- La foca
avatar - luogo - shanghai - sprawl - oriental pearl tower
11:31 pm, 14 April
2106
Sprawl - Oriental Pearl Tower
L'Oriental Pearl Tower (东方明珠塔), a lungo edificio simbolo dello skylight di Shanghai, nasce come torre televisiva nel 1991 e la sua costruzione termina nel 1995 regalando alla Cina quella che all'epoca era la torre più alta dell'Asia e la terza nel mondo.
(17:50:32) shelidon:
avatar - PNG - Sidney Hilton

Sidney Hilton: Oddio no, non ho voglia. Il vecchio trucco dello smalto sulle dita dei piedi ha funzionato fino ad adesso, in fondo non posso mica scendere camminando sui talloni e con i batuffoli di cotone tra un dito e l'altro, no? Persino quella cretina della mia prima assistente ha dovuto dichiararsi d'accordo (più o meno), ma ora sta per risalire, me lo sento, ed è almeno la terza volta se non la quarta che ci prova. Non so se riuscirò anche questa volta ad urlare tanto da impedirle di mettere le sue manacce sul mio smalto per vedere se davvero non è ancora asciutto. Certo che non è asciutto. E se anche lo fosse, lo sanno tutti che meno lo si tocca più diventa luminoso. Non sono mai riuscita a fatlo diventare luminoso come vorrei: viene sempre qualche scocciatore a disturbarmi e io che sogno uno smalto luccicoso come uno svarowski devo sempre accontentarmi di queste cosette fatte a metà. Ah, ma oggi faranno come dico io: ho le scarpe chiuse e non posso di certo mettermele con lo smalto ancora umido.
Bussano. E bussano. E bussano.
"Uff..."
Una parola che vale più di mille discorsi, come la pubblicità di quel profumo. Il punto è che non voglio scendere a vedere la mia festa: nella mia immaginazione è sempre più bella, più divertente, più luminosa. Perché non può mai essere com'era nella mia immaginazione? Eppure io sono sempre così chiara nel dire come voglio le cose. Anche questo vestito, è troppo piatto, ha troppi pochi volant e non fruscia abbastanza quando mi muovo. Passa la voglia di muoversi, del tutto. Lo giuro: se non fosse per Fifì, fingerei qualunque cosa pur di non scendere, ma... "Sì, sì. Che noia, sono pronta!" Mi infilo le scarpe e... cosa significa che l'ascensore principale non funziona?

(20:13:11) Vrykolakas:

Yin: Cazzo non era al Captain's Hostel. Dove cazzo era? Ho girato tutta la città vecchia finché non mi è venuto un dubbio: ha sempre detto di voler venire a vedere una di queste feste della Hilton, sotto mentite spoglie, dopo che mi ero rifiutata di andare a spiare al posto suo. Non le sarà venuta l'idea di venirci sotto quelle mentite spoglie, neanche Wuxia può essere inconsciamente o consciamente così cretina. E allora perché sono qui? Perché lo so, in fondo lo so: può esserlo.
Il vestito fa schifo, ma è l'unico modo di non farmi notare in questo cazzo di pollaio. Ne avevo uno leggermente migliore, ma è di seta e non ho potuto metterlo (grazie, grandissimo figlio di puttana, se volevi che io ti pensassi almeno cinque volte al giorno ci sei riuscito), così ora sembro una via di mezzo tra una cuffia della doccia, una coniglietta di Playboy e un guanto per lavare i piatti. Rosa. Non sono ancora entrata e già ho voglia di sparare a qualcuno. La voglia raddoppia quando arrivo all'ascensore principale e un tizio in uniforme glitterata mi informa che è temporaneamente fuori servizio e dovrò usare quello secondario. O le scale. Le scale te le faccio fare tutte a calci nel culo fino a che le chiappe non ti si riflettono sul fondo delle pupille. Stronzo. Se tu avessi una vaga idea di quanto mi facciano male i piedi in queste scarpe non ti azzarderesti nemmeno a formulare il concetto di gradino nel pensiero, ma gli uomini certe cose non le immaginano. Non le immaginano e ti prendono per il culo. Se capitasse a loro non si muoverebbero più di casa. È proprio vero, come si diceva una volta dei cinesi, che l'unico uomo buono e un uomo morto.

(23:16:07) Isabelle:
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Marlowe: Mi sento uno dei personaggi di quello scrittore pseudo fantasy che risponde al nome di G.R.R. Martin. Il che non rende la situazione rassicurante: la maggior parte di loro ciarla di cose inutilmente noiose, di sovversioni, troni e reami e muore così, l’altra parte muore comunque nel primo secondo di azione, quando finalmente succede qualcosa. Ora, considerando che sono riuscito a superare la parte del tedio che uccide, non avrei mai potuto immaginare, ad inizio serata, che mi sarei trovato catapultato in una scena alla Cliffhanger (quello postumo, con il tizio che ama gli animali) in cui lotto per la vita di un procione da 6 per settecentosettantuno punto sessantadue libbre. La fortuna vuole che il ragazzetto in subaffitto nell’intestino dell’ascensore si sia lasciato convincere ad andarsene allegramente a fanculo, e senza aver visto niente e nessuno, con un paio di banconote da cento Fen. L’ironia, invece, vuole che Chelsea sia riuscita a pormi la domanda più stupida dell’universo conosciuto, e sconosciuto: Che succede se la bomba esplode, capo? Ah, non lo so tesoro. Se la deflagrazione genera una connessione tra i tuoi due neuroni cerebrali affaticati e riesci a sopravvivere, se credi ed hai tempo, puoi provare a dire una preghiera per me (e per il mio spirito, amen). Anche perché, la sfortuna vuole che io non abbia momentaneamente a disposizione un frigo in cui rifugiarmi: sono Ace Ventura, non quel vecchio volpone di Indiana Jones. In che modo sia riuscito comunque a sopravvivere, nella testa degli sceneggiatori, è ancora un mistero insondabile.
Ok, serietà: guardando un ordigno da vicino, prima o poi, ci si trova sempre di fronte alla profonda, famosa, scelta esistenziale sul tagliare il filo rosso o quello blu. Ma osservando questo... Mi calco a fatica nei panni di Rossella O'Hara e giuro, giuro e spergiuro che se becco quello stronzo di un beduino, prima di ficcargli un cammello su per il culo, mi tolgo una curiosità: perché, per quale cazzo di motivo hai usato un filo color vinaccia ed uno rosa shocking per connettere i tre panetti di C-4, per un peso complessivo di quattro punto sessantatre libbre di esplosivo al plastico, al detonatore? Ovviamente, quando serve Gabriel, lui non c’è. Saprebbe disinnescare questa merda esattamente come Casanova fa sciogliere in gemiti una donna anche solo guardandola. Ma no, lui va di fretta. Ha un appuntamento. Dove cazzo devi andare con due bombe piazzate sotto al culo, me lo spieghi? Sento il biasimo degli artiglieri della mia cara Intelligence osservarmi nel buio, e la cosa mi inquieta abbastanza. Dannazione.

(07:21:50) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: Darkness falls across the land
The midnight hour is close at hand
Creatures crawl in search of blood
To terrorize y'alls neighborhood

Questo non è l'inizio di Thriller, è la fine. Mi sono distratto e ho perso il mio ingresso? No, deve essere una delle assistenti che non conosce davveor la canzone. Avrei preferito l'altro inizio, quello con la porta scricchiolante e il suono dei passi che si spostano da un lato all'altro. Quello sarebbe stato un buon momento per aprire la porta davanti a me e camminare verso il centro del palco. Questa parte della canzone invece non è il massimo. A dirla tutta, adesso che ascolto le parole e mi ricordo tutto il testo, non capisco cosa abbia a che fare questa "colonna sonora" con il mio spettacolo. Comunque è il momento di iniziare lo show. Apro la porta e mi trovo davanti una passerella sospesa che conduce direttamente al palcl del Paradiso degli animali. Lo trovo stranamente irriconoscibile: è stato addobbato con dei pannelli che riproducono esattamente le decorazioni che aveva ma tutti i colori sono stati sostituiti con gradazioni di rosa pastello. Inutile lasciarsi distrarre dall'aspetto del mio carro, devo concentrarmi sul pubblico. Un rapido sguardo mi offre uno scenario poco promettente, sembra di essere in una discoteca più che a una festa di lusso. Il pubblico e l'ambiente dell'altro hotel erano decisamente migliori. Alcuni degli ospiti sono gli stessi ma tra come si sono vestiti e come si muovono sembrano essere convinti anche loro che questa festa sia meno seria dell'altra. Ma continuo a distrarmi, il mio lavoro stasera è intrattenere questo pubblico al meglio. Se solo qquesto pubblico si concentrasse altrettanto sull'idea di farsi intrattenere. Sto cercando di valutare quale delle solite tecniche usare per attirare l'attenzione generale quando un tuono si fa sentire attraverso le finestre del salone in modo talmente perentorio da azzittire tuutti per un paio di secondi. Non potevo chiedere di meglio. "Buona sera a tutti. Benvenuti agli ospiti che la nostra gentile padrona di casa ha scelto personalmente di invitare." A proposito... per quanto mi guardi attorno non vedo in giro la padrona di casa in questione. Vedo le sue assistetni, pronte a indicarmi chi NON invitare a salire sul palco; vedo Yin, che entra da una delle porte al margine della sala indossando un vestito che mi farebbe pensare a Mortissia Addams, se mai si fosse vestita di rosa, un paio di scarpe altrettanto rosa e uno sguardo furioso come se avesse appena attraversato al città di corsa per andare a comprare qualcosa e fosse arrivata davanti a un negozio chiuso; vedo più di metà degli ostpiti in rosa e vedo i camerieri che si aggirano tra la gente a servire bevande e raccogliere bicchieri vuoti. Insomma vedo tanta gente e tante cose ma non la padrona di casa. "Alcuni di voi mi hanno già visto all'opera ma, per stasera, devo avvertirvi che non ci saranno aste. Stasera sono qui per riportare tra noi qualcuno che sta molto a cuore alla nostra dolce e ospitale padrona di casa. Lasciate che vi racconti la sua storia." Inizio a raccontare quello che la seconda assisitente mi ha riferito su Fifì ma, almeno per ora non la nomino ed evito di fare riferimenti diretti a chi o a cosa sia esattamente, insomma ne parlo come si potrebbe parlare di una persona entrata nella famiglia o di una bambina adottata. Vediamo se riesco a prendere tempo fino a quando arriverà la mia cliente. Con la storia di Fifì posso andare avanti 4 o 5 minuti poi dovrò iniziare a scegliere un'assistente tra il pubblico.

(17:09:02) shelidon:
avatar - PNG - Sidney Hilton

Sidney Hilton: Zia Phoenix mi diceva sempre se una cosa non funziona schiacciando il pulsante, schiaccialo ancora e ancora, ma ci sto provando e provando e questo dannatissimo ascensore proprio non vuole collaborare. Uffa. Non c'è nulla di peggio di una cosa che non funziona. No. Sì, c'è: una cosa tua che non funziona. Come osa? "Stupido, stupido maledetto coso, come osi non funzionare? Vienimi a prendere subito, hai capito? Subito!" E l'altro ascensore è così lontano, sia dal mio appartamento che dal salone della festa. Quel poco di voglia che ero riuscita a farmi venire di scendere, pensando a Fifì, ora mi sta proprio passando, se non fosse per i continui trilli della mia assistente che vengono dal fondo della borsa, riprenderei la borsa e tornerei in camera, mi toglierei le scarpe e... ma no, così nessuno potrà vedere queste scarpe e le ho comprate apposta per questa festa. Devo scendere. Anche a piedi. Anche sulle mani (ma poi mi sciuperei la manicure e l'ho appena fatta fare, in fondo).
Ci metto così tanto che quando arrivo mi sembra sia passata un'eternità: è un corridoio così lungo... ma quell'immagine mi ripaga di tutto: la porta dell'altro ascensore non mi è mai sembrata così bella, e anche se la lucina rosa segna occupato io ho la mia meravigliosa tessera prioritaria che può ordinargli di venire subito da me, e sarà così bello quando si aprirà e la gente all'interno mi vedrà e incomincerà ad esclamare e bisbigliare "Guarda, è Sidney!". Oh, spero così tanto che non sia vuoto... ma quando arriva, lo è. Forse è meglio così, io e l'abito e qualcun altro forse non ci saremmo stati, ma è una delusione lo stesso. C'è solo l'orribile ragazzino dell'ascensore che di solito lavora nell'altro, e mi chiede dove voglio andare come se non mi riconoscesse e poi incomincia a fischiettare in un modo assolutamente odioso una canzoncina ridicola che non conosco. Devo ricordare a quella scema della mia Seconda Assistente che avevo già chiesto fosse licenziato. Non spreco nemmeno parole a domandargli cosa sia successo all'altro ascensore: figuriamoci se può saperlo, e poi finalmente siamo arrivati. Oh, ho così tanta paura che non sia come avrei desiderato che entro nel salone quasi a occhi chiusi (non troppo, per non impastarmi tutto il kajal alle ciglia di piume). C'è già il mago sul palco, e il colore rosa dei suoi capelli non è proprio come speravo, ma va bene lo stesso. Ha già cominciato e nessuno nota il mio ingresso. Adesso che sono arrabbiata.

(19:04:24) Vrykolakas:

Yin: Oh, quel pagliaccio di un canadese... letteralmente, questa volta, per una volta: ho una risata che sta facendo a pugni in gola con questa voglia di sparargli in fronte come atto di misericordia. Io sarò anche inflata in un guanto rosa, ma lui come cazzo si è vestito e che diavolo si è messo in testa? Va bene che questa è la festa della Hilton, ma non gli hanno detto che è già aperta la stagione della caccia al cacatua? Sapevo che avrei dovuto seguire l'istinto e nascondermi nel culo un fucile a pallini.
Ormai ho smesso di domandarmi coss cazzo ci faccia qui, visto che sembra essere dappertutto, ma mi metto in allarme: date le tendenze dimostrate da Shu alla sauna, non mi stupirebbe se decidesse di manifestarsi saltando alla gola del canadese. Un giorno dovrò domandargli cosa cazzo le ha fatto. Ammesso che lo sappia. Forse dovrei domandarlo al cane che, per lo meno, non è cotonato né è rosa. E pure dicono che gli animali tendono ad assomigliare ai padroni: speriamo che la cosa non abbia un effetto istantaneo. O, meglio, speriamolo, visto che il padrone dei due sembra essere proprio il cane.
Mi distrae un movimento in fondo alla sala e l'ingresso di una cosa che sembra un grosso aquilone rosa con attaccati fiori di seta e nappine. Cazzo la padrona di casa. Ora il circo è davvero al completo. Ha ai piedi delle gigantesche morositas, in perfetta tinta con i capelli del canadese, e sono sicura che se la spingessi cadrebbe lunga distesa come un aquilone senza vento. E la tentazione è davvero forte.

(00:37:32) Isabelle:
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Marlowe: Ho dovuto usare l’aiuto da casa, Signori, e il momento di attonito silenzio del mio artificiere di fiducia nel sentirsi chiedere se, nel caso in cui si fosse trovato seduto su una bomba al plastico, avrebbe scelto di recidere il filo rosa o quello vinaccia, mi ha rincuorato. La video chiamata e il ragionamento destra o sinistra hanno fortunatamente vinto sulla scelta improbabile di colori usati. Grazie tante e vedi di tenere la cosa per te, altrimenti ti mando in ferie nel duemilamai. Ora, la tachicardia fulminante che mi è venuta nel momento in cui mi sono accinto a disattivare l’ordigno è niente, se paragonata all’infarto multiplo che mi ha colpito nel sentire un trillo insistente seguito da uno scatto verso il basso di questo dannato ascensore color caramella: "Stupido, stupido maledetto coso, come osi non funzionare? Vienimi a prendere subito, hai capito? Subito!” … è che stai sbagliando il tuo approccio, deficiente. Pedo Mellon a Minno. Capisco la tua evidente limitazione cerebrale, essendo una Hilton, e non posso di certo fartene una colpa. Probabilmente se lasciassi cadere, dal punto in cui sono, il concentrato della tua stupidità otterrei lo stesso risultato del Palantìr rotolato giù dalla Torre di Orthanc (ma non posso farlo: credo fortemente che i cinesi non si meritino il terremoto, e relativo tsunami – nonostante la lontananza dal mare – che ne conseguirebbe). In ogni caso, non hai detto “amici” per cui vai, dirigi i tuoi piedi per i corridoi delle caverne di Moria, sconfiggi il Balrog della tua immane pigrizia e corri, corri, che stanno portando gli Hobbit a Isengard.
Prendo una bella boccata d’aria, appena uscito dal mio buco nel muro. Ok, non era un buco brutto, sporco, umido o pieno di vermi, forse era più un buco arido, spoglio e con dentro niente (che non fossero cavi d’acciaio) per distrarsi o da mangiare, ma non era neanche un buco Hobbit… E quindi era un buco scomodissimo e a me il bianconiglio è sempre stato sui coglioni. Ecco, l’ho detto. Soprattutto nel vedere Chelsea che mi ricorda che è tardi. Cosa c’è, tesoro, hai un appuntamento anche tu? E che vuol dire che hai perso il Beduino? Ok, prenderò io l’anello, ma non conosco la strada: ”Come sei salita?” … per le scale. Giustamente. Che cazzo di domande faccio anche io? Con calma, sangue freddo e senza emotività. Torniamo a questa meravigliosa festa, voglio tirare tanti affettuosi bacini da lontano al mio mangia datteri preferito, come una foca esplosiva da circo, prima di gettarlo nel Sammath Naur e liberarmi di lui.

(07:11:03) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: Aspetta. No, non funziona... come mi sono cacciato in questo vicolo cieco? E soprattutto come ne esco? Una cosa alla volta. Mi sono portato al centro del palco. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho salutato il pubblico. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho iniziato a introdurre il mio spettacolo. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho visto Yin che, per un attimo, mi è sembrato stesse persino sorridendo. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho fatto un cenno di saluto verso Yin e verso chiunque mi sembrasse di riconoscere dalla festa all'altro hotel. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho deciso di prendere altro tempo raccontando l'ennesima variazione della storia di Ulla. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho deciso che per essere in tema con la serata per questa volta la protagonista poteva essere una bambina con un bellissimo vestitino rosa e degli adorabili capelli biondi. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Mi sono immerso nel racconto con la solita enfasi. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Sono arrivato al punto cardine della storia. Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. Ho iniziato la rivelazione finale: "... e quella bambina, gentili ospiti...". Mi sono guardato attorno per cercare la padrona di casa in mezzo a tutto il rosa del salone. "... ero io...". E questo è come mi sono cacciato nel vicolo cieco. Mi guardo attorno per cercare un'ispirazione in mezzo a tutte le espressioni incuriosite del salone. "... sì quella bambina ero io.... quella bambina eravate voi... quella bambina era tutti noi...". Mi guardo attorno per cercare le reazioni de pubblico. "Sì quella bambina con il suo delicato vestito rosa, i suoi adorabili capelli biondi e la sua gioia per aver potuto riabbracciare il cicciolo che credeva definitivamente perso era un po' tutti noi. Perché chi, tra noi, non ha mai desiderato provare la gioia di quella bambina?". Mi guardo intorno e trovo due cose: dei volti che si accendono di empatica emozionata comprensione e la padrona di casa, in piedi nel salone a pochi passi da una delle porte d'ingresso. "Questa sera quella bambina è la nostra padrona di casa... fate un applauso alla nostra adorabile ospite." Indico nella sua direzione e inizio a battere le mani. Un attimo dopo Prima Assistente, che fino a quel momento era concentrata su di me, si volta a guardare verso la direzione che ho appena indicato, sgrana gli occhi con l'aria di chi si è reso conto solo adesso che c'è della gente alle proprie spalle e inizia a parlare in modo concitato al suo braccialetto. Due attimi dopo un fascio luminoso si accende a illuminare la padrona di casa. Tre attimi dopo l'intero salone sta applaudendo. E questo è il come esco dal vicolo cieco.

(16:45:22) shelidon:
avatar - PNG - Sidney Hilton

Sidney Hilton: Oh sì, non so come ma adesso è tutto perfetto. È come quando un puzzle mi ha stufata e premo il pulsante auto help: tutti i pezzi vanno magicamente a posto e non capisco cosa ci fosse che non andava prima, ma a vederlo ora sembra così ovvio che i pezzi dovevano andare come sono ora. Il fascio di luce su di me, gli occhi rivolti a me, gli applausi per me. Me li bevo tutti e provo una camminata che faccia risaltare sia le scarpe morbidose con il tacco che le ali tese del vestito: mi sento una farfalla, mi sento un aquilone, mi sento proprio la bambina di cui stava parlando il mago e vorrei avere gli occhi grandi e luccicanti di una giapponese. Ho visto che c'è uno che li fa, su internet, proprio non capisco perché quella cretina della mia Prima Assistente si sia tanto opposta a che io lo invitassi per truccare le ballerine di questa festa: sarebbero state bellissime, con lo sguardo di Kyandi Kyandi. Non avendolo potuto fare neanche per me, li sgrano più che posso mentre sorrido alla gente e so che saranno le luci a farmeli diventare luccicosi. Non fa niente che io veda tutto appannato e sfocato e che comincino a farmi male, l'importante è che siano belli, no? Però devo aver urtato qualcuno con un'ala del vestito... beh, è colpa sua, avrebbe dovuto fare attenzione, non ha visto che stavo passando? E come ha osato non vedere? Mi distraggo, sbatto le palpebre e... oh no, uffa, ora ci vedo bene e gli occhi non saranno più luccicosi... non possiamo rifarla? No? Sono a bordo del palco e mi raggiungono i miei boys, anche se non li ho chiamati. Quella cretina della mia prima assistente, sempre con i tempi sbagliati, e chi gli ha messo così tanto glitter sulle braccia? Ora ho anch'io il vestito pieno di glitter, dopo che mi hanno sollevata e messa accanto al mago sotto i riflettori rosa, e sono dei glitter che non si intonano per niente a quelli del mio vestito. Chissà a quali dei due glitter si intonano quelli che dovrebbero aver passato sulla piccola Fifì... se non si intonano ai miei, giuro che potrei mettermi a piangere.

(17:36:42) Vrykolakas:
avatar - PG - Yin

Yin: Oh cazzo eccolo che riparte con la solita manfrina del bambino e del cane. Che palle, ma la fa ogni volta? Sbuffo come un mantice e sto quasi pensando di andarmene, quando mi rendo conto della variazione come ci si rende conto di essersi infilati sotto la doccia senza togliersi gli occhiali da sole: mi pareva ci fosse qualcosa che stonava. Bambina? Capelli biondi? Non ci credo. Ci sarà un finale diverso, questa volta. Avrà pensato a... "...quella bambina ero io." No. Non ci ha pensato. Dovrebbe andare in giro con un poster cartaceo come i ciarlatani di una volta, con scritto in caratteri ornati Ted il Canadese e, sotto, lo Stupefacente Cretino. Poi la butta sull'esistenzialista, il coglione, e sono pronta a suicidarmi. "Quella bambina era tutti noi." Qualcuno mi spari, per favore: dov'è Balthazarovic, quando mi serve? Ma non distraiamoci e torniamo alla padrona di casa: distrarsi è pericolosissimo, se ti distrai finisce che con quelle cazzo di ali del vestito quella ti cava un occhio, come è quasi accaduto al tizio accanto a me e alla modella rossa che si porta al guinzaglio. Già quella aveva la faccia incazzata come quella di una iena (probabilmente il tizio che la smercia, per tenerla così, non le dà da mangiare), ora non può che essere peggiorata, anche se l'occhio nero in effetti potrebbe migliorarla. Questa festa è una farsa, e ora ci toccherà applaudire due cretini al prezzo di uno. Ma chissà, magari il numero del canadese sarà resuscitare i neuroni di quella troia.

(22:16:24) Isabelle:
avatar - PNG - C

Marlowe: Il grande capolavoro della natura: l’elefante; l’unica creatura gigantesca ed innocua.
John Donne, cioè, parliamone. Inizio io: ma vaffanculo.
Un fottuto elefante rosa su delle scarpe gommose mi ha investito ed ora ho l’immagine del fottuto elefante rosa impressa nel mio occhio cieco. E tu, maledetto alieno, per quale motivo, di grazia, mi stai abbracciando come a dare l’impressione di volermi tanto bene, eh? Lasciami. LASCIAMI, che ho voglia di una caccia da Safari. “Capo, non puoi picchiare la bambina che era tutti noi”, no, hai ragione. Ma quella non è una bambina, è una cazzo di caramella ambulante con evidenti deficit motori ed anche se è più sfortunata di noi, nessuna regola dell’etichetta morale mi vieta di seviziare una cazzo di caramella. Venga pure la cattiva sorte, le aggiungeremo la nostra, le insegneremo l’arte… Sì, esatto, quella dei calci sui denti.
Ok. Sono calmo.
Ma non lo dimentico, è bene che tu lo sappia. Aggiungerò questo sgarbo da maleducata statunitense a quello della precedente Hilton: Dakota, oh, non ho scordato che la tua puzzolente coppia di chiwawa ha innaffiato il tappeto della Regina. Prima o poi sconterai anche quello, ed io avrò la tua pelle da celebrità appesa sul mio caminetto. Finalmente. E che vuol dire che sto trascendendo? Esci subito dalla mia testa.
“Beduino, solite ore 12”, grazie e per la cronaca ancora ci vedo.
Ma guardalo, tumulato nella sua bolla protettiva, come si lecca i baffi all’idea di assaporare la sua cena a base di pesce (ok, tecnicamente sono mammiferi, ma il loro puzzo trae comunque legittimamente in inganno, Herman Melville concorderebbe con me). Non mi fido di lui, neanche quando la sua espressione si fa arrabbiata, come se qualcuno gli avesse cambiato le carte da sotto al palco. Sarebbe dovuta esplodere ora? Fantastico: bombe sequenziali. La detonazione nella tromba dell’ascensore era programmata a dieci minuti da adesso. Non mi fido, proprio no, soprattutto nel momento in cui lascia di corsa il salone. Ragioniamo: se mi trovassi al suo posto, andrei a controllare quale difetto congenito ha il mio esplosivo del cuore e… Sempre che il dinamitardo non abbia mantenuto quel suo brutto vizio di… ”Andiamo, dobbiamo capire se lo stronzo è ancora un accanito fan dei numeri dispari”, non vorrei trovarmi nella condizione di dover fronteggiare una terza bomba a sorpresa nascosta nelle mutande, come una coniglietta di playboy in una torta di compleanno.

(07:01:46) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: Eppure credevo che gli accordi con l'assistente fossero chiari, la scelta di chi far salire sul palco spettava a me, o meglio a Ulla. Ok prima di ascoltare il suggerimento di Ulla avrei dovuto guardare l'assistente per sapere se si trattava di un ospite non eleggibile, ma a parte il silenzioso diritto di veto dell'assistente la scelta doveva restare mia. Il tutto per non ritrovarmi sul palco un'attrice scelta da loro e non rischiare di scontrarmi con qualcuno che volesse rubarmi la scena. Il piano era semplice. Invece adesso mi ritrovo accanto una ragazza talmente rosa e piena di svolazzi che riuscirebbe a rubarmi la scena anche se stesse immobile e zitta. E ovviamente non è immobile ne tanto meno silenziosa. Al momento è un concentrato di vezzose mossette, tentativi di mezzi inchini e accenni di non saluto in direzioni non meglio identificate. Capacità curiosa quella di accennare un non saluto; se non stesse cercando di distrarre il mio pubblico sarebbe anche un fenomeno interessante da osservare. A un certo punto sembra che stia per aprire bocca con l'intenzione di iniziare un discorso di qualche tipo e quello è il momento in cui decido che deve scendere dal palco. Questa è la sua festa, vero, ma questa parte della festa è il mio spettacolo quindi quando il primo applauso si è quasi spento e prima che lei riesca a finire di aprire bocca la precedo. "Un altro applauso alla nostra ospite..." che indico con un braccio mentre avvicino l'altro a mimare l'inizio dell'applauso. La risposta del pubblico la fa passare da un tentativo di dire qualcosa a una nuova raffica di sorrisi. Ne approfitto per guardarmi attorno e cercare una soluzione che liberi il palco dalla scomoda presenza rosa. Il secondo applauso è ancora in corso, proprio al suo culmine, un attimo prima di iniziare a diminuire quando trovo ciò che fa al caso mio. "... la nostra ospite ci ha invitati qui stasera anche per riportare tra noi la piccola e delicata Fifì. Fifì è il motivo per cui sono su questo palco e non è il caso di rimandare oltre. Facendo alla Hilton un cenno di seguirmi inizio ad avviarmi verso la fontana/piedistallo che ospita la foca rosa e, quando nel tragitto ci ritroviamo abbastanza vicini al bordo del palco, ne approfitto per "spingerla giù" anche se solo in senso figurato. "... ma non vorrei però che la nostra padrona di casa guardi questo ritorno da una posizione così poco elegante" Indico verso la posizione di Fifì che, in effetti, dal palco è visibile solo "di spalle". "Si perderebbe la vista del tenero musetto rosa nel momento in cui tornerà a sorridere alla vita." Mmmm, forse tutto questo rosa mi sta dando alla testa e sto esagerando un po' con il tono. Non importa, torniamo alla cosa importante. "Sono certo che quella sia una postazione migliore da cui osservare la scena..." indico il castello dello champagne che ha un ragionevole spazio libero pronto a ospitare la padrona di casa. Quindi mi rivolgo al gruppo di ragazzi che la ha sollevata per piazzarmela accanto. "Potete aiutarla a raggiungere il posto d'onore?" i ragazzi si scambiano sguardi perplessi indecisi sul da farsi. "Un applauso a questi forzuti e volenterosi ragazzi." Sembra che l'applauso sia servito a convincere sia i ragazzi che Sidney e in pochi attimi il palco è di nuovo a mia disposizione. Sono libero di tornare a lavorare con i miei tempi infatti, dopo la difficoltà di gestire una valletta tanto "ingombrante", il resto scivola via in un attimo. Mi avvicino alla mia "paziente" di stasera, chiedo al pubblico silenzio e concentrazione, metto in scena una versione dignitosa del solito "rito", con un gesto invisibile a tutti apro la piccola fessura sulla punta del dito del guanto e, per finire, tocco la foca. Va tutto a meraviglia, o meglio andrebbe tutto a meraviglia se non fosse che nel momento esatto in cui tocco l'animale morto saltano tutte le luci sento arrivare improvvisamente alle narici un preoccupante odore di bruciato.

(16:00:51) shelidon:
avatar - PNG - Sidney Hilton

Sidney Hilton:
- SPAC -
Oh no, non di nuovo! Non mi piace questo effetto, neanche quando è il mio compleanno, e lo sanno tutti: perché gliel'hanno lasciato fare? Mi giro per guardare in faccia la mia prima assistente, quella cretina, ma è buio e non si vede niente. Mi domando come mai, con tutte le cose strambe che inventano, non si possano inventare una forma di buio in cui si veda qualcosa, dannazione? Me lo sto ancora domandando, poi qualcuno mi prende per un braccio e quando tocco quella mano è una mano con manicure e smalto sulle unghie: mi sento già meglio, e forse è la mano di una delle mie assistenti. Ma se sta dicendo qualcosa non si sente niente: c'è gente che urla, si vede che l'effetto del buio non piace neanche a loro, si vede che come me vogliono vedere quello che succede, e... oh, perché questa scema non può parlare in un modo in cui si senta qualcosa? Oh, forse mi ha capita, la scema, perché mi caccia una specie di tappino in un orecchio e la sua voce poi mi arriva forte e chiara, anche se un po' troppo forte e solo da quella parte, che è una cosa fastidiosa. Dice che dobbiamo andare e di stare ferma. E allora, dobbiamo andare o devo stare ferma? E poi non se ne parla: prima devo trovare Fifì. Ma perché non possiamo fargli riaccendere le luci? Questo effetto non mi piace.
Poi mi caccia degli occhiali sul naso e tutto diventa chiaro. Cioè, tutto diventa verde, un colore che proprio non capisco. C'è una grande confusione ed è proprio la mia prima assistente quella che mi sta facendo scendere dal mio trono per portarmi... dove? Mi divincolo e poi cerco Fifì. Povera piccola, sarà così spaventata... il non amare il buio è sempre stata una cosa di famiglia, magari posso procurare anche per lei un paio di occhialini come questi. Perché non ci ho mai pensato? Basta fare le lenti di un colore, e si vede tutto di quel colore, perché quel colore non si dovrebbe vedere anche al posto del nero? Devo, devo farne un paio con le lenti rosa: li firmerò e poi li venderemo. Sono sicura che Gucci e Valentino faranno la fila per ottenere la partnership, ma io starò bevendo un bicchiere di champagne e dirò a tutti di no, fino a che non arriverà la casa di moda di Madonna, e allora sì che dovranno rimangiarsi tutto quello che hanno detto di Angelina. Sarà bellissimo. Ma qualcuno mi urta, proprio quando mi è sembrato di vedere Fifì: mi fa cadere dal naso gli occhiali e i pensieri ed ecco che un'altra volta non si vede più niente.

(19:14:34) Vrykolakas:

Yin:
- KABOOM -
Oh cazzo, no, non di nuovo, ecco che ci risiamo. Salto fuori dal vestito con più orecchie di quante non ne avessi entrando e me lo tiro dietro prendendolo tra i denti davanti: si strapperà, ma chi se ne frega. Dilato la pupilla e vedo male e sgranato, ma per lo meno ci vedo: sono proprio i guanti del canadese che stanno bruciando, quel fuoco senza fiamma della roba sintetica e del metanolo, e il cretino è rimasto lì impalato come se non se ne fosse accorto. Guarda, cretino, questa è l'ultima volta che ti salvo le chiappe. Giuro. Chi, chi me l'ha fatto fare? Forse il cane che abbaia e che, quando provo a salire sul palco, salta prendendomi per la collottola e mi dà un aiuto.
Grazie.
Ma se provi a rifarlo ti sparo appena sotto all'attaccatura della coda.
Mi tolgo i panni del coniglio cercando di memorizzare la posizione esatta del canadese, prendo il vestito e glielo sbatto tra faccia e braccia per spegnerlo. "遅延し" E ora sono nuda, sul palco, con il canadese che credo abbia in testa il mio vestito e il cane che mi scodinzola ai piedi. Cazzo, non ho mai sperato così tanto che non tornasse la luce come in questo momento. Riprendo la mia forma di coniglio e saltello verso il backstage: la prima sciampista che si mette tra me e l'uscita farà la fine dell'ultima infermiera che ci ha provato, giuro, e se anche Sugar fosse stata a questa festa, ormai chissà dove si sarà infilata con tutto questo casino. Vaffanculo. E vaffanculo anche al canadese.

(05:14:34) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: Non so chi mi abbia tirato cosa addosso. Al tatto è qualcosa di molto plasticoso e spesso. Forse si è staccata una decorazione dal soffitto. Me la tolgo di dosso e me la getto alle spalle. Se c'è una cosa che ho imparato con il tempo grazie ai miei spettacoli è che non importa quanto definitiva possa sembrare l'interruzione imprevista di uno spettacolo, la sua ripresa può sempre essere altrettanto, se non anche più, improvvisa e imprevista. Non posso rischiare che le luci si riaccendano mentre ho addosso un festone cascato dal soffitto, mentre sto cercando di scendere dal palco oppure mentre sto cercando una torcia elettrica nel retro del carro. Non mi allontano dalla mia posizione in scena a meno che io non senta allarmi anti incendio, non veda fiamme, non senta inviti ufficiali a uscire dalla stanza o non senta inviti troppo ufficiali a stare tranquilli perché è tutto sotto controllo. Non mi interessa se il pubblico sembra aver così tanta paura del buio da non riuscire a stare per più di 30 secondi senza luci. Anche Ulla sembra pensarla come me, infatti sta abbaiando come per richiamare la gente all'ordine. Oltre tutto la mia "paziente" di stasera sembra essersi ripresa e anche lei sta emettendo qualche verso. Un motivo in più per non allontanarmi dal palco. Non che possa essere molto d'aiuto nel caso decidesse di scendere da dove si trova in questo momento, ma non sarebbe comunque professionale abbandonare a se stesso l'animale preferito di una cliente, specialmente se la cliente è ricca. Quando provo a tastare i pensieri di Ulla per chiederle se sta vedendo qualcosa di utile lei mi restituisce solo l'immagine di Yin seguita da quella di un coniglio che saltella via. Pensavo che Yin fosse il genere di persona che non si lascia influenzare dalla folla però è anche vero che se sei in mezzo a un gruppo che decide di muoversi in massa in una direzione è difficile opporsi e restare al proprio posto. Comunque non è il caso di distrarmi, dai rumori che sento è chiaro che c'è ancora qualcuno nella stanza. Sento i passi di una decina di persone che si avvicinano al palco, lentamente, probabilmente a tentoni cercando di non inciampare nel buio. Non so se siano ospiti più pazienti degli altri che hanno deciso solo adesso di arrendersi all'idea che non torni la luce e non potendo più seguire il rumore fatto dagli altri stanno cercando l'uscita nella direzione sbagliata o se sia qualcuno che ha deciso di approfittarne per accaparrarsi una posizione migliore da cui guardare lo spettacolo quando tornerà l'illuminazione. Alla mia destra sento il rumore di Ulla che, avendo smesso di abbaiare da un po', si accuccia. Poi una cosa curiosa, sembra che gli spettatori rimasti stiano cercando tutti quanti contemporaneamente di usare degli accendini, infatti sento dei piccoli scatti metallici quasi ma non del tutto completamente diversi dal suono di una decina di zippo che vengono aperti a pochi passi dal palco attorno a me. Infatti di colpo vedo una luce e... oh no, non di nuovo... la luce non è quella di una decina di accendini, è quella centrale della stanza e il rumore metallico non era quello di dieci accendini ma quello di nove guardie del corpo e una Prima Assistente o, per essere esatto, quello dei grilletti delle pistole che hanno in mano e che stanno puntando verso di me.

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