- Il beduino
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11:59 pm, 6 April
2106
Chang'è
Fondata in corrispondenza del primo punto di atterraggio sul secondo satellite, Chang'è è la base cinese su Lilith e costituisce l'unico insediamento umano permanente al di fuori del globo terrestre insieme alla base scientifica indiana sulla prima luna. Tra il 2047 e il 2060, la base è costituita semplicemente da un piccolo punto di rifornimento e riparazione delle sonde: la prima squadra di personale - principalmente ingegneri aerospaziali - viene trasferita sul satellite nel 2053 e viene raggiunta dalle famiglie per il capodanno cinese del 2055.
(07:30:43) shelidon:
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Hope: 11:59 pm, 6 April 2106
I numeri verdi a sinistra sono giusti, quelli a destra sono anche troppi, eppure sono andata in sindrome di Stendhal di fronte all’ora. È 59 minuti che sono così. No, a dire la verità mi sono anche collegata a google per cercare come si chiamasse la sindrome, perché non lo ricordavo (e ho scoperto che si chiama anche sindrome di Firenze ma, veramente, a chi importa?)

11:59 pm, 6 April 2106
I due punti tra le due stanghette e la S spigolosa continuano a respirare, e tra poco tutta la prima parte della data deciderà di cambiare, prima che io mi sia decisa ad alzare il telefono.
Guardo ancora Wikipedia.
« Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. »
No, non ho la sindrome di Stendhal. Ho solo paura. Alla fine mi decido e premo il pulsante del ricevitore. Riconosce la mia impronta digitale. Chi altri dovrebbe essere? In questa camera sono solo io sul letto, la raccolta cartacea di tutti i racconti di Kafka, una radio a tutta parete e un soffitto di vetro da cui mi guardano quindici milioni di stelle. ”La linea esterna, per favore.”
So bene che le telefonate sono registrate e che posso comporre una scelta limitatissima di numeri. Gioco con il braccialetto di plastica che porta il mio nome, il mio numero, la data del mio arrivo qui. Sul braccio, si stende ancora la scritta nera come un tatuaggio, su due righe.
Počkejte 122 hodina, pak zavolat Talia
(pokud chcete žít)

Non ci sono stati più black-out, dopo quello del 31, e hanno ripreso a registrare le telefonate, ne sono sicura, ma in fondo questa telefonata è quanto di meno segreto possa esistere. O lo sarà quando avrò terminato.
Raggiungo il centralino dell’Etemenanki. Compongo l’interno. Mi viene chiesto un codice. Sollevo la manica per scoprire un altro pezzo di braccio.
MWG01021851
Quando la voce risponde al telefono, afferro il bordo del tavolo e deglutisco. ”Dottoressa, sono Hope.” E ho una confessione da farLe, ma non si arrabbi.

(22:11:30) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: Era un quaderno di appunti, la moleskine che mi aveva regalato Faith. Poi è diventato un articolo di sette pagine per Scientific American. Ma ora, guardando lo scritto di quarantacinque cartelle, mi domando davvero cosa farne.
Tolgo gli occhiali e strofino i piccoli solchi lasciati ai lati del setto nasale.
- Ahia. -
Sono stanca di leggere e sono stufa di dormire, non ho più nulla da scrivere e l'ultima conversazione interessante che ho avuto in compagnia di un essere umano è stata con un tizio che poi si è buttato dall'ottavo piano. Nel fiume. Tirandomi con sé.
(Sto escludendo la telefonata di Balthazar, chiaro, ma troppo breve e non sono riuscita - al solito - a trovare il modo di parlargli come avrei voluto.)
Voglio uscire.
No, non è vero. Non mi pesa restare tanto a lungo chiusa in una stanza: sono rimasta vent'anni sulla luna nera e non è che si facessero tutte queste passeggiate. Quello che mi pesa, davvero, è solo non potere parlare con nessuno, anche se effettivamente mi era piaciuto essere ributtata tra le luci e il movimento di una città viva, una città vera, per quanto sia stata un'esperienza breve. Ah, è inutile: Gabriel ha avuto ragione. Ho scazzato come una ragazzina lasciata sola in casa per la prima volta: ho invitato amici che non conoscevo e i vicini hanno chiamato la polizia. Prometto che sarò una brava bambina, se mi dai una seconda possibilità. Ma aprimi questa porta stronzo, cazzo.
Per la miseria, comincio a sentirmi come questi di cui sto scrivendo: ...ed in questo che risiede la peculiare non aggressività del ceppo sassone: in stadio manifesto, l'incapacità di stabilire un contatto virale con un organismo sano... Non so davvero come esprimere il semplice concetto che è fottutamente difficile contagiare un tuo simile se non puoi toccarlo. Usare queste parole sarebbe tremendamente poco scientifico, vero? Mi gratto una tempia con la penna elettronica. Ho sbagliato punta, ma per fortuna è elettronica. Evviva il terzo millennio, niente più baffi di inchiostro dappertutto.
Salto al successivo punto evidenziato in giallo: come spiegare che l'unico modo per isolare un campione del virus è fare dei prelievi a campione, e tutto ciò senza ripetere due volte la parola "campione"? Maledizione. Avrei davvero bisogno di Faith: perché ho chiarissimi i concetti in testa ma devo essere così incapace di scrivere? E soprattutto perché non posso fregarmene come tutti i miei esimi colleghi?
Incoming call
Il lampeggiare dell'intera parete mi fa fare un salto sulla poltrona, quasi come quando ieri sera si è improvvisamente messa a suonare mentre dormivo. Ma questa è una telefonata. Qualcuno mi sta telefonando. Fa' che sia lui. Chiudo la mia tesi sui fantasmi e slaccio il primo bottone della camicia, stringo la cintura del camice, tolgo la matita dai capelli e li sciolgo. Oh, fa' che sia lui.
La voce di Hope è una delusione. L'ennesima. Una tale delusione che ci metto davvero tanto a collegare il cervello. Hope? Sono quasi tentata di chiedere come abbia fatto a telefonarmi, sto davvero per farlo, quando realizzo che per farlo dovrei ammettere di essere stata chiusa dentro almeno tanto quanto io ho chiuso dentro lei. Raddrizzo la schiena e rimetto gli occhiali. Anche se non è una videochiamata, e la esper all'altro capo della comunicazione non può sentirmi. "Sì, ti ascolto: cosa succede?" E attendo. 1.28 dannatissimi secondi di lag.

(17:52:44) shelidon:
avatar - PNG - Hope

Hope: Ha risposto. Speravo non lo facesse - o che non fosse lei - ma ha risposto. Cosa succede? Cosa è successo, vorrà dire. "Mi ha detto il signor Balthazarovic di chiamarLa." Inutile fingere la parte di una diligente ragazza che ha deciso di costituirsi: ho sfuggito una piccola imputazione di collaborazionismo per sessant'anni, non posso risultare convincente con la confessione di una tentata fuga dopo appena sei giorni. Mi guardo il braccio. Le scritte sono scomparse tutte tranne il codice - qualunque cosa voglia dire - e il rassicurante pokud chcete žít. Va bene, va bene. Da dove cominciare? Cominciamo dal fatto che Lei se n'è andata senza dirci niente ed è stato il panico. Chiaramente non avrebbe dovuto avvertire le cavie dei Suoi spostamenti, vero dottoressa? Ma le cavie si sono allarmate. "Le cose non sono andate molto bene da quando Lei se n'è andata."
Bugia.
Le cose sono andate benissimo escludendo il giorno stesso in cui Lei se n'è andata: dal 31 io sono rimasta chiusa in camera (dovrei chiamarla cella?) aspettando che passassero le dannate 122 ore, mentre immagino che gli altri cinque abbiano concluso la loro fuga in qualche altro modo e da qualche altra parte. Ma dove vuoi scappare, quando sei sulla luna? Quella del portale era una buona idea, ma le cose non sono andate esattamente come l'arabo aveva ipotizzato. Non sono andate affatto come aveva ipotizzato, anche se devo ammettere che per ipotizzare una cosa del genere non sarebbero bastati tutti i poteri di questo e dell'altro satellite.

(19:18:23) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: Chi? Cosa? Come? "Soggetto, complemento e verbo, Hope. (e con che coraggio: fino a cinque minuti fa stavo bestemmiando dietro a un semplice periodo) Cos'è successo?"
Ma soprattutto quando l'hai visto? Non mi stupirebbe se lo vedessi più tu dalla luna di quanto non lo veda io stando nel suo stesso edificio, a questo punto. In fin dei conti ho sempre sospettato che ci fosse qualcosa tra voi: non è da lui lasciare in vita una che l'ha consegnato ai tedeschi solo perché ha i capelli rossi e due grandi occhioni. O forse, in realtà, è esattamente da lui? Sfioro la parete di vetro e accedo al registro di Chang'è. Tutto tranquillo, quasi apatico. Oltre al black-out del 31, di cui già ero stata informata, non mi segnala altre irregolarità. Hope non ha fatto telefonate, non è uscita dalla sua camera e l'unica pagina visitata sul web è quella su una sindrome che non conosco.
Una sindrome che non conosco? Ed è su wikipedia?
Cazzo.
Corro da google fino alla pagina, e... ma fottiti, è una cosa letteraria. Lascio cadere la penna elettronica sulla scrivania, e fa un suono nervoso molto poco elettronico. Questa differita è odiosa.

(19:28:24) shelidon:
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Hope: E due.
Dammi il mio tempo, non c'è bisogno di continuare a chiederlo. Da dove comincio? Dal black-out? Comincio con un attacco, e poi mi ritiro. "Perché non ci ha detto che sarebbe partita? Qualcuno è diventato... nervoso." Qualcuno, ovvero il dannatissimo mediorientale, quello nuovo. "C'è stato un tentativo di fuga." Ecco, l'ho detto. Non avevo mai pensato di scappare, non dopo il tentativo di New York: troppo difficile, troppo lungo da organizzare, e poi scappare dove? Però quando viene da te un uomo che ha già un piano e che vuole fuggire verso un posto virtualmente irraggiungibile, persino una come me ci fa un pensiero. I viaggi nel tempo sono pura fantascienza, per me, ma del resto sono sulla luna in una cella tutta bianca: non mi sembra il momento di fare gli scettici. "Sa quello nuovo?" Ma sì, facciamo la spia: è sempre stato quello che mi riusciva meglio per salvare la pelle, in fin dei conti.

(19:44:05) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: "Sì, certo."
In realtà no, non ricordo chi sia quello nuovo, neanche vagamente. Raccolgo la penna dal tavolo e tormento un'altra volta il registro della base, sulla finestra. Quello nuovo quello nuovo quello nuovo...
Mi risponde la scheda di un uomo anziano, dall'aria cinese, con una barba bianca a punta e gli occhi di chi non ama essere fotografato.

Eugene Acher, al-Qāhira (15/08/1960)
ceppo mediorientale variante A (presunto 20/12/2002)
naturalizzato cinese: identità tipo C - Jin Rei

Sì, e quindi? "Che cosa ha fatto?" Forse dovrei chiederti cosa avete fatto, dato il tono della tua voce: sto cercando di ricordare se qualcosa mi avesse particolarmente colpito durante la prima fase di test, ancora nello spazio di decontaminazione prima di entrare nella base. A parte la sensazione che stesse scappando da qualcosa, direi di no, ma questa è come la legione straniera: nessuno si arruola nel programma se non sta scappando da qualcosa, non dal lato dei pazienti, non dal lato del personale. Poco insolito, specie per un'identità di tipo C, un'identità criptata. Esattamente come la mia.

(22:02:28) shelidon:
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Hope: A volte ho il sospetto che la dottoressa si droghi. Che cosa ha fatto? Ma Le ho appena detto che c'è stato un tentativo di fuga. L'ho detto, vero? Si sarà perso nel disturbo di comunicazione? Mi alzo dalla branda e passeggiare sotto le stelle dovrebbe essere una cosa più romantica di così. "L'idea era quella di condurre un esperimento... fuori programma. Alcuni di noi sarebbero scappati, altri erano solo interessati all'esperimento." Non ho intenzione di dirLe a quale categoria appartenessi io, mentre gioco con il bracciale di plastica. "Ervate tutti concentrati a organizzare la Sua partenza." A dire il vero eravate tutti in riunione, il Suo shuttle non era ancora partito, ma l'arabo con la faccia da cinese aveva ragione che un'occasione del genere non si sarebbe ripetuta facilmente a breve. Non con la dottoressa sulla Terra e chissà quale attività avviata nella base a sua insaputa, com'è successo l'ultima volta che Lei si è assentata.

(18:24:03) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: "Che tipo di esperimento?" Non un esperimento esp, troppo cacofonico da dire, e poi non disponete della strumentazione: l'LHC non sarà pronto prima del 2110.
Tolgo gli occhiali. Ma che cretina sono. Siete esp, di che strumentazione avete bisogno? Ricontrollo l'ora del black-out: è vero che la corrente tra gli alloggi e gli hangar è saltata mentre io chiudevo la riunione con il mio staff. Allora si trattava di questo. Ma questo cosa? Ho bisogno di un esperto in fisica, uno che sia bravo, ma dubito che Balthazar voglia cedermi il suo assistente... Ho mal di testa. Apro un cassetto della scrivania e prendo l'iniettore ad aria quasi senza accorgermene. Me ne rendo conto solo andando verso la cella: ho già una mano allungata verso una provetta di sangue non etichettata. No... non posso farlo stando al telefono con uno dei miei pazienti.

(18:35:38) shelidon:
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Hope: Veramente, dottoressa, non c'è bisogno di incalzarmi in questo modo. Anche perché ogni volta che Lei dice qualcosa è prima di tutto inutile e secondariamente si sovrappone a quello che sto per dire io, o al mio pensiero. Questo maledetto ritardo non aiuta, e si è trasformato in eco come se si fosse allontanata dal ricevitore. Quando c'erano i telefoni era più semplice. "Un varco spazio-temporale. Non so come funziona, non l'avevo mai fatto prima." E temo di non esserci riuscita neanche questa volta, dati i risultati. "L'arabo ha spiegato a ciascuno di noi una cosa diversa: non so cosa abbiano fatto gli altri. Io dovevo solo disegnare una cosa sul pavimento usando il sangue." E lui non sa quanto mi faccia senso versare il sangue, dopo gli ultimi exploit nel '40 - '42. "C'era anche uno dei tecnici: ha dato corrente al pavimento dell'hangar quando avevo finito, è per quello che è saltato tutto." A me sembra che fino a qui sia stato tutto semplice da spiegare. Lo dicevo: ho sempre avuto un talento per fare la spia. Ora però come faccio a raccontare una cosa che non ho capito?

(19:17:23) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: Sbuffo. Disegnare usando il sangue. Veramente. Siamo ancora fermi a quel punto.
"Disegnare cosa?"
Ma sto davvero incentivando quest'assurdità da streghe? La testa sta cominciando a pulsare come se volesse esplodere. Apro la celletta refrigerata, tolgo una provetta del sangue di Faith.
No. Ho detto non mentre sono al telefono.
Aspetta. Ha detto davvero varco spazio-temporale? Mi prende in giro? Adesso anche i miei pazienti mi prendono in giro? Infilo la provetta nel jet injector e sollevo la manica del camice: il livido blu sul braccio è ancora lì, anche se la sensazione della sua mano se n'è andata da tempo, e la vena nell'incavo mi guarda come un fantasmino blu. Sembra quasi sussurrare oh no, non di nuovo. Poso la siringa. E va bene, assecondiamo la fantasia e vediamo dove ci porta. Anche perché, nella non remota eventualità il tutto si riveli reale e scientificamente dimostrabile, non posso dare l'impressione di non sapere. "La destinazione di questo passaggio?"

(19:38:46) shelidon:
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Hope: Mi sto quasi per sorprendere. Poi ricordo che si tratta della Trelawney. Non è tanto sorprendente che sembri più interessata al cosa rispetto al chi: non mi ha ancora chiesto chi fossero gli altri coinvolti, e non ha battuto ciglio nemmeno ora, quando le ho detto che uno dei suoi tecnici si è lasciato convincere a mandare in black-out lo spazioporto lunare per aiutare cinque cavie a scappare attraverso un buco nel tempo. Spero davvero di non essere mai coinvolta in una relazione sentimentale con la dottoressa, perché smuoverla non dev'essere una cosa semplice. "Non lo so, dottoressa, Le ho detto che ho solo disegnato una cosa sul pavimento." Vado verso i racconti di Kafka e quando sfioro la copertina mi risponde una scarica elettrica, una specie di rimprovero per non usare copie elettroniche come ogni persona normale. Ma questo è un ricordo, e infatti nell'aprirlo mi si disegna di fronte agli occhi una nitida immagine del mio primo medico curante. Dannatissima psicometria. Scuoto la testa e tolgo un piccolo chip dalla quarta pagina di Schakale und Araber. Il lettore nella parete lo assorbe lasciandomi appena il tempo di togliere la mano. Dannatissimo aggeggio. Ma se questo trabiccolo funziona a dovere, la dottoressa dovrebbe ricevere un'immagine di quello che avrei dovuto disegnare (e se non ci capisce un cazzo siamo in due).

(19:53:30) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: Sobbalzo e nascondo la siringa dietro la schiena. Merda! Ma no, non è la maledetta videochiamata che ha deciso di ricominciare a funzionare: è un'immagine con un'aria troppo mistica per piacermi. Alla scrivania, scambio il jet injector con la penna elettronica e tengo premuto in un punto a caso della contorta schifezza sul vetro e scelgo cerca simili dal menu a tendina. Sempre sia benedetto san google. Mi scaraventa sul blog di una ragazzina nel Wisconsin. Aspetta. Gli Stati Uniti oscurano le mie teorie e non questa roba? "Che stronzata."
Scorro la descrizione, in comic sans bianco enorme sullo sfondo di una fotografia: il quinto pentacolo di Saturno difende coloro che ne invocano il nome durante la notte e scaccia gli spiriti a guardia dei tesori. Che cazzo c'entra?
Josephine sei una cretina. Stai seriamente pensando che questa puttanata abbia una qualche attinenza a ciò che avviene nella vita reale. "Quindi avete tolto la corrente a due settori della base. Bravi. In assenza di gravità e di atmosfera. Fortuna che abbiamo un generatore separato almeno per quelle due cose, vero?" Ok, no, falso, non è fortuna, le nostre apparecchiature elettromagnetiche sono progettate a Praga. Fortuna per voi, magari.

(20:18:34) shelidon:
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Hope: Prendo il libro e lo lancio contro la parete, che risponde con un poco soddisfatto suono elettronico. Comando non riconosciuto. Smettila, non ce l'ho con te, ce l'ho con quell'altra. Le sto dicendo che abbiamo aperto un varco spazio-temporale e Lei mi fa le menate per la corrente elettrica.
Kafka cade e si apre apparentemente a caso, come al solito. Der plötzliche Spaziergang. Va bene, dai, ti raccolgo. E quando mi chino a toccarlo, si gira a mordermi con un'altra immagine del 1940. Ho il libro sotto braccio e sto scappando con Gregorovic mentre ci sparano addosso. "Kretén!" Oooops. A volte dimentico che anche la dottoressa parla il ceco. "Miscusinondicevoalei." Respiro. Continuare a parlare prima che risponda, sfruttare questo dannato ritardo a mio vantaggio per una volta. "Jin Rei ci aveva detto che solo elettrificando quel disegno si sarebbe aperto il varco." Sarà l'aspetto da Merlino cinese, ma a me sembrava che sapesse quello che diceva. Sto per aggiungere che le batterie del Suo vibratore non sarebbero state abbastanza, ma meglio lasciar perdere: l'ultima allusione al suo perenne status di single ha scatenato una reazione molto molto poco piacevole. E poi penso di sapere cosa stia per dirmi: voglio godermelo per bene.

(01:55:35) Caterina:
avatar - PG - Josephine Trelawney

Talia: Chiaro. Arriva il primo idiota che tira insieme qualche cretinata mistica e noi tutte dietro, come delle Winx, eh Hope? "E immagino non si sia aperto un beneamato cazzo. Perché Gab-"
Mi si mozza la voce a metà della frase e riformulo.
"Perché magistr Balthazarovic ti ha detto di chiamarmi, esattamente, e quando?"
Alla fine gliel'ho chiesto, anche se sono riuscita a non esprimere la domanda sembrando una collegiale in calore. Forse. Forse mi ha aiutato l'essere così incazzata. Pensava che io mi sentissi sola e mi ha cercato una bella dama di compagnia? Siamo all'ennesima ulteriore presa per il culo? Si stava meglio sulla luna.

(03:10:40) shelidon:
avatar - PNG - Hope

Hope: Sorrido. Sorrido così tanto che credo mi si stia disarticolando la mascella. Sapevo che l'avrebbe detto. "Beh, sì invece, il varco si è aperto. Il signor Balthazarovic mi ha detto di chiamarLa proprio uscendo da quel varco." Oh, come mi piacerebbe adesso vedere la Sua faccia, ma queste dannate videochiamate non hanno mai funzionato.
Certo, sul momento non c'è stato un cazzo da ridere. Prima dal portale è uscita una donna, ed è come se tutto si fosse spento tranne il portale: le scariche elettriche sul pavimento, la concentrazione di Jin Rei, e il cervello di Francesca che è caduta sul pavimento come una pera cotta. Istantaneamente hanno smesso di arrivarmi tutti gli incomprensibili pensieri dell'arabo, incomprensibili per il contenuto più che per la forma, dato che stranamente l'arabo pensa in inglese. E' stato come se qualcuno avesse chiuso un rubinetto, e all'improvviso l'unica luce nella stanza era lo strano baluginio della bolla sopra il portale. Ma ora come glielo spiego? "E' uscito insieme ad una signora, non erano interessati a noi, ma mi ha detto di chiamarLa." Non mi ricordo più quante ore fossero, la scritta si è cancellata, e non so nemmeno se il calcolo che ho fatto era giusto. "Ecco, l'ho chiamata." E adesso?

(00:50:31) webadmin:
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