- Il fenicottero
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8:30 pm, 2 April
2106
Sprawl - Oriental Pearl Tower
L'Oriental Pearl Tower (东方明珠塔), a lungo edificio simbolo dello skylight di Shanghai, nasce come torre televisiva nel 1991 e la sua costruzione termina nel 1995 regalando alla Cina quella che all'epoca era la torre più alta dell'Asia e la terza nel mondo.
(00:46:45) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Lo so, lo so: con questo tizio addosso sembro uno yakuza o uno della ninkyō dantai, ma se vuole un incontro discreto, come mi ha scritto, ci sono poche possibilità che io possa entrare nella reception dell'Oriental Pearl Tower con addosso uno dei miei soliti aspetti. Mi innervosisce aver dovuto togliere il viola dagli occhi, ma in fin dei conti chi ha mai visto un cinese con gli occhi di Elizabeth Taylor senza farsi più di una domanda? Raggiungo la reception e appoggio una mano sul bancone, tirando fuori la mia miglior inflessione di Pechino. "Nǐmen yǒu fángjiān ma? Wǒ gēn Lee mǎ hǎo."
Beh, sì, effettivamente è un modo abbastanza diretto di dirlo, ma dovresti intuire che questo non è il mio vero aspetto, dolcezza. La receptionist mi fa scivolare sul banco la tessera magnetica della camera, mentre mi studia con aria fin troppo interessata, e mi chiede se voglio che mi accompagni. Nella mia esperienza, cara, presentarsi ad un appuntamento con una signora in compagnia di un'altra signora è sempre, e intendo sempre, un'idea poco felice. Ringrazio educatamente - ho pur sempre indosso un cinese - e rassicuro che non sarà necessario. Telecamere di sicurezza a destra e sinistra, quindici e venticinque gradi. Metaldetector. Suono. Ovvio che ho una pistola, dai, mi hai visto in faccia? L'addetto alla security, in un'avvilente uniforme glitterata, scambia un'occhiata con la receptionist e decide di lasciarmi passare. Miss programma spaziale cinese deve averne sborsati, di fen, per montare questa scenetta. Raggiungo l'ascensore e mostro la tessera al povero bellboy, infilato in un'ancora più avvilente uniforme rosa glitterata. Lo sapevo, avrei dovuto ingerire qualcosa contro la glicemia, prima di venire qui. Tintinnio. Accende il bottone dell'ultimo piano e si dondola avanti e indietro, fischiettando. L'amour est un oiseau rebelle / que nul ne peut apprivoiser, / et c'est bien en vain qu'on l'appelle, / s'il lui convient de refuser.
Beh.
Non capita tutti i giorni un garzone che conosca la Carmen, di questi tempi, anche se la sta fischiettando al solo scopo di prendermi per il culo (probabilmente pensando che io non capisca). La scelta stilistica è probabilmente l'unico motivo per cui non gli sparo subito ad un ginocchio.
L'ascensore raggiunge il piano, tintinnando, e prevengo il suo eventuale "Et voilà" togliendo la pistola da sotto la giacca. Mi guarda a occhi sgranati mentre gliela punto alla fronte. Vediamo quanto riesco a sciogliermi la lingua col francese dopo quell'accento terrificante. "Rien n'y fait, menace ou prière, l'un parle bien, l'autre se tait: et c'est l'autre que je préfère, il n'a rien dit mais il me plaît." E so che il mio sorriso mentre esco dall'ascensore non lo rassicura per un cazzo, come non lo rassicura che io schiacci il pulsante per rimandarlo al piano terra. "Prends garde à toi." Forse lo rassicura che le porte si chiudano senza che io gli abbia sparato. Forse nemmeno. Cazzo, l'unico melomane spiritoso impiegato Hilton dovevo beccarlo proprio io? Non bastava il fantasma in salotto, oggi? Cos'è, una congiura?
Scuoto la testa e rimetto la pistola a posto, allaccio un bottone della giacca, sistemo il nodo alla cravatta e raggiungo con la tessera il lettore ottico accanto all'unica porta del pianerottolo. Nessuna telecamera visibile, ma è meglio che mi cambi nel cono d'ombra tra l'apertura della porta e l'ingresso. Non ho nulla contro i cinesi, ma questo tizio veramente non mi soddisfa ancora a pieno, devo lavorarci ancora un po'. Recupero una delle mie forme preferite e mi lascio richiudere alle spalle la porta della suite. Supero l'ingresso. Scosto la tenda con il dorso della mano. Le luci sono basse tranne la campana di vetro appesa sopra il tavolo rettangolare, lungo, apparecchiato agli estremi. Dalla enorme vetrata che cinge la stanza si vedono il fiume, lo spazioporto e, oltre, il Bund dove nessuno, nessuno che non lo sapesse già, potrebbe indovinare il profilo dell'Etemenanki superarci in altezza. Siamo come l'isola che non c'è: non puoi trovarci se non sai già dove siamo. Ma le Wendy non sono molto gradite.
Socchiudo gli occhi per abituarli alla penombra senza fare qualcosa di troppo vistoso alle pupille, e ne approfitto per dare una regolata al viola. Alla sinistra del tavolo, stampata contro le luci della città vecchia, miss programma spaziale cinese ha accuratamente scelto di mostrarmi la schiena e lo scollo a V del vestito da sera. Forse le pailette argentate sono state una scelta abbastanza discutibile con questa luce, ma sarebbe indelicato cominciare una cena con un'osservazione del genere: più che apprezzare il vestito, scelgo di concentrarmi su quello che lascia scoperto, prima di passare direttamente a quello che c'è sotto.
"좋은 저녁입니다"

(00:52:09) Lou:
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Lee: Su un angolo dello skyline, quasi sopra la guglia dell'Emerald Hotel. E' lì che ha deciso di posarsi l'icona del player, dopo aver fluttuato a lungo sul vetro come una bolla di sapone. Suona il Yellow Fever Psalm come l'eco di un fantasma. So che i suoni sono a rovescio, eppure mi basta distrarre la mente per pochi secondi ed eccola che tenta di comprendere le parole. E' un buon esercizio, una volta controllate per l'ultima volta le candele sulla tavola, il ghiaccio attorno alla bottiglia di Ghostly White, l'orlo della scollatura. Due passi avanti. Due indietro. La vetrata con il fiume sempre sulla mia destra, la tavolata imbandita sempre sulla sinistra e, oltre, il resto del soggiorno nella penombra. Di fronte a me i vetri sono leggermente socchiusi e lasciano entrare un filo d'aria dalla terrazza, facendo uscire l'eco spettrale di questa maledizione cantata più di un secolo fa. «You are going to have the fever.» Alle mie spalle so esserci il resto della suite, oltre una tenda come quella all'ingresso. Mi sono affacciata appena per controllare che, nel caso, anche da quel lato sia tutto in ordine. Poso l'indice sul piccolo cerchio del vetro, come se stessi toccando la luna, e mi si aprono a ventaglio le opzioni più banali. Play. Stop. Pause. Next. Previous. Info. Volume. Mai una scelta originale. Decido di abbassare leggermente e lasciar scivolare la cantante sulle note del pezzo successivo. Mentre l'eco delle troppe lingue scivola giù per la schiena, ripasso nella mente la direzione che devo far prendere alla conversazione. «Te Deum laudamus: te Dominum confitemur.»
- Ore 9.08 del 31 marzo scorso: il lettore di retina al gate 2 dello spazioporto consente l'accesso ad un visitatore con licenza di classe D, passaporto diplomatico;
- Ore 9.12 dello stesso giorno: lo shuttle GNDN-7 proveniente da Chang'è plana sul fiume e raggiunge l'hangar 5b, con due oggetti di valore a bordo;
- Ore 9.15: l'hangar 5b subisce un lock-down d'emergenza ed esplode;
- Ore 9.20 circa: uno shuttle è visto decollare dal fiume e procedere a mezza altezza verso il Bund;
- Ore 9.32: lo shuttle, identificato da una denuncia come il GNDN-7, decide di rovesciare un peschereccio e infligge lieve danno ad un altro natante di scarsa importanza;
- Ore 9.35: testimoni dicono di aver visto lo shuttle raggiungere il Bund e due persone scendere;
- Ore 9.45: l'arrivo della squadra di recupero non trova nessuno shuttle.
Adesso, concentriamoci su due semplici concetti. Primo: aver perso un intero shuttle è imbarazzante. Secondo: ancora più imbarazzante è dover chiedere al braccio destro di lady Erodiade se per caso è stato lui a prenderlo. Ho provato a convincere Subao che non può essere: Balthazarovic possiede il 27% del programma, avrebbe agito diversamente e sicuramente non sarebbe stato così imbecille da entrare con un'identificazione in regola per prendersi uno shuttle che caricava anche merce destinata anche a lui. Ma non c'è nulla di più stupido di mio marito quando si crede intelligente. Non sei il frenastenico che diamo a credere, va bene, lo so, ma questo non ti rende un genio, e alle volte sembra che tutta la tua stupidità repressa si voglia concentrare in un solo punto e sfoghi da lì, come il vapore da una valvola.
Mi prendo un momento per controllare la manicure francese.
Sì. Ma perché questa volta deve aver deciso di sfogarsi proprio qui?
Il suono della porta che si apre mi sorprende ancora di spalle. Non era così che volevo riceverlo: il ragazzo all'ascensore non avrebbe dovuto avvertirmi, una volta arrivato al piano? Troppo tardi. Resto di spalle fino a che non mi arriva quel suo buonasera in coreano. Mi volto con un sorriso che cela la mia momentanea esitazione. Accidenti mi ha fregato: avrei voluto salutarlo io in ceco, ma ormai sarebbe davvero troppo. Già ha scelto di arrivare mentre Jocelyn Pook sta battendo sul tamburello di Take off your veil. Scelgo il cinese. "Buonasera. Spero non abbia avuto troppi... fastidi."

(01:00:28) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Cinese? Vada per il cinese. Togliere dalla lingua il coreano è un esercizio di precisione, come sfilare gli aghi da un riccio di mare ancora vivo, ma si può anche fare a bocca asciutta, non è troppo difficile. E, detto tra noi, è una lingua orrenda. "Fastidi?"
Si riferisce all'intera faccenda dell'appuntamento in riservatezza? L'aver già recuperato uno dei miei aspetti riconoscibili non è solo vanità: trovo che sia sempre una pessima idea presentarsi ad un appuntamento quasi al buio rassicurando il partner che "sì sono venuto solo, no non mi ha visto nessuno". E' un biglietto di sola andata per una pallottola in fronte e poco importa che su di me non sarebbe sufficiente: è comunque sempre seccante anche se alla cravatta di Bulgari non tengo gran che.
O forse si riferisce semplicemente all'avermi dato appuntamento nello sprawl. "Non mi dispiace la città nuova, la trovo abbastanza... divertente." In fin dei conti nel tragitto dalla mansarda a qui hanno cercato di rapinarmi solo tre volte.
Esco dall'ombra e passo nel primo cerchio di luce, soffusa, disegnato dalla lampada sul tappeto. Tappeto che temo di ricordare sia rosa. Avrei davvero dovuto portarmi qualcosa contro la glicemia. Ma apprezzo che miss programma spaziale abbia tentato di abbattere l'atmosfera con una tovaglia bianca e un po' di musica inquietante. Tento di distrarmi, anche se con questa luce sembra che uno stormo di fenicotteri abbia deciso di attraversare a piedi la tangenziale e il risultato sia stato preso per decorare la stanza.
La vedo raggiungere il collo della bottiglia con una mano, sollevarla, e ogni volta faccio fatica ad abituarmi a questa tradizione orientale per cui è la donna a servire da bere. Ghostly White. Ah, di bene in meglio. Ha un non so che di ironico, se si considera il mio piccolo contrattempo in salotto questo pomeriggio, ma lei non può saperlo. Rispondo con un cenno d'assenso alla domanda che non mi ha fatto e la vedo sporcare nel ghiaccio l'orlo del mio bicchiere con gesti misurati e cauti. Entro nel secondo cerchio di luce, aggiro il tavolo passando una mano sullo schienale della sedia che sarà la mia, la raggiungo dal lato della vetrata. Sono curioso di sapere il motivo di questo invito, a parte quello più ovvio che mi sento di scartare. Troppo, troppo ovvio. Non sufficientemente curioso da bruciare le tappe, comunque: apprezzo quando qualcuno si prende la briga di allestire una scena, rispetto il tentativo a sufficienza da non rovinarla, quando posso. Ed è principalmente per questo che accetto il bicchiere con un leggero inchino di ringraziamento e rimango a guardare fuori dalla vetrata. Come se non conoscessi a memoria lo skyline del Bund. Se non altro, essere in cima all'Oriental Pearl Tower ha un vantaggio: è l'unico punto in città da cui non si vede l'Oriental Pearl Tower.

(01:02:40) Lou:
avatar - PNG - Lee

Lee: Si muove lentamente, nella vasca di penombra. Come lo squalo che è. Complice la musica, riesce a far sembrare una specie di acquario la perla trasparente in cui siamo, sulla cima della torre, e la luce delle candele sale come un filo di bollicine in fiamme. Faccio due giri nel ghiaccio anche con il mio bicchiere e mi verso il vino. Un po' meno di quanto ne ho dato a lui. Mi avvicino e alzo il bicchiere in segno di brindisi, facendo attenzione a non superare l'orlo del suo calice con il mio. E' sempre l'etichetta cinese che mi induce a non guardarlo negli occhi, anche se sarei curiosa di farlo: non ho mai avuto occasione di guardare quel colore da vicino. "Sì, immagino che per uno come Lei..." Lascio sospesa la frase e bevo. Secco, fermo, freddo. Con un vago profumo di spezie e canditi. Assomiglia a un Gewürztraminer, ma là sotto quelle due gocce di sangue metallico si fanno sentire, non solo nel colore che da paglierino vira a rosato. Ironico che mi accompagni il lento respiro e il vocalizio di un pezzo chiamato Dionysus. E' una specie di tic agli occhi, continuare a guardare il titolo sulla striscia più bassa di vetro: l'ho sempre trovato un esercizio utile per mantenere la postura, è sempre così difficile tenere lo sguardo basso. Quelle lettere luminescenti a filo pavimento sono la mia variante, moderna e corretta, delle lianlǚ: non potrei muovermi come faccio, se non le avessi. L'unica cosa seccante e non poter controllare se stia o meno bevendo: dovrò fidarmi della sensazione che lo stia facendo.

(01:06:58) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Viviamo in Cina da 94 anni e non mi ci sono ancora abituato. Siamo soli in quella che così ad occhio sarà 2,150 piedi quadrati di suite, la città è 1,148 piedi sotto di noi e per spararci dall'unica angolazione possibile (che per inciso è la terrazza di camera mia all'Etemenanki) sarebbe necessario un signor mirino olografico. Chi cazzo vuole che ci veda? Guardami in faccia, santo cielo. Lo so, lo so che è solo una questione di etichetta: il suo battito quasi regolare esprime più che altro qualcosa di simile alla curiosità. E' proprio questo che mi annoia. Preferisco misurarmi con un po' di genuina paura, piegare un comportamento dettato dalla convenzione è banale nella sua riuscita e altrettanto scontato nella sua temporanea riuscita: al termine della serata l'atteggiamento è di nuovo quello di partenza e la volta successiva bisogna ricominciare tutto da capo. Inspiro cautamente una boccata d'aria. Il profumo speziato del vino, una goccia di sangue, la cera delle candele, allure di Chanel. Che scelta scontata, per ricordarmi che ne è stata la testimonial meno di quindici anni fa. Non me ne ricorderei mai se non avessi ricontrollato il tuo curriculum prima di venire qui: pensi di conoscermi eppure non sai che le modelle non sono il mio genere? Uno come Lei.Suonava vagamente dispregiativo. Divertente. Bevo un sorso di vino e mi giro a guardarla. "Non deve credere a tutto quello che si dice, mi mette in difficoltà: difficilmente si può essere all'altezza della propria reputazione, a stomaco vuoto, specie senza sapere di quale parte della reputazione stiamo parlando."

(01:08:51) Lou:
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Lee: Mmm... Una minaccia, eppure non lo è: ho iniziato io con le insinuazioni e so precisamente con chi ho a che fare. Lui sa che io so. Eppure ha ragione: farglielo notare è stato... superfluo. Mi consente solo, seguendo il suo gioco, di portare la conversazione su un altro livello. No, non ho intenzione di dire tutto. Solo quello che penso possa fargli piacere. Do le spalle al panorama e vado ad appoggiare il bicchiere sul bordo del tavolo e fingo di guardare le cesellature nel coltello da pesce come se non le avessi mai viste prima di questa sera. "So che usa quel nome da molto tempo, e che difficilmente lo cambia. So che difficilmente cambia il colore degli occhi e che, anche se ha dichiarato il ceco come lingua madre, il suo passaporto diplomatico è britannico. E' stato arruolato dal '914 al '947, ma ogni informazione sulla Sua permanenza nell'esercito britannico è criptata in un modo che in genere significa military intelligence." Avanzo di un passo per avvicinarmi ancora e raccogliere la reazione. Dal vetro la musica è una sorta di ballata rinascimentale, forse la colonna sonora di un qualche film, e oltre il Bund ci guarda con i palazzi di pietra e le luci, come se io fossi veramente l'unica cosa, nel quadro, a non venire dallo scorso millennio. Divertente. "Come sto andando?"

(01:12:10) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Incrocio la sua occhiata, più simile a quella di un gatto di quanto mi faccia piacere ammettere, e abbozzo un mezzo sorriso volutamente poco rassicurante. Abbasso il bicchiere, da cui non ho ancora bevuto, e non torno a guardare il profilo del Bund. "Non male, ma mi aspettavo qualcosa di diverso da un master in economia all'università di Hong Kong. Un master a pieni voti, per di più." Sapientia et Virtus, tesoro: non sei l'unica con una connessione internet e la voglia di usarla. E' abbastanza divertente questa conversazione, in realtà, considerato che conosco tuo marito dal primo contatto con il secondo satellite, nel 2047, trent'anni prima della tua nascita: Subao aveva dieci anni meno di te adesso, era vicepresidente e pensava che lanciare sonde fosse pensare in piccolo. Eppure, prima che fondasse la colonia, non mi era mai passato per la testa di diventare suo socio: il suo business plan era rimasto una specie di mikado anche dopo aver avuto l'intuizione geniale. E, se torni indietro a guardare i suoi progetti, rimane più o meno un piccolo disastro fino al 2096, quando diventa presidente del programma e sposa una modella coreana. O meglio. Quando sposa una modella coreana e poi diventa presidente del programma. Dopo dieci anni che possiedo una delle quote più consistenti, era ora che riuscissi a parlare con il CFO dell'operazione. E, ammettiamolo pure, trovo adorabile la faccia che stai facendo in questo momento. Ora posso anche bere un sorso di vino.

(01:13:55) Lou:
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Lee: - 빌어먹을 -
Visto, Sun? Cosa ti avevo detto? Ecco perché non avrei voluto incontrarlo da sola. Sarai contento. Ora ho tre opzioni.
Primo: fingere di non aver capito, fare l'oca. E ormai abbiamo appurato che non apprezza il genere, non gli piacerebbe, non lo metterebbe nella miglior disposizione d'animo per indurlo a confidarmi se ha lo shuttle o per indurlo a non irritarsi se, come penso, non ha nulla a che vedere con la sua sparizione.
Secondo: posso negare. Ma non gli piacerebbe affatto, e la situazione rischierebbe di degenerare perché quel sorriso che mi ha rivolto proprio non era quello di chi ha troppi scrupoli di coscienza, ammesso che la cosa fosse ancora in dubbio.
Terzo: devo ammettere. E non mi piace, ma è davvero l'unica opzione così scoppio in una risata e appoggio la mano al vetro, chinandomi in avanti. "불즈아이" Come, come, come ha fatto a scovare quest'informazione, se mi sono laureata con un nome diverso e con un viso diverso? Non risalendo dall'assonanza tra Lee Ja-Yeon e Jeannie Lee. Non confrontando le date tra una carriera universitaria nel paradiso fiscale cinese e una carriera di modella nella capitale della Corea. Come? Il mio battito cardiaco accelera e non è bene: se devo credere a quello che dicono, può accorgersene.

(01:15:47) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sorrido, questa volta davvero, e mi appoggio al vetro con la spalla destra continuando a guardarti. "감사합니다" Come dicevo, apprezzo quando qualcuno si prende la briga di allestire una scena, e mi mette in una buona disposizione d'animo il fatto che tu abbia deciso di scoprire le carte. Non che ti abbia lasciato molte scelte intelligenti, ma ciò non significa che non avresti potuto intraprenderne una stupida. Rilassati, l'ho sempre saputo. Beh, proprio sempre no: da quando ho acquistato la mia quota. Pensavi che sarei mai entrato in società con uno capace di perdere il giudizio per il volto di Yves Saint Laurent collezione primavera-estate? Seriamente.
Già che sono a contatto con il vetro, frugo mentalmente fino all'access point proteico del sistema e programmo le luci per abbassarsi di mezzo tono tra due minuti. Indipendentemente dal fatto che mi è sempre abbastanza facile infilarmi in un sistema progettato da mio padre, non è la prima volta che vengo qui. Mi stupisce appena, e neanche troppo, scoprire che tu le avevi programmate per alzarsi. Evidentemente abbiamo due programmi diversi per la serata: vediamo se mi riesce di farti cambiare idea. Mi concedo appena una sbirciata al menu - (굴? Con il vino? Questo vino? Stai scherzando) - prima di staccarmi dalla parete, andare a recuperare il tuo bicchiere e tornare per porgertelo. "Vogliamo ricominciare?"

(01:18:20) Lou:
avatar - PNG - Lee

Lee: Devo ammettere che mi piace il suo gioco: punta al vantaggio ma in modo elegante. D'accordo. Accetto il gesto, il bicchiere, il brindisi, anche se mi costringe a bere più di quanto avessi in mente di fare a stomaco vuoto. Accidenti. Generalmente reggo bene il vino bianco, per questo l'ho preferito allo champagne, ma questo sta già iniziando a tradirmi: ho avuto l'impressione che le luci si abbassassero. Mi viene in soccorso un ticchettio dalla porta, la tenda che tintinna, e la cameriera che entra con il plateau delle ostriche. Ha un cappello cinese nero sulla testa, avvolto da abbastanza giri di pizzo perché non le si distingua il volto, e vedo chiaramente la mano di Balthazarovic che si prepara ad infilarsi sotto la giacca. E' armato. Ma posso sorprendermi, forse? Balthazarovic è sempre armato, anche quando non lo è. Rimane di spalle mentre vado ad occuparmi di controllare che la cameriera non inciampi. Come può vedere quello che sta facendo? Probabilmente l'andatura incerta ed i gesti titubanti sono solo parte di un comportamento studiato per darmi l'impressione che non possa riconoscere né me né il mio ospite. In fin dei conti tutti fingono, per fare il loro lavoro, ed è così strano che mi venga in mente di chiedere un'opinione proprio al mio ospite. Come se fosse un vecchio amico che conosco da sempre. Mi sconcerta a sufficienza per non sentire la cameriera che esce e per non vederlo aggirarmi, alle mie spalle, andare ad appoggiare le mani alla spalliera della mia sedia. Cosa...? Ah. Già. Sorrido e prendo posto, lasciando che mi avvicini la sedia. Lo seguo con gli occhi pur senza farlo. Aggira la tavola sempre dal lato della vetrata, si ferma per togliere la bottiglia dal secchiello del ghiaccio, riempire i due bicchieri, la rimette al suo posto. Si porta all'altro lato della tavola. Si siede. Non ha fretta di arrivare al punto, e non lo nasconde, come non nasconde quale sia il punto cui vuole arrivare.
Va bene.
Allungo una mano verso il plateau e prendo un'ostrica.
Sono state così difficili da trovare.

(01:20:04) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: E va bene. Continuo a disapprovare la scelta del vino, ma almeno sono riuscito a portare la cena sul mio terreno di gioco, dove la signora siede per prima e non versa da bere. Raggiungo il mio posto e mi protendo appena per raggiungere un'ostrica. Lei prende la forchettina a tre denti dalla destra del piatto e la usa per staccare la sua ostrichetta da casa, e farla scivolare verso la bocca. But Mother Oyster winked her eye and shook her heavy head: she knew too well this was no time to leave her oyster bed. Ignoro la mia forchetta e picchietto con due dita sul dorso della mia ostrica reticente, facendo correre lungo il guscio una precisa istruzione a staccarsi di lì. Alzo la mano, porto il bordo della conchiglia alle labbra e la inclino per lasciarla scivolare in bocca. Non male, per fortuna, perché il sorriso che mi scappa può essere scambiato per un apprezzamento sul cibo. In realtà sto ancora pensando al tricheco e il carpentiere. "A loaf of bread," the Walrus said, "Is what we chiefly need: Pepper and vinegar besides are very good indeed— Now if you're ready Oysters dear, we can begin to feed."
Lei non smette di guardarmi e risponde al sorriso con un'aria curiosa. No, non posso sicuramente dirle cosa mi passa per la testa: potrebbe suonare veramente minaccioso e non mi va di spaventarla, per ora, oltre al fatto che paragonarsi a un tricheco non è quasi mai una buona strategia per conquistare i favori di una signora. Inclino la testa di lato, come a dire Cosa c'è?, e giocherello con la conchiglia vuota nella mano sinistra. E penso a come continua la storia. "Now if you're ready Oysters dear, we can begin to feed." / "But not on us!" the Oysters cried, turning a little blue, "After such kindness, that would be a dismal thing to do!" / "The night is fine," the Walrus said "Do you admire the view?"

(01:21:14) Lou:
avatar - PNG - Lee

Lee: Poso la forchetta al bordo del piatto e appoggio la conchiglia cercando di limitare il tintinnio. Mi asciugo le labbra con l'interno del tovagliolo. Bevo un sorso di vino. Mi asciugo ancora le labbra. Niente, non riesco a resistere. "Perdoni la mia curiosità." Mi protendo in avanti e lo guardo giocherellare con la conchiglia, rigorosamente nella sinistra anche se con la destra non ha toccato la sua forchetta. Non so come esprimere la mia richiesta. Mi piacerebbe vedere da vicino quello che può fare, ma se glielo dicessi in questo modo, ho l'impressione che potrebbe prendermi troppo alla lettera. E sono pur sempre qui per parlare d'affari, anche se sto cominciando a pensare che Sun se lo meriterebbe, se lo meriterebbe proprio: ti avevo detto che non era una buona idea. Sfioro con le dita un'altra ostrica, esito, alla fine la prendo e torno a guardarlo, accennando a quella sua mano che gioca con la conchiglia come se in quell'oggetto ci fosse molto più di quello che sembra."Può davvero...?"

(01:22:33) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Beh. Per lavorare ho bisogno un certo assetto tra idrogeno e carbonio, e la madreperla tecnicamente ha troppo poco del primo per consentirmi qualunque giochino, ma sono sufficientemente vecchio da padroneggiare una semplice verità: poche signore apprezzano che le si faccia rotolare sul tavolo una formula chimica quando quello che ti hanno chiesto è una perla. Lascio cadere il guscio della prima ostrica nel piatto e ne prendo un'altra, mostrandogliela sotto la luce tenue del lampadario. Niente in questa mano, niente in quest'altra mano. Giro l'ostrica senza staccarla dal guscio e le picchietto sul dorso con due dita, come farei per togliere la cenere dalla punta di una sigaretta: sul palmo dell'altra mano mi cadono due gocce d'acqua salata e, poi, una perla grigia a goccia. O meglio, qualcosa che assomiglia a sufficienza a una perla. Concentrati con gli occhi su quella mano, mentre poso l'oggettino sferico sulla tovaglia e lo faccio rotolare nella tua direzione: con l'altra sto posando il guscio nel piatto in modo che non se ne veda l'interno. Perché non c'è più nessuna ostrica. "Curiosity killed the oysters, though."

(01:24:06) Lou:
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Lee: Rido. Perché diavolo sto ridendo? Dovrei togliere le scarpe e scappare dalla porta, anche senza aprirla se necessario. Eppure, nonostante dalla cantina provengano chiaramente suoni di gente sgozzata, sto prendendo una candela (o una torcia con poche batterie, generalmente) e sto andando a vedere. Come le ragazze dei vecchi film dell'orrore che guarda mio marito mentre fa i calcoli termodinamici. Scappa. Cretina.
La perla è fredda e calda contemporaneamente sotto le dita. Quando la alzo verso la luce, mi colpisce la perfezione della superficie e la ricercatezza della forma. Non saprò mai se l'ha fatta così perché era più semplice o se si è anche preoccupato di imprimerle una foggia ricercata. Ora cosa faccio, prima che gli venga in mente di imprimere anche a me una forma a goccia?
Poso la perla sulla tovaglia, abbastanza lontana da me per non dare l'impressione di volerla tenere, anche se mi piacerebbe. Posso permettermi una perla, ma questa è davvero bella. Sto per prendere un'ostrica quando mi colpisce all'orecchio sinistro la canzone che pure io stessa ho messo in coda. The ring is on my hand, and the wreath is on my brow; satin and jewels grand are all at my command, and I am happy now. Guardo Gabriel e mi si piega un lato del viso in un mezzo sorriso. Sta riuscendo di proposito ad essere coordinato con la colonna sonora? O sta improvvisando come nemmeno il mio professore di teoria dei giochi, oppure è un caso. Ma non ho mai creduto troppo al caso. "Va bene, niente più domande."
Come? Niente più domande? Ma l'ho invitato qui proprio per fargli una domanda. Possibile?

(01:27:05) shelidon:
avatar - PG - Gabriel

Gabriel: Sto quasi per dissuaderla citando Sun Tzu: It is said that if you know your enemies and know yourself, you will not be imperiled in a hundred battles; if you do not know your enemies but do know yourself, you will win one and lose one; if you do not know your enemies nor yourself, you will be imperiled in every single battle. Desisto. Non tanto perché potrebbe risultare ancora più minaccioso, quanto per il semplice fatto che ancora non sapevo il cinese, quando l'ho letto, e sono abbastanza sicuro che - con una traduzione a rovescio - non mi avvicinerei molto all'originale. 知彼知己,百戰不殆;不知彼而知己,一勝一負;不知彼,不知己,每戰必殆 forse? No, lasciamo perdere. Il suo cuore ha incrementato le pulsazioni e questa, sopra il sale delle ostriche e l'odore del vino, questa è paura. Non tanta, intendiamoci, giusto due gocce dietro il collo, a confondersi con allure, e troverei la cosa orrendamente scontata se non fosse che mi stai sorridendo comunque. Bene. Vuoi vedere quant'è profonda la tana del bianconiglio, a quanto pare.
Ora, se fossi davvero un gentiluomo dovrei cogliere l'argomento e domandarle quale sia il motivo per cui mi ha invitato qui: ho il forte sospetto voglia in realtà tutt'altro rispetto a quello che sembra (anche se ci sto lavorando). Ma cerco di non essere ipocrita, quando posso. Il vetro alla mia destra ci accompagna con un'incantevole versione musicale della Bridal Ballad di Poe, e penso mi sia riuscito un tempismo quasi perfetto tra la perla e la prima strofa. Ora, spero non mi riesca un tempismo altrettanto perfetto con l'ultima (Lest an evil step be taken,- Lest the dead who is forsaken may not be happy now, sembra non essere di ottimo auspicio). "E' Yeon o Jean, quindi?" Prendo la terza ostrica, terza e ultima per quanto mi riguarda. Sempre dispari, come le rose. Se anche lei ne prende un'altra, nel vassoio ne resteranno altre tre: una a testa e una per il piatto. Quando in Italia provi ad avanzare qualcosa, ti trovi lo chef in camera a domandarti cosa c'era che non andava. E io lo so bene: il nostro chef è italiano. Ma se provi a mangiare tutto in Cina, mortifichi ospite e cucina. In una città come Shanghai, accontentare il galateo di tutti è una sonata per cui, alle volte, davvero non ho abbastanza mani.

(01:28:38) Lou:
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Lee: Possibile. E' bastato il modo in cui ha detto Jean. Dannazione, sono dieci anni che nessuno mi chiama Jean. E' sufficiente a instillarmi il pensiero che forse, sotto sotto, non mi dispiacerebbe farne il nostro punto di Schelling. Apro la porta e scendo le scale della cantina, con la mia torcia e le sue batterie scariche. Dello shuttle potrò sempre parlare dopo, o sbaglio? E Subao... Subao se lo merita. Tra cinque giorni è il nostro decimo anniversario di matrimonio, e il regalo migliore che mi sai fare è farmi rotolare in una cena suicida sulla cima dell'Oriental Pearl Tower nonostante ti avessi detto chiaramente che non era una buona idea. Va bene. Forse le circostanze del nostro matrimonio ti hanno dato l'impressione che io sia di porcellana. Vuoi vedere quanto sono di porcellana? "Jean", sorrido. "Jean, mi piace, nessuno lo usa più." E mi piace non dover fingere lo sguardo vuoto da bambola, per una sera. Poter condurre un gioco diverso, meno banale. Parlerei di qualunque cosa: delle ultime oscillazioni del dollaro, dello scandalo Fujitsu, quasi gli confiderei l'ultima proposta del programma spaziale indiano. Dannatissimo inglese, come diavolo hai fatto?

(01:31:32) webadmin:
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