- Il guerriero
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10:45 pm, 14 April
2106
Sprawl - Oriental Pearl Tower
L'Oriental Pearl Tower (东方明珠塔), a lungo edificio simbolo dello skylight di Shanghai, nasce come torre televisiva nel 1991 e la sua costruzione termina nel 1995 regalando alla Cina quella che all'epoca era la torre più alta dell'Asia e la terza nel mondo.
(00:24:45) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel:
"Lo so, papà, lo so: dammi cinque minuti per cambiarmi."
Il tavolo di specchio non c'è più. S'è incrinato da parte a parte quando sono salito e non l'ho ritrovata, ma apprezzo ed invidio la compostezza con cui, senza una parola, mio padre l'ha rimpiazzato con un tavolo di olmo probabilmente fatto acquistare nella città vecchia. Il suo profumo è di canfora e incenso, come i capelli di un'amadriade, e in questo momento regge la ciotola di gelso candito, i miei appunti, l'uniforme piegata che mi servirà più tardi. Appoggio, sul tavolo, anche il palmare ormai silenzioso: il suo conto alla rovescia è scaduto, cinque ore e quarantacinque fa, ed è anche per questo che sono in ritardo. "Arrivo." Ho passato le ultime tredici ore all'Etemenanki, a riconfigurarne manualmente i protocolli in vista del momento in cui il sistema nervoso del palazzo si sarebbe trovato definitivamente all'asciutto, dopo un'apnea di trentasei ore senza la sua regina. Ero preparato, sapevo che sarebbe successo. Ma quando è successo, è stato lo stesso come se qualcuno mi avesse preso per il collo e sfilato i nervi dalla spina dorsale. Ora, se Nikola non la smette di fare il puffo brontolone, sarà lui a trovarsi con i nervi sfilati dalla spina dorsale, e questa volta non da sopra.
"Va bene, va bene, sono pronto."
Ma il ritardo che mi preoccupa è ben altro: perché, perché cazzo nessuno mi ha detto prima che il fottutissimo castello di Schloss-Immendorf il 7 maggio 1945 è andato a fuoco? Fan’culo. Non ci devo pensare. Il wormhole d'aggancio che abbiamo trovato è mezz'ora dopo quello che ha inghiottito lei: mi dispiace per l'attesa, mia signora, ma a quanto pare non c'era di meglio. Aggiusto il nodo alla cravatta e sfilo i gemelli, mentre guardo ancora una volta la planimetria del salone e i piani della festa: la dannatissima bestiaccia dovrebbe essere al centro della fontana ghiacciata, devo solo trovare un modo per accedere da sotto e allacciare il cablaggio. Se non trovo un altro sistema, dovrò passare attraverso il pavimento. Quindi niente oggetti metallici. Quindi niente pistola. E la cosa non mi rende esattamente felice. Ancora meno felice mi rende il dover togliere di tasca il suo bracciale e doverlo appoggiare accanto ai miei gemelli, sul tavolo. Lascio accanto a loro, di guardia, l'involto di seta in cui ho protetto il suo regalo. Non è gran cosa, non ho avuto molto tempo, ma dall'altra parte, nel 1945, è pur sempre il suo compleanno.
"Allora, scendiamo?" Mi gira la testa, e ammazzerei per un caffè.
Oh beh, almeno il mio sistema nervoso ha smesso di farmi sudare sangue, e rispetto a cinque ore fa è un graditissimo miglioramento, ma questo senso di vuoto mi ha seguito dall'Etemenanki e l'urlo muto del palazzo, la sua agonia in quella condizione di meccanica immobilità in cui l'ho imprigionato, ancora mi risuona nelle ossa. All Heaven and Earth are still, though not in sleep.
Nota mentale numero 1: ringraziare Faith per avermi mandato la sua intervista all'amico degli animali.
Nota mentale numero 2: ringraziare Chris per avermi passato l'intelligence sul castello.
Nota mentale numero 3: non ringraziare la prima assistente della Hilton per avermi passato i piani della festa, perché non se n'è esattamente accorta. Ma posso sempre ringraziarla per lo 雞尾酒. Meglio di niente.
E mi ripeto ancora una volta la promessa che ho rivolto mentalmente alla porta chiusa di Echo, mentre al di là lei si scioglieva in lacrime senza sapere perché: andrà tutto bene.

(18:14:00) Vrykolakas:
avatar - PNG - Al

Al: Oh, vada a fare in culo. Può dirmi finché vuole che è tutto normale, ma qui qualcosa puzza. E non parlo solo della mia giacca dopo che quei piccoli stronzi armati di thevenot hanno provato a darci fuoco: parlo dell'aura di Gabriel. Anche se mi sto sforzando di non guardarla, sta gocciolando, come le pagine di un grimorio lasciato sotto la pioggia o come un il sumi di un calligrafo che ha rovesciato il tè sul tavolo in preda ad un raptus mistico. Non posso leggergli nel pensiero, mai afferrato bene i segreti di quell'arte, ma se socchiudo gli occhi posso vedere che il suo solito contorno guizzante, fatto di mille pensieri diversi, sembra opaco e sdrucito. Questo nuovo strano esperimento di lady Erodiade dev'essere piuttosto impegnativo, e non sono affari miei ma credo proprio che non gli risulterebbe così impegnativo se si trattasse solo di infilarsi in un castello vestito da nazista per far sparire due quadri: in fondo quella è ordinaria amministrazione, l'ha fatto per anni, lo fanno di continuo. L'Afrodite di Cnido, Ulisse negli inferi di Πολύγνωτος, la Dovizia di Donatello. E allora cosa c'è sotto di diverso questa volta? Continuo a ripetermi che non sono affari miei, ma imperare sibi maximum imperium est ed io... lasciamo perdere.
Mi concentro e lavo la yàn tái sulla mia fronte per poterci macinare un inchiostro di colore diverso e tracciare un bel primo pentacolo Saturno in cui proteggere dagli spiriti avversi qualche pensiero sparso di mia proprietà: la mia preoccupazione, tanto per cominciare,contro la sua di cui non posso sperare di trovare la chiave. Ora, il punto è che proprio non vedo perché debba farlo io. Solitamente non lo faccio io: c'è un fornito buquet in Russia, o in Francia, tra cui scegliere un τηλεμεταφορέα di poche parole e ancora meno interesse che sia specializzato in questo genere di faccende, quello del viaggio nel tempo è un altro libro le cui pagine mi rimangono ancora chiuse. Cazzo, sono bravo a fare altre cose, va bene? E non sono tranquillo per niente, neanche a sapere che quell'altro tizio sa come si fa. Dovrei fidarmi? Con tutto il rispetto, mi fido del dottor Konstantinovic fino a che volete, e il giudizio di lady Erodiade non si discute, ma mi domando se l'abbiano visto bene in faccia. Ha avuto remore a difendersi da un gruppo di stronzi nello sprawl, e da quando siamo qui non ha fatto che borbottare continuum e kolaps. Non sono troppo dispiaciuto che abbia dichiarato di non volersi unirsi a noi, benché anche quest'altro dover parlare con qualcuno alla festa prima dell'esperimento abbia uno strano odore di bruciato. Se andiamo avanti su questa strada, ho come il sospetto che saremo noi ad avere uno strano odore di bruciato, e devo ammettere che avevo programmi migliori per la settimana.
Ma chi cazzo sto cercando di ingannare?
Se lady Erodiade mi chiede di darmi fuoco alla coda, anche senza spiegarmi il perché, chiedo se la vuole bruciacchiata o ben cotta. E quindi li seguo fuori dalla stanza, con un pensiero costante al temporale che sto preparando sopra le nostre teste.

(18:44:37) shelidon:
avatar - PNG - Balthazar

Balthazar: È un piano rischioso, con possibilità di successo che si aggirano attorno al 25%, e non sono queste le cifre con cui sono abituato a lavorare. Per tacere del fatto che comporta rischi altissimi anche nella moderatamente remota ipotesi che dovesse riuscire. E se da un lato condivido l'urgenza di agire il prima possibile, sarebbe stato molto più logico cercare di mantenere l'equilibrio e individuare un wormhole d'uscita che consentisse ciò che è rimasto assente 2507 minuti nel presente, di rimanere altrettanti minuti duplicato nel passato. In fondo lo spazio-tempo ama l'equilibrio, e nella mia esperienza tenta sempre di ristabilirlo, spesso nei modi più scomodi. Ma quando ho avanzato l'ipotesi a mio figlio, mi ha guardato come se avessi appena proposto di costruire un reattore nucleare sopra le anatre in Kensington Gardens. "Va bene, andiamo." Prima che il peso specifico dei segreti nell'aria raggiunga la massa critica.
Velká Perun... Non vedevo così tanti segreti dalla battaglia del monte Cadmo, e anche questi sono segreti di una particolare peculiarità, nel modo in cui mio figlio li difende, tanto da ricordarmi i primi. Come se i segreti di una regina si potessero riconoscere dall'odore. Non è nel mio carattere cercare di scoprire ciò che i miei simili vorrebbero celarmi, sono troppo impegnato, solitamente, a cercare di capire i segreti di Madre Natura, eppure in questo caso quasi non posso fare a meno di domandarmi: cosa mi stai nascondendo? All'epoca, quella regina aveva solo tentato di far massacrare il suo consorte dai turchi, un piccolo progetto che se ben ricordo non mi ha mai perdonato di non aver sostenuto più attivamente. Qui, se un segreto esiste, si tratta di un segreto più intimo e potenzialmente mortale, che mio figlio custodisce con l'ostinazione di Bryth. Ma spero che nell'eventuale momento del bisogno avrà il buon senso di condividerlo.
Tolgo la chiave dal lettore all'ingresso e mi richiudo la porta alle spalle, lasciando Nikola al buio nella stanza insieme all'apparecchiatura quasi pronta e ad ogni altro pensiero inopportuno. In ogni caso, la presenza della Velké Šelma è un elemento potenzialmente destabilizzante, per il nostro piccolo gruppo: il suo approccio a problemi di questa natura è sempre stato peculiare, ma le sue soluzioni originali durante la guerra del 1939 non avevano mancato di stupirmi. E apprezzo che si avvii per primo in ascensore, tenendolo occupato per un tempo sufficiente a rendermi naturale la scelta delle scale. La festa ai piani di sotto, la festa cui non avevo lontanamente intenzione di partecipare fino a poche ore fa, è già cominciata da qualche ora: se riesco ad evitare la bionda direttrice nella sua nuvola color fucsia, ed a modificarmi il padiglione auricolare in modo da non sentire quella che per comodità definirò generosamente musica, posso sperare di trovarmi a guardare l'orologio solo un paio di volte. Arriviamo in fondo alle scale, le porte del salone si aprono e mi fermo sulla soglia. Gabriel fa ancora un passo per inerzia, prima di girarsi a guardarmi. No. "Vi aspetto di sopra: ho dimenticato di stringere un paio di viti."

(01:44:18) Vrykolakas:
avatar - PNG - Nicholas

Nikola: Non posso fare a meno di pensare che non funzionerà, e in fondo non desidero che funzioni: è molto rassicurante credere alla teoria del Professore secondo la quale se il continuum fosse imploso avrebbe coinvolto contemporaneamente ogni punto del tempo e ora non esisteremmo, ma se si sbagliasse? Meno rassicurante è che non lasci spazio al tarlo del dubbio e questa sua completa sicurezza, totale, mi ricorda troppo la sicurezza di altri scienziati che hanno poi fallito. Non voglio che accada anche a noi. Anche perché in questa situazione non è in palio il futuro dell'umanità in senso stretto, ma la sua stessa esistenza. E per cosa dovremmo metterla a repentaglio? Per un viaggio in un castello da fiaba e il recupero di due dipinti? Solo a me colpisce non solo l'avventatezza ma anche la futilità, la leggerezza di tutto questo? Non può essere. Mi sforzo di non essere eccessivo nel mio giudizio e vorrei cogliere questo momento di benedetta solitudine per ripetermi che il dottor Konstantinovic sa quello che fa e che non si lancerebbe mai in una pazza impresa solo per compiacere il suo unico figlio. Ma ogni volta che formulo questo pensiero mi tornano alla mente altre circostanze in cui ha fatto ciò che sto provando a negare. Se solo mi ascoltasse... Non è gelosia, non credo, non ne avrei comunque il diritto: vorrei solo che desse credito al guerriero per questioni riguardanti la guerra ed allo scienziato per questioni riguardanti la scienza in tempo di pace. Se solo questa volta mi ascoltasse... L'Anticristo sa come si apre un wormhole temporale, così mi ha detto (pur senza chiamarlo con il titolo d'onore). La cosa dovrebbe tranquillizzarmi? Lui non ha assistito al comportamento avventato che ha tenuto in città, di fronte a quella gente.
Mi avvicino al tavolo, e nella penombra sfoglio i documenti. Una fotografia del castello. Il dossier di un esper tedesco e la sua foto, appuntata all'angolo della pagina con una graffetta. La stessa uniforme è ripiegata più in là, e da questa parte la luce si riflette su un bracciale d'argento, femminile, che sembra voler risucchiare in un vortice ipnotico tutta la luce e tutta la mia attenzione. Che strano oggetto, da trovare qui: sembra fuori posto, in questo campionario di follia. Vorrei spostarlo, ma per qualche motivo non oso toccarlo. Prendo invece il cacciavite e mi infilo sotto il tavolo, accanto all'innesto tra la rete e la síťová: allento due viti secondarie, per quando il dottor Konstantinovic deciderà di fuggire dalla festa con la scusa di averle dimenticate, e mi impongo di non fare altre obiezioni e rimanere al mio posto di mite e trascurabile assistente.

(08:19:15) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: Gli ultimi due giorni sono stati abbastanza agitati: la sauna e lo svenimento; il fatto di svegliarmi buttato per terra davanti al paradiso degli animali, infreddolito fino alle ossa; Ulla seduta a qualche passo di distanza con lo sguardo che potrebbe avere una nonna che NON ti sta dicendo "te lo avevo detto io di mettere la maglietta di lana che fuori fa freddo" e valle a spiegare poi che anche senza la maglietta di lana ero vestito abbastanza coperto e poi in una sauna fa già abbastanza caldo di suo; la prima immagine che mi è arrivata sempre da Ulla di Yin con in spalla un sacco di patate; le ore passate a cercare di capire cosa abbia voluto dirmi mio padre con la scelta dell'ambiente e della scenetta con la venditrice di nascondigli; le altre ore combattute tra il desiderio di andare subito a vedere la casa che ha comprato e il desiderio di ascoltare la richiesta di lasciargli sbrogliare da solo il pasticcio in cui deve essersi cacciato; l'indecisione sul come interpretare la casa, se un posto per lui in cui dedicarsi a risolvere qualsiasi cosa abbia da risolvere o se invece un posto per me in cui attendere il suo ritorno dopo che avrà fatto quel che ha da fare. Insomma, come dicevo, due giorni abbastanza agitati ma ora che mi trovo dietro le quinte di questa festa, circondato dal nugolo di persone che stanno preparando ogni momento del mio spettacolo e di quelli che mi hanno preceduto, farei volentieri il cambio con la confusione di ieri. Non è tanto il nugolo di persone in se, anche se più guardo tutto lo sciamare più mi ricordo perché preferisco lavorare da solo. Non è tanto l'onnipresente rosa che, anche se in fondo si intona con il mio carro e i suoi colori pastello, dopo un po' tende a essere stucchevole come un dolce troppo dolce. Non sono nemmeno gli altri artisti della serata che, per quanto non c'entrino niente con il mio stile, se non altro sembrano condividere le mie stesse perplessità sull'insieme della serata e sulle scelte estetiche della padrona di casa. Non ho troppi problemi nemmeno con le ballerine, nonostante le loro calze... stivali... guaine... insomma nonostante gli avvolgenti affari di gomma rosa in cui hanno infilato le gambe e nonostante l'improbabile numero di rami bianchi piantati in testa con cui mi aspetto prima o poi accechino qualcuno che si sia avvicinato troppo, nonostante tutto ciò sembrano svolgere il loro lavoro in modo professionale. Il problema sono le tre assistenti. Tanto per iniziare non ho ancora capito se hanno un nome. Si sono presentate come "prima assistente", "seconda assistente" e "terza assistente" ma lo hanno fatto con lo stesso tono con cui normalmente si dice il proprio nome. In realtà si sono presentate in tre modi leggermente diversi e, allo stesso modo, sono tre problemi diversi. La prima assistente si è presentata come qualcuno che dicesse "Salve sono il Direttore Responsabile del Servizio di Sicurezza dell'Azienda Tal dei Tali" e, considerando abbigliamento e atteggiamento, credo che sarebbe un lavoro che potrebbe fare. Il problema con lei è stato spiegarle che "no, io non uso compari tra il pubblico" e che "niente attrici scelte apposta per salire sul palco con me come clienti" l'artista sono io in fondo e non voglio accanto un'attricetta che, per dimostrare di aver già imparato tutto dalla vita perché lei ha studiato all'accademia, possa provare a rubarmi la scena. Anche se "capisco che ci teniate allo stile e vi posso garantire che so scegliere con attenzione". Alla fine un accordo lo abbiamo trovato, ci sarà una cosa in più a cui dovrò fare attenzione durante lo spettacolo ma l'idea della prima assistente può funzionare. Insomma è stata un problema ma non un VERO problema. La seconda assistente è stata più fastidiosa. Ha pronunciato il suo ruolo come si potrebbe pronunciare un nomignolo con cui la conoscono tutti gli amici della compagnia che la accompagna a ballare tutte le sere nella solita discoteca di lusso. Convincerla che stasera, come il 99% delle sere in cui lavoro, volevo Ulla sul palco con me è stata quasi una battaglia. Ma la battaglia vera credo sia stata più tra lei e Ulla. Aveva accettato di farla esibire a patto di poterla truccare ma deve aver scelto qualcosa che a Ulla non piaceva. Dopo qualche minuto che la aveva portata in un'altra stenzetta per "farla bella" infatti è tornata di corsa con l'aria mezza isterica chiedendomi di andare di la a tenerla ferma io. Quando ho provato a interrogare Ulla lei mi ha trasmesso l'immagine di una gallina, ma se si riferiva all'assistente forse ho capito male e l'immagine era quela di un'oca. Comunque ok, anche la seconda assistente alla fine è stata un problema più per Ulla che per me e ho potuto evitare la sua richiesta perché impegnato con la sua ultima collega. La terza assistente... ecco lei è il problema proprio in questo istante. Ha detto di essere "la terza assistente" con la stessa fierezza con cui un bambino potrebbe dire di chiamarsi "Jonathan Reginald Junior III". Il fatto di dirlo con una testa che mi ricorda il baracchino dello zucchero filato del primo, e unico, circo in cui ho lavorato non ha deposto a suo favore fin dall'inizio. Si fosse trattato di una cliente pagante a uno dei miei normali spettacoli avrei potuto sperare di vederla arrivare con un amorevole zio pronto a viziare la nipote sborsando un'interessante cifra per riportare in vita il coniglio a cui lei era tanto affezionata. Invece incontrandola qui come "la terza assistente" mi tocca vederla fare il broncio perché non vorrei indossare il vestito di scena che ha scelto per me. Vada per qualche piuma, ma questo vestito non è con QUALCHE piuma. Vada per dei colori più vivaci e uno stile più consono a una serata tutta in rosa, ma questo vestito non è solo LEGGERMENTE meno maschile. Come fa a non vedere che è un vestito da donna?

(02:36:26) Isabelle:
avatar - PNG - C

Marlowe: C’è un sussurro, come quello di Mademoiselle de Barras, che non riesco a scacciare dai pensieri. Sebbene sia passato del tempo, da quando il suo respiro si è insinuato nel mio orecchio destro, passando dal sinistro, già durante il viaggio di andata dallo spazioporto al covo di Shu. Ma poi è cresciuto, si è trasformato durante il sonno, fino a diventare una strana voce malevola che mi suggeriva e che continua a suggerirmi di credere o di cedere a brutti presentimenti. La verità è che non ho dormito bene e questo sussurro, questa voce o questo Gargoyle appollaiato sul mio letto, non è che il contagio con cui la preoccupazione di Gabriel ha contaminato i miei nervi. E non so se mi vedo bene vestito di bianco con una folta chioma bionda e un cavallo pazzo che mi spia mentre discinta riposo in una posizione scomodissima. Cazzo, tutti si sveglierebbero di cattivo umore se avessero il torcicollo, che probabilmente ha colpito la tizia in questione, e la sensazione di aver digerito male la cena solo perché un fottuto nano peloso e massiccio ti si è parcheggiato sullo stomaco in posa da copertina Vogue-Fucking-Dwarf ed. 1871, per quel visionario di Füssli e del suo maledetto quadro da incubo.
Detto ciò, oltretutto, non mi vedevo bene neanche nei panni di quella maledetta di una Regina delle Fate: Titania. Capisco che il mulo era ben dotato e che forse Oberon voleva farle un regalo di qualche tipo, ma non è affatto carino che ti inducano a vedere le cose come non sono realmente. Fortuna vuole che quella santa di Candy abbia deciso di sostituire il gocciolio del succo del fiore vermiglio di Cupido, sugli occhi, con delle simpatiche quanto insistenti picchiettature sulla spalla. Bambina, non sai quanto ti sarò riconoscente per avermi salvato dal mio perverso, onirico, destino. ”Chief – mi ha chiamato – sono le sette, ma il tè delle cinque si sta raffreddando: ne ho fatti tanti, di tanti colori, così se quello nero non va bene ci sono sempre quello rosso e quello verde e quello bianco e quello blu e… “ tutta un’altra serie di chiacchiere a raffica a cui non sono riuscito a tenere testa, decisamente troppo abituata ai ritmi di ripresa del suo padrone. Ma ero contento anche io di vederla, veramente, anche se magari mi sono perso in divagazioni mentali, nel seguire passo passo tutti gli accadimenti della sera precedente: sono rimasto sorpreso nello scoprire che avrei dovuto dormire in Mansarda, ma ancora di più mi ha stupito l’aver dovuto dormire in Mansarda da solo. Sono abbastanza grande da non aver paura del buio e di riuscire assolutamente a cavarmela per conto mio, ma la cosa risulta piuttosto insolita se la uniamo alle domande di Gabriel. Capisco che dopo il colpo messo a segno all’asta del cinque aprile vogliate forse riunire il trittico delle facoltà, e non per fare il guastafeste della situazione, ma il Castello di Immendorf, nella data specifica del sette maggio, non è la scelta giusta. Gliel’ho detto, anche se pensavo lo sapesse: ”Amico, qualsiasi proposito tu abbia, non sono affari miei, ma non puoi andare prima? Un paio di giorni, anche uno va bene, ma quel posto nelle coordinate temporali di cui mi chiedi, non è mica un luna park dove fare il tiro al bersaglio postumo contro i tedeschi, è più un cazzo di fiammifero pronto ad essere acceso, se capisci cosa voglio dire… ” un po’ come il Pandemonium (non mi ha dato neanche il tempo di commentare il successo della sua acquisizione) riflesso nel mio bicchiere di Whisky. Mi ha guardato come fossi Cassandra o come fossi l’usciere del paradiso perduto. E questo tarlo ora è attivo, acceso come una radio dimenticata: no, non sta cercando due semplici quadri, non sta inviando i suoi angeli battaglieri, sta fondendo Ithuriel e Zefon in un unico guerriero travestito, armato di lancia, alla ricerca di qualcosa di più importante. Quale male voglia pungolare e smascherare, non posso supporlo, ma se fosse stato qualcosa di più benevolo probabilmente non sarebbe stato così meticoloso, determinato e angosciato e non sarebbe sparito nel nulla, come messo all’angolo da un ritardo di qualche tipo.
Ho dovuto lasciare tutto questo a casa sua, insieme alla piccola Candy, ed ora devo concentrarmi sulla serata, che sarà un cazzo di circo, se penso alle famose feste della Hilton. Me lo ricorda lo strambo vestito da sera che Chelsea ha indossato per la missione. ”I patti sono sempre gli stessi, infilati pure nella testa di chiunque non sia il sottoscritto, perché sei bene che me ne accorgo e dopo dovrei resistere alla tentazione di spararti e non so se ne ho voglia. Di resistere, intendo”, perché non mi piace la tua faccia da alieno e mi sei simpatica come la prima assistente di questa festaiola ragazzina viziata. E mi maledico di aver firmato le ferie di Victoria, avrei preferito di gran lunga avere lei al mio fianco, piuttosto che un’esper dal nome di una squadra di football così magra che se si mettesse di profilo mi sparirebbe da sotto al naso.

(05:25:58) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Ti odio, papà. Vorrei quasi che tu fossi un esper, in questo momento, per farti sapere quanto cazzo ti odio. Questa tua abitudine di andartene quando le cose incominciano a farsi movimentate, con quella faccia da è grande e grosso, se la può cavare, alle volte è proprio irritante. Magari tutte quelle storie di mia madre su Angéle de la Barthe mi hanno lasciato una fottuta paura della strega in rosa, ci hai mai pensato? Quella che striscia sul tuo cuscino mentre dormi e ti cola zucchero filato nelle orecchie fino a che l'unica cosa che riesci a sentire sono le frequenze quadrimensionalmente orribili di Britney Spears (e intendo quella in uniforme scolastica e codini che tanto piaceva a George).
Cazzo, George... non li ho nemmeno chiamati per sapere se ci sono arrivati, a Honolulu. Ho sempre il timore che il rampollo prenda coraggio, sovverta l'autorità della mōjū tsukai no shōjo che gli abbiamo affibbiato come pilota e tenti con l'aereo uno di quei numeri che solitamente tenta con l'auto, con i medesimi risultati. E Ross, nonostante tutte le piume, non sa volare. Risolvo la serata e poi lo chiamo: nota mentale numero quattro.
Mi guardo attorno attraverso i laser rosa e prendo una boccata di odori. Zucchero filato, lacca per capelli, un'emulsione dei laticiferi del papavero che identificherò dilplomaticamente come un Λάταξ allucinogeno da far invidia ai lotofagi. No, decisamente non accetterò se una delle ballerine deciderà di offrirmi da bere, questa sera. Cos'altro abbiamo? Allure, interni di Rolls-Royce H22, balsamo per capelli al vetiver. La moglie del programma spaziale è passata di qui, per caso? La cerco con gli occhi e invece incrocio una versione glitterata di candystripes prima della cura, che sta salendo alla consolle del dj. Non sapevo che Rob Zombie fosse ancora vivo e avesse cambiato sesso: non sono mai aggiornato su queste cose, dannazione, e in compenso so tutto sulle oscillazioni della rupia pakistana, come mai? Io e Ross non parliamo abbastanza.
Doppio una cameriera su altissimi trampoli rosa, che mi ricordano alcuni colleghi di Al o il grande Cthulhu (che poi è la stessa cosa), le prendo un bicchiere di champagne dal vassoio e... oh cazzo, champagne rosè. Ma perché? Nesnáším barva růžová... Ma il barman sventola la mano in segno di saluto dal fondo della sala e penso si ricordi ancora di me da quando l'ho tirato fuori da quella cassa di Ballantine al porto. Non ho mai avuto il coraggio di dirgli che io stavo cercando di salvare il whisky, non avevo proprio idea che ci fosse dentro qualcuno che stava sulle 保定健身球 a Wuxia. Lo raggiungo e mi cambia lo champagne con un Bloody Mary corretto. Decisamente si ricorda di me, sì, anche se questa bevanda mi fa sempre un po' impressione. Sarà perché io di Bloody Mary ho quasi fatto in tempo a vedere quella vera, o comunque me ne hanno raccontato molto bene mentre giocavo con i telescopi insieme al buon تقی الدين. Sarà perché cazzo, seriamente, il sedano in un cocktail? Mi dimentico sempre di chiederlo senza, ed in ogni caso sarebbe impossibile far conversazione, mentre Roberta Zombie strapazza in versione tecno una cosa che potrebbe essere il finale del Don Giovanni. Quasi mi pento di non aver portato con me Aida: lei avrebbe probabilmente saputo come correggere le tendenze musicali di questa signorina. O, in alternativa, avrei dovuto portarmi un Rocket Launcher M29.
Faccio da parte il sedano, disintegro la mrkev, prendo un sorso del cocktail e... rozkošný. Non mi ha fatto un Bloody Mary, mi ha fatto un Bloody Molly. Tesoro, non salto da quella parte del bancone per ringraziarti come meriti solo perché c'è gente e questa sera ho un'agenda piuttosto fitta, ma chiamami un giorno di questi. E cerco di non pensare a quanto mi piacesse quell'altra versione, il Bloody Fairy, perché dovrei pensare a come, quando e per chi ho smesso di berlo. Non è il momento. Intercetto un familiare odore di zolfo: Al si sta aggirando per la sala con il passo di un esorcista all'inferno e quello sguardo da Wider Blutbad in un backstage di Valentino un po' mi preoccupa, ma lasciamolo pure fare. Devo solo preoccuparmi di tenergli lontani gli occhi indagatori della prima assistente: non penso di averle tolto abbastanza sangue da rincoglionirla completamente, durante il nostro piccolo interludio nell'ascensore di servizio.
Ma eccola, la fontana. Al deve averla già individuata. Una prima vasca bassa di ghiaccio piena di bicchieri a testa in giù, un castello di cristallo, un secondo anello d'acqua corrente e, in cima, una cupola opaca dalla forma decisamente evocativa, che sulle prime potrebbe sembrare una statua. Don Giovanni, a cenar teco m'invitasti, e son venuto.

(17:20:11) Vrykolakas:
avatar - PNG - Al

Al: Usare l'ascensore in questa cazzo di torre è una specie di esperienza mistica, e non di quelle buone. Saranno le lucine rosa, o gli specchi vagamente deformanti. O forse il ragazzino che fischiettava un'opera di Mozart, che forse devo ringraziare perché è solo grazie a lui che riesco a riconoscere quella stessa melodia sepolta sotto queste distorsioni elettroniche. Più che riconoscerlo lo intuisco, come devono vedere il mondo i demoni dall'interno di un pentacolo dopo essere stati evocati: sicuramente quella volta che mi hanno evocato in un pentacolo io vedevo il mondo così. È in senso metaforico che si dice una creatura evcata non possa ribellarsi al suo evocatore finché rimane all'interno del pentacolo: semplicemete, il più delle volte, non la vede nemmeno. Se il pentacolo è fatto male, nemmeno la sente. In ogni caso, l'impressione di aver preso un ascensore per l'inferno si rafforza quando entro alla festa. Non posso proprio farne a meno. Certo, non è neanche paragonabile a uno dei più tranquilli rave in zone meno in dello sprawl, qui siamo ancora abbastanza vicini al fiume da essere rispettabili, ma questo genere di feste mi ricordano sempre molto un caro vecchio sabba. È tanto, troppo, che non ne organizzo uno. Potrei, prima della consueta pausa di maggio. La luna piena è il 18 di aprile, un po' troppo a ridosso per organizzare qualcosa di fatto bene, ma forse posso tentare lady Erodiade con una festa per mange-les-morts, il 31. L'anno scorso è stato avaro di svaghi, perfino la festa di Halloween è saltata, e sono ben consapevole di quanto la mia Signora normalmente ami le feste.
Una cameriera con i capelli acconciati a cuore mi lascia in mano un bicchiere di spumante rosa che non ho intenzione di bere, ma che forse mi può tornare comodo: mi bagno il pollice e... non è sangue di capretto, ma andrà bene lo stesso, spero. Assumo un'aria oziosa e faccio un lento giro attorno alla fontana, strisciando il dito contro il bordo. Non posso guardare le rune che sto tracciando, a rovescio, ma dovrebbero essere esatte.

(22:47:11) Lou:
avatar - PNG - Lee

Lee: Sorrido. È atroce. Solitamente ho un esercizio mentale molto efficace quando la musica mi disturba: riesco a deglutire fino a sentire la pressione nelle orecchie aumentare e mi disconnetto mentalmente dai suoni, immagino un'altra musica, in un punto ben preciso a mezz'aria nella stanza, e quando la mia concentrazione si spezza mi giro a fissarlo fino a che gli occhi non si affaticano. Se il punto è in alto e accompagno il gesto con un sorriso, si penserà che io stia ammirando le luci o le decorazioni della festa. Un esercizio simile può salvarmi quando a disturbarmi sono le luci, di una festa: fissare un punto, sul pavimento, fino a che gli occhi non si affaticano e non perdono completamente il fuoco, la sensibilità ai colori sfuma, tutto diventa soffuso e ovattato come una cena a lume di candela. Ma in questa festa tutto è disturbante, e di quella particolare tonalità che devo fingere di adorare. La toilette, in questi casi, è l'unico rifugio. Con me, di fronte al grande specchio dorato sopra i lavandini, una ragazza sta fingendo di rinfrescarsi il viso con piccoli tocchi delle dita bagnate sulla fronte e ciascuna di noi sta solo aspettando che l'altra se ne vada per fare quello che davvero siamo venute a fare, di qualunque cosa si tratti. Personalmente non so nemmeno cosa vorrei fare: speravo solo che la musica qui fosse meno forte e ora mi sto cullando nel suono di queste campanelle cinesi, anche se dalla sala i suoni elettronici riescono comunque a farsi strada fino a qui, come un rivolo di sangue attraverso le bende di una ferita. Almeno il mio abito è perfettamente in tinta con il colore oro dei bagni: se prendessi tra le mani una lampadina accesa, sono certa che nel quadro generale di bizzarria di questa festa nessuno avrebbe dubbi sul fatto che io sia solo una lampada originale.
Tolgo il contagocce dalla pochette, lascio cadere due gocce di allure nella scollatura drappeggiata e le lascio scivolare indisturbate fino all'ombelico, dove scompaiono dietro all'abito e si perdono. Respiro. Questo è il mio profumo più usato, ma non avevo mai notato la vaniglia, sul fondo, e ora mi è tornata quella strana fame. Il corpetto aderente di questa dannata guaina da sirena non mi ha permesso di mangiare troppo, prima di uscire, né me lo consente ora, eppure ho mangiato due ostriche e solitamente sono abbastanza. Riprendo la linea del contorno occhi, respiro ancora, controllo l'orlo della manicure francese. Non mi sento a posto, ma devo tornare nel salone, a meno che... prendo il piccolo telefono, disattivo la suoneria e me lo avvicino all'orecchio. "Sissì! No, sono ad una festa bellissima... aspetta, non ti sento... esco un attimo..." ...e vado verso l'androne degli ascensori come se su quell'isola di pace potessi davvero togliermi le scarpe, affondare i piedi nella sabbia e stendermi al sole, con le gambe nell'acqua e il rumore del mare a portarmi via.

(05:35:47) shelidon:
avatar - PNG - Balthazar

Balthazar: Nel 1521, io ero già a Praga e Pico della Mirandola scriveva un volgarissimo trattato in forma di dialogo: si chiamava strega, o sia il primo libro delle illusioni del demonio e, se ben ricordo, nel primo passo i contendenti affrontavano un lunghissimo dibattito per riuscire a categorizzare che tipo particolare di volatile fosse la strega in questione. Ora i tempi sono cambiati, abbiamo trovato un altro nome alle donne che praticano la magia, ed un altro nome alla magia stessa, ma a volte mi trovo a pensare che le cose non siano molto diverse, se una Signora con mezzi e modi come questa Signora si trova incastrata dalle circostanze a non volere o a non potere chiedere assistenza fino a quando, dio non voglia, rischia di essere troppo tardi. Perché sto seguendo, e sto volendo seguire, l'ipotesi di mio figlio, ma il mio cervello non può e non vuole ignorare completamente l'ipotesi che nel 1945 non ci sia nulla di suo interesse e che ciò di cui è alla ricerca sia rimasto intrappolato nella rete dello spazio-tempo, irrimedisbilmente. E mentre entro nell'ambiente protetto della camera, mi concedo qualche gradino di biasimo rivolto a questa cieca ostinazione, questa violenta volontà di negazione e questa dannata fretta che mio figlio, in assenza della Signora, sta dimostrando. "Nikola, hai visto il cacciavite? Devo aver dimenticato di..." ...che ragazzo adorabile. Eccole lì, le mie viti. Questo è il massimo livello di segreti che cerco di mantenere nella mia famiglia: un segreto che tutti conoscono, ma che, al massimo, per discrezione si finge di ignorare. E quale segreto può mai essere il fatto che detesto il rosa? I miei sforzi per bonificare questa stanza dovrebbero parlare da soli.
Rimetto la chiave magnetica nel suo alloggiamento, riportando la piena luce nell'ambiente, e mi siedo al pannello di controllo dove ancora scorrono e vengono processati i primi dati, parziali, rimandati dallo hřeben. Non credo di avere già visto niente del genere, e non parlo solo dell'intensità del disturbo se paragono le prime parti dell'onda a quelle registrate durante il wormhole di riferimento, il 5 aprile: ogni tentativo che ho fatto di paragonarle, ad esempio, a quanto riscontrato sulle nostre apparecchiature il 25 gennaio 1938, mi ha lasciato profondamente insoddisfatto. Cedo il posto a Nikola, indicando i due flussi che oscillano sul monitor. "Che cosa ne pensi?" E mentre mi sposto, per andare verso le mie dilette viti, non posso non tornare alla questione della categorizzazione, e al mito di Filomela. Qual è la situazione in cui ci troviamo? Quella della rondine, che una maligna azione esterna ha privato del suo canto? O quella di un'upupa, che lamenta il proprio dolore per ciò che è stato? Non nella situazione di un falco, che dopo aver divorato i propri stessi figli insegue l'ombra di un rimorso, anche se in qualche modo si è affacciata alla mia mente l'immagine di un falco sui sigilli delle lettere che Gabriel riceveva al Klementinum. Oppure l'usignolo, che ogni imperatore tenta di ricostruire artificialmente, e di avere per sé, ma che alla fine è il solo ad avere il potere di incantare anche la morte? No, se devo associare la Signora ad un'immagine, mentre prendo una mora del gelso dalla ciotola sul tavolo, preferisco che in questa circostanza sia una Փիւնիկ. È di miglior auspicio. Il sapore dolciastro e acidulo del frutto fa il suo lavoro, e mi sottrae a queste dissertazioni oziose. Mal sopporto l'attesa, in queste circostanze. E gli oggetti che mio figlio ha lasciato sul tavolo, la documentazione per la missione, hanno un sapore antico anche più del gelso, il sapore di un tempo in cui eravamo soliti organizzare operazioni del genere. Non accade da molti anni e non ha senso ripensarci ora. Solo un oggetto sembra fuori contesto e quando lo prendo tra le mani la luce piena, quasi chirurgica della stanza riflette l'incisione al suo interno. Singapore e 1948. Queste coordinate mi sono molto familiari ed è proprio il riflesso di un ricordo, che vede la Signora sulla porta di questa stessa camera a riecheggiarle, adombrata dal timore che questo disturbo elettromagnetico, quello che Nikola sta analizzando tanto assorto, le corrodesse la memoria. "Professore, portato a termine l'esperimento, vi dispiacerebbe usarmi la cortesia di chiedere se ho memoria del capodanno 1948?" Mi domando se, ritornando sul pavimento di questa stanza, mi rivolgerà lo stesso sguardo che mi ha rivolto quando le ho parlato dello champagne alla festa dell'Emerald, o anche solo se saprà riconoscere ciò che la circonda. Non posso veramente immaginare l'espressione di mio figlio, se dovesse vedere i grandi occhi azzurri della Signora rivolgergli candidamente la stessa interrogazione esistenziale del brucaliffo.
« Tu... cosa sei tu? »

(20:40:04) Vrykolakas:
avatar - PNG - Nicholas

Nikola: Che strano... "Professore, cosa sono questi dati?" L'impressione è quella di due flussi elettromagnetici generati da una qualche apparecchiatura (perché nessun essere umano potrebbe essere tanto preciso). Confrotandoli, il Professore ha isolato un'onda di base, un'onda perfetta cui si somma il disturbo di un'azione esterna, che nel primo caso sembra molto forte mentre nel secondo ne sembra solo un riflesso, un'eco. Sembra un flusso generato da vicino, da molto vicino, ma ricordo di aver visto qualcosa del genere nel febbraio 1968 e in quella circostanza si era trattato dell'influenza a distanza di un'entità esp sciolta, quella che la tradizione popolare si ostina a chiamare fantasma. si trattava, ricordo, di un disturbo nei flussi cerebrali di una donna, nel sonno: un flusso più irregolare di questo, generato da un cervello umano, in cui i tentativi di comunicare da parte dell'ectoplasma irrompevano manifestandosi sotto forma di incubo. Sarebbe stata una scoperta senza precedenti, la prova definitiva sulla natura del ceppo sassone: lo spirito era quello di sua sorella, e comunicava dalla sua tomba sigillata, ma quando siamo andati a cercarne traccia ci è scivolata tra le dita. Perché questo influsso me la ricorda tanto?
Mi giro verso il professore e lo trovo fermo accanto al tavolo, con tra le dìta l'oggetto che io non avevo osato toccare. Ora, nella sua mano e con la piena luce della stanza, sembra aver assunto una colorazione dorata, come se si fosse illuminato dall'interno. Chiudo gli occhi. Quando li riapro, sono certo che fosse un'illusione ottica: è passata. Chissà come mai quell'oggetto esercita su di me un fascino tanto particolare.
Tengo per me le mie elucubrazioni, i miei sospetti e le mie supposizioni: sono dettate più che altro dall'istinto e fino a che non avrò dei veri elementi su cui basarle non posso permettermi un azzardo. Sono sicuro che il dottor Konstantinovic non sarebbe con me altrettanto indulgente rispetto a quanto non sia con suo figlio, se dovessi azzardare un'ipotesi errata. In ogni caso, mi sta probabilmente domandando un'opinione su un mistero di cui ha già trovato la chiave.

(04:36:17) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: "Non mi interessa se con i guanti non può farmi spuntare piume vere dalla testa" In realtà mi interessa eccome; sul vestito di piume non c'è stato modo di discutere, troppo poco tempo per improvvisare delle alternative, ma se la terza assistente non è disposta a discutere sul vestito di piume io non sono disposto a discutere sull'idea che qualcuno mi faccia crescere delle piume sulla testa. "Quando ho accettato il vostro parrucchiere i patti erano chiari: truccatori, parrucchieri e chiunque debba toccarmi per fare il suo lavoro DEVE indossare i guanti." Terza Assistente mi guarda come se quella dei guanti fosse solo una delle classiche clausole assurde inserite dagli artisti nei loro contratti. A parte il fatto che se una delle due dj ha potuto pretendere che lo staff dedicato a lei fosse vestito da zombie non vedo perché io non dovrei poter chiedere che quello dedicato a me indossi semplicemente dei guanti, la mia richiesta non è semplicemente un vezzo. Non posso lasciare che mi tocchi gente a caso, specialmente gente che è in grado di far spuntare piume sulla testa di chiunque. Non è mai facile sapere chi sia vivo e chi no in questi giorni ma chi si mette a fare cose simili ha più probabilità degli altri di essere diversamente vivo. Non posso rischiare di scoprire l'effetto del mio potere sui diversamente vivi, specialmente non in mezzo a così tanta gente.

(03:07:31) Isabelle:
avatar - PNG - C

Marlowe: Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Ora, mio caro Matteo, non sono mai stato un tuo fan ma non credo comunque di farti un torto chiedendoti dove cazzo sia finito il pastore, perché aperte le porte dell’ascensore mi trovo davanti ad una tale folla variopinta di persone (e la specifica non è casuale, perché vedo così tante piume, leopardati e zebrati da poter supporre che l’anticamera del Paradiso, o dell’inferno, sia in realtà una voliera, o la savana o… ) che, in confronto, il Giudizio Universale di Michelangelo impallidisce come fosse una povera riunione di condominio a cui nessuno vuole partecipare, soprattutto i “cattivi”. Chelsea lascia fluire i nomi dei noti direttamente nel mio cervello, senza parlare, quindi vediamo se riesco a ricordarmi le specifiche: Mr. Ivory , il petroliere: cattivi; Mr. Xiujin Jr, l’erede del banchiere, amico di George: buoni; Mr. Foxworthy, l’idiota: cattivi; Mrs. Wei, dall’orrendo cappello: cattivi; Miss Sheridan, troppo giovane: buoni; Mrs. Subao, dall’invidiabile scollatura: buoni. Stop, specifica ultima: moglie di Sun Subao, presidente del programma spaziale Cinese. Stop, avvia connessione con Mrs. Subao. E con discrezione, mi raccomando. Nel frattempo, cosa diceva il mio Neo mutaforma nel suo messaggio del 04.11.2106 – Fuso Orario di Shanghai 02:17 am: Informazioni gentilmente offerte dal C.L.E.P. (dal lato sinistro del letto). E come biasimarlo per la specifica fra parentesi? Anche se al momento la Signora sembra avere un’aria piuttosto turbata, nel seguire con lo sguardo il gentiluomo che ha tentato di farle cadere il cellulare di mano con un’amichevole spallata. ”Capo… ” è lui. Ma è davvero così semplice o il karma è una puttana dispettosa? ”Occultami: aspetto 3. Allontanati e seguilo, voglio che tu sia assolutamente certa dell’informazione prima di tornare”. Non so cosa l’abbia spinta ad una congettura simile, ma non voglio equivoci questa sera. Nel mentre mi chiedo cosa l’abbia convinto ad assumere le sembianze dello stereotipo ormai fuori moda del vecchio saggio e stoico eremita cinese. Se non fosse per l’aria distaccata e lo sguardo di un missile terra-aria che cerca il suo obiettivo, a giudicarlo da quella bianca barbetta triangolare, l’avrei scambiato per il clone di Nabokov del nuovo millennio in cerca di giovani avventure in abiti fluorescenti. Raccolgo la borsetta di Mrs. Subao, in perfetta educazione, e gliela porgo per dare un’occhiata ravvicinata: ”Prego”, meriti davvero, ma ora vado di fretta tesoro, mi serviva solamente di dare quei due secondi di vantaggio alla mia vispa Teresa che avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta e tutta giuliva stringendola viva gridava distesa; l’ho presa! L’ho presa! Ottima mossa quella del placcaggio con bicchiere di champagne rosè versato sulla giacca bianca del mangia datteri, forse un po’ scontroso e non tanto propenso alla pantomima, ma Chelsea ci sa fare. Eccolo là, a lei supplicando l’afflitta gridò: vivendo volando che male ti fo? – nessuno, se la pianti di far saltare in aria gente, relativi effetti personali ed edifici, stronzo; ma guardalo come va di fretta: Deh! Lasciami, anche io son figlia di Dio! – vero, figlio mio, sto arrivando – Teresa pentita di colpo arrossì, dischiuse le dita e quella fuggì. Teresa, guadagni decisamente un punto stima ”E’ lui”, forse anche due.

(20:47:47) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Con la musica classica, con l'opera in particolare, è facile: mi ricordo perfettamente quando ho visto per la prima volta il Don Giovanni (Praga, 28 ottobre 1787, teatro degli stati generali, con Wolfgang Amadeus in persona sul podio, e cazzo se aveva una brutta cera), o dove fossi quando ho visto rappresentata per la prima volta la prima regina di Donizetti. O la Mignon, chi si dimentica la Mignon? 25 maggio 1887, Salle Favart dell'Opéra-Comique di Parigi, con la mia signora: una cazzo di prima con il botto, letteralmente.
Con musica come quella di Roberta Zombie, però, è virtualmente impossibile.
A meno che non sia stato via trent'anni per una guerra contro la flotta di Vega, non è possibile che uno ricordi con esattezza dove e quando fosse quando ha sentito per la prima volta un Ratmouth o un Fais que ton rêve soit plus long que la nuit. I tempi della musica e i suoi modi sono cambiati. Ma la musica che ho in mente in questo momento, tuttavia, è qualcosa la cui prima volta è possibile ricordare: 9 ottobre 1986, Her Majesty's Theatre, Londra. Avevo rimediato due biglietti tramite Chris, che aveva preferito andare a Reykjavík per infilarsi nel taschino di Gorbachyov, ma non mi aspettavo di certo che Ero accettasse seriamente il mio invito. Eppure, nonostante la perfetta interpretazione di Sarah Brightman, che mi faceva venire tanta voglia di spararle in fronte, e nonostante il temporale della madonna che si sarebbe scatenato il giorno dopo per non so nemmeno più quale parola sbagliata, non la ricordo come una cattiva serata. Certo, Ozzy non mi ha mai perdonato di aver mancato la festa di compleanno di Sharon, ma non si può essere dappertutto.
Ora, mentre le vasche della fontana si sollevano dal pavimento, non posso fare a meno di pensare alla scena iniziale di quel musical, quando il lampadario si solleva, e francamente spero che la serata non finisca nello stesso modo. Il secondo anello della fontana va a formare la pedana su cui escono, starnazzando, quindici ballerine rosa in batteria. Se tutto è andato per il verso giusto, Al dovrebbe avermi creato una buona bolla in cui muovermi, là sotto, e mi esibisco in una versione riveduta e corretta della prima notte di nozze di Θέτις: passo dalla forma di cameriere ("Posso prendere il suo bicchiere, signora?") a quella della nostra receptionist, cui questa festa sarebbe piaciuta un casino, prima di diventare invisibile e infilarmi tra l'ultima vasca e il piedistallo della fontana. Conto fino a dieci, prima di tornare visibile: mentre sono in questo stato non vedo un cazzo, ma secondo il copione donnine in rosa stanno portando in sala deliziosi paraventi di piume a coprire la parte vuota sotto alla fontana e alla passerella, in cui avrò tutto lo spazio per fare quello che devo fare. Sopra la mia testa sento il ticchettio di zampette appartenenti alle ballerine, tutto dovrebbe essere a posto. Prendo un respiro e torno a vedere. L'ombra mi nasconde bene, ma il pavimento sopra di me è traslucido, quindi quando torno ad avere una retina impressionabile quello che vedo è... beh, impressionante, via. In particolare la sorpresina occultata con arte e mestiere sotto la minigonna della ballerina numero sette. Cazzo, non è un bello spettacolo, da qui. E cazzo non ho l'orologio, a nessuna di queste ballerine ne porta uno infilato tra le... beh, come dicevo, non devo distrarmi. Non posso fare tardi, questa volta. Se dovessi fare tardi, nemmeno riarruolarmi tra le fila di Chris riuscirebbe a portarmi sufficientemente lontano dal disappunto della mia Signora: mi rimarrebbe davvero solo la flotta di Vega. Chissà, magari hanno bisogno di un capitano...

(21:40:11) Vrykolakas:
avatar - PNG - Al

Al: Lo span temporale tra il vedere dove sia Gabriel e non vederlo più è sempre più o meno quello che intercorre tra un pentacolo che si spezza e Leraje che si arma del suo arco da amazzone e ti infila una freccia infernale nel culo. Cazzo, l'ho perso, da qualche parte tra il bancone del bar e la fontana. Il fatto di non vederlo più potrebbe significare che la mia piccola bolla d'isolamento ha funzionato, ma a questo punto è difficile dirlo: si è scatenata una specie di danza infernale che farebbe sentire Re Kashchei un cazzo di dilettante, tra grandi ventagli di piume e ballerine della corte di Beleth. Un Beleth vestito come Cindy Lauper.
Mi libero del bicchiere mezzo pieno e provo a godermi lo spettacolo, la coreografia, le ballerine, le facce del pubblico. Niente. Spero che Gabriel si sbrighi perché questa musica mi sta andando al cervello e...
E nei miei sogni mi vedo a dorso di lupo
in cavalcata selvaggia in un sentiero silvano
per muover battaglia contro un re stregone
nella terra dove principessa langue sottochiave,
struggendosi dietro impenetrabili mura.
Là i giardini circondano un palazzo di vetro,
e l'uccello di fuoco canta le sue ore notturne
e becchetta frutti d'oro.

Cosa cazzo era? Qualcuno lo chiama cattivo presentimento. Io preferisco chiamarlo una scossa elettrica attraverso l'ajna chakra, come se qualcuno mi avesse ficcato un cazzo di dito psichico nel terzo occhio. Simpatico. Grazie. Non so nemmeno se l'abbia fatto apposta o se sia stato solo il gesto inconsulto di uno che andava di fretta. Qualunque cosa fosse quella cosa che mi è passata accanto, fretta ne aveva e ne aveva così tanta da non provare nemmeno a occultare una scia energetica grande come quella della Cometa di Halley. Quasi mi aspetto di vederlo seguito da tre anziani vecchietti in cerca del bambinello. Oh, non mi piace... mi guardo attorno e provo a fiutarlo: sembra aver evitato le ballerine, così forse per una volta non mi toccherà assistere a Gabriel che fa esplodere un compagno mago in una granguignolesca pioggia di viscere. Fa sempre parecchio schifo. Ma ora sono curioso, oltre al fatto che una cosa del genere la notte di un esperimento merita un po' di indagine: va verso il backstage e credo mi convenga dare un'occhiata prima che Gabriel ritorni tra noi.

(23:18:46) Lou:
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Lee: Oh mio dio, è lui, è Jin Rei. Forse non l'avrei riconosciuto, se non fosse stato per quello sguardo, lo stesso sguardo che aveva quando ho rifiutato la sua pacata richiesta di essere mosso in alto nella graduatoria dei candidati per il programma di ricerca su Chang'è. Quello sguardo allora mi diceva donna, ti sei fatta un nemico e oggi sembra dirmi donna, è tutta colpa tua: non posso ignorare l'impressione che sulla luna nera non abbia trovato quello che cercava, nonostante quello che ha fatto per raggiungerla, e che ora sia tornato per farmela pagare. Ma ho già avuto la mia esplosione mensile: la prossima ricorrenza libera è in maggio, potrebbe avere un po' di pazienza.
La mia testa è una giostra francese gettata a 88 miglia orarie e non riesco a fermarla. È qui.
Credo di potermi abituare ad un'esplosione al mese, ma due no.
"Grazie..."
Anche le fattezze del gentiluomo occidentale che si è preoccupato di raccogliermi la pochette dal pavimento rimangono sfumate e indistinte: non dovrei mostrarmi turbata, potrebbe conoscermi o riconoscermi, non potrò dare interamente la colpa allo champagne se mi domanderà qualcosa, ed in ogni caso la moglie di Sun Subao ride, quando ha bevuto troppo champagne. Provo, e mi riesce solo a metà. "Che sbadata, grazie." Poco credibile, sono molto poco credibile, in questo momento sono come se mi fossi guardata allo specchio e avessi visto un 귀신, ma il vortice di persone che vogliono entrare alla festa mi aiuta a confondermi ed allontanarmi, lasciandomi alle spalle quell'uomo come tanti. Non mi serve un uomo come tanti, per quanto gentile: me ne serve uno preciso e spero proprio che voglia rispondermi al telefono, questa volta. Mi massacro la manicure contro il display di vetro nel tentativo di richiamare il numero dalla rubrica. Devo cambiare gli orecchini, indossare quelli rossi che significano dobbiamo uscire subito da qui e dare a mio marito una buona scusa per trascinarmi via, così mi vado a spalmare sul bancone bar come la migliore delle sirene ubriache. "Oh, ho così tanto bisogno di una vodka... doppia..." Questo è vero. Non è altrettanto autentico il modo in cui lascio scivolare una spallina del vestito e offro al barman un buono scorcio del seno destro. Ma in fondo sono così sbadata, questa sera, e poi sono troppo concentrata a distinguere il suono del telefono in mezzo a questo frastuono. Sta squillando: è già meglio dell'ultimo tentativo che ho fatto e quell'episodio precedeva in effetti un'esplosione.

(05:10:02) shelidon:
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Balthazar:
"Adesso basta, Nikola: non ne voglio discutere oltre." È un bravo ragazzo, ma certe volte riesce davvero a portare sul limite la mia considerevole pazienza. Non è completamente colpa sua, in fondo i suoi dubbi sono legittimi, ma a molte delle sue domande solo mio figlio potrebbe rispondere, se volesse, e non ho bisogno di domandarglielo per sapere che non vuole. Non sta a me giudicarlo e certamente non sta a Nikola. "Ho detto basta, mi sembra di essere stato piuttosto chiaro." Il silenzio scende a sostituire le sue reiterate proteste, un silenzio che normalmente apprezzo ma che in questo caso è venato da quel consueto brusio elettromagnetico di esper innervosito. L'ultima volta che si è innervosito, ha smagnetizzato la discografia completa di Serj Tankian. Era di Gabriel. Forse dovrei dire qualcosa, ma vengo salvato dal suono della campanella, nello specifico la campanella elettronica che fa da suoneria al palmare lasciato qui da mio figlio. Sta camminando sul piano di legno del nuovo tavolo (ed è questo che amo di un albergo così lussuoso: hanno accettato senza fiatare il mio risarcimento e, soprattutto, non hanno fatto domanda alcuna sul come il tavolo precedente sia andato in frantumi). Si avvicina pericolosamente al bordo. Lo prendo prima che commetta suicidio e guardo il nominativo sul display. Jean Clep. Rispondo, e sto per comunicare che la persona da Lei chiamata non è attualmente disponibile, ma la voce all'altro capo mi investe con un fiume di parole cui mi costringe a porre un freno in modo meno elegante. "Non sono Gabriel." Non ha il tono della sedotta e abbandonata (negli anni mi sono fatto una certa esperienza nel categorizzare le donne di mio figlio), ha più il tono dell'inseguita e allarmata, anche se la musica che non posso proprio definire in sottofondo rende difficile capire davvero di che cosa stia parlando. "Sono suo padre, Gabriel è impegnato, in questo momento: vuole che gli riferisca qualcosa?" Oh, mi conosce. Fa sempre piacere. Certo non sembra sapere che anche Gabriel è alla sua stessa festa, sicuramente non sta a me informarla, e Nikola, non guardarmi con quell'aria di disapprovazione che avrebbe una madre nel vedere la figlia plurilaureata trovare posto come segretaria: io sono tuo padre, Luke, non viceversa. "E già che ci sei - concludo, dopo aver ricambiato i cortesi saluti e riagganciato. - vai di sotto e riferisci a Gabriel che abbiamo compagnia. Un messaggio di Jean." Sembrava sufficientemene importante.

(21:50:48) Vrykolakas:
avatar - PNG - Nicholas

Nikola: È una piccola mania che ho, quella di trattare molte situazioni come un enigma, e quello che trovo sempre più congeniale ad esprimere la mia situazione è l'enigma del re e dei tre uomini saggi. Mentre lascio la camera d'albergo ed entro nell'ascensore, sarei tentato di porre lo stesso indovinello al solito ragazzino fischiettante. "Il piano della festa, grazie." Poi ci ripenso. Perché no, in fondo? "Il re un giorno convocò alla sua corte i tre uomini più saggi della nazione, e per determinare chi di loro sarebbe stato il suo successore, pose sopra ciascuna delle loro teste un cappello tale che potessero vedere quello altrui ma non il proprio. Il re disse poi che il cappello poteva essere bianco o blu, e che almeno uno di quei cappelli era blu, e implicitamente non garantì l'esistenza di un cappello bianco. Ai tre saggi venne poi proibito di parlare l'un l'altro, e ristettero seduti in silenzio a lungo prima che uno di loro si alzasse ed annunciasse correttamente il colore del proprio cappello. Di che colore era?"
Mi guarda come se fossi impazzito.
"Immagina di essere uno dei tre uomini saggi. Se tu vedessi gli altri due entrambi con un cappello bianco, sapresti immediatamente che il tuo cappello deve essere blu, e daresti la risposta. Se invece tu dovessi vedere un cappello bianco e un cappello blu, il tuo cappello potrebbe essere di entrambi i colori, ma se fosse bianco avresti già visto uno dei due altri uomini fare la stessa deduzione e dare la risposta, quindi il tuo cappello dev'essere blu. Ora, se invece gli altri due uomini indossassero un cappello blu, il tuo cappello potrebbe essere sia bianco che blu, ma se fosse bianco avresti visto uno dei due arrivare allo stesso ragionamento precedente, prima di te, quindi il tuo cappello dev'essere blu."
Attendo. Solitamente l'obiezione è sempre la medesima, o quasi. Il ragazzo riprende a fischiettare, seppur lentamente, come se stesse pensando. Arriviamo al piano senza che abbia detto nulla e si aprono le porte. "Dùi bù qǐ, wǒ bù jiǎng yīng yǔ." Uh? Va bene, non lo saprò mai. Esco dall'ascensore e provo a non pensare a quello che vedo. Provo a ripensare al mio enigma, al fatto che la risposta corretta è comunque blu e che il re doveva aver sempre desiderato avere come consigliere l'uomo saggio cui ha dato il cappello blu. O che, nel caso, l'uomo che vede due cappelli blu arriverà mai a fare la propria deduzione solo se il re ha deciso di dargli un cappello blu. In ogni caso, se esiste, l'uomo con il cappello bianco non ha alcuna possibilità di vincere: è messo solo per fare numero e per aiutare l'uomo con il cappello blu a dimostrare il proprio valore. Se il re fosse davvero un re giusto, non avrebbe distribuito cappelli bianchi, ma io mi sento molto uomo con il cappello bianco, in questo come in altri momenti: se anche la mia situazione è un enigma, io sono l'elemento che aiuta a risolverlo, ma non la persona deputata a farlo. E c'è troppa, troppa gente che si accalca, in questo posto, che respira la stessa aria. È una piccola mania che ho sempre avuto, un'altra, ma non posso sopportare i luoghi affollati: non so come possano tanti individui riuscire a convivere senza problema, senza domandarsi cosa abbia precedentemente toccato chi sta toccando loro. Prendi la ragazza con quei fiammanti capelli rossi e il vestito dorato: mentre le passo accanto mi sembra che il suo volto quasi si trasfiguri, assuma le fattezze minacciose ed inquietanti di una creatura extraterrestre o di una menade assetata della mia carne. Statemi lontani... Oh, spero che Gabriel non si sia infilato in un qualche cazzo di buco difficile da raggiungere, come al suo solito.
Dentro nella stanza, la folla è anche peggio. Perché deve aver lasciato il suo telefono di sopra? Solo per darmi sui nervi? No, non posso addentrarmi oltre. Tremolano le luci e... oh no, non di nuovo. Non sarò stato io? Non mi lasciano neanche il tempo di guardarmi attorno: una donna dai tratti esotici si avvicina a me, ha capelli a caschetto bluastri e rigidi, e non pare molto addolorata di dirmi... "Mi dispiace, ma devo chiederle di allontanarsi dalla festa." Sembra che le dispiaccia almeno quanto a me dispiacerebbe accontentarla, ma... "Не дирајте ме." È... è stata una reazione automatica. "Mi scusi... sono Nikolaj Balthazarovič, sto cercando... sto solo cercando..." ... o sto cercando solo?
Questa musica è infernale, ma sembra aver capito ugualmente. Odio quello sguardo, quello sguardo che fa la gente in questo posto è come quello della gente a New York durante le mie brevissime visite del secolo scorso, quello sguardo di chi vuole quasi dire va bene ma non fare casino. Ci vivevo, una volta, ma non credo di volerci più tornare dopo aver visto cosa è diventato il New Yorker Hotel. Assomiglia molto a questo, adesso che ci penso. Odio quello che è diventato quanto odio questo posto.

(07:04:58) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: "Ma di che colore mi avete fatto i capelli?" la mia immagine nello specchio è diventata ancor più improponibile e lo sguardo di Terza Assistente per un attimo sembra condividere la mia opinione. Di colpo ha l'aria agitata, il tono di voce le si ala di un ottava e il ritmo della sua parlata raddoppia. Il problema che quello che dice in realtà non coincide con la mia convinzione che il rosa sia un pessimo colore per i miei capelli. La sua preoccupazione è che il rosa è quello sbagliato perché non si intona con il cane. "In che senso non si intona con il cane? Ulla non è rosa... che avete fatto a Ulla?" considerato quanto sembrava disperata pochi minuti fa Seconda Assistente non credo che Ulla sia lasciata tanto facilmente colorare di rosa. Infatti Terza Assisente chiama una ragazza che porta in braccio un barboncino di un rosa che, in effetti, non si intona con il colore dei miei capelli. "No, vi ho detto che volevo il MIO cane in scena non UN cane a caso. Non mi interessa se questo si intona di più ai miei capelli e poi lo avete detto anche voi che non si intona con questo rosa. Portatemi il MIO cane, datemi un fiocco che si intoni e ci penso io.". Mi guardo attorno per cercare la porta in cui avevano condotto Ulla ma il lenzuolo da parrucchiere che mi copre, la poltrona da parrucchiere in cui sono seduto e il parrucchiere mi impediscono di girarmi come vorrei. Per un attimo con la coda dell'occhio ho l'impressione di vedere mio padre vestito in giacca bianca e con farfallino rosso al collo. Eppure ero riuscito a distrarmi e non pensare a lui. Possibile che anche nella concitazione di questa serata i miei pensieri debbano tornare su un argomento al quale non vorrei pensare per qualche ora? Per scrupolo provo a guardare nuovamente nella stessa direzione, giusto per ricordare a me stesso che NON è venuto a vedere il mio spettacolo. Non avrebbe senso. Infatti nell'arco della porta dove ho immaginato di vedere mio padre adesso c'è un'altra faccia nota. Che ci fa da queste parti? Ok che sia alla festa, lo capisco, sembra che sia una festa a cui è stata invitata un sacco di gente. Mi stupisce più che altro che sia qui dietro le quinte... a meno che... va bene è uno stregone ma non mi sembrava che fosse un uomo di spettacolo. Però magari... in fin dei conti se hanno chiamato due diverse DJ possono aver chiamato anche due diversi... ecco mi hanno chiamato talmente tante volte "prestigiatore" che stavo per usare anche io lo stesso termine. Comunque sia magari può essermi d'aiuto "JACOB! Per favore digli tu che io lavoro solo con Ulla e non con il primo barboncino rosa che passa, intonato o meno che sia con il colore dei miei capelli!"

(21:37:18) Isabelle:
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Marlowe: Gesù, ma è un piercing quello?!, oh lo so che non dovrei interpellare lui, non andava mica di moda ai tempi di Maddalena… Ma le “ballerine” sul palco hanno veramente il coraggio di alzare gonnellino e ginocchia per mettere in mostra quello che non c’è in favore di quello che brilla tra le gambe di alcune (e non voglio sapere di che si tratta veramente). Prima d’ora non mi era mai capitato di assistere ad uno spettacolo pubblico del genere ed ero abbastanza sicuro di aver visto più o meno tutto il peculiare al covo dei pirati. Non è poi così male: in questo momento vengo inondato dal dono della comprensione e so esattamente come dev’essersi sentito il buon vecchio Bosch nel dipingere il suo Inferno Musicale: visioni di mostri rosa e glitter e diamonds are girl’s best friends e luci da attacco epilettico e... Probabilmente se mi godo lo spettacolo fino a mezzanotte, l’incantesimo maligno svanirà e tutti questi esseri riprenderanno le loro reali sembianze: zucche. Un enorme salone pieno di silenziose zucche. Non suona male. Sicuramente suona meglio del mix della DJ, che sembra appena scappata dal set dell’ultima serie di walking dead, in cui un tizio rantola qualcosa sullo sbattere qualcos’altro nel posteriore di Dragula e l’orrenda versione di “Because we can Can-Can” del Moulin Rouge.
”Capo, obiettivo ad ore 12 e 20”. E Chelsea: guadagni il tuo terzo punto stima, tesoro. Lo sento già da qui, lo gnomo coglione che per tenere segreta la sua identità, dopo aver fatto un accordo con la figlia del mugnaio, canta a squarciagola una filastrocca autobiografica: nessun lo sa, e questo è il sopraffino, ch’io porto il nome di Tremotino, il beduino (nel suo fantastico vestito bianco fluorescente, sotto le luci del backstage). Ma ora mi sento un tantinello a disagio al pensiero di aver cucito l’avventatezza del mangia datteri su di una favola dei Fratelli Grimm in cui, per rendermi il protagonista vincente, dovrei usare un travestimento femminile: perché raggiungendo Jacob vestito da Regina, non vorrei trovarmi a finire come Mnesiloco alla festa delle donne di Demetra.
”Bestia“, pensavo di conoscerti abbastanza da essere sicuro di poter giurare che non ti avrei mai incontrato ad un evento del genere. Anche da prima che tu stesso snebbiassi il dubbio sulla tua reale identità chiamandomi ”M”, come stai facendo ora, durante l’ultima festa di Halloween prima del trasferimento a Shanghai. Ma dal momento che sei qui: ”Hai per caso visto passare la bella? Barba triangolare, cent’anni per gamba“ e non ho potuto farci caso ma scommetto avesse lo stesso sguardo incazzato del cane che ci passa tra i piedi per andare a nascondersi sotto la poltrona del suo proprietario. ”Aria sospetta. Passo affrettato e vestito bianco?” Bingo. Ma per quale cazzo di motivo si è andato ad infilare nel corridoio che porta ai camerini? E’ vero che, osservandoli bene, il cane in questione non è un animale qualunque, ma è un segugio italiano a pelo forte e che il tizio, stretto nella sua psichedelica tutina piumata in perfetto stile Velvete Goldmine, dev’essere, quindi, San Francesco il Canadese... E visti così mi sembrano tutto fuorché pericolosi, ma tant’è. Va bene, disponiamo un nuovo piano d’attacco: Jacob, se c’è tempo ci vediamo dopo, spero tu possa capire anche senza che mi metta a spiegare, perché ho fretta, non posso e poi non credo afferreresti il punto: il coccodrilletto nel fiume discese e a nuotar sorprese di pesci un bel gruppetto. E tutto giulivo gli artigli suoi arrotò dischiuse poi le fauci e i pesci si mangiò; Chelsea, tu rimani qui a far finta di sistemare questo problema riguardo ad una sfumatura di fucsia, mentre io mi fingo lo stalker del dietro le quinte.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
Wendy! Sono a casa amore! Su, dove ti nascondi… Hai per caso visto la mia ascia, tesoro?

(03:36:20) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Strano. Strano e non piacevole. È come tornare a casa dalla guerra e scoprire che qualcuno ha parcheggiato al tuo posto, ha mangiato la tua minestra e si appresta ad infilarsi a dormire nel tuo letto, probabilmente senza il consenso della tua donna, tanto che onestamente avrei la tentazione di alzarmi in piedi, uscire da sotto la fontana, sparare in aria per ottenere silenzio e domandare, nella mia migliore interpretazione di papà orso, "Hey, chi ha cablato la mia foca?"
Ma non è una buona idea.
Se non altro, perché ho lasciato la pistola di sopra.
Prendo il filo rosso e lo faccio scorrere tra le dita fino a raggiungere il foro attraverso cui si infila nel pavimento. Sono ragionevolmente certo che, anziché portarmi fuori da questo labirinto di gambe e gonnellini svolazzanti, seguirlo mi porterà dritto dritto tra le dolci affettuose braccia del Μινώταυρος (ma per la miseria non lo biasimo: sarei incazzato come un picchio anch'io se mio padre mi avesse chiuso in camera senza televisione solo perché ho le corna e non sono davvero suo figlio). Una cosa per volta. Tanto per cominciare, nel mio letto ci dorme solo chi dico io, stronzo, quindi stacco con cautela i cablaggi altrui dalla fontana e ci attacco i miei. Non ho molto tempo, ma preferisco perdere dieci minuti ora, quando forse posso ancora permettermeli, se il rischio è quello di ritrovare Riccioli d'Oro seduta sulla mia seggiola quando ogni secondo sarà cruciale, così prendo un profondo respiro e passo attraverso il pavimento. Un momento. Non mi ero portato davvero niente di metallico? Giurerei di aver lasciato qualcosa sotto la fontana, qualcosa di piccolo, qualcosa come... cazzo, l'accendino. È almeno il settimo, questo mese. Vaffan'culo. Devo affinare questo cazzo di trucco, così non si può andare avanti.
Finisco di scivolare attraverso quello che ormai è il soffitto della stanza di sotto e un po' mi aspetto di piombare addosso a qualche annoiata dama europea che attende il servizio in camera (non si aspettava che in questo albergo fossero così efficienti, eh, signora?) ma niente, riesco solo a finire addosso ad un cazzo di attaccapanni. Mi giro, pronto ad usarlo tipo Bedwyr Bedrydant con tanti saluti alla Dama del Lago, ma nella stanza non c'è nessuno. È una delle suite piccole, a tema, quella con i sarcofagi bianchi, i crocefissi alle pareti e la scritta luminosa fosforescente qui vampiri (ok, no, questa non c'è, ma ci starebbe bene). C'è qualcosa di diverso, dall'ultima volta che l'ho visitata in compagnia di due signorine sulla cui identità non mi soffermerò in questo momento: quella che per decenza chiamerò piattaforma tra i due letti è coperta da uno strana maquette, con fili di lana che sembrano mimare quelli elettrici pendenti dal soffitto. È come se Dennis Cleg, il ragno schizofrenico, avesse un giorno preso un tè con lo Hiro Nakamura del futuro e si fossero detti "Dai, facciamo un modellino insieme." Anche se a guardarlo bene assomiglia un po' al primo schema elettrico che abbiamo fatto io e mio padre quando abbiamo fatto saltare... beh, lasciamo perdere. Cazzo, ha usato i pezzi degli scacchi con appiccicate sopra delle carte da gioco, come un cattivo di Batman che ancora non ha deciso cosa fare da grande e ha letto troppi romanzi di Le Carrè. In realtà ha usato due soli pezzi degli scacchi e due sole carta da gioco, come un cattivo povero di Batman: c'è una regina nera con appiccicato sopra il ritaglio da una donna di bastoni, infilata in una scatola appesa ad un filo. Dall'altra parte, un alfiere bianco con il punto di domanda del joker, attorniato da un pubblico di pedoni, proprio sotto al filo elettrico che pende dal soffitto e che si infila in un... Oh Santa Barbara patrona degli artificieri. Questo stronzo ha la sindrome di Halifax, ed è più vendicativo di Guy Fawkes.

(17:27:04) Vrykolakas:
avatar - PNG - Al

Al: Non conosco quell'uomo. Lo guardo da lontano, mentre si sbraccia a chiamarmi, e mi ripeto che non lo conosco. Quell'uomo ha i capelli rosa, e io non lo conosco. È quello che il mio cervello continua a dirmi. Di solito, quando è così ostinato, è una forma di rifiuto. "Non credo che..." ...avvicinandomi io riesca a riconoscerti, ma proviamoci, anche perché sono sicuro che... "...quel colore di capelli ti doni, Kūchenbäcker." Cazzo. Lo conosco. Conosco un tizio con la parrucca di キューティーハ ニー.
Anche le truccatrici e la sciampista, ci scommetto, mi stanno guardando facendosi la stessa domanda (se mi conoscono o meno). No, temo di no. A giudicare dall'età, non mi riconoscerebbero nemmeno se mi gonfiassi nel mio mantello immaginario e proclamassi a gran voce il mio Vero Nome. Sic transit gloria mundi. L'importante è che continuino a essere convinte di questo: se il canadese mi ha chiamato con quel tono, invocando in quel modo il mio aiuto, devo essere una persona importante coinvolta nell'organizzazione della festa. Devo esserlo. "Hai visto passare di qui..." ...e cosa gli chiedo? Se ha visto passare di qui un tizio che si lasciava dietro una potente scia energetica? A uno che ha lasciato gli tingessero i capelli di quel colore?
Ma la cosa veramente strana è che uno non può lasciarsi andare ad una domanda esistenziale ed ecco che arriva qualcuno a porgli quella stessa domanda. Solo che questa volta non ho bisogno di forzare alcun meccanismo di negazione del mio cervello per riconoscere in chi mi sta parlando... "...M" Strano: nessuno mi ha detto di averlo visto comparire a corte. Ma riguardo alla sua domanda, chief, non so se il mio disturbo nella Forza avesse cent'anni per gamba ma sicuramente aveva una giacca bianca ed è andato di là. Io invece è il caso che torni di qua, o (per essere più precisi) di su. Anche se non mi dispiacerebbe rimanere di giù: questa nuova parrucchiera, arrivata per porre rimedio al danno fatto dalla prima, farebbe un figurone tra i miei, ha quello sguardo di chi starebbe benissimo in sella ad un cavallo rosso, e al suo cavaliere fu data una lunga spada e il potere di togliere la pace dalla terra, così che gli uomini si uccidessero fra di loro. Ma magari un'altra volta. "...in bocca al lupo per il tuo spettacolo." Ne avrai un gran bisogno, amico.

(21:20:19) Lou:
avatar - PNG - Lee

Lee: Qualcuno mi prende per le spalle e mi solleva dall'indiscreto specchio del bancone che in questo momento sta facendo da emittente televisiva, trasmettendo a tutti i presenti in diretta quanto è contenuto tra le pieghe della mia scollatura. "Hai bevuto abbastanza." È mio marito, richiamato dal segnale degli orecchini rossi. Questa sera avevamo in programma di avvicinare Shari Kapur, la moglie del presidente del programma spaziale indiano. Invece dovremo tornare a casa, ed è per causa mia. Mi lascio trascinare fuori di malavoglia, protestando, e ci fermiamo solo sulla soglia, all'ingresso del salone: dalle scale sta salendo Balthazarovic, con l'aria di chi va di fretta o è appena arrivato. Non so bene per quale motivo, ma Subao mi stringe la mano attorno al braccio e si ferma. Lui e Gabriel si stringono la mano e per un momento ho come il dubbio che quella negli occhi di mio marito sia vera gelosia, ma non c'è tempo di guardare meglio: è un brevissimo saluto, e siamo già di fronte agli ascensori. Mi prende il polso e ferma le mie dita a breve distanza dal pulsante di chiamata. "Aspetta: prendiamo le scale." Ha nel palmo un quadrato di carta a quadretti che non aveva prima di stringere la mano all'amministratore dell'Etemenanki, con il piccolo disegno di un uomo stilizzato come nel 행맨 posto all'interno di un rettangolo a sua volta chiuso in un cerchio. Sembra la raffigurazione cinese dell'equilibrio, il cielo sopra la terra, fino a che non noto che il cerchio ha una miccia. L'uomo è dentro una scatola, e la scatola dentro in una bomba. Tolgo le scarpe e le prendo in mano: c'è talmente tanta gente che nessuno baderà a noi. Sì, imbocchiamo le scale.

(00:44:04) shelidon:
avatar - PNG - Balthazar

Balthazar: Apro il portasigarette d'argento che mi ha regalato mio figlio, ma... vuoto. Riesce ad essere pieno solo in realtà virtuale, ormai. Almeno fino a quando riuscirò a tenere il mio cervello sufficientemente distratto da non badare alle statistiche e illudersi che in effetti possa anche essere pieno. Non abbiamo inventato la realtà virtuale esattamente per questo, d'accordo, e non l'abbiamo inventata nemmeno per il cinema e per i videogiochi, o per internet, ma le vie del marketing sono infinite. Del resto non avevamo inventato nemmeno lo yakhchal perché i posteri potessero farci un frigorifero.
Tolgo una sigaretta cinese dalla scatola d'argento gemella di mio figlio, sul tavolo, e la rigiro tra le dita alla ricerca di qualche indicazione in più. L'ultima volta che ho fumato qualcosa senza sapere cosa fosse, era una di quelle moderne sigarette con capsula al mentolo, e credo avrei preferito fosse una di quelle sigarette con capsula al cianuro che andavano tanto di moda nel posto in cui mio figlio progetta di fare una visita questa sera. È follia. Rinuncio alla ricerca, accendo la sigaretta ed esco in terrazza, prima di attivare l'allarme antincendio e dover spiegare al personale dell'albergo cosa sia il marchingegno in soggiorno. E come osi non essere di quel colore che qui tutto domina e tutto sovrasta.
Se tutto andrà come teme Nikola, questa sera, non rimarrà nessuno a farsi questa domanda: il concetto stesso di rosa verrà annichilito, e forse potrebbe rivelarsi un risvolto positivo. Se tutto andrà come credo io, in ogni caso, sarà presto comunque irrilevante di che colore fosse l'apparato.

(18:20:52) Vrykolakas:
avatar - PNG - Nicholas

Nikola: Vorrei essere religioso, quasi. Se fossi religioso potrei maledire tutto questo appellandomi a qualunque entità superiore, ma non lo sono, e l'unica entità superiore cui posso appellarmi è quella del fastidio. capisco benissimo perché Gabriel viva qui, ma come può sopportarlo una signora come quella che ho visto nel monitor della videochiamata destinata al Professore? Anche solo per lei, se si trattasse di me, questa confusione andrebbe ridotta ad un tranquillo silenzio, ma se Gabriel fa le rende il servizio che rendeva a suo padre non mi stupisce che il risultato di qualunque attività non sia il silenzio.
Dove sarà andato a cacciarsi? Mi avevano detto di averlo visto qui, ma non lo riesco a vedere. Potrei chiedere di nuovo a quella signorina con il caschetto blu, ma si è dileguata e in questo posto, con questa confusione che sembra penetrare fino nel moto guizzante delle luci, sembra possa essere impossibile distinguere un qualunque essere, umano o meno. Poi qualcuno mi tocca sulla spalla e mi pervade quel consueto sentimento che si placherebbe soddisfatto solo se io rimanessi ultimo uomo sulla terra. E lui sa quanto odio essere toccato, soprattutto da lui. "I cercavo: il professore ha raccolto una tua telefonata e mi ha mandato a dirti che..." ...se si trattasse di una persona normale, sarei certo che non mi possa sentire. Ma lui può. E io posso vederlo sorridermi in faccia, come l'uomo prediletto del re, e dedurre dal mio cappello bianco il colore blu del proprio. "Sì, sì, lo so." E se fossi religioso potrei rispondere: sia fatta la volontà del Signore. Quantomeno sia fatta la volontà del signore che ci attende all'ultimo piano.

(03:22:20) Simone:
avatar - PG - Ted

Ted: Gli ultimi minuti sono stati abbastanza tranquilli nonostante il quantitativo di gente e di agitazione generale sia rimasto lo stesso qui nei "camerini", se così possiamo chiamare questa specie di salone di bellezza di lusso in giorno di saldi. Il quantitativo di persone è lo stesso, il quantitativo di voci che si accavallano le une alle altre è rimasto costante, il quantitativo di oggetti e addetti a varie mansioni in movimento è invariato ma i problemi che mi stavano procurando le tre assistenti si sono risolti. Forse Jacob non sarà uno degli artisti della serata ma da come si muoveva qui dietro deve in qualche modo essere coinvolto nell'organizzazione. Tra l'altro deve avere una posizione importante nel preparare la serata perché, anche senza che lui abbia dato ordini o indicazioni in proposito, dopo il suo passaggio le varie addette al trucco e le assistenti hanno iniziato a cambiare atteggiamento e a risolvere problemi anziché crearne di nuovi. Terza Assistente per esempio... dopo aver quasi litigato sulla differenza tra rosa zucchero filato e rosa hello kitty con chi mi stava facendo il colore dei capelli, ha indicato una delle bombolette coloranti dicendo di usare quella perché era l'unica che si intonava al cane. Per un attimo ho temuto che volesse ancora rifilarmi il barboncino ma quello che è venuto fuori dalla bomboletta doveva essere un decolarante o qualcosa del genere e mi sono ritrovato con i miei capelli al naturale. Non che siano dello stesso colore di Ulla ma in effetti è il mio colore naturale è più intonato del rosa con il suo pelo. L'assistente è abbastanza convinta della cosa da decidere che finalmente è l'ora di accompagnarmi di nuovo dalla sua collega per poi lasciarmi con lei e passare a occuparsi di qualche altro dettaglio della serata. Anche Seconda Assistente sembra contenta di come i miei capelli si intonano con il pelo di Ulla, o forse di come il pelo di Ulla si intona ai miei capelli, in ogni caso ha l'aria particolarmente soddisfatta per come hanno "fatto bella" Ulla, anche se a me sembra identica al solito, se non persino un filo più arruffata di quanto sia normalmente quando è in scena. Quando provo a chiederle se va tutto bene, a Ulla non all'assistente, l'immagine che mi arriva e quella di me stesso vestito come un pagliaccio dai capelli rosa. Posso solo darle ragione, i capelli rosa rendevano ancor più ridicolo il vestito di piume, per fortuna mi sono liberato almeno di quel dettaglio. In ogni caso la soddisfazione di Seconda Assistente relativamente a Ulla vuol dire che si è risolto il secondo problema il che a sua volta vuol dire che decide che è il momento di accompagnarmi dall'ultima collega prima di tornare a dedicarsi ad altri impegni. Terza Assistente sembra non guardare nemmeno l'insieme del mio abbigliamento e non fa commenti su piume, capelli o peli arruffati; si limita a chiedermi conferma che il mio spettacolo non preveda fiammate e nuvole di fumo o se, in caso contrario, usi materiale certificato anti incendio o, più nello specifico, certificato per non far scattare inutilmente gli allarmi anti incendio. Una volta ricevuta la mia rassicurazione sul fatto che "Il mio è un numero esplosivo anche SENZA fuoco, fiamme e fumo" si limita a un cenno affermativo della testa e passa a ricordarmi l'accordo preso sulla selezione di eventuali spettatori e sui dettagli della soluzione che abbiamo concordato, quindi mi accompagna davanti a una porta e mi dice che il mio ingresso è quando inizia "Thriller" però nella versione originale perché la musica antica è più di atmosfera per una serata come questa. Due problemi in meno in una volta sola: scampato completamente il rischio di ritrovarmi un'assistente indesiderata sul palco e finalmente so quale sia il mio segnale di entrata in scena. Non mi resta che guardare lo
a portae aspettare.

(03:50:28) webadmin:
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