- Le piramidi
avatar - sprawl - mansarda in Meinhua Road
2:45 pm, 2 April
2106
Sprawl - mansarda in Meihua road

Affacciata sul cimitero Shiziyuan e su ciò che resta del Century Park, la mansarda è uno dei tanti edifici sopravvissuti all’expo del 2010 per essere venduta a privati. L’aspetto curioso, che la fa sembrare una casa delle streghe uscita da una favola, l’ha spesso messa al centro di voci poco lusinghiere e leggende metropolitane.

(02:32:52) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Mi sveglio al centro di una montagna di cuscini come se mi ci avesse scaricato un dumper: me, i cuscini, un gomitolo (ho detto gomitolo?) di lenzuola e una pioggia di capelli neri.
Uh?
Giro la testa e provo a sollevare le spalle dai cuscini, a sufficienza per vedere i capelli muoversi con me. Bene, tutto a posto, i capelli sono i miei: sono in forma femminile. Perché sono in forma femminile? Mi viene in mente un solo possibile motivo, anche considerato che, a giudicare dalla taglia di seno, indosso uno degli avatar che mi sono più facili da ricreare: la tailandese. Mi rigiro e nello scostare la seta delle lenzuola scopro due strisciate di sangue e una piccola toppa rosa. La sollievo tra le dita. Il sangue è mio: la pelle di cui è composto questo cuoricino, no. Quando sono venuto a letto questa mattina, devo averlo trovato occupato.
A proposito, chissà che ore sono.
Mi rigiro nel letto e per ora mantengo la stessa forma. Non mi dispiace l'avatar femminile, ogni tanto: è come misurare il mondo con passi diversi, come provare a contare in metri anziché in piedi. Meno razionale, a una prima occhiata, ma sotto sotto ha la sua praticità e le sue ragioni.
La luce che entra attraverso la vetrata sul tetto è quella troppo luminosa del primo pomeriggio, e mi mette sonno. Quante volte avrò detto a Candystripes di non dimenticare gli oscuranti aperti? Allungo una mano e appoggio il palmo al lenzuolo. L’informazione scorre lungo la seta, sul pavimento, su per le pareti fino alla palpebra del lucernario. Specchio, grazie. E l'occhio di vetro a molti metri sopra di me, al colmo del soffitto spiovente, si oscura con una patina riflettente.
Era comunque a schermo totale contro gli ultravioletti, giusto per non morire da scemi, ma così va anche meglio.
Nello specchio si riflette il mare opalino delle lenzuola e i cuscini rossi, su cui l'immagine della mia forma femminile è una clessidra ambrata. Effettivamente non posso dare troppo torto a Candy se le piace particolarmente questo aspetto. E io questa mattina ero troppo stanco per mettermi a convincerla nella forma con cui sono arrivato.
A giudicare dai suoni che si sentono oltre le tende, Candy è nel fumoir e sta suonando. Dev'essere stato questo a svegliarmi. Puccini. Un arrangiamento per solo violino del Nessun dorma. Cosa fa, la spiritosa? Avrei quasi la tentazione di farle passare la voglia di scherzare, ma uno degli idioti di cui mi sono occupato questa notte si era fatto almeno dodici margaritas prima di venire al parco e sono tornato a casa con metà della sua sbornia sulle spalle. Ora ho un colossale mal di testa e, in tutta franchezza per tornare a Candystripes, non ricordo con esattezza che cosa le ho fatto questa mattina. La sua potrebbe essere una legittima piccola vendetta, così mi alzo a sedere e le lenzuola mi si avvolgono attorno in una specie di sari. È la prima cosa cui riesco a pensare.
"Va bene, sono sveglio, sono sveglio!"
Quando sono in questo stato, la cosa da fare sarebbe riequilibrare i valori ematici e buttare fuori un po' di alcool. Il problema è che quando sono in questo stato non ho assolutamente nessuna voglia di lanciarmi in un'azione complessa come ricombinarmi i valori ematici. Cammino sui cuscini fino al bordo della piattaforma che mi fa da letto, scosto le tende e scendo gli scalini. Nessuna voglia di coprirmi meglio, né tantomeno di cambiare forma. Le riporto il suo rattoppo rosa, e vediamo se riesco a farmi perdonare per qualunque cosa io abbia o non abbia fatto.

(03:20:55) karis:
avatar - PG - Aida

Aida:

Musica Mi chiama? Ascolto. Lentamente riprendo conoscenza. Apro gli occhi, no, non ho occhi, perché ho pensato questo? Una sensazione strana, manca qualcosa o qualcosa di diverso. Cosa? Che cosa sono? Chi sono?
What's this?
What's this? What's this?
There's something very wrong
What's this?
There's people singing songs

Chi sono? La musica, sono la musica? No, c'è qualcosa in più. Cerco di pensare prima. Non c'è prima, prima è buio, e prima è rumore, un rumore terribile e paura, solo paura...
Qualcosa come un tremito mi attraversa, lo sento che si espande e sento vetri che tintinnano, vibrando sempre più forte.

(03:39:27) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Il violino contro il collo l’ho messo all’inizio per coprire il buco a forma di cuore: era così tanto carino che non riuscivo a smettere di giocarci con la punta della matita. E le strisce che lasciavo poi sul tavolo erano bellissime, mezze nere e mezze rosa, che ho riempito tutto il piano del tavolo. Stavo cercando di ricordarmi come faceva una canzone. Non so perché ma sembrava importante…
Scenes of my qualcosa arise before my gaze,
Bringing recollections of bygone
qualcosa days.
When down in the meadow in
qualcosa I would roam,
No one's left to cheer me now within that good old home,

Ce la stavo quasi facendo, davvero, giuro, quando devo avere bucato qualcosa troppo in profondità e il sangue ha cominciato a zampillarmi fuori dal collo. Dio come si arrabbierà! E pensare che era tornato così di ottimo umore… Il violino era la prima cosa a tiro e mi sembrava tanto logico da appoggiare … eppure quando ce l’ho avuto contro il collo…
Cos’è che stavo facendo? Evidentemente stavo per mettermi a suonare. E voglio che si svegli: perché non viene giù, così può rattopparmi? La prima aria cui penso mi viene naturale. E non devo suonare molto prima di sentirlo muovere e dire qualcosa.
Si sarà arrabbiato tanto?
Sono inginocchiata accanto al tavolino del fumoir su cui ho scritto poco prima, e posso vedere le scale da cui deve scendere per forza, a meno che certo non decida di passare attraverso il pavimento o scivolare giù lungo una delle pareti. Sta scendendo e non pare contento. Oddio, non pare affatto contento... L’enorme cascata di cristallo che cade lungo la tromba delle scale fino al tavolo nell'ingresso sta tremando sempre più forte e dev’essere arrabbiato da morire per rischiare di rompere uno dei suoi pezzi preferiti.

(03:49:55) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Va bene la mezza sbronza, va bene che sono appena le due del pomeriggio e va bene la mia cameriera che fa dell’umorismo fuori luogo sul mio sonno arretrato, ma che ora anche la casa si metta a cercare di attirare la mia attenzione potrebbe decisamente essere troppo per uno che si è svegliato da due minuti. Specie se quell’uno sono io.
E c’è un motivo se qui in Meihua Road preferisco sempre mantenere un contatto diretto con la casa.
Appoggio una mano alla parete della scala, più che altro per non cadere addosso al lampadario di cristallo, e mi giro a guardare il tintinnare delle gocce trasparenti, un tintinnare che cresce esponenzialmente. Il mio messaggio alla casa, lungo il piede destro ancora indietro sullo scalino e la mano aggrappata alla superficie organica della parete, non è proprio da gentiluomo ma è abbastanza esplicativo. Come esplicativa mi pare la sua reazione, qualcosa che dal rumeno al cinese passando per il ceco e l’inglese si potrebbe tradurre con non prendertela con me come al solito, non sono io.
Terremoto?
Non c’è un terremoto a Shanghai dal 15 maggio 2012, così ripasso mentalmente la mia lista di eventuali azioni recenti per determinare se posso mai aver fatto incazzare Erodiade in questo modo.
No.
Non mi pare.
Almeno credo.
Non si può mai dire, in realtà.
Staccalo, staccalo!
La casa obbedisce senza capire e sgancia il supporto superiore del lampadario, che comincia la sua caduta libera lungo i cinque piani della casetta.
Není třeba brát mě vážně…
Ordino al tavolo due piani più in basso di assumere una consistenza un po’ più… adatta ad accogliere dei cristalli in caduta libera, ma dal rumore che fanno arrivati a destinazione direi che lo stratagemma ha funzionato solo su una parte di loro. Lascio andare il lenzuolo giù da una spalla e scendo di corsa fino all’ammezzato, dove trovo Candy accanto al tavolino. ”Sei fuori di testa?”
Non so nemmeno io perché me la sto prendendo con lei, né perché lo sto facendo con ancora la tailandese addosso.

(04:43:22) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Calma, calma, calma. Inspira, espira (no, non ho polmoni). Sento, crash, rumore di tanti vetri che si infrangono. Spalanco violentemente gli occhi (no, non ho gli occhi!). Mi guardo attorno. La vista è sfocata ma lentamente si schiarisce (come? non ho gli occhi!). Sono in una piccola stanza delimitata da un grosso vetro da un lato e da una scala dall'altro, al centro un... lampadario forse, in parte in pezzi. Colpa mia? Intorno due donne, una è nuda e arrabbiata, l'altra è.. strana ed ha un violino appoggiato sul collo.

Non mi vedono (c'è qualcosa da vedere?) Cerco di parlare (parlare?) Niente.

Agitazione, i cristalli riprendono a tintinnare lievemente.

Calma, calma. Parlare = corde vocali. No, non ne ho. Cerco qualcosa da usare (mi muovo? Come mi muovo?) Percepisco qualcosa nel grande specchio. Qualcosa che può emettere suoni. Posso usarlo? Provo.

(04:52:09) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Trema. Trema tutto o sono io che tremo? Affondo le dita forte sulle corde del violino e mi calmo solo quando sento i capelli tesi dello strumento tagliarmi la pelle. È una bella sensazione e sembra quasi che sia un bel suono anche quello dei cristalli che tintinnano e cadono.
Oh mamma.
Il pavimento di marmo a scacchi bianchi e neri si mette a vibrare (e ci sono inginocchiata sopra non proprio come un pedone che aspetti di essere fatta regina): penso sia il padrone che scende le scale e ci vuole poco prima che me lo ritrovi di fronte. È vestito solo di quella pelle scura che a volte mi piace, ma proprio non riesco a ricordare come mai mi piaccia perché ora no, proprio no, non mi piace. Perché se la prende con me? Non suono il violino così male!

(05:47:34) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sono ancora sulla scala con una mano stretta a pugno, e probabilmente sto spiegazzando la toppa di pelle che ha… diciamo dimenticato nel mio letto, quando la vetrata alle sue spalle si accende. Non si dissolve l’effetto a specchio che ci nasconde la vista del quartiere di sprawl in cui ho deciso di trovarmi un pied-à-terre, ma in un angolo compare una piccola icona del computer centrale.
Strano.
Non mi ricordavo di aver puntato la radiosveglia…
Devo avere davvero molto sonno perché impiego un po’ a riconoscere di che si tratta, e quando lo riconosco mi pare normale ricordare come mai devo averla messa. Aida, preludio. Ah già. Questa sera c’è la riapertura del Wellfairytale e io ancora non so se ci vogliamo andare. Spero di scoprirlo per tempo perché se devo prendere la macchina e fare tutto il giro per passare dallo sprawl al Bund, ci vuole il suo tempo. Persino con la mia macchina. A che ora era l’opera?
Faccio scorrere lungo la gamba destra al pavimento e di lì al monitor una semplice richiesta: dovrei aver salvato la locandina da qualche parte.


Va bene, c’è tempo.
Candystripes nel frattempo non si è mossa, ma ora sono un po’ meno incazzato. Sarà Verdi. Scendo dalle scale e le passo accanto, lanciando in aria il suo cuoricino. ”Vado a farmi la doccia: preparami la colazione.” Non aspetto né mi giro per vedere se si alza o lo prende al volo e l’ultima cosa che vedo è la parete con la piccola porta bianca. Non che la porta serva davvero a qualcosa: è a dimensione opossum e difficilmente giro per casa in forma di opossum. Più che altro serve a ricordarmi che il resto del piano è da quella e non dall’altra parte. Passo attraverso il muro e mi ritrovo nell’antro buio e umido della stanza da bagno. Inspiro. Nella mia classifica dei dieci risvegli più balordi, questo si piazza bene.

(03:11:16) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Non sembrano avermi sentito (ho parlato, vero? ho sentito la musica, non è solo nella mia testa?) La donna nuda è uscita attraverso una portina vicino alla scala (no, è uscita attraverso il muro????), lasciando l'altra sola nella stanza ad armeggiare con qualcosa che le ha lanciato...
Le giro attorno. Si accorgerà di me? (come?) Niente, continua ad armeggiare. Magari devo 'parlare' più forte?
Mi giro (strano, continuo a sentirmi sbagliata) verso il vetro che ho usato prima. Adesso c'è un'immagine. Leggo a fatica (perché? dovrebbe essere semplice. Dovrebbe?)
Sono nomi, alcuni non significano niente, ma altri... altri parlano del prima... (altri tintinnii dai cristalli caduti... Calma!) di un prima prima del prima, prima della paura e del rumore (tintinnii piu' forti... calma, calma, calma!). Esiste un prima del prima? Non ricordo, però tutte queste cose che sento dovrebbero essere... e quei nomi... 'Aida'



Aida sono io! L'altro, 'Shizumo Yoko'... mi parla, mi chiama ma non so perché...

(03:23:45) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Uff... quanto è insopportabile quando fa così! Non ha nemmeno spento la sveglia, e ha ricominciato a suonare da capo più forte. E io non so proprio come fermarla, non so se la casa obbedirebbe a me. La colazione, la colazione, la colazione! Accartoccio il cuoricino e lo infilo nel buco sul collo (magari riesco a rammendarmelo, o a farmelo rammendare, dopo). Lascio il violino sul tavolo accanto alle scritte... cos'erano? Pazienza. La colazione.
Infilo la rampa di scale e inizio a scendere: tirare fuori qualcosa dalla cella frigorifera, mettere su il tetsubin, scaldarglielo, preparare il vassoio! Si vede il lampadario nell'ingresso ridotto a una montagna di cristalli e sopra la mia testa la musica continua a suonare. Ma io, anche se di solito ci mette un sacco di tempo a fare la doccia, ho solo in testa di preparare la colazione.
Certo che è bella questa musica... proprio bella...

(03:37:33) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sento Candystripes correre giù dalle scale come se stesse saltando sui nervi della casa. Chissà come mai oggi la mansarda è così nervosa: e dire che ha assistito a cose più strane e pericolose di un lampadario caduto.
Allungo un passo verso lo specchio d'acqua e mi si forma un sentiero asciutto su cui appoggio il piede destro. Ammettiamolo: con l'acqua ho un rapporto abbastanza conflittuale. Certo non quanto Josephine, ma diciamo che devo farmi forza per ordinare alla casa di lasciar cadere dal soffitto una leggera cascata calda. Sento in lontananza il preludio dell'Aida ricominciare da capo. Candy non avrebbe potuto spegnere la sveglia? Mentre incomincio a pensare di cambiare forma, ordino allo schermo nel fumoir di spegnersi.
La stanza da bagno è un anello d'acqua con la cascata al centro, e in questo momento è completamente buia anche se volendo potrei accendere l'intera parete attorno a me e controllare la posta. Meglio, piuttosto, tornare in una forma del mio stesso sesso.
Lascio scorrere l'acqua calda lungo i capelli che si accorciano e i lineamenti che si modificano, giù dalle spalle che si allargano e sulla curva del seno che rientra nella linea del capo pettorale. Le braccia tornano del giusto diametro, dalla vita in giù succede quello che deve succedere. Ora dovrei essere a posto. Lascio depositare l'acqua tra due mani, chiudo gli occhi e me la rovescio sulla faccia, ignorando il mio subconscio che mi affonda le unghie nei nervi e fa una gobba di qui al piano superiore. La colazione, magari i giornali del pomeriggio e vogliamo spegnere quella cazzo di sveglia, per dio? Gli stessi cinque minuti di musica mi sono rimasti appiccicati al cervelletto e non sembrano volersene andare.

(04:13:26) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Shizumo Yoko... so che vuol dire qualcosa, ma pensandoci c'è solo il rumore (tintinnii) No, non serve. Calma, pensa. L'immagine non era sul vetro quando ho guardato prima. Ce l'avrà messa una delle due donne? Mi guardo intorno (ho la sensazione che dovrei girarmi per farlo, perché?). La ragazza strana non c'è. Dov'è andata? Ero così presa dall'immagine che non l'ho notata? O è sparita anche lei attraverso i muri?
Provo di nuovo ad attirare l'attenzione.





Se una di loro sa cos'è l'immagine, magari mi saprà dire anche cosa significa quel nome...

(04:25:28) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Sto tornando su e l'oscillare del liquido rosso nel tetsubin nero produce un suono ipnotico, quasi rilassante. Di solito tengo il vassoio da sotto con la mano destra e lo appoggio alla spalla, la stessa del violino. Mi piace avere cose su quella spalla, sembra quasi che io abbia passato del tempo senza e ora mi piaccia tanto usarla. È un pensiero carino. Salgo le scale traballando.
Five little soldiers,
Standing in a row.
Three stood straight,
And two stood so.
Along came the captain
And what do you think...

Sto quasi per mettermi a canticchiare e sono sul pianerottolo del fumoir. Non è ancora uscito dalla doccia, posso mettergli la colazione sul tavolo e aspettare che mi ricucia.
Sono quasi contenta quando dalla vetrata esce un suono improvviso - Amici! - e mi spavento a morte.

(04:33:25) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Passando attraverso il muro mi asciugo e ne approfitto per mettermi addosso qualcosa, almeno un paio di pantaloni del keikogi. Quando torno nel fumoir, la musica è ancora attiva e Candystripes è impietrita sulla soglia, con il vassoio della mia colazione su una spalla.
"Beh, che c'è, hai visto un fantasma?"
Richiamo dal pavimento una poltrona rivolta alla vetrata e chiedo alla casa di cercarmi i giornali del giorno. Accanto a me si forma un tamburo bianco su cui spero che Candy si decida ad appoggiarmi la colazione.
Toh, guarda, il piccolo incidente di questa notte al parco è finito in prima pagina insieme a... Cazzo, è domani, ecco perché Ero non mi ha ancora detto niente. Ma allora perché diavolo qualcuno ha pensato di svegliarmi con l'Aida, questa mattina? Pensano che abbia bisogno di un ripasso?

(05:19:26) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: La ragazza strana è tornata (salendo la scala, non attraverso il muro). Porta un vassoio con qualcosa (del cibo?) Direi che mi ha sentito, ma non mi risponde. Sembra spaventata. (perché?). Dal muro sta uscendo una persona, sarà la donna? No, è un uomo (chissà se c'è qualcun altro?). Magari lui mi vede. No, mi è passato a fianco senza reagire. Però magari mi sente e mi risponde. Sta parlando con la ragazza "Beh, che c'è, hai visto un fantasma?"
Fantasma Cos'è un fantasma? Di nuovo la sensazione che dovrei sapere qualcosa, ma non ci riesco proprio. Eppure, è qualcosa che mi riguarda (come? perché?) Verrà anche questo dal prima del prima? No, non mi sembra (no, non ci sono cristalli che tintinnano). Allora cosa?
Provo di nuovo a farmi sentire




magari lui può spiegarmi cos'è un fantasma, oltre all'immagine...dov'è andata l'immagine? Adesso c'è una pagina con scritte fittissime, e una foto di un posto strano. Di nuovo la sensazione, dovrei sapere cos'è.

(05:33:40) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Niente, è di pessimo umore e si diverte a prendermi in giro, e proprio non riesce a decidere che musica vuole ascoltare. Che fastidio. Lo raggiungo e gli appoggio il vassoio accanto, sul tavolino: non fa niente se nel chinarmi qualcosa mi si strappa dietro la schiena. "Vado a cercare di sistemare il lampadario." Parlo veloce, sperando che non mi risponda e mi lasci il tempo di scendere. Avrei fatto meglio a restare sul Bund: cosa mi è venuto in mente, ieri sera, di venire a rassettare anche qui? E dire che di solito mi piace stare qui... quando i lampadari non cadono e la musica non si interrompe.

(05:47:33) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Ho appena sollevato la tazza dal vassoio e la sto portando alle labbra. Il profumo e il vapore mi suggeriscono un gruppo 0 Rh , leggero ma non insipido come l'Rh-: non è la scelta a fermarmi, sarei anche intenzionato a bere. Rimango in quella posizione, le gambe accavallate e il gomito sinistro sul bracciolo, il braccio destro alzato e le labbra semiaperte a poco più di un pollice dal bordo della tazzina. Muovo gli occhi da destra a sinistra nella stanza vuota. Che diavolo...?
Candystripes ha detto qualcosa cui non ho prestato attenzione, ma giurerei che ci sia stato qualcos'altro. Il computer centrale della casa oggi ha una personalità anche peggiore del solito, o sono io ad essere particolarmente distratto e sto impartendo comandi contraddittori? Stavo leggendo il giornale e la stima di morti e feriti al parco è quasi esatta: la cosa non dovrebbe avermi fatto alterare fino a questo punto. Sbatto le palpebre e cerco di convincere il computer a farmi ascoltare qualcosa dall'inizio alla fine. Eppure giurerei che la cosa non è normale. Meno normale del solito, intendo.

(07:05:29) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: La ragazza strana se n'è andata di nuovo. Continua a non vedermi (sentirmi? percepirmi)
L'uomo si è seduto e beve (cosa?). No, si è fermato e si guarda intorno. Magari mi ha visto (sentito? percepito?). Attendo con impazienza. Magari mi spiega finalmente tutte queste cose strane. Mi ha parlato! Strano, anche lui parla come parlo io (è strano? o no?). Ascolto con attenzione. È jazz (come lo so? "Quando non sai cos'e', allora e' jazz" o no?). Cosa vorrà dirmi. Sa di festa, di posti con gente elegante. Non capisco. Forse l'immagine parla di una festa? Festa e Aida... magari devo esserci anch'io. No, non capisco. Provo a parlargli di nuovo. Magari mi spiega meglio.

(17:59:59) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Quando il Trovatore interviene con la mannaia a metà di June in January sono assolutamente certo di due cose: non sono stato io e l'estraneo è ostile. Ero riuscito a mantenere una completa concentrazione su di me e sulla poltrona, sulla colazione che scivolava nel mio stomaco, sulle lettere del giornale che tremolavano allo specchio. Non sono stato io. E nessun'intrusione amichevole interromperebbe mai Bing Crosby a uno che sta leggendo il giornale.
Mi infilo a basso livello nei circuiti nervosi della casa.
Gabbia di Faraday attorno al quarto piano, shut down d'emergenza dei circuiti coscienti. Ma prima portami su il Ruhmkorff.
Alla mia mansarda comandi come questi non piacciono, ma la sento trasformare il suo tessuto nervoso tra pavimento e soffitto in una sottile maglia metallica. Le pareti sono già fatte in questo modo, isolano la casa da un tentativo di intrusione telepatica, telecinetica o telequalunquealtracosa, l'abbiamo sperimentato per la prima volta a Praga e ormai sono sicuro che funzioni. Quindi, anche se la cosa non ha senso, il sabotatore della mia colazione può essere solo all'interno della casa. E qualcosa mi spinge a pensare che sia su questo piano con me. Forse un'intuizione data solo dal modo in cui tintinnavano i cristalli prima.
Un esper invisibile a pochi passi da me rende davvero necessario avere a portata di mano un rocchetto di Ruhmkorff.
Funziona come un rocchetto a induzione, più o meno: se a ciò con cui sono a contatto al momento dovesse arrivare un impulso elettrico esterno tra gli 0.5 e il 1500 volt, dovrei riuscire a restituirlo con gli interessi. Dato che i comandi telepatici sono in realtà impulsi elettrici al cervello, l'aggeggio dovrebbe avere risvolti interessanti. In realtà è un prototipo che mio padre mi ha inviato la settimana scorsa e ora vorrei davvero avere avuto il tempo o la voglia di testarlo. Vorrà dire che lo testerò adesso.
Poco prima che la casa spenga tutto, luci comprese, mi viene in mente che forse avrei dovuto farle portare al piano di sotto il datapad, che intravedo tra i cuscini a margine del mio cono visivo, vicino alla porta della sala da bagno. Pazienza. Con il suono di uno strappo, lo strappo del nervo che si scollega dalla finestra, lo schermo si spegne lasciando uno specchio inerte. Riflette solo la mia immagine che prende il rocchetto dal bracciolo. Poi la casa stacca anche le luci.
Mi alzo, lasciando ricadere la poltrona nel pavimento da cui è venuta, e passo le palpebre sugli occhi allungando la pupilla per vedere al buio (senza alterare il colore, questo colore è un casino da ricostruire persino per me che l'ho inventato). Chiudo il rocchetto attorno al polso sinistro e apprezzo il buon gusto di mio padre che si è messo in partnership con la rolex, mentre mi giro dando le spalle allo schermo. “Non ti hanno insegnato a lasciare in pace un uomo che sta leggendo il giornale?” Vieni fuori, stronzo.

(05:28:09) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Cosa succede? D'improvviso la pagina con le scritte è scomparsa dal vetro, le luci si sono spente e l'uomo si è alzato. Sembra preoccupato, o arrabbiato. Ho detto qualcosa di sbagliato? Poi mi parla, ma in modo diverso dalla prima volta. Adesso sta usando le sue corde vocali e le parole (Brutte, scomode, fastidiose cose). Fatico a capire cosa mi dice (lasciare in pace? giornale?).
Ma il tono è certamente arrabbiato. Non capisco perché. Non mi sembra di essere stata così scortese... Ok, mi scuso...
...
Non riesco più a far parlare il vetro, sembra muto, morto (morto un brivido mi percorre. la tazza sul tavolino si incrina. No, calma, calma). Sarà per quello che l'uomo ha parlato con le sue corde vocali e non con il vetro (no, è normale parlare con le corde vocali). O magari ciò che ha spento le luci ha spento anche il vetro. Cerco qualcos'altro da usare come voce. La stanza sembra più piccola. Come se qualcosa la chiudesse. C'è qualcosa in un angolo, non sembra potente ma dovrebbe parlare.

(05:46:27) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel:
Rimango nel centro della stanza, e sono bene o male pronto a fare quello che serve: l'accensione del datapad sui cuscini non mi stupisce, sapevo che avrei dovuto farlo passare attraverso il pavimento prima di chiudermi in una stanza con un esper che sembra non gradire il jazz. Ciò che mi stupisce è il suono che esce dalle piccole casse sui lati del datapad. Scusa? Cos'è, uno scherzo? O è una sfida? Vuoi che la facciamo tutta così? Io non ho problemi, sai?
Ho ancora un buon contatto con il pavimento, anche se ho ordinato alla casa di andare in coma neurovegetativo dovrebbe riuscire a gestire l'esecuzione passiva di un comando. Anche il datapad, attraverso i cuscini di seta, è appoggiato a terra. E la partizione proteica dovrebbe rispondermi bene.
Considerato il mio attuale stato d'animo, l'espressione e l'attitudine più calzante che mi viene in mente è quella di lei. Se questo spiritoso pensa di potermi mettere in difficoltà con le citazioni musicali, ha sbagliato di grosso.

(18:18:35) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: La sua risposta non è quello che speravo. Non conosco il brano, ma il messaggio è chiaro.
Ripenso a tutto quello che gli ho detto. Niente che possa giustificare questa reazione.
Magari non è arrabbiato con me. Magari qualcos'altro lo preoccupa (la casa? Si è spenta da sola? È questo? O l'ha spenta lui? Perché?) e mi sta solo dicendo che adesso non è il momento.

Aspetterò.

(18:49:33) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Va bene, a tutto c'è un limite. Questo è troppo assurdo persino per capitare a casa mia. Il barbiere? Chi mai sceglierebbe il barbiere per esprimere un qualunque messaggio ostile? Mi mordo il labbro. Forse sono stato troppo stronzo persino per i miei standard. Che significa egli attende qualche segno? Egli sarei io? Dovrei attendere altri segni? Questo non è abbastanza? Inizio a pensare che se questa cosa avesse voluto attaccarmi, qualunque cosa sia, ci avrebbe già provato. Che sia la casa (e a questo punto ne dubito), un esper intrappolato nella rete (come se fosse la prima volta che succede) o un mutaforma smateralizzato che non riesce più a tornare indietro, sta evidentemente cercando di dirmi qualcosa. O mi sta ancora prendendo per il culo, nel qual caso ho comunque tutta l'eternità davanti per incazzarmi a dovere.
Riportare on-line le funzioni primarie, mantenere la gabbia.
E c'è una vocina tenue nella mia testa che continua a insultarmi, e non è la mia clandestina triste (perché all'improvviso ho deciso che è femmina?). È una cosa che uso quando proprio non ne posso fare a meno ma che, come la coscienza, ha per me un valore altissimo. Motivo per cui cerco di usarla il meno possibile.
Sì, sto parlando del buon senso.
Questa signorina è riuscita chissà come a infilarsi in casa mia, tampinandomi nei miei primi cinque minuti di sonno, e io mi sto preoccupando di metterla a suo agio?
Ma, come dicevo, il buon senso è una cosa che dovrebbe essere conservata immacolata per farne dono agli altri, nel momento del bisogno.
Nella stanza si spande un chiarore diffuso mentre il sistema nervoso della casa prova a rimettersi in piedi, e il mio sistema nervoso sta scorrendo informazioni e ricordi alla ricerca di qualcosa che esprima il concetto che voglio esprimere. Accendo la parete alle mie spalle e ci passo sopra una mano, lanciando una ricerca. ”Sit down young stranger.”

(19:58:22) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Mi avrà capita? Sembra di sì. Sembra anche essersi calmato. Forse il problema si è già risolto? O forse adesso che ho smesso di infastidirlo si sta occupando di risolverlo. Anche la casa sta lentamente ricominciando ad accendersi. Anche se sembra ancora rimpicciolita (o forse chiusa?). Chissà cos'è successo? Sembrava essersi spenta da sola. Ora sta riaccendendosi da sola.
Aspetto. Mi dirà qualcosa quando sarà tutto a posto (o no? avrà davvero capito?).
Ha riacceso il vetro (bene, l'altra cosa con cui ho parlato ha un audio molto più grezzo. Già con il vetro sto cantando malissimo). Mi sta parlando? Sì. Il problema deve essersi risolto.
Sit down, young stranger, and tell us who you are
Bene, tutto si è calmato e possiamo avere una conversazione educata.

(00:16:41) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sono ancora di spalle alla stanza, rivolto al monitor, quando mi giunge la risposta. Ancora. Mi lascio andare in avanti con le mani contro lo specchio e picchio la fronte un paio di volte contro i cristalli liquidi.
Comando non riconosciuto
Ma dai?
Non è l'unica cosa non riconosciuta da queste parti.
Cosa sta cercando di dirmi? Sarà importante o solo un'ossessione, visto che è la terza volta che lo ripete? Cazzo, più vaga non potrebbe essere. È egiziana? Mi è capitombolata in casa una principessa etiope e io nemmeno lo so? O sta cercando di dirmi che è sepolta da qualche parte? Quest'ultima ipotesi è l'unica che riesce vagamente a calmarmi.
Oltre la grata metallica che ha chiuso l'accesso alle scale, vedo Candystripes salire con in spalla un fascio di cristalli: li ha reinfilati nei cavi che li reggevano, e ha incollato quelli che si erano rotti. Li ha incollati un po' come io ho ricucito lei, per cui diciamo che non è stato proprio un lavoro pulito. Io maneggio il punto di sutura con l'entusiasmo di una nonnina provenzale al punto croce, e lei ha con la colla un rapporto amichevole tanto quanto quello di Mafalda con la minestra. Forse dovrei dirle qualcosa, ma lei non domanda come mai ho alzato al gabbia di Faraday e torna di sotto, probabilmente a prendere un altro fascio del lampadario.
Va bene.
Come esprimere il concetto che ho in testa? La prima associazione mentale all'espressione tell me what you want arriva immediata come la linea tre della metropolitana, e producendo lo stesso suono stridulo. No. Non posso rispondere all'Aida con una cosa del genere.
Rifletto.
Magari dandole corda, l'intrusa mi dirà qualcos'altro.
Reagisco quindi come se si fosse appena presentata: è la cosa più logica che mi viene in mente. E giuro che provo a cercare qualcos'altro, prima di ripiegare sulla scelta musicale che date le circostanze continua a sembrarmi la più adatta. Forse un po' aggressiva, ma sicuramente adatta.

(04:15:34) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Ha sentito il mio nome e ora sta sbattendo la testa contro il vetro. Sembra frustrato (Cosa c'è che non va nel mio nome? o il problema è un altro?). Sembra riflettere. Poi parla. Strano, continua a parlare attraverso il vetro, però prima parlava con le corde vocali. (Perchè? Di solito si parla con le corde vocali, o no? o trova più comodo così e con le corde vocali parla solo con la ragazza strana? no, ha parlato anche con me?)
"pleased to meet you, I hope you guess my name"
Grazie. Però non capisco cosa intenda dire riguardo al nome. Non me l'ha mai detto. Meglio chiedere. È maleducato rivolgersi ad una persona di cui non si sa il nome.

(04:28:42) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Beh, musicalmente andiamo già meglio. L'Aida nemmeno mi piace, a essere del tutto sinceri. Parteggiavo per Amneris, il fatto che fosse mezzosoprano anziché contralto mi aveva lasciato illudere che potesse spuntarla (perché il contralto nell'opera di Verdi non la spunta mai), e invece niente.
Non è la scelta musicale, il problema. Il problema pare essere una cronica incapacità a comprendere l'ironia. Credevo che la mia identità le fosse chiara: non è la prima volta che mi rotola in casa qualche disperato, ma arrivavano tutti qui sperando di incontrare quello che passa per essere il vampiro più antico di Shanghai. Davvero questo tizio non ha idea di chi io sia?
Provo a lanciare sul vetro una ricerca con il mio nome, poco speranzoso, e l'intera discografia di Peter Gabriel mi si srotola davanti. Potrei cogliere la momentanea mancanza d'ispirazione per verificare un paio di avventate ipotesi che ho fatto poco fa. Ha parlato quasi solo in italiano, per cui mi verrebbe da provare nella stessa lingua, ma alla fine sembra aver capito anche l'inglese. Vale la pena tentare.
“Le ragazze per bene non entrano incorporee in casa degli sconosciuti. - mi giro verso la stanza vuota - Sono Gabriel. Sì, come l'arcangelo. No, non siamo parenti.”
Faccio due passi verso il tavolino e questo si allunga verso l'alto porgendomi il vassoio della colazione. La tazzina è sbeccata, il sangue è freddo e in parte sulla tovaglietta di pizzo che Candy ha avuto il pessimo gusto di mettere a protezione dell'argento. E così se ne va la mia colazione...
"C'è qualcosa in particolare che posso fare per te o, così, avevi solo bisogno di un juke-box?" Mi viene in mente troppo tardi che, se è sufficientemente giovane, non saprà di che diavolo sto parlando.

(06:14:24) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: Mi ha risposto. Di nuovo con le corde vocali. Evidentemente usa entrambi i modi senza problemi. A volte non lo capisco quando usa le parole. Però non sempre capisco quando usa la musica, quindi non fa troppa differenza.
Gabriel. Niente. Non conosco il nome. Niente echi del prima (il vassoio tremola). Niente echi del prima del prima. Qualcosa di nuovo.
“Le ragazze per bene non entrano incorporee in casa degli sconosciuti." Non credo di aver capito tutto (ragazze per bene?). Però non sono entrata. O sì. Sono qui. Indietro c'è il prima (il vassoio vibra di nuovo, più forte). Più indietro il prima del prima. Devo essere entrata a un certo punto. Quando?
Sto per parlare, ma lui parla di nuovo (sempre con le corde vocali)
"C'è qualcosa in particolare che posso fare per te o, così, avevi solo bisogno di un juke-box?"
Di nuovo non capisco tutto (juke-bok). Non ha importanza. Mi ha chiesto se mi serve aiuto. Adesso posso chiedergli dell'immagine. Come faccio? Devo fargli capire di che immagine parlo. Come? Penso all'immagine, i nomi, le scritte...
Sto per parlare, e la vedo. L'immagine è apparsa sullo schermo.

E' stato lui (Gabriel)? O sono stata io? Come ho fatto?
L'immagine tremola. Mi concentro e si stabilizza. Sono davvero stata io.
Tremola ancora. E' difficile mantenerla. Parlo in fretta.

Lascio andare la mente e l'immagine sparisce. Fatica!

(00:00:32) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Ma cos’ha la casa, oggi? Aggiro il tavolino e mi avvicino con due passi al vetro che tremola, per appoggiarci la mano. Vorrei acchiappare la locandina prima che scompaia. Mancata.
Tocco il monitor e la richiamo. ”Questa? È questo il motivo per cui sei qui?”
Ma cosa trovano tutti di speciale in quest’Aida?
”Ne ho ricevuti di inviti insoliti a teatro, ma questo devo ammettere che è notevole. Se volevi che ti portassi all’opera, avresti potuto anche chiederlo senza farmi saltare la cristalleria.”
È incredibile come basti poco per mettere in subbuglio una città. Quando ci sono arrivati gli inviti per la memorial night, erano quattro. Uno è sparito subito (come se non sapessi chi l’ha preso). Degli altri tre, tolto quello per Ero e il mio, ne avanzava uno. E se l’avessi messo all’asta avrei potuto comprarmi un altro pezzo di città per allargarci. Clarissa avrebbe ucciso per averlo, e Ross mi ha promesso cose che è meglio non specificare in questa sede, dato che rischio di essere in compagnia di una signora. Non ho più avuto il coraggio di dire a nessuno che a me l’Aida non entusiasma affatto. L’opera in generale, salvo qualche eccezione, mi è venuta a noia qualche anno fa. E vorrei vedere chiunque, dopo trecento anni in cui le cose più entusiasmanti che accadono a teatro sono gli attentati.
Mi fermo, un’idea mi è balenata per la testa.
Nah, è un’ipotesi troppo balorda. Eppure questa tizia deve pur essere arrivata da qualche parte, e non mi sembra che la sua presente condizione la stia particolarmente divertendo.
Candy ricompare in cima alle scale, un altro pezzo di lampadario in spalla, e si arrampica per fissarlo. Dovrei proprio decidermi a darle una mano. Abbasso la gabbia di Faraday davanti all'ingresso delle scale. Ma c'è ancora una cosa che devo chiedere alla mia ospite. "Posso sapere come sei arrivata qui?"

(02:46:55) karis:
avatar - PG - Aida

Aida: L'uomo (Gabriel) si avvicina allo schermo e fa ricomparire l'immagine. Poi parla (sempre con le corde vocali. È questo il modo più comodo per lui?)
”Ne ho ricevuti di inviti insoliti a teatro, ma questo devo ammettere che è notevole. Se volevi che ti portassi all’opera, avresti potuto anche chiederlo senza farmi saltare la cristalleria."
Cerco di capire quello che dice. L'immagine è un invito a teatro per portare all'opera. C'è il mio nome sopra. Devo andare anch'io?. O il mio nome non vuol dire me ma qualcos'altro? Penso ancora al mio nome. Tanta, tanta musica mi si accavalla nella testa (ho la testa?). Sì, Aida è anche il nome di tutta quella musica. E quella musica si chiama anche opera. Sarà questo che significa l'immagine. Però continuo a percepire (non capisco come) che in qualche modo parla di me. (Quel nome, Shizumo Yoko, cosa significa?)
Gabriel parla di nuovo. (Si è mosso verso le scale e qualcosa si è aperto)
"Posso sapere come sei arrivata qui?"
Come... sono... arrivata... Provo di nuovo a pensare indietro. C'è solo il prima (leggeri tintinnii arrivano dalle scale)(calma, calma, calma). Rinuncio.

(03:00:24) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Uffa! Io odio la colla, non mi piace, attacca le cose senza lasciare un segno e a me piacciono i segni delle cose quando vengono riattaccate. Sarà perché anch'io ho dei segni e mi piacciono. Così ho cercato di riattaccare i cristalli non proprio com'erano prima, e così mi piacciono di più.
La scala a chiocciola è bella, vista da qua su: sembra una gola che prova a cantare, o un pozzo. Sul fondo il tavolo sembra ancora un grosso cuscino e si vedono ancora un po' di cristalli che non sono riuscita a riattaccare, ma posso scendere ancora e fare delle altre corde. Ho sempre pensato che a questo lampadario mancassero altre corde.
Lui è ancora nel fumoir e si è chiuso dentro, sarà un altro degli esperimenti con quelle cose strane di padron Balthazar da Praga: da dove sono, riesco a vedere l'accesso al quarto piano solo se lascio andare le braccia e penzolo dalle gambe. Ma non posso farlo ora, anche se è divertente e mi piace farlo (e mi piace farlo anche se non potrei, perché mi scucio sempre sulla coscia destra). Sono in ginocchio sul davanzale della piccola finestra quadrata accanto alla porta che divide la scala dalla camera. Ultimo piano. Dove si deve agganciare il lampadario. Mi sporgo e appoggio la mano destra al soffitto, allungo la sinistra da cui pende una corda di cristalli. Perché la casa non mi aiuta? Di solito mi aiuta, quando c'è lui.
Sto per agganciare la corda.
L'anello al soffitto si sposta.
Mi fa gli scherzi? La casa mi fa gli scherzi?
Provo ancora e questa volta il tremore è più forte. La mano mi scivola e cado in avanti, contro le corde già appese.
Uffa!

(03:26:55) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Non mi rendo conto della cazzata che ho fatto fino a che il tintinnio non si trasforma nell'inconfondibile suono di qualcosa che si strappa.
Kurva Popelka!
Supero di corsa i sei piedi che mi separano dalla tromba delle scale e agguanto Candystripes per un braccio prima che si faccia i rimanenti tre piani in caduta libera. Qualcosa si rompe, inconfondibilmente. Sarà quel punto fragile attorno alla spalla destra o qualcosa più in basso, dove le ho ricucito lo stomaco? Sta penzolando oltre il pianerottolo, così mi sbilancio e la tiro sul pavimento con me. "Ehi, Aida..." mi giro verso il fumoir alle mie spalle e faccio un gesto irritato con il braccio destro: la gabbia di Faraday si rialza bloccando l'accesso e l'uscita alla stanza. "Vaffan'culo!"
Inutile continuare a negarlo: ho un problema in salotto.

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