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Balthazar Konstantinovic
Luogo e data di nascita: N/A . N/A
Luogo e data di infezione: Bisanzio . 09/04 -950
Residenza e attività: Direttore del Centro di ricerca sull'elettromagnetismo di Praga
infetto - ceppo mediorientale, variante B (vampiro mutaforma)
Ex Gran Maestro dei Cavalieri Ospitalieri
Figlio unico (Konstantinos di Alessandria)
Patricida (475 d.C.)
Padre di un solo figlio (Gabriel - 21 giugno 1621)
avatar - profilo - 20 - l'angelo avatar - profilo - 21 - l'universo
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Lingue: ceco, inglese, francese, tedesco, latino, greco

«L'America è l'unica nazione che è saltata dalla preistoria alla barbarie senza passare per la civiltà».
(citazione preferita, George Bernard Shaw)

«Si dice in giro che sono senza scrupoli.
No, non è vero, non sono senza scrupoli.
E se trovo quel bastardo che va in giro a dirlo, lo faccio pentire di essere nato».
(intervista a Wired, citando Bob Kennedy)

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Pensi davvero che sia la debolezza a indurre in tentazione?
Ti dico che esistono tentazioni terribili cui cedere richiede fibra,
fibra e coraggio.
Lo diceva Oscar Wilde a Londra nel '95 o giù di lì, ma scopriva l'acqua calda.
A:
Non sei un maestro a resistere alle tentazioni, mi dicono...
Sono bravissimo a cedere, vuoi vedere? Il punto è che alle volte cedere è più difficile che resistere.
A:
Allora rigiro la domanda: qual è la tentazione cui è stato più difficile cedere?
Lo so con precisione. 21 giugno 1621.
A: L'hai presa larga.
Affatto. Per prenderla alla lontana dovrei partire da molto prima, ma è meglio che mi limiti alla Bitva na Bílé hoře, la battaglia della montagna bianca, 8 novembre 1620. Era l'anno della peste a Londra, della prima giostra coi cavalli, della caccia alle streghe in Scozia e della fabbricazione del primo violino, ma al momento è poco importante. Eravamo sulla via per Praga, io e altre 27.000 persone, e non avevamo gli intenti migliori già allora, devo ammetterlo: dall'anno prima avevo trovato lavoro a capo della guardia personale di Johann Tserclaes conte di Tilly, il comandante della Lega Cattolica, eravamo in corsa per scontrarci con Christian di Anhalt e i suoi cosiddetti ribelli protestanti, un'armata che contava almeno il doppio della nostra cavalleria e sicuramente molti più mercenari di me. Se fossero esistite all'epoca, qualcuno avrebbe detto che le probabilità erano contro di noi, ma ci siamo salvati per una manciata di anni: la prima vera teoria delle probabilità sarebbe stata inventata da Pascal nel 1654.
A: E così...?
E così, senza nessuna teoria a metterci contro le probabilità, entrammo in Praga quattro giorni dopo. Non uno spettacolo edificante, garantisco. Il 21 giugno era una domenica, la prima domenica dalla riconquista della città, o almeno così sembrava. La Kostel Matky Boží před Týnem, Notre-Dame de Týn intendo, la cattedrale, era stata riaddobbata con abbastanza oro e velluto per sfamare l'intero centro Europa, come piace ai cattolici, e tutti ne erano contenti. E' ancora in piedi. La chiesa, intendo. E' nella Piazza Grande della Città Vecchia. Sì, atroce: i boemi sono decisamente poco portati per i toponimi, mancano solo il Mulino Rosso e l'Albero di Zucchero... In ogni caso, mi ricordo la gente uscire dalla chiesa quella sera. Riuscivo sempre più o meno a svincolarmi da queste Sante Ricorrenze, anche se con cautela: va bene che facevo il mercenario, ma se combatti in un esercito che si fa chiamare Lega Cattolica può non essere una buona idea andare in giro a dire che... beh, lasciamo perdere. Cattolici? Luterani? Calvinisti? Tutti buoni, per me, meglio se ben cotti. Era già l'epoca in cui trovavo che la religione fosse stata inventata da un uomo senza senso dell'umorismo, o da un dio che di umorismo ne aveva anche troppo. Con un pretesto qualunque, e sempre in nome della Sicurezza Nazionale che è una scusa che funziona sempre, stavo aspettando il conte fuori dalla cattedrale, quindi. E ti dirò che non mi sentivo troppo bene, come se fosse di nuovo ora di cambiare aria. Ma imputavo la cosa al fatto che l'atmosfera in città non è che fosse esattamente un carnevale.
A proposito, sai come gli storici avrebbero chiamato il giorno successivo? Il Giorno del Sangue.
*ride*
E poi mi domandi se mi ricordo il giorno preciso. Chi se lo dimentica un compleanno così?
A: Stai divagando...
Dicevo? Ah sì, ora di cambiare aria. Oh se avevo ragione, ma come si fanno a prevedere certe cose? Che poi, se me ne fossi andato quella domenica sera, ora forse non sarei qui.
1621, 20 giugno sera, domenica. Non riuscivo a dormire e stavo a girovagare in piazza, sotto la grande impalcatura che era stata innalzata per le esecuzioni del giorno dopo. Vista da fuori, era una piattaforma di legno, alta più o meno sette metri e... sarebbero venti piedi, sì, che piattola che sei: arrivava circa alla balconata del palazzo, in modo che i condannati uscissero dal balcone. Occupava all'incirca venti iarde, che poi sarebbe poco più della metà della piazza. E l'impalcatura era stata interamente coperta da un drappo nero. Qualcuno del mio esercito doveva essere un commediografo mancato. O doveva avere un qualche parente nel settore tessile, non so.
Vista da sotto, ti dirò, non è che l'impalcatura fosse gran che. Arrivava pochissima luce dalle torce accese sopra, e la penombra era confusa dalle proiezioni incrociate: una foresta di pali, funi pendenti, travi monche, chiodi ritorti. Ricordo perfettamente che quella notte non c'era luna. Lo so, lo so, non un buon posto in cui infilarsi la notte in cui qualcuno ha deciso di metterti le mani addosso. Ma io che ne sapevo? Ero come Bestalannitsa, il dio rumeno della sfiga. E se provi anche solo a pensare di provare a pronunciarlo, ti faccio attorcigliare la lingua attorno alle orecchie, sai?
A: Puoi fare questo?
Certo! Vuoi vedere?
* Il disco rimanda un suono come di sedia che si rovescia e qualche altro rumore, prima di una risata limpida. *
Sto scherzando, siediti!
"Sì, si sieda."
* La voce che si è inserita è diversa dalle altre due, acuta, quasi fanciullesca eppure appartenente ad un adulto. *
A: Gabriel...
Cosa?
A: Gabriel... la poltrona... ha parlato...
Davvero? Ah, quella! Prendi pure la sedia, se la cosa ti disturba. Dov'è che ero arrivato?
A: ...sotto l'impalcatura.
Ah già. Naturalmente non ero da solo, ma... ma davvero la poltrona ti disturba così tanto?
A: N... no, no, figurati. Per favore, continua.
Dunque... come faccio a spiegarti... diciamo che non ho visto nessuno, ma l'ho sentito. Se ci ripenso ora, sono convinto che sia stato un grande colpo di fortuna, non si spiega altrimenti: erano due, tre con me, uno ha avuto sfortuna o è stato troppo lento, forse pensava di prendermi alla sprovvista, non lo so. L'altro... beh, all'altro ci arrivo dopo. Quanto a me, è qualche secolo che cerco di capire se ho avuto fortuna oppure no e sai che cosa ho dedotto? Che mi è andata decisamente bene. Ma allora chi lo poteva immaginare, di fronte ad un uomo che non riuscivo a vedere in faccia e che si muoveva troppo veloce perché potessi colpirlo? L'ultima cosa che ricordo, è che disse: «Tu. Tu sei una cosa strana». Mi appoggiò una mano sullo stomaco. Aperta, normalmente. Non c'era nessuna possibilità che nascondesse una lama.
A: Eppure?
Eppure... ma davvero la poltrona non ti disturba? No, perché allora anche il posacenere è...
A: No... aspetta, cos'ha il posacenere?
Fernando, svuotati.
* La risposta di una voce roca è coperta da un urlo, e poi dalla risata di Gabriel *
Niente problemi, eh? Per fortuna! Dai, siediti, non morde, se non glielo dico io. Continuo?
A: Sì... Non... non voglio sapere niente del tuo mobilio, ti prego, c'è un limite a tutto. Cosa ti fece lo straniero?
Mi aprì lo stomaco. Così.
* Dal disco risuona uno schiocco di dita e un altro urlo. *
Cosa c'è adesso?
A: Mi... mi pareva che...
Certo che sei impressionabile, per essere un giornalista di guerra. Rilassati. Mi era già successo qualcosa del genere, non è cosa che ti permetta di restare cosciente più di tanto, fidati. E dopo... beh, la sensazione di essere debole per la troppa perdita di sangue è inconfondibile, non mi era nuova. Eppure era un deliquio diverso, o forse più intenso di qualunque ferita avessi mai ricevuto. Non ero affatto sicuro di dove fossi, anche se in quelle condizioni non mi potevano aver portato troppo in giro: dovevo essere ancora a Praga, sicuramente nei pressi della piazza, ma se anche ti dicessi dove mi trovavo esattamente non mi crederesti... C'era un uomo, con me, o così mi sembrava: era poco più di un'ombra annebbiata, sul fondo della stanza, e alla mia destra credo ci fosse una grande finestra, ma come ti ho detto non c'era luna. E quella scarsissima luce che mi permetteva di distinguere almeno le ombre... nemmeno ora saprei dire da dove venisse. Posso averla immaginata. Stavo facendo uno sforzo per non assumere la mia forma originale: sarebbe stato abbastanza imbarazzante.
A: Ma l'uomo? C'era?
Sei proprio sicuro di voler sentire tutto?
A: Arrivati a questo punto...
Come vuoi...

- «Bensvegliato.» -
- «Ah, tu dici?» -
- «Inutile che cerchi di muoverti.» -
- «Questo sì che è rassicurante...» -
- «E meno parli, meglio è.» -
- «Sì *colpo di tosse* me lo dicono in molti.» -

A: Che cosa ti disse?
Immagina che uno ti dica che si chiama come uno dei Re Magi, quello che porta il dono più inutile per di più, che ti ha aperto lo stomaco, dissanguato, ma che è tutto perché sei un oggetto decisamente interessante. Che penseresti? Che ti sta prendendo in giro, no? E se poi ci infila anche qualche effetto mistico-storico-provvidenzialista... beh, perdonami, ma io all'epoca queste cose proprio non riuscivo a prenderle sul serio. Tutt'ora faccio fatica.

- «Eppure possiamo ancora trarre qualcosa di utile da questo... increscioso incidente.» -
- «Sì, stupiscimi.» -
- «Non sai quello che stai dicendo, ragazzo.» -
- «Anche tu non mi sembri esattamente in te...» -

Inutile che ti dica come mi spiegò quello che voleva da me, tanto non lo capiresti come non lo capii io. Prima di uscire dalla stanza, ricordo che scostò le tende dalla finestra alla mia destra. Ora so perché. Il giorno successivo, nel dormiveglia, la luce diretta del sole era atroce, pensavo allora. Quanto si può essere stupidi, eh? Quasi quanto infilarsi nel deserto messicano per intervistare un vampiro.
A: E passò il 21 di giugno?
Fino al tramonto. Annebbiate, in lontananza, mi sembrava di sentire delle urla e i tamburi delle esecuzioni, ma forse era solo perché sapevo che doveva succedere...

- «Ebbene, ci hai pensato?» -
- «...non è che avessi molto altro da fare.» -
- «Ed è no.» -
- «No, grazie, aspetto che passi la fatina buona.» -
- «Peccato. Ultimo desiderio?» -
- «Uno solo... *colpo di tosse* ...come hai fatto a colpirmi, ieri?» -

A: «E...?»
Beh, Ambrose, ci sono poche cose che possono conquistarmi. Vedere uno che tira fuori una lama dal palmo della mano è una di queste. Mi disse: «Facciamo un patto più semplice: dimmi cosa sei, e ti dirò cosa sono io».

- Ambrose Bierce, deserto messicano, 2 gennaio 1914 -

Retroscena: N/A .
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