- Il cervo
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9:45 pm, 13 April
2106
Bund - Garden bridge

Il Garden Bridge, o Ponte Waibadu, è l’unico collegamento a nord tra la striscia coloniale del Bund e il quartiere ebraico di Hongkuo, con le sue tradizioni millenarie fatte di numerologia e diffidenza. Gli altri collegamenti della striscia con la città sono il tunnel sotterraneo, ormai in disuso e che collega la città coloniale con il nuovo polo degli affari dall’altra parte del fiume, e i traghetti che diramano le loro rotte in tutte le direzioni. Il ponte, tuttavia, rimane il collegamento favorito dai cittadini.

(16:00:22) Vrykolakas:
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Nikola: Il taxi si ferma ed è la terza volta, da quando sono salito. L'uomo alla guida sorride e mi accenna il ponte di fronte a noi con un gesto cortese, a mani giunte, come se me lo stesse offrendo in dono. Sorrido. Non è dove penso che dovrei arrivare. Ma la carta elettronica della mia guida di Shanghai si è spenta alla seconda falsa fermata - dimentico sempre di ricaricarla: non è una cosa di una cosmica ironia? E ora non posso più contare sulla mia guida, la mia guida è diventata un foglio di elegante plastica opalina arrotolato sopra il mio ginocchio sinistro. Non ho mai voluto imparare il cinese perché il professore non ha mai voluto impararlo e ora eccomi qui, su un taxi fermo al centro di quello che sembra un vecchio ponte ferroviario. "No... Oriental Pearl Tower..." L'autista sorride e annuisce e indica nuovamente. E questa volta è così convinto che non trovo il cuore di deluderlo nuovamente. Acconsento a farmi detrarre 90 fen dal chip della carta di credito: una cifra esorbitante per un circolo vizioso tra le strade di una città che non ho mai desiderato davvero visitare. Ma scendo, recupero la mia borsa nel bagagliaio e guardo allontanarsi il mio Caronte di Babele. Nei tempi in cui viviamo, noi morti dovremmo sempre portare una moneta sotto la lingua e un manuale di tutte le lingue in tasca. E ricordarci di caricarlo, soprattutto.
Forse passerà un nuovo taxi.
Forse potrei andare a piedi.
Dopotutto vedo la mia destinazione, inconfondibile riproduzione dal vero della fotografia vista sulla guida, e non sembra troppo distante: solo dall'altra parte dell'Acheronte, e io sono già sul ponte. Appoggio la borsa sulla putrella arrugginita della balaustra, tolgo una sigaretta di tasca e la rigiro tra le dita di entrambe le mani come se stessi correggendo un piccolo difetto di regolazione dei macchinari nella fabbrica e la stessi arrotolando nuovamente. No. Io non fumo. Ho smesso e non ho mai ricominciato. Ma porto le sigarette per il Professore, lui fuma ma non le ha mai, e non mi dispiace rigirarne una tra le mani di tanto in tanto. Mi aiuta a distendere i nervi mentre cerco di lasciare all'aria dal fiume il compito di togliermi dai vestiti l'odore del taxi. Non c'è molto vento. Anzi. Una sorta di cappa elettrostatica sembra chiudere la città come sotto una campana di vetro. Mi domando se possa essere l'influenza di quella Signora. Meglio non pensarci. Lascio cadere nel fiume la sigaretta contaminata dal mio tocco, infilo nella borsa la carta elettronica spenta. Forse dovrei avviarmi. Vedendo un uomo fermo su un ponte che attraversa il fiume, qualcuno potrebbe pensare che io stia per buttarmi. Non penso che potrei giustificare la borsa, in quel caso.

(06:03:16) shelidon:
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Al: Cazzo, sono in ritardo. Sta diventando una fastidiosa abitudine, quella di darmi incarichi da condurre con il cronometro tra i denti, ma io sono un fottuto mago, non un velocista. Questa volta ho mancato l'obiettivo: quando sono arrivato all'aereoporto, se n'era già andato. Non avevo nemmeno troppi elementi su cui lavorare: "Vai a prendere mio fratello all'aereoporto" è un po' poco, specie quando la tua mente è troppo concentrata sulla risposta "Gabriel, tu non hai un fratello" per domandare ulteriori dettagli. L'ho mancato. Per fortuna che lascia una traccia e ergetica talmente forte da attirare il pendolino anche durante un'interrogaziome fatta al volo a bordo del cinquantasette barrato. Sotto gli occhi di un'anziana cinese che mi diceva chiaramente ho trentasei nipoti e cinquemila anni di civiltà alle spalle: se provi a lanciarmi un malocchio giuro che ti spacco tutte le ossa. Città coloniale: hanno un'innata diffidenza nei confronti degli stranieri. Forse dovrei domandare al nostro chirurgo plastico di corte di darmi un aspetto più orientale (un volta chiarito da quando ha un fratello e perché cazzo se ne salta fuori solo adesso). Scendo dal tram proprio nel punto in cui si rifiuta di proseguire e dichiara capolinea. Lo fanno in molti, ormai, rifiutarsi di entrare nello sprawl, e il capolinea ufficioso è quasi diventato ufficiale tanto che la gente normalmente scende anche se l'autista prosegue. Probabilmente non fidandosi a continuare il viaggio con un autista tanto matto da voler entrare in tram nel cuore dello sprawl. Scendiamo, e l'anziana cinese quasi mi spezza il polso quando faccio il bravo ragazzo e le porgo la mano per aiutarla a superare i tre mastodontici gradini. Ma vaffanculo, nonna, vuoi un aiuto per unirti agli antenati?
Roba da non credere.
Il caro vecchio Bund rimane alle mie spalle, il ponte è di fronte a me. C'è un tizio, appoggiato alla balaustra, che guarda il fiume e lo sprawl: indossa un completo grigio di chi viene da climi più freddi ma nessun cappotto, come chi non deve soffrire poi così tanto il freddo. E la borsa a due manici di Prada, abbandonata così, non durerà molto se la sua direzione è quel lato del fiume anziché questo. Sto pensando che è proprio nel punto dove volevo appoggiarmi io per lanciare una nuova ricerca, quando mi viene un dubbio. Non vorrà buttarsi, vero? "Io non lo farei. Con tutta la robaccia che c'è nel fiume di questi tempi..."

(19:06:45) Vrykolakas:
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Nikola: Sentirsi parlare in inglese è piuttosto strano. Inaspettato, come un codice 404 sul display nella macchinetta del caffè. Quasi non afferro quello che mi ha detto. Immondizia nel fiume? Pensa che nella borsa io abbia qualcosa da buttare nel fiume? La prendo per i manici e la tolgo dalla balaustra, quasi avessi paura che voglia rubarmela, e in parte è così. Non mi fido molto del mio prossimo e quest'uomo indossa i panni un po' retro di qualcuno che può conoscere a memoria ogni anfratto della città oltre il fiume. È la mia destinazione: forse dovrei provare a chiedergli indicazioni. "Sì... No, non avevo intenzione di... Sto aspettando un taxi." Prenderne un altro forse rimane la soluzione migliore. Potrei attraversare il ponte a piedi e vedere se c'è una stazione all'altro capo, ma questo ponte deserto non sembra invitante. È così raro, ormai, trovare luoghi deserti in una grande città come questa, a qualunque ora, e sicuramente mi stupirebbe trovare così sgombro il Ponte Carlo. Sopra di noi vola solo un pipistrello, che si abbassa a guardarci e fa qualche giro sopra di noi. Poi torna verso la città alle mie spalle. Nesnáším netopýry... So cosa significa, ma speravo quasi di non vederlo. Sono qui perché mi ha chiamato il Professore e perché non c'era più nulla che potessi fare, da Praga, per blandire la Sorbona: spero di riuscire a convincerlo, almeno, a tenere la conferenza giovedì prossimo, e di tutti gli affari possibili che può avere questa città sono sicuro che non ci sia davvero nulla da offrirgli se non una scusa. Probabilmente è un suo diritto ma che sia partito così, senza avvertirmi se non per telefono...
Mi fermo.
Qualcosa si è mosso, alle mie spalle, e nel fiume ha fatto un suono d'acqua rimescolata. Forse è l'altro uomo a essersi buttato? Quando mi giro lo trovo come lui ha trovato me, appoggiato alla putrella di ferro, con un disco in una mano e nell'altra un oggetto pesante legato ad una catena. L'oggetto pesante è in una posizione innaturale, come tesi verso di me, e lo sguardo dell'uomo lo segue. Mi controllo me talmente. Che io abbia creato involontariamente un campo magnetico? Non mi sembra. Spero di non essere incappato in un altro cavaliere di San Giorgio: due nella stessa settimana sono troppi. Anche uno è troppo. "Posso... aiutarLa?"

(20:13:22) shelidon:
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Al: Oh cazzo. Guardo meglio il tizio che ho di fronte, ma... no, non mi ricorda nessuno. Non so nemmeno se dovrebbe ricordarmi qualcuno: chissà in che senso si intende fratello e con questi cazzo di vampiri slavi è come sfogliare un grimorio in cinese, a ogni pagina saltano fuori nuovi modi di interpretare gli ideogrammi. Che cazzo gli dico, adesso? La mia traccia potrebbe essere oltre il ponte, alle sue spalle, già nello sprawl, e non mi sembra molto educato esordire con "Scusi, Lei, come fa di cognome". Ma qualcosa dovrò ben dirgli. "Forse. Sto cercando una persona, è arrivata oggi da Praga..." ...credo. In realtà non so nemmeno di preciso da dove arrivasse l'aereo e probabilmente è anche per questo che l'ho mancato. Ragionandoci bene, uno che sta aspettando un taxi sul Garden Bridge tra il Bund e lo sprawl non può essere venuto dall'aereoporto, perché ci sarebbe venuto in taxi, o al massimo in treno sbarcando già nello sprawl. Dall'altra parte, uno che sta aspettando un taxi sul Garden Bridge tra il Bund e lo sprawl non può essere di qui: non passano auto, sul Garden Bridge, e anche il tram solitamente ha paura. "...ma se sta aspettando un taxi, Le consiglio di prenderlo dall'altra parte: le auto non attraversano il ponte, i cinesi lo considerano maledetto." Solo perché chi lo attraversa di solito muore... ma io sono già morto e sospetto lo sia anche l'uomo del ponte. Anche se probabilmente non è la persona che sto cercando. Ora lo accompagno, interrogo un'altra volta il pendolino e chiamo Gabriel per dirgli che è stato un cazzo di scherzetto divertente ma se mi voleva fuori casa sarebbe bastato chiedere.

(23:50:00) Vrykolakas:
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Nikola: Lo sapevo. Aspettava proprio me. Chi può averlo avvertito del mio arrivo? La compagnia aerea: sono sempre le compagnie aeree. Eppure mi avevano raccontato che in Cina i cacciatori di vampiri sono molto pochi e molto disorganizzati... C'è gente, dal lato di città più vicino a noi e all'ombra dei bei palazzi europei di pietra, e forse per questo non vuole risolvere la questione qui. Sono d'accordo. "Sì. Andiamo." Se ricordo quanto c'era scritto nella mia guida, avrei fatto meglio a spostarmi verso quel lato coloniale, ma è dove si trova la gente e solitamente queste persone non mostrano riguardo nei confronti dei... civili. È un gesto tutto sommato civile che devo accettare prima che venga ritrattato. E in fondo, da questa parte o dall'altra del fiume, che differenza potrà mai fare? Ora, anche se non lo ammetterei mai, vorrei che quel pipistrello tornasse indietro, con qualcosa di più grosso. Magari lo farà. Solitamente lo fanno.
Camminiamo lungo il ponte deserto e sembra una scena da un film scadente americano, uno di quei film in cui i vampiri (o i licantropi, o gli zombi, o gli alieni, o gli androidi) hanno conquistato il mondo e dell'umanità non rimangono che piccoli focolari spauriti. Forse è così che anche il mio compagno di traversata vede questa scena. In fondo, proprio come in uno di quei film che ho smesso di guardare, ci aspetta solo il piazzale vuoto di un parcheggio, di quelli con l'asfalto a grani che sembra ghiaia e strisce bianche che non sembrano davvero significare niente. Non per quelle due auto parcheggiate, almeno, trasversalmente al senso indicato senza essere parallele tra loro. Sono sicuro che ad osservarlo bene ci sarebbe uno schema matematico o psicologico a guidare queste intersezioni, ma non c'è tempo. Lascio cadere la borsa per terra: in fondo il cellulare è in tasca e il resto delle apparecchiature elettroniche ha visto traumi peggiori (o ne sta per vedere). L'aria è sempre tranquilla, ferma. Quasi stanca. "Coraggio. Fai quello che devi." Sono stanco. E muoio, ma soprattutto dalla voglia di fare una doccia.

(00:11:28) shelidon:
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Al: Oh vaffanculo un fottuto telepate.
Non ce l'ho con tutti i telepati, è chiaro, la mia sarebbe una vita d'inferno, anche se detto da me può risultare un po' ironico, e qualcuno potrebbe pensare che la mia sia solo invidia. Niente di più sbagliato: non mi interessa sapere cosa pensi la gente, di massima, e al potere di convincerli a pensare quello che penso io posso tranquillamente rinunciare. Non ho mai ben capito come funzioni, in ogni caso. Quella che veramente non posso sopportare è la stirpe dei telepati curiosi, quelli che vengono a frugarti nel cervello e quando trovano qualcosa che non capiscono hanno anche la faccia di Valefar di venire a chiedere cosa significa. E cazzo mi capita di continuo: la mia testa è piena di cose che la maggior parte di loro non capisce. Potrei provare a friggergli il chakra della curiosità, ma al momento non ho tempo. Vuoi vedere un po' di magia, stronzo? Eccoti un po' di magia.
Distendo la mano aperta con il palmo rivolto verso l'asfalto e la scrollo come a far scendere della polvere dal dorso, ma quella che scende non è polvere (o, se lo è, forse è quella di quella ragazzina che donava la felicità): ridisegno la mappa della città per terra, a linee guizzanti che il buon senso dovrebbe consigliargli di non calpestare, e tolgo il pendolino di tasca. Come sto andando, stronzo? Ne vuoi vedere altra? Brevemente, perché ho una persona da trovare e chiaramente quella persona non puoi essere tu.

(02:07:59) Vrykolakas:
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Nikola: Devo ricredermi sulla Cina, forse? "Lei... è un esper?" Lo dico con una certa sorpresa e sono sorpreso di dirlo: in fondo non è una vera domanda, anche se esistono congegni che consentano trucchi del genere anche al più semplice tra i semplici, e molti di questi congegni devono molto a me. Potrebbe essere arrivato il giorno del pentimento, per aver donato l'energia elettrica all'uomo come Prometeo, ma è una cosa di cui non mi pentirò mai, o comunque non basterebbe un sol uomo a farmene pentire. A parte questo, da quando sono cambiato so decifrare con lucidità quella sensazione che anche prima mi mostrava la differenza tra un trucco naturale e uno innescato artificialmente. "Lei è un esper. Cosa vuole?" Forse dovrei avvertirlo che non costruisco marchingegni per clienti privati, non più, e che non ho mai davvero inventato una macchina del teletrasporto, ma sopra ogni cosa spero non mi chieda delle onde lambda e degli alieni. Non ha l'aria del giornalista che crede di sapere chi sono. Continua ad avere più l'aspetto di un cacciatore e mi domando se non si siano evoluti, magari proprio qui in Cina, e non siano passati a mandarci contro la nostra stessa famiglia. Non mi stupirebbe troppo. Ha però anche l'aspetto di quel genere di persone che normalmente io e il Professore non frequentiamo a meno che non siano introdotte da suo figlio e anche questo non mi stupirebbe troppo: ho imparato a non stupirmi nemmeno se la luna si oscura di pipistrelli o se lupi ululano alla luna in centro città, continua a non piacermi, ma non mi stupisce e anche questo tizio continua a non piacermi, ma continuo a ripetermi che in fondo non dovrebbe stupirmi troppo.

(19:43:45) shelidon:
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Al: Cosa voglio io? Amico, sei stato tu a... Ok, sento odore di malinteso. Ma ho un buon presentimento anche senza tirare fuori nuovamente il pendolino e dare sfoggio di ulteriori fenomenali poteri cosmici. "È Lei la persona che sto cercando, o no? Mi manda Gabriel. Balthazarovic." Cinque possono essere le reazioni standard a questa frase, secondo una personalissima eptalogia che sono arrivato a compilare negli anni. La reazione del naufrago: il soggetto si comporta come un naufrago che non vede essere umano da mesi, minaccia di buttarmisi al collo e se avesse una sorella sottomano (o se effettivamente ce l'ha) me me farebbe istantaneamente dono per disporne a piacimento. La reazione di Denethor: il soggetto in questione si comporta come se gli avessi dato fuoco, incomincia ad urlare e corre in tondo come un gallo nero senza testa fino ad incontrare una morte ignominiosa (generalmente per mano mia). La reazione dell'alieno, in cui la risposta del soggetto è "Chi?" e a quel punto, se posso, devo provare a indovinare con quale altro nome conosce Gabriel, passando dalla maga Circe allo Stregatto (è la reazione che più odio). La reazione di Dante: il soggetto prima sviene e poi, prendendomi per la sua guida, incomincia a farmi domande su qualunque cosa, prendendo appunti (anche questa è una categoria che odio). E infine la mia preferita, la reazione di Euridice: il soggetto mi segue senza dire una parola e sembra solo contento che io non mi giri nemmeno a guardarlo. Questo tizio però non sembra voler adottare una di queste cinque strade, ma forse sta per sceglierne una sesta. Perché potrei tradurre l'espressione che ha in faccia solamente con un "Oh no, non di nuovo." Pensandoci bene è una reazione logica. O quantomeno è la stessa reazione che avrei io.

(20:13:32) Vrykolakas:
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Nikola: Oh no, non di nuovo... "Ho un appuntamento all'Oriental Pearl Tower con il Professore e sono già in ritardo: se davvero mi vuole vedere..." ...potrebbe prendere un appuntamento come tutti gli altri? Potrebbe avvertire? Potrebbe raggiungerci, visto che doppotutto si tratta di suo padre? "...ho paura che dovrà portare pazienza." Deglutisco. Prerisco penaare che sia colpa sua, come ogni volta, se l'agenda delle ultime due settimane è completamente deflagrata: mi consente di non pensare a quella donna, perché da quando è comparsa sul monitor del comunicatore interno, chiedendo del Professore, il tarlo lavora sulle mie tempie come un treponema al plasma. L'uomo che ho di fronte sembra perplesso, forse dovrei presentarmi, ma il fatto di non indossare i guanti mi trattiene: vorrei evitare la stretta di mano, se posso, e cerco sempre di non incorrere nel contatto fisico, anche se chiaramente non ho di fronte un mutaforma. Qualcuno potrebbe domandarsi come mai Gabriel non abbia amici mitaforma. Sono rari, è vero, ma non rari quanto gli esper di cui comunque si circonda. "Sono... sono Nicholas Balthazarovic." Lo sguardo corre spontaneamente al selciato e forse la mia guida interpreta il gesto come un invito ad estinguere le fiammelle elettriche che guizzano intrappolandomi tra le linee intrecciate di quello che sembra il quartiere di una città. Sto solo pensando, come sempre, al grande errore che ho commesso accettando di assumere il suo cognome non essendone figlio: ogni volta mi pone nella stessa condizione di equivoco, come se stessi tentando di usurpare un posto in famiglia cui non aspiro. Oh beh. Aggiungo la solita forma a mia discolpa con un sorriso. "Non siamo esattamente parenti." Il soggetto della frase può essere, date le circostanze particolari, interpretato a scelta. Un pipistrello è appeso al vicino lampione, la cui luce sta difettando forse per la mia presenza, forse per il trucco messo in atto dal mio ospite, e sembrava aspettare solamente che io facessi questa precisazione. Soddisfatto, ora?

(21:32:54) shelidon:
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Al: "Jacob Cramer." Spengo la mappa di Shanghai sotto i nostri piedi e accorcio la distanza che ci separa, porgendo la mano destra. Mi esimo dal rispondere che effettivamente non noto alcuna somiglianza, né con Gabriel né con il dottor Konstantinovic, e che soprattutto non la noto nei comportamenti, anche se chiaramente lo sto pensando e l'ipotesi che questo tizio sia un telepate non è ancora da scartare. Certo la logica farebbe supporre altro, ma so per esperienza che quando un fratello non ti assomiglia tutto è possibile.
Sembra esitare a stringermi la mano, come se avesse paura che io possa ripetere lo scherzetto, ma si decide prima che mi possa venire in mente di rassicurarlo. Sto pensando che avrei potuto farlo solo quando efttivamente ci stiamo per stringere la mano e a quel punto sono contento di non averlo fatto, perché una scarica elettrica parte dalle dita di uno dei due, dando la scossa ad entrambi. Ovviamente il primo pensiero è che sia partita dalle mie. È solo quando si scusa anche lui, in contemporanea a me, che mi sorge il dubbio di non esserne stato responsabile, dopotutto. Ma il punto è in realtà un altro, qui. Il fratello di Gabriel è uno stregone? Non imparentati davvero. Guardandolo bene, mentre anche lui sta scrollando la mano a mezz'aria per far tacere il formicolio, mi ispira un'improvvisa e inaspettata simpatia. Mi stringo nelle spalle. E faccio una cosa che non facevo da secoli: mi ripresento. "Aleister Crowley." E forse un inchino alla giapponese è più sicuro.

(22:06:27) Vrykolakas:
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Nikola: "Ah." Devo rivedere la mia classifica di tutte le stranissime entità che il figlio del Professore mi ha mandato incontro, in passato? La bambola di stracci voodoo, il mastino dei Baskerville, la sirena, lo stormo di pipistrelli con aquilone e l'esercito di ratti bianchi aggiogati ad una carrozza non possono competere con l'Anticristo. Non sono religioso, non più, ma devo ammettere che in quest'uomo c'è effettivamente qualcosa di magnetico, in molti sensi: nessuno era mai riuscito a convincermi a stringergli la mano, e se ci credessi penserei ad un incantesimo. Forse si è trattato di un trucco mentale, uno di quelli che per motivi etici ho sempre rifiutato di studiare. Sicuramente la scarica elettrica è venuta da me, e me ne scuso. Se ne scusa anche lui, che strano. Forse si sta scusando per il trucchetto di poco fa, o per qualunque altro trucco di cui potrei non essermi accorto. Il pipistrello continua ad osservarci, dal lampione che si è definitivamente spento, come se aspettasse qualcosa da parte mia. Mi sento obbligato a presentarmi correttamente, anche se non lo faccio da secoli, temo sempre di farlo e il Professore stesso mi aveva a suo tempo consigliato di non farlo, almeno fino a che i tempi non fossero maturati. "Nikola Tesla."

(22:42:06) shelidon:
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Al: "Ah." Ho una vaghissima illuminazione nel retro del cervello: posso avere già visto questo tizio in televisione, di sfuggita. Non ne guardo molta, nei miei sotterranei non posso e non voglio tenerla, perché interferisce con i flussi di energia e, trovo, con i processi cerebrali, ma il mio djinn ogni tanto si arrampica fino ai saloni della corte per guardare il telegiornale e... sì, era alle spalle del dottor Konstantinovic durante una conferenza stampa sul progetto di un collisore di adroni sulla luna nera. Potrei spingermi a definirlo il suo assistente, dalla posizione e dall'atteggiamento che ricordo. Non di certo suo figlio, per quanto adottivo. Sarà una cosa da vampiri slavi? In fondo anche Candy sui documenti cinesi ha scritto Candice Gabrielyevna, ma nessuno di noi la considera figlia di Gabriel. Non li capirò mai, credo. "Mi è stato chiesto di scortarLa all'Oriental Pearl Tower, sì, non so altro." Anche se confesso che vorrei sapere.
Potremmo effettivamente prendere un taxi, ma quando ancora mi capiterà di fare due passi con il figlio prediletto di Elettra se mai ce n'è stato uno? Faccio strada verso il pontile che costeggia il fiume dal lato dello aprawl, fino ai draghi rosa che, come dicono i cinesi, giocano con la perla. Non è la via più tranquilla, ma è la più breve e amo mantenermi vicino ad un corso d'acqua, se posso, perché personalmente ci so camminare sopra e lo stesso non si può dire per la maggior parte dei miei possibili nemici. "Quindi... - mi schiarisco la voce, decidendomi a spezzare il silenzio che il mio ospite si sta trascinando dietro lungo le assi del pontile. Ancora non posso credere di essermi davvero presentato. "Si è mai messo in contatto davvero con qualche entità extraplanetaria?"

(01:53:06) Vrykolakas:
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Nikola: Sorrido nervosamente, anche se la guida davanti a me non può vedermi. È la domanda che mi fanno tutti, ma perché? Penso sempre che la verità non sarebbe ben accolta, ma cosa posso rispondere se non questo? "È un... segreto professionale." Mi schiarisco la voce. "E Lei? Era davvero figlio di Satana?"
Il lungofiume che stiamo percorrendo ha il sapore antico di un vecchio molo ed è protetto sulla sinistra da un muraglione in cemento vergato di graffiti a spray fosforescente. La maggior parte delle scritte sono in ideogrammi cinesi, che non capisco, o un kanji che so decifrare solo in parte, ma ci sono anche piccole figure o complesse illustrazioni. Alcune mani e degli animali con grandi corna fanno sembrare la parete quella di una caverna preistorica. Poi ci sono figure di fumetti americani, una giapponese in calzamaglia armata di una katana luminosa disegnata con lo spray dello stesso colore. Alcune caricature poco lusinghiere di vampiri e licantropi che sbranano una ragazza. Una schiera di zombi che protende le braccia verso un dj, come a un rave party. Mi fermo a guardarli e la mia guida si ferma ad aspettarmi. A Praga non abbiamo niente del genere in centro: è una città più tranquilla, anche se le leggi a tutela degli infetti sono ancora indietro rispetto alla Cina e i Confratelli di San Giorgio sono accampati in staroměstské náměstí. Mi domando se sia una buona idea addentrarsi a piedi in questi quartieri, anche se in fondo camminando in compagnia dell'anticristo non dovrei temere alcun male tranne l'anticristo stesso.

(22:29:20) shelidon:
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Al: Cazzo, ci risiamo. Ma questa volta ho la risposta. "È un segreto professionale, non crede?" Parlo dei miei amici solo se tu mi parli dei tuoi.
Si è fermato a guardare i graffiti, tra cui gli stambecchi del mio djinn, e mi domando perché. Forse conviene con me che questi segni, questa selva di segni, esercita in fondo un grande fascino nella sua complessa indecifrabilità. C'è davvero qualcosa di misterioso nel modo di comportarsi di questo tizio, qualcosa di nascosto sotto la patina di compostezza e semplicità quasi dimessa, tanto che sarei veramente tentato di sfoderare le carte e leggergli i tarocchi in faccia. Non so bene chi sia, tra l'Appeso, l'Universo e il Cavaliere di Bastoni. Incrocio le braccia e lo osservo osservare i graffiti luminosi fino a che non ne ha abbastanza. Possiamo continuare? Non è che sia esattamente sicuro rimanere qui fuori... "È un segreto professionale anche quel creatore di portali che avete costruito nei sotterranei della città?" Gabriel ne era molto orgoglioso, quando è stato costruito, e sarei davvero curioso di vedere come funziona, anche se sono sicuro che sarei infastidito da tutte le puttanate tecnologiche di cui l'hanno riempito. Come se certe energie si potessero davvero misurare, andiamo. Sarebbe come provare ad attaccarsi alle tempie del Buddha con un contatore geyger e interpretare i risultati: non è rilevante, cazzo, è talmente irrilevante da apparirmi ridicolo. In ogni caso, sarei curioso di vedere come funziona. C'è ancora qualcosa di misterioso, per me, nella creazione dei portali che piegano il tempo: vorrei sapere se voi siete rìusciti a sciogliere l'enigma nonostante le puttanate.

(18:13:16) Vrykolakas:
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Nikola: Sì, anche il collisore di adroni dovrebbe essere un segreto professionale, anche se è di dominio pubblico, tutti sanno che l'abbiamo e molti si accampano sotto le nostre porte per manifestare contro il suo funzionamento. Dovrei esserne orgoglioso. Non dei manifestanti, anche se qualcuno sosterrebbe diversamente: dovrei essere orgoglioso del collisore di adroni, un gioiello della moderna tecnologia, l'orgoglio del Professore. I miei brevi sonni, invece, vengono interrotti durante le giornate più tranquille da pensieri che sono più vicini ai maifestanti di quanto si dovrebbe sospettare. Aprire wormhole attraverso lo spazio-tempo: che follia è mai questa? Il continuum potrebbe ripiegarsi, attorno alla lacerazione creata, fino ad accartocciarsi in una perturbazione coinvolgente ogni momento del tempo e risultando nell'anichilimento di ogni sostanza come la conosciamo. Molto affascinante, e rassicurante, la teoria del professore secondo la quale la contemporaneità intrinseca di ogni evento coinvolgente lo spazio-tempo ci mette virtualmente al sicuro da qualunque incidente del genere nel futuro, perché in quel caso non esisterebbe allo stesso modo né presente né passato. Molto affascinante, e rassicurante. Ma l'ombra del dubbio non la vuole abbandonare: se si sbagliasse? Vorrei che ascoltasse la voce della prudenza, a volte, e mettesse fine agli esperimenti: la scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità, e a volte... "Perché... perché non viene a trovarci a Praga? Giudicherà Lei, se crede." Spero che al Professore non dispiaccia: in fondo le visite del pubblico sono consentite, su appuntamento, e non credo mi negherebbe il permesso di un ospite, anche se si tratterebbe del primo...

(23:21:55) shelidon:
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Al: E questo è strano. Molto strano. Come se a me avessero chiesto come sia l'Etemenanki e io avessi risposto mah, sì, sa, casa è dov'è il cuore, venga a trovarci e giudichi lei senza traccia di ironia alcuna. Innanzitutto lady Erodiade si sarebbe probabilmente incazzata. E se non si fosse incazzata lei, si sarebbe incazzato Gabriel. E, se per qualche miracolo nessuno dei due avesse trovato offensivo liquidare in quel modo il palazzo con la E maiuscola, il successivo nella linea diretta dell'inazzarsi sono io. Un po' di orgoglio per il posto in cui vivi, per Czernobog! "Non mi sembra molto entusiasta..."
Siamo fuori dalla zona protetta e isolata del porticciolo, l'acqua del fiume ha smesso di sciabordare sotto i nostri piedi e sono solo contento: da qualche sera c'è qualcosa di peggio del solito, che si aggira in mezzo a quello schifo, e non ho ancòra avuto tempo di ficcarci il naso. Mi toccherà mettermi addosso qualcosa cui non tengo troppo e farci un bagno, una di queste notti. Nel piazzale ci sono alcune allegre famigliole dello sprawl con i loro bambini nascosti dietro grandi goggles cibernetici talmente pieni di luci colorate che sembrano esondare dalle orbite sulla fronte e sul naso, o abbracciati da cuffie talmente piene di suoni che posso sentirli da qui anche senza avere strane cose da mutaforma nelle orecchie. Mi giro a guardare le luci del Bund e spero che il mio atteggiamento inviti il mio ospite a fare altrettanto: lasciamo che saltino in sella alle loro gazzelle meccaniche e spariscano, questa gente non mi piace.

(23:12:31) Vrykolakas:
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Nikola: Avvampo. Poi mi accorgo del perché la mia guida si è fermata e mi fermo anch'io: offro le spalle a quella gente, a quegli insettoidi che a stento rassomigliano ad esseri umani e per un momento brevissimo ho un brivido che mi suggerisce la colpa, o la responsabilità, che mi grava sulle spalle in tutto ciò. In fondo sono stato io. Se avessi lasciato fare a Edison, a quest'ora la corrente elettrica (continua) avrebbe la stessa importanza dell'energia a vapore, alla pari, e forse... Mi giro a guardarli. No. L'idea di vedere quegli stessi bambini con occhialoni sbuffanti o grandi cuffie a vapore mi rincuora: sarebbe peggio, non meglio, e la colpa non è mai della tecnologia, ma di come gli uomini la utilizzano. Ecco una buona risposta all'osservazione della mia guida. "Non si tratta mai delle apparecchiature, ma dell'uso che se ne fa." Non vorrei sembrasse una critica al Professore, ma... ebbene, si tratta di una critica al Professore, se devo essere sincero. Il mio interlocutore mi sta guardando come se lo sapesse e come se la cosa fosse al pari dell'affermare "Il futuro è la corrente continua." Provo a discolparmi. "Trovo che ogni tecnologia vada usata con criterio, mi spaventa come potrà giudicare la posterità il nostro operato se dovessimo essere incauti. Mi spaventa che possa non esserci una posterità a giudicarci laddove dovessimo essere avventati, nel nostro operare." Sto parlando dell'armageddon. Sto parlando dell'armageddon con l'anticristo. Non posso credere alla domanda che sto per fare, ma la faccio ugualmente. "Lei non crede?"

(00:24:47) shelidon:
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Al: Vaneggia, è scemo o sta solo cercando di farmi fesso? "Avventati? Chi dovrebbe definire il limite, di preciso? Gente come questi subumani alle nostre spalle? Andiamo, credono a qualunque cazzata gli si racconti." Sono riuscito a vendergli di essere l'illuminato, l'anticristo, il nuovo Horus e un negromante di livello epico, il tutto nella stessa vita. E non è poi così rilevante che io fossi davvero tutte queste cose o meno, nel caso ci siano telepati in ascolto. La cosa davvero importante è che ci hanno creduto. Basta essere un minimo bravi, non serve essere l'imperatore della cazzata come Gabriel (o come Ross, se è per questo). Un minimo di autoconvincimento e אברא כדברא eccoli convinti. Ci sarà ben un motivo se abracadabra significa letteralmente ho creato con la parola: ti ho convinto di un mucchio di cazzate e poi, se mi gira, posso anche fruggerti il culo con un bel fulmine ben piazzato. Non è fantastico? E questo viene a parlarmi di prudenza, avventatezza e criterio? Non sembra convinto. Sembra stia per difendere il giudizio dell'uomo medio. Oh, non provarci, non con me. "Vuole una dimostrazione? EccoLe una dimostrazione." Mi giro verso le ultime due famigliole che ancora si intrattengono nel piazzale: i bambini vanno dagli otto ai dodici anni, così a occhio, anche se è difficile stabilirlo dietro ai potenziamenti cibernetici di cui sono carichi come un supermunchkin (e io ho frequentato troppo Gabriel). L'età sbagliata per far comparire odalische nude, ma quella giusta per... Ok, ce l'ho. Mi concentro, mi rimbocco le maniche e colpisco un punto preciso del fiume con un fascio di energia azzurrina che si modella nella forma snella di un nobile animale con grandi corna. "Expecto patronum!" E l'esclamazione del bambino più piccolo, che mi indica, è quella che attendevo. "Mamma, mamma, guarda! Un auror!"
Visto? Credono a qualunque cazzata.
Certo, ora abbiamo cinque secondi prima che i genitori incomincino a spararci addosso.

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