qualcuno deve averli portati, come la nebbia, e io so di una persona arrivata solo recentemente in città, una persona con strani poteri e che porta un cognome tedesco.
Al: Basterebbe poco, veramente poco. Basterebbe avere un accendino e il problema che rischiamo di avere se ne andrebbe in fumo, letteralmente. Mai come in questo momento ho invidiato la capacità che hanno Gabriel e suo padre di incendiare l'aria senza sforzo. Ok. Cazzata. È una cosa che invidio loro relativamente spesso. Ma chi cazzo penso di prendere per il culo? Non mi manca l'accendino o il modo di distruggere questi nastri che la nostra testimone scomoda mi ha appena piantato in mano: sono troppo curioso per farlo.
Mentre la scema si è bevuta il cervello, e sta farfugliando cose a caso leggendole da un biglietto (probabilmente lo sta leggendo a rovescio o sottosopra: con questi orientali non si può mai dire come siano abituati a fare), mi faccio scorrere davanti agli occhi qualche fotogramma di questi nastri. È come guardare uno di quei film muti che piacciono tanto a Mikolaj, ma in questo caso non ci sono razzi che si infilano negli occhi della luna, o fanciulle in bikini che saltellano in fondo al mar. Qualcuno saltella, non è in bikini, ed è meglio così. Sono le creature. Trovo il modo di proiettare attorno a me un'illusione di quello che vedo: i nastri sono il film e l'ufficio di Faith è il cinematografo. Questo cosa fa di me? Non pensiamoci. Conosco gente che mi chiederebbe di ripetere questo trucco fino allo sfinimento, una di questi è Faith, ma potrò pensarci tra un po', quando avrò finito di mostrarle le immagini, a scatti e al rallentatore, delle creature del fiume che danzano in tondo, attorno a un tombino. È tardi per negare. Toccherà agire.
Faith:
"oh..."
Jacob accende le pareti della mia stanza con una proiezione a 360° di quelle piccole creature e le fa muovere a scatti in una specie di macabra danza pellerossa attorno un centro invisibile sotto ai suoi piedi.
"...cazzo."
La ragazzina con i capelli bianchi ha un'aria trionfante e io sono ancora spiaggiata sulla scrivania come una balena, nessuno ha avuto il cuore di aiutarmi e... oh, va bene. Mi appoggio con la mano alla pila di carte, facendole cadere tutte sui piedi della ragazza, e mi alzo. Grazie tante, eh?
Mi è chiaro che Jacob sta proiettando in qualche modo quello che vede in quei nastri (oddio, è una cosa assolutamente fantastica, ora non dovrò più aver paura di rimanere senza cinema in caso di apocalisse nucleare) ma quello che non capisco è cosa stava cercando di dire la ragazza. Opera cosa? Non so perché, ma mi si accende una lampadina in testa che mi riporta verso Aida. Kqualcosa non è il codice che si usa per le opere di Mozart? Sta dicendo che quelle creature ballavano in mezzo alla strada al tempo di musica classica? Mi sporgo per vedere nei nastri quello che nella stanza è coperto da Jacob: stanno danzando attorno a un tombino e... guardo la ragazzina e poi di nuovo Jacob e poi di nuovo la ragazzina. Cazzo. Non sarà che Aida non mi rispondeva perché non era più in casa? Merda, merda, merda. Mio padre mi ammazzerà. Di nuovo.
