- La castellana
avatar - bund - n3 Etemenanki
10:55 pm, 15 April
2106
3 on the Bund - Etemenanki

«L’Etemenanki (in lingua sumera scandito É-temen-an-ki
ovvero “casa delle fondamenta del cielo e della terra”)
era la principale piramide a gradoni di Babilonia
e costituiva il fulcro religioso e culturale
non solo della città ma di tutta l’area circostante.»

(18:20:17) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Mia signora, ti dispiace se la luce al 334º rimane così soffusa ancora qualche istante? Ho un dolore incessante agli occhi, che non riesco a domare. Sarà la carenza di sonno... ma l'espressione contratta sul tuo viso mi bacchetta sui nervi appena ho terminato di formulare il pensiero. Meglio non nominarlo, per un po'. Perdonami.
Scorro con le dita sulla tastiera del pianoforte, rincorrendo la scala ascendente che dà il via alla Danza Cinese dello Schiaccianoci, ma questo aggeggio sembra avere perso di nuovo l'accordatura e proprio non posso mettermi a sistemarlo ora. Non con questo mal di testa. E non con il pensiero di questo pensiero, che sto continuando ad evitare. "Ero..." Gli invitati hanno cominciato ad affluire, nel salone grande del palazzo di pietra, e presto si inizieranno a domandare come può essere che siamo in ritardo, anche se li ho lasciati a contemplare una delle esposizioni che avevamo pensato per non so più nemmeno quale occasione. So che non è il momento, lo so. Mi accontenterei di un cenno, di un cenno qualunque, ma in fondo anche l'assenza di qualunque tua risposta può essere interpretata come un segnale. Non hai mai approvato questa mia iniziativa, in fondo, solo che contavo su Ross per togliermi d'impiccio. Ti sono sempre piaciuti i discorsi di Ross, no? Ma Ross è a Honolulu a ballare la rumba con un gonnellino di paglia o, ancora peggio, con un costume da coniglietta. E io non so a che santo votarmi.
È tardi.
Devo scendere.
"Ci metterò un istante soltanto."
E non è per togliermi di dosso l'odore del tuo sangue che mi smaterializzo, mentre passo attraverso il 333º piano: di quello mi sono liberato quando l'ho lavato via da te. È solo per impormi di smettere l'espressione che ho in questo momento e indossare il sorriso delle grandi occasioni.

(19:16:08) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Ridestarmi al suono del campanello nel corridoio è stato un momento drammatico. Credo accompagnasse Candystripes in qualche corsa, su e giù per il 312° piano, ma tratteneva in sé l'eco di una frenesia generale ed in essa si riverberava il mio ritardo. Mi ero ridestata allo scrittoio, ma ero svenuta sul pavimento quando le voci nella mia testa avevano incominciato ad urlare contemporaneamente, come risvegliate da uno stregone maligno. Voci prolungate e penetranti, con accenti greci e latini, che sembravano parlare di vita al di là di un fiume, dove i morti si aggirano perché non esiste la morte. I morti avevano il mio viso, il fiume era un fiume conosciuto, e le voci non hanno cessato la loro pantomima come in quella tragedia di Euripide, solo quando l'hypokrités non è caduto al suolo sotto il peso della vergogna e della colpa. Anche ora avverto quella sensazione di biasimo pesarmi sul capo, seppur razionalmente io non riesca a individuarne la causa. La mia ospite ricambia con uno sguardo vuoto dalla specchiera accanto all'arrangement in giallo e grigio di Whistler. Le fornisce un contrappunto armonico: una avvolta nella mantella dorata che offre il profilo destro e l'altra rivolta verso sinistra, con lo scialle di seta bizantina. Terapeutica. Guardare allo specchio i colori degli invitati riesce a mettere tutto in secondo piano per qualche istante: le emicranie, l'insonnia, le paure, gli incubi, mette su tutto un'etichetta scritta a mano, che recita sintomi nervosi, e le ripone come boccette su una toeletta dal sapore domestico e familiare. Provo ad immaginarle sulla mia toeletta, nel cassettino segreto sotto al fregio con la Medusa Rondanini. Lì riposerebbero insieme alla lettera sigillata di lady Erodiade e insieme alle righe nervose, alle incomprensibili macchie d'inchiostro che la mia ospite ha tentato di vergare su una vecchia pagina di Jonathan Strange & Mr. Norrell, mentre io giacevo priva di sensi in uno scomparto della sua mente.
La persona di fronte a me mi sta parlando della strana nebbia che si è alzata fuori e di come spera che non gli rovini la luna piena di lunedì. Sì. Mi concentro sull'idea della luna piena, scintillante come un gioiello al di sopra della nebbia: potrò salire in terrazza al 307° piano, attraverserò il salone vuoto delle feste e rimarrò fuori a guardarla, con un bicchiere di champagne, sopra alla foschia. Magari vi incontrerò lady Erodiade: una sensazione mi suggerisce che questa sera non la vedremo, non qui.

(19:07:29) Vrykolakas:
avatar - PNG - Al

Al: Salgo. Non salgo. Salgo. Non salgo. Non salgo. Avere tutta questa gente che mi si agita sopra la testa mi fa sempre sentire come doveva sentirsi Ἅδης durante la battaglia delle Termopoli: per la miseria, ho mal di testa, marciate più piano. Ma purtroppo non sono il dio degli inferi: non è in mio potere mandare un cagnetto a tre teste a fare le feste agli invitati, e la mia sposa non è una dea della fertilità ma un pittore/musicista lituano che in queste circostanze tende ad imbottirsi di oppiacei ed a disegnare con foga, come se il mondo stesse per finire, salvo poi svegliarsi la sera dopo e voler distruggere ogni cosa.
Seduto sul mio personalissimo tappeto di Husain, a due metri da terra, bevo il tè dalla tazza coreana e cerco di farmi passare questo mal di testa. Non ero ridotto così dall'ultimo Sabba in cui abbiamo un po' esagerato. Cazzo che sbronza. Ma questa sembra una sbronza psichica e la caffeina del tè non può contrastarla. Potrei salire, con la scusa della Gioconda, e poi uscire. L'aria mi farà bene. E io sono un cattivo bugiardo, cazzo. La verità? Va bene, la verità, per chiunque potrebbe essere in ascolto. Sono curioso. Non della Gioconda, credo che chiunque l'abbia già vista e abbia pensato la stessa cosa che ho pensato io, ma sono curioso di vedere se lady Erodiade vorrà scendere. C'è questa voce che la vorrebbe non particolarmente entusiasta riguardo all'iniziativa di Gabriel, ma non è quella ad interessarmi, di quella mi importa poco. La gente sembra sempre ansiosa di metterle in bocca dissenso nei confronti del suo braccio destro, la trova una cosa divertente di cui parlare. Divertente un cazzo, dico io: voi non ci siete mai stati quando è successo davvero. Sono curioso di altro, e non dovrei esserlo, ed è tutta colpa di M che mi ha messo questo tarlo in testa raccontandomi un'assurda storia di non essere ospite alla Torre per via di certi puffi, ieri notte. Non dovrei immischiarmi eppure non posso fare a meno di sospettare che lady Erodiade, in realtà, non sia qui. Mi ripeto che vorrei saperlo solo per poterla spalleggiare, per non rischiare di tradirla, qualunque sia stato il suo intento nel partire senza dirlo a nessuno. Come dicevo, sono un pessimo bugiardo. E ho deciso di salire ad annusare l'aria.

(20:19:37) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Non so se essere arrabbiata o preoccupata, e quindi ho deciso che sarò entrambe le cose. Non bastava la preoccupazione: Aida non mi ha più parlato e ho tanta paura di averla persa sulla luna nera, o di aver detto qualcosa che l'ha offesa a tal punto da indurla a non parlarmi più. Bastava? No. E pensare che avrei tanto voluto, tornando a casa, poterne parlare con mio padre. Invece non si è nemmeno degnato di venirmi a prendere allo spazioporto: mi sono trovata una macchina con i vetri scuri e un insulso biglietto che mi dirottava alla mansarda e mi diceva di lasciarci Aida. Che cosa significa lasciarci Aida? Non è un pacco, mio padre deve decidersi a capirlo, e non può davvero chiedere cose alla gente senza una spiegazione, come se si trattasse di un ordine. Ma in fondo si trattava di un ordine. Ho lasciato Aida alla mansarda. E ora sono sicura che, se non l'ho persa sulla luna nera, mi odierà e non tornerà mai più a parlarmi. Oddio, perché? Non so cosa fare. Non posso scrivere a Talia domandandole se ho dimenticato il fantasma, anche perché Talia non sa del fantasma. Oh come vorrei poterne parlare con qualcuno... ma no, ora sono qui, nel mio sari color fallow, con un bicchiere di champagne nella mano destra e tante tante domande nella mano sinistra: mi sentirei molto una di quelle raffigurazioni antiche della Giustizia ma l'ingiustizia è che l'ospite più noioso di tutto il ricevimento ha deciso di appiccicarsi proprio a me, in assenza di mio padre. Già. Dov'è mio padre?
In ritardo, evidentemente. Sta diventando un'abitudine, possibile? E pensare che una volta era puntualissimo. "Oh, certo." Cosa? Boh, non lo stavo ascoltando, ma la sua espressione mi dice che non doveva essere una frase da oh, certo. Diamine, non mi riesce mai. Perché non mi riesce mai? Devo andarmene, prima di diventare rossa come un vaso rosso cinese. Mi lancio verso il bozzetto preparatorio per la Bora di Waterhouse, con un grande sorriso di congedo al mio noiosissimo intrattenitore, come se avessi visto un vecchio amico. Miss Clarissa, nel suo scialle che la tinge d'oro e nero, sembra un ritratto di Adrien Henri Tanoux: come riesce ad essere sempre tanto elegante? La raggiungo anche se mi sento un brutto anatroccolo. "Che ore sono?" E poi eccolo, mio padre, nel suo sgargiante sorriso da bastardo con cravatta rossa su camicia nera. Era ora. Ma lady Erodiade ha deciso di non scendere? Sarebbe un tale peccato...

(23:23:22) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Scorro i piani nella mente mentre scendo. Venti. Quindici. Dieci. Cinque. Eccomi qui. Cinque come gli oggetti sacri dei Sikh indiani, e provo a vedere se riesco a ricordarmeli tutti, per distrarre la concentrazione da questo pensiero principale che mi sta erodendo le tempie.
ਕੇਸ, Kesh, i capelli raccolti, e sfilo accanto a Jeanne che questa sera si è composta un'acconciatura da fare invidia alla regina Amidala.
ਕੰਘਾ, Kangha, il pettine in legno, e provo disperatamente a non pensare all'altro pettine, che riposa sullo scrittoio della mia signora in attesa di conoscere il da farsi.
ਕੜਾ, Kacchera, l'ornamento che la Signora alla mia destra, una giornalista del New Yorker probabilmente invitata da Faith, deve aver considerato un inutile orpello solamente d'intralcio al di sotto della gonna di shantung.
ਕਛਹਰਾ, Kara, il bracciale di metallo simbolo dell'eternità, e perché non riesco a tenere la mente staccata da quel dannato scrittoio all'ultimo piano della torre? Bon sang. Scusami, Ero.
Prendo due bicchieri di champagne dal vassoio del cameriera, per Faith e Clarissa che sono rimaste a secco, e questo mi salva dal dover stringere la mano ad un tizio che mi avvicina e pretende di fare conversazione. Mi scusa un momento, vero? Mi scusa. Arrivo dalle signore senza riuscire a ricordarmi il quarto simbolo dei Sikh. Forse potrei domandarlo a Faith, in fondo indossa un sari, ma so benissimo che servirebbe solo a mandarla in crisi, non mi saprebbe rispondere. Non nasconde il cellulare da nessuna parte, i sistemi di sicurezza della torre non hanno rilevato alcun particolare disturbo elettromagnetico, tranne i soliti provenienti da Al e Clarissa, e so che ne vorrebbe parlare ma non è il momento. Del resto, Aida si troverà benissimo in mansarda ed è solo fino alla fine di maggio, in fondo. Raggiungo le due signore, e se Faith accetta subito di buon grado il bicchiere, Clarissa lo rifiuta con il cipiglio della Chloe di Lefebvre, ed è assolutamente accessorio il fatto che l'associazione mentale mi porti immediatamente ad immaginarla nuda. Per lo meno la cosa aiuterà a distrarre la mente. Rimango con il suo bicchiere di champagne e ne approfitto per chiedere l'aiuto di un sorso contro il mal di testa. "Clarissa, posso parlarVi un attimo?" Ed è una fortuna che si lasci trasportare nella saletta accanto, come se non controllasse a sufficienza il suo corpo da potersi veramente opporre. "Avrei bisogno di una cortesia: potreste tenere Voi il discorso di apertura?" Ecco. Il quarto simbolo è il Kirpan, ਕਿਰਪਾਨ, il pugnale. Quello che qualcuno deve avermi affondato nello stomaco, questa sera. Eppure nessuno mi crederebbe, se dicessi che la cosa non riguarda minimamente questo ritratto qualunque di una tizia qualunque.

(19:35:24) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Lo sa. Penso che lo sappia e il corpo della mia ospite si irrigidisce, si lascia portare via. Sa della lettera e ora me la chiederà. Ora, di tutti i momenti, un momento concentrato su altro, per distogliere l'attenzione e destabilizzare e far sentire inadeguati i propri pensieri, come costringe sempre a fare lui.
«Virginia, ti prego di voler mettere da parte qualunque domanda e ti prego di non indugiare troppo nel voler cercare una spiegazione.»
Sto tentando di farlo, di non ipotizzare, per rispetto a quella richiesta ma anche perché ogni ipotesi, una volta ricacciata fuori al freddo, torna sempre a bussare alla mia finestra e ad ogni ciclo diviene più spaventosa. E ad ogni ciclo reclama la mia anima.
Lady Erodiade è annoiata, questo sembra sia palpabile, nell'aria, come un residuo fluttuante da ormai un anno. Annoiata da Shanghai, da noi, dalla corte? Può essere. E l'unica ipotesi meno terribile di questa, quella che sia voluta partire lasciando a me il compito di consegnare un messaggio, è smentita da quello che mi dice la sensazione che ho nel petto. Siamo foglie, come in autunno, ma foglie ancora vive aggrappate ad un albero che si scuote. E siccome le foglie sono connesse, mediante milioni di fibre, di sottili filamenti, il mio corpo si sente connesso a quello di questa torre, e quando essa si scuote mi sento stormire, come un'eco. Come se, in una certa misura, anch'io possa agitarmi quando il ramo si agita. Forse mi lusingo, e mi ha sempre lusingato il pensiero di essere parte di un tutto, qui. Forse sono solo un frammento nervoso, disconnesso, che si sta facendo troppe domande tradendo la richiesta di non indugiare troppo. Sta per parlare. Ora mi chiederà della lettera. "Che cosa?" Sospinto dal nervosismo, il mio corpo è scosso ma non dallo stormire di un ramo. Non si tratta del messaggio. Sembra non saperne nulla. Tenere il discorso di apertura? "È lady Erodiade a chiedermelo?" No. So bene che non è così, me lo sento. Non avresti usato, in quel caso, questo tono e le parole magiche: avrei bisogno e cortesia. Vero, Gabriel? "Posso supporre che milady abbia deciso di non scendere?" Sì, so che posso. E mi sembra un segnale chiaro nei confronti di un'iniziativa nei confronti della quale non l'abbiamo mai vista mostrare interesse. Tu, invece, come puoi chiedermi di prendere un'iniziativa come questa, in casa sua, senza il suo consenso? No, Gabriel, non rischierò di offenderla per togliere te da una situazione di imbarazzo che ti sei procurato da solo. Mi dispiace.

(23:21:19) shelidon:
avatar - PNG - Candystripes

Candystripes: Mi piace sbirciare, a queste feste. Certo, la gente normale non è abituata a vedermi, quindi non mi faccio vedere. Tutte le volte me lo dico: mi farò un vestito adatto e scenderò anch'io, a servire lo champagne. Ma poi ogni volta c'è così tanto da fare, e io non ho i topini che mi facciano il vestito. Sono sempre troppo impegnati a fare cose per conto del padrone, per badare a me e andare da qualche parte a rubarmi nastri e perline. L'ultima volta che ci ho provato, al posto delle perline avevo trovato dei bellissimi occhietti di falena, ma la prima signora che mi ha visto ha incominciato a urlare così tanto che uffa, mi è passata la voglia di scendere. Non mi piace quando la gente mi vede e urla.
Mi fermo di fronte al grande specchio sulla scala che scende dal nostro palazzo invisibile al cubo di cristallo fluttuante sopra i giardini pensili, quello che la gente chiama palazzo nuovo. Mi guardo. Mi giro. Scuoto la gonnellina, che tintinna. Cosa c'è da urlare? Proprio niente. Le cuciture delle gambe sono dritte come non sono mai state, un bel punto croce che mi ha fatto uscire due volte la scapola destra, mentre lo facevo. Ora però sono perfette. Potrei quasi scendere così. Lo farei, se solo avessi delle scarpe nuove. Ce ne vorrebbero un paio rosse, con la fibbia quadrata a fiore, d'oro. Le ho viste in vetrina, vintage, nella boutique di Vivienne Westwood Millennium. Chissà. Magari qualcuno me le comprerà. A volte in questa casa basta pensare a un paio di scarpe per farsele regalare. Ma, a proposito di scarpe, cosa ci fa miss Echo seduta sui gradini tra il settimo piano e i giardini pensili? Sembra Cenerentola che ha perduto la scarpetta e ha l'aria così sperduta e triste che la aiuterei tanto volentieri. Sono brava a ritrovare le cose. Ritrovo sempre le cose che il padrone ha perso, soprattutto quelle che ha perso di proposito. "Echo... siete triste?" Oh, non fate così, per piacere, per piacere... "Posso aiutarVi a ritrovarla? Dov'era l'ultima volta che l'avete vista?" Mi siedo sul gradino più basso e dondolo abbracciando le ginocchia, come un cavallo a dondolo che si abbraccia le ginocchia. Su, miss Echo, cerchiamola insieme. Da dove incominciamo?
"Oh no. Non l'ho persa, è qui. Ne sono sicura. Ma forse è arrabbiata con me, la mia Signora, intendo... Perché non mi parla più come prima e lei, di solito, mi parla sempre. Bè, quasi."
Oh, miss Echo, no, non dite così. Le scarpe non hanno il diritto di essere arrabbiate con noi, stanno ai nostri piedi e le calpestiamo tutto il giorno, come le cameriere: se sono nate permalose, allora hanno sbagliato lavoro, no? Avrebbero dovuto fare il cappello, non so, o il braccialetto. O la principessa. Ora vedete che quando la troviamo ci parlo io e... no. Un momento. Avete detto la mia Signora?

(20:00:20) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Non mi passa per la testa di essere indiscreta, neanche per un momento, almeno fino a che non do fiato alla bocca e non si girano per guardarmi. Dannazione. Forse quando l'ha presa da parte intendeva separarla anche da me? Magari è una cosa privata e io non la dovevo sentire. Non ci avevo pensato proprio. Ma tanto ormai sono qui e la domanda mi viene spontanea: è nella mia natura, non ci posso fare niente, sono una giornalista. "Papà, scusa, ma perché non lo tieni tu il discorso di apertura?" Magari non sono affari miei. Anzi, sicuramente non sono affari miei, ma a me sembra la cosa più logica. Se lo tenesse qualcun altro sarebbe strano, sembrerebbe che tu sia in castigo, è ridicolo. Sarebbe come... non voglio pensare che sarebbe come capodanno di quest'anno, ma ecco che ormai l'ho pensato. Dai. È stata una tua idea, e possibile che solo io mi ricordi il gigantesco culo che ti sei fatto per riuscire a mandare in porto questa cosa? Me le ricordo solo io le interminabili conferenze telefoniche con Parigi e quella riunione diurna a sorpresa che ti hanno piazzato in Rue Saint-Honoré mentre eravamo in vacanza? Poi una viene rimproverata perché odia i francesi...
Mio padre mi guarda e non rifiuta, non mi risponde, ma si capisce che non vuole farlo, qualunque sia il motivo. Eddai, sarebbe carino... La nostra visita al Louvre è stata la cosa più divertente che ricordi della nostra vacanza (con l'infinito corteo di giapponesi che avevamo dietro e quella vecchina che hai fatto morire con la mano alzata nella speranza di riuscire a farti la sua domanda). Ma mio padre mi guarda e ormai un po' lo conosco. Non vuole o non può. Però è un peccato, accidenti. E il rifiuto di Clarissa arriva in modo molto molto sgradevole, perché? Se fossimo sole intercederei, ma con lui presente come faccio? "Papà, vuoi che... se vuoi lo faccio io". Oddio. L'ho detto davvero?

(16:07:45) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sai, mi piacerebbe poterti spiegare perché non posso parlare io, ma quante cose dovrei raccontarti? Troppe. Non ho modo di spiegarti come stanno le cose, né di chiarire l'ambiguità della mia Signora nei confronti di questa serata. Non ho modo di chiarirla nemmeno a me, so solo che in questo momento non mi è consentito apparire in qualche modo come il suo portavoce, non dopo tutto quello che è successo tra l'anno scorso e quest'anno. Si pensi pure quello che si vuole. In fondo anche alla mia Signora non sembrano importare troppo le conclusioni che possono essere tratte, e io mi devo adeguare. Soprattutto oggi. "Lo faresti?" Faith, sei bellissima. Ti ho già detto che sei bellissima? Sei così bella che ti bacerei, ma poi ti straniresti a morte anche perché, effettivamente, la prima e ultima volta che l'ho fatto poi sei morta davvero. L'associazione mentale sarebbe effettivamente discutibile. Senza contare che non posso baciarti dopo che mi hai chiamato papà per ben due volte. Si attendono cospicue nevicate per la giornata di domani su tutta la cosa cinese nord-orientale. "Ricordati di mettere le catene nel bagagliaio." Mi hai persino distratto da questa bruciante, intensa tentazione che avevo di prendere Clarissa e vedere cosa le dice il cervello. Perché magari in molti considerano la tua testa una specie di Himitsu-Bako, tesoro, i cui meccanismi sono inesplicabili e misteriosi, ma ogni tanto ti dimentichi che io so esattamente la combinazione per aprirtela, letteralmente, e far scappare via Pegaso, il genio e le mille altre cazzate che vi si sono accumulate.
Al di là di questa porta, sento i respiri e i battiti e i passi degli ospiti. C'è una ragazza che si è piantata di fronte al nostro Waterhouse come se a esse visto una nonna da grandi occhi. Ci sono i sette delegati di Pechino, o almeno credo che siano loro, che si muovono in squadrone fermandosi di fronte alle pareti presumibilmente per osservarle come se, con un colpo di piccone, dovessero scaturirne gemme d'ogni qualità. C'è una tizia che svolazza su e giù inondata di Pure Turquoise, e forse ha perso suo figlio, o suo marito, o il suo burattino di legno (scommetto che fa male), e se le circostanze fossero diverse magari la abborderei anche, dicendole quanto mi ricorda la Fata. C'è la solita Riccioli d'Oro dal balsamo francese tra i capelli, ferma di fronte ad una sedia antica, e il pulsare del sangue nelle sue scarpe troppo strette mi fa pensare che stia davvero pensando di sedersi. C'è una moglie di Barbablù davanti alla porta chiusa di questa stanza, e starà pensando che in fondo non ci sia nulla di male ad entrare. Cazzo, non è un galà d'apertura, è la sequenza iniziale di Shrek. Ma io non posso trattenermi.

(20:07:36) Lou:
avatar - PG - Clarissa

Clarissa: Oh, Faith, non capisci proprio? Se Lady Erodiade non scende è perché non gradisce questa serata, e che si tenga ugualmente dovrebbe essere una concessione sufficiente. Sarebbe molto più decoroso, a questo punto, scoprire il quadro senza troppe fanfare. Lasciare che la gente lo guardi il tempo che desidera. Chiudere in silenzio. Trovo che la Signora sia stata abbastanza graziosa così, non applicando a questa serata lo stesso criterio inflessibile che l'ha spinta a cancellare la festa di Halloween dal calendario, l'anno scorso. Perché Gabriel non può accontentarsi e mostrare un po' di gratitudine? Deve sempre irritarla, quasi non potesse farne a meno, ma quello che irrita me è che in questo suo gioco abbia dovuto coinvolgere te. Forse sa che troppo è il mio affetto nei tuoi confronti perché io possa far davvero far ricadere sui figli, biblicamente, le colpe dei padri. "Faith..." Ti prego, riconsidera. Ma hai già gli occhi ipnotizzati da quelli del diavolo, e le tue orecchie sono perdute. Sarà una scelta che rimpiangeremo, mentre anche io per un istante avverto il fremito del dubbio. Ci chiederebbe davvero qualcosa in aperta violazione ad un dettame di Lady Erodiade? Ogni cenno, ogni segnale, ogni piccolo fremito che potrebbe liberarmi dal dubbio, sembra voler tacere inghiottito dalla nebbia che bussa alle nostre finestre. Si tratta della Signora: tra un chiaro diniego ed una graziosa approvazione c'è un mondo di crepe tracciate dal silenzio. Un mondo di crepe e lui, tra tutti, è maestro nell'interpretarle, vero? Sono quasi certa che pensi comunque di fare la cosa migliore negli interessi di milady. E rifugiati come formiche sotto al selciato delle buone intenzioni, noi preghiamo e speriamo, scongiurando il momento in cui Lei si stancherà di noi.

(22:44:16) Vrykolakas:
avatar - PNG - Al

Al: Certe notti, λαγχάνω ha deciso che si deve divertire e no, non sto parlando del nostro ascensore (anche se quando decide di bloccarsi ho sempre l'impressione che ci sia dietro qualcuno in cerca di svago). Parlo di un destino annoiato come una vecchia signora alla finestra, una vecchia signora che ad un certo punto fa il salto di qualità dal binocolo alla carabina. Come si spiega, altrimenti, che di tutti gli invitati io debba incornarmi proprio con M, appena uscito dalla porta che si affaccia sulla scala delle mie catacombe personali? Non so bene in che veste sia qui, ma se è vero che l'abito fa il monaco dovrei dedurre che è qui per sparaflasharci tutti e convincerci che in realtà non stavamo guardando un quadro, ma stavamo facendo una gigantesca partita di squash contro le specchiere del 306°. Un man in black. O uno dei blues brothers, ma mi piace pensare che non entrerà in scena con doppie capriole avvitate per strappare un microfono invisibile dalle mani di Faith e mettersi a cantare Everybody needs somebody to love. Bene. Ora che mi è entrata nel cervello, non mi toglierò più il mal di testa. Sono uno stregone, non un critico musicale. Né un critico d'arte, e onestamente di questo quadro m'importa quanto mi importerebbe se mi dicessero che allo 上海體育場 si esibisce il papa. Andate voi e poi raccontatemi se ha segnato. "No, non ho visto Gabriel, ma a giudicare dal fatto che sta parlando Faith..." Tutte queste domande su di lui sono strane, lasciatelo dire. Cosa c'è, ha litigato anche con te? No, non può essere. Sta accadendo qualcosa di strano, qualcosa di cui nessuno parla, e guardami negli occhi mentre ti dico che non è compito mio scoprire di che cosa si tratta: compito mio è evitare che qualcun altro lo scopra. Vuoi un bicchiere di champagne, con una spruzzata di cazzi tuoi, prima di saltare sul primo volo per Londra?

(23:16:28) Florence:
avatar - PG - Faith

Faith: Oddio. Grande dio del panico, aiutami tu. L'ho detto davvero e lui ha accettato. Calma, Faith, Calma. Conosci già metà di queste persone almeno a metà e sai che più della metà di loro... oddio, no. No. Così non va.
Cammino verso il leggio di legno e mi sento come se fossimo su una nave. Oscilla a destra. Oscilla a sinistra. La mano mi formicola, dannazione, perché? Fino a poco fa andava benissimo, era solo ancora un po' pallida, e avevo perfino deciso di azzardarmi a scendere senza guanti. Ero quasi convinta che l'aria di Lilith mi avesse fatto bene... e adesso, stringendo la mano sul bordo del leggio, la sento affondare e butto l'occhio appena appena, abbastanza da rendermi conto che lo sto deformando e andare nel panico. Però è una sensazione piacevole e mi sento stupida solo un pochino a pensare che questo stringere un oggetto di casa è un po' come se stessi stringendo la mano di mio padre. Andrà tutto bene, vero?
Il quadro è dietro di me, nella sua teca blindata, coperta da una tela di iuta che le dà un po' un tono come se fosse appena uscita dall'atelier del suo pittore, ed è una cosa carina, fino a che non la immagino al di sotto, che mi guarda. Niente panico. Anche perché un po' mi scappa da ridere, ancora mezza girata a guardare la tela coperta. "Io... l'ho già vista." Non entriamo ora nei dettagli su quante volte e quando, vero? "Chi di voi l'ha già vista?" Una selva di mani timide e perplesse si alza dalla sala. No, no, così non va. "Andiamo... sono Faith Gabrielyevna, mio padre è l'amministratore di questo posto, e questa serata è merito suo. Se ora mi dite che l'avete già vista tutti, rischia di cadere in depressione. Quanti di voi l'hanno già vista davvero?" Quando scendo di qui, mio padre mi strangola, ma intanto ho ottenuto dei sorrisi e una selva di mani più realistica. Perché con un quadro così famoso tutti si sentono in diritto di fare gli snob e dire che l'hanno già visto anche quando in realtà non è vero? Non lo capirò mai. "Grazie, ora mi sento meglio." Come se io ci guadagnassi qualcosa. "Anche se qualcuno di voi potrebbe obiettarmi che, in fondo, nel 2106, non è poi così importante aver visto davvero un quadro per poterne parlare. Dicono che la qualità delle riproduzioni digitali sia cresciuta a sufficienza... anche se vi sfido a prendere visione dell'Armonia in rosso, San Pietroburgo, ed a confrontarlo con la sua riproduzione nel catalogo." Oddio. L'Hermitage ci farà causa. Mi butto sul filosofico, tiro in ballo quella vecchia storia del furto il 21 agosto 1911 e spero fortemente che la data sia giusta. Maledizione, sto improvvisando, e sbaglierò tutti i riferimenti, tranne forse il nome del tizio che sostenne l'obsolescenza dell'originalità nell'era digitale. Chi se lo dimentica, un idiota tale? Ricordo che nel 2004 il National Research Council of Canada ha condotto un'indagine tridimensionale ad infrarossi mai condotta prima, scoprendo alcune pennellate precedenti alla stesura definitiva e risolvendo l'annosa questione di un velo che la vorrebbe puerpera, di un abbigliamento che la vorrebbe maritata e di un'acconciatura che la vorrebbe prostituta. Perché non si può parlare di lei senza darle della puttana, almeno una volta, e alla fine sono soddisfatta. "Signore e signori, grazie per essere venuti, questa sera. Vi lascio alla Monna Lisa." E vado ad immergermi in una botte di gin tonic: qualcuno vuole venire con me?

(01:09:49) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sento Al emergere dal suo sotterraneo. Sento Chris entrare, con la sua caratteristica impronta biometrica discreta. Sento Faith arrivare al suo posto e incominciare a parlare, ed i sorrisi che le fanno da corona dovrebbero rallegrarmi, ma proprio non ci riesco. Come non riesco a rallegrarmi che il nostro stregone abbia avuto tanto successo nel suo primo wormhole (anche se si è trattato del secondo e non lo ammetterà mai), o che il canadese si sia poi rivelato un esper che resuscita le sue bestie a contatto, come avevo ipotizzato. Ad ogni gradino che affronto, nella lunga scalata dell'Etemenanki dal 5° al 334° piano, sento aggiungersi un peso sulle mie spalle, il peso di una colpa che farebbe rimpiangere ad Ἄτλας la sua volta celeste. Se non avessi preso lo shuttle, se non ti avessi ricordato la festa da Wuxia. Ma, soprattutto, se non ti avessi serbato rancore per la tua scomparsa in maggio e non ti avessi lasciata sola. Ma ormai è inutile recriminare, o ricostruire la serie apparentemente casuale di funesti eventi che sembra averci portati a questo punto. A la foire de l'est, pour deux pommes, une petite taupe mon père m'avait achetée. Mi apro una strada tra il 333° e il 334°, e la richiudo alle mie spalle: il simulacro in penombra della tua stanza mi risponde con il suo profumo di acqua, di olio balsamico, ed un vago retrogusto di sangue che ancora aleggia nell'aria e che non sono riuscito completamente a cancellare. "Perdonami se ci ho messo tanto." Sei ancora come ti ho lasciata, l'espressione rigida del tuo viso è tesa verso un punto che non mi è dato vedere. Avrei dovuto avvertire mio padre, avrei dovuto avvertirlo dei tuoi continui incubi, della tua avversione per il sonno. Se avesse saputo, forse non avrebbe fatto quello che ha fatto... ma l'ha fatto, e tutto il rancore del mondo non riuscirà a riportarti indietro dallo stato in cui ti ha gettata, a riuscire dove i miei sforzi di rianimarti hanno fallito. E questa è la terza trasfusione che ti faccio. Dove sparisce tutto questo sangue, mia signora? Viene bruciato, dal calore che ti tormenta la fronte e lascia le tue labbra pallide a respirare affannosamente. Immergo un panno nella bacinella d'acqua e il suono argentino delle gocce risuona tra le pareti della tua camera, in un palazzo che sento come svuotato della tua presenza. Ti appoggio la pezza sulla fronte e con il dorso dell'indice raccolgo la goccia che avrebbe voluto scivolarti giù lungo una tempia, prima di sedere sul bordo del tuo letto. Magari domani deciderai di risvegliarti. Sì. Forse domani.

(01:10:27) webadmin:
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